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Eroica Fenice

Clôture de l’amour, Galleria Toledo

“Siamo come degli oggetti dei computer portatili
dei telefonini, sì dei telefonini Anna
pensati per una breve durata come degli usa e getta
finché non arriva il turnover. Noi siamo dei sofisticati congegni amorosi a corta programmazione e non lo sapevamo”

Dissociazione. Frattura. Esplosione. La fine di un amore in due monologhi lunghi, intensi, a tratti strazianti.
Sono agli antipodi di una stanza bianca Luca (Luca Lazzareschi) ed Anna (Anna Della Rosa) ed aspettano, aspettano di varcare quell’uscita d’emergenza dietro cui ci sarà l’inferno, dietro cui ci saranno tutti gli attimi di una vita da non trascorrere più insieme. Clôture de l’amour non è un semplice spettacolo. Clôture de l’amour è, prima di tutto, una analisi cinica e spietata della rabbia, del dolore, della dannazione che porta con sé la fine di una storia. Pascal Rambert, autore della pièce, non offre neanche un millimetro di speranza a cui aggrapparsi, anzi, infierisce su ognuno dei presenti in sala catapultandoli in un limbo di incertezza. Forse è questo, insieme alla magistrale prova dei due attori, a suggerire l’idea di star di fronte ad un capolavoro. E capolavoro non è mai sinonimo di bellezza fine a sé stessa. Clôture de l’amour non è certo uno spettacolo a cui si assiste con piacere. Clôture de l’amour è una coinvolgente, affascinante, destabilizzante tortura. Questo è teatro, così si fa teatro. Ma andiamo con ordine. Suona la campanella, tutti dentro! Il sipario si sta per alzare. Ci mettiamo seduti e all’improvviso il nero della sala si illumina, tutto diventa bianco. Una scelta non certo casuale dato che questo colore rappresenta la potenza caustica della luce dopo il risveglio. Ancora non lo sanno, ma stanno entrando per l’ultima volta insieme come coppia Luca ed Anna.
Luca si allontana dalla donna e prende la parola.
Durerà mezz’ora il suo monologo che porrà, come una pietra tombale, fine al loro matrimonio.

Anna è lì ad accusare senza rispondere se non con la gestualità del corpo che prima si erge alto e fiero, poi comincia a piegarsi, a flettersi, a crollare sotto i colpi di cannone. Cinica ma obbiettiva, la scrittura di questa prima parte svela i limiti del sentimento amoroso, la sua caducità e demonizza le convinzioni con cui tutti cresciamo. Arriva quasi a negargli l’esistenza. Arriva a screditare ogni gesto che viene fatto nel suo nome. Un simpatico siparietto ritarda la risposta di Anna che non appena riesce a prendere la parola apre una nuova breccia nell’inferno già creato. La donna, il cui pensiero è totalmente differente dal marito, celebra, distrutta, la bellezza di ciò che è stato e poteva essere ma che, invece, sarà il tormento di tutti i giorni che verranno. Silenzio. Le ginocchia di Luca si piegano e con lui le nostre. Non ci sono superstiti in Clôture de l’amour, ma soltanto sangue e neve, neve e sangue accompagnati da applausi e lacrime mai tanto sincere.

18 | 23 novembre 2014
CLÔTURE DE L’AMOUR di Pascal Rambert

INFO & PRENOTAZIONI
galleria.toledo@iol.it

– Clôture de l’amour, Galleria Toledo –

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