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Eroica Fenice

Davide Marini, un inaspettato stand up comedian | Intervista

Davide Marini, un inaspettato stand up comedian | Intervista

«Non sai mai quello che succede nel futuro», ci rivela Davide Marini.
Romano, classe 1988, una laurea in architettura e adesso in giro per l’Italia come stand up comedian. Uno scenario che, fino a pochi anni fa, non avrebbe mai immaginato. Folgorato da alcuni video di Giorgio Montanini, Daniele Fabbri e Saverio Raimondo su YouTube, ha intrapreso questo viaggio circa 3 anni e mezzo fa.

È stato proprio Saverio Raimondo, con un workshop, a far scattare nel comedian romano la scintilla definitiva della stand up comedy.

Nel frattempo, ha lanciato anche un canale YouTube di buon successo, Davide Marini – Comedian , dove doppia in maniera ironica video buffi di animali.

Ho fatto bingo è il primo monologo da un’ora di Davide Marini che, il 25 Luglio, si esibirà per la prima volta a Napoli, al Kestè.

Lo scorso venerdì è stato ospite al Giffoni Film Festival dove, in occasione dell’anteprima del nuovo Men in Black, ha presentato un suo nuovo video doppiato. Durante il frenetico tran tran imposto dal festival cinematografico, siamo riusciti a contattare telefonicamente Davide Marini che ci ha parlato del suo spettacolo, dei suoi primi passi nel mondo della stand up comedy e di tanto altro ancora.

Intervista a Davide Marini

Inizierei subito chiedendoti perché sei al Giffoni Film Festival? Stai presentando il tuo spettacolo?

No, questa volta non è per la stand up. Sto partecipando al Giffoni perché c’è l’anteprima del nuovo Men in Black e, siccome io nei video doppiati ho un personaggio di nome Lillo che è un carlino, mi hanno contattato perché nel film c’è un carlino di nome Frank e quindi mi hanno chiesto di fare un video in cui si univano i due mondi. Così l’altro ieri ho pubblicato un video in cui Lillo ha un colloquio per entrare nei Men in Black perché è raccomandato da Frank.

A proposito dei tuoi video doppiati su Youtube, come hai iniziato?

Ho iniziato nell’Ottobre 2017 per puro caso. Non era un progetto, né avevo mai pensato di fare questa cosa per diventare famoso. Era così: mi piaceva farlo e mi piace farlo. Ricordo che la comica Martina Catuzzi, che forse conosci non so, fece un video doppiato del Titanic. Mi sono detto: oh bella ‘sta cosa, mi fa ridere, voglio farla anch’io.

E ho preso un video con una scimmia che attraversa un campo da golf. Durava sei secondi, ho fatto questo doppiaggio che sembrava che cercasse degli amici che cercavano parcheggio. A molti amici piaceva ma dopo un po’ ho visto molte persone che non conoscevo e che mettevano mi piace e condividevano. Così ho continuato a farli e piano piano si è espansa la cosa, senza che neanche me ne accorgessi. Di colpo è diventata una cosa che molti conoscevano, ancora adesso non riesco a capacitarmi di come abbiano questo successo.

È iniziato prima il doppiaggio dei video oppure la stand up?

La stand up. Sono circa 3 anni e mezzo che faccio stand up. All’inizio sono andato a tentativi perché non è facile far ridere insomma. Solo da un anno e mezzo dico agli altri che sono uno stand up comedian, senza vergognarmi. Prima dicevo: Sì mi esibisco, ma non venite a vedermi. Adesso sono un po’ più sicuro ma è una cosa che davvero non finisci mai di imparare, mai di migliorare. Me ne accorgo davvero ogni giorno. La volta che dici “Ah ok, ho capito come far ridere, sono diventato bravo”, no. La volta dopo prendi una bastonata e crei il gelo. È un continuo, però mi piace veramente tanto.

Come è scattata questa scintilla dunque? Non lo fai da tantissimo tempo come mi hai detto.

Guarda, io ho sempre seguito la comicità in generale, quella italiana perché allora non c’era YouTube. C’avevo la cassetta di Tutto Benigni 95-96 e la vedevo in continuazione, la sapevo a memoria. Poi ci sono stati i tempi di Maurizio Battista, il comico romano, e avevo questi spettacoli che conoscevo a memoria. 3 anni e mezzo fa ho scoperto caso su YouTube la stand up comedy italiana.

Fu proprio per caso, non ricordo chi fu tra i primi ad uscirmi però ricordo che quel giorno vidi Saverio Raimondo, Montanini e De Carlo mi pare. Uscì fuori ‘sta cosa e mi sono detto ammazza che figata, ma è diversa ‘sta cosa. Non è la cosa che vedo sempre in tv che non mi fa ridere. Questa cosa mi fa ridere, sono cose con cui posso relazionarmi. Ho detto: voglio farlo anche io, anche se forse non sono bravo. Voglio entrare in quel mondo, essere uno di loro, uno che fa ridere, dicendo però cose che sento, non fingermi un personaggio.

Hai detto che comunque l’illuminazione l’hai avuta con un workshop di Saverio Raimondo.

Sì, esatto. Lui, mi ricordo, che mi ha prima distrutto e poi ricostruito. Nel senso che mi aveva fatto vedere un sacco di cose che sbagliavo e mi aveva fatto vedere come andava scritto un monologo secondo lui. Così ho cominciato a scrivere secondo i suoi consigli e devo dire che quelle quattro lezioni hanno cambiato il mio stile.

Cosa sbagliavi?

Mi ha detto che devi essere consapevole del tuo personaggio, di chi sei. Sali sul palco e sai chi sei, ma il pubblico no. Ogni cosa che dici deve essere cucita su te stesso, devi anche giustificare perché racconti una cosa, che ti è successo, perché racconti il tuo punto di vista. Prima ero molto più dissociato da questa cosa, ero solo battute consecutive sparate lì, magari anche di argomenti diversi. Ma proprio perché ero agli inizi. Poi da lì, non dico che è cambiato tutto, però ho cominciato a scrivere secondo questi concetti.

Ho fatto bingo è dunque il tuo primo spettacolo, cosa puoi raccontarmi?

Spiega chi sono, diciamo. Dà una panoramica su me stesso, è cucito su esperienze di vita che per anni ho provato vergogna a raccontare. Invece sul palco c’è proprio una liberazione: regà mi è successa ‘sta cosa, io la penso così, mi è successa quest’altra cosa… Quando vedi che la gente ride su cose che avevi vergogna a raccontare, è una cosa bellissima. Molte volte ti dicono cavolo pure a me è successa ‘sta cosa, pure io la penso così. È magnifica.

Nel futuro ti vedi come stand up comedian e non come architetto.

Esattamente! (ride, nda). Poi comunque non sai mai quello che succede nel futuro, io cinque anni fa non avrei mai immaginato che sarei diventato un comico, quindi sì. Io mi vedo come un comico, uno stand up comedian, voglio comunque lavorare nel mondo della comicità e dell’intrattenimento.

Sempre a proposito di futuro, per la serata del 25 a Kestè, cosa ti auguri e cosa ti aspetti?

Io non sono mai sceso a Napoli per uno spettacolo comico e mi auguro che si facciano un bel po’ di risate. Quando vai in una città nuova non lo so perché, ma ogni volta che vado in una città in cui non mi sono mai esibito, penso sempre e se non fa ridere? Non è che fa ridere solo a Roma? Invece io spero e sono abbastanza sicuro che passeremo una bella serata insieme e ci faremo du’ risate.

Fonte immagine: pagina Facebook Davide Marini: https://www.facebook.com/DavideMariniComedian/photos/a.181458765758514/345585422679180/?type=1&theater

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