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Eroica Fenice

Accorsi

Decameron, Stefano Accorsi rilegge Boccaccio al Diana

Un carrozzone da aprire, chiudere, smontare e rimontare. Sei attori talentuosi a dar voce ad alcune delle novelle boccacciane più belle, raccontate in un percorso in cui centrali sono temi di scottante attualità. Questi sono gli ingredienti vincenti di Decamerone: vizi, virtù, passioni, secondo spettacolo del progetto “grandi italiani” di Marco Baliani, che vede come co-regista e mattatore sulla scena Stefano Accorsi. Dopo LOrlando Furioso e con in cantiere Il Principe di Machiavelli, i classici della letteratura italiana tornano a teatro con una pièce prodotta dal Teatro Nuovo, che si ispira e rilegge le vicende raccontate nel capolavoro dello scrittore di Certaldo, catturandone fin da subito lo spirito e gli intenti. Non c’è la peste da cui scappare ma la paura di non riuscire a vivere soltanto della propria passione. E così, una umile compagnia di attori girovaghi, la cui arte di commedianti riesce a malapena a garantirgli il sostentamento, decide di partire e riproporre in nuove vesti i classici al pubblico. Non potendosi permettere altri membri, il gruppo dovrà accontentarsi dei pochi elementi scenici e sarà costretto a cambiare più volte non solo il ruolo, ma anche la lingua per essere quanto più fedeli ai personaggi interpretati.

Stefano Accorsi e l’italiano del Trecento 2.0

Dal fiorentino, al bolognese, fino ad arrivare al sardo, a seconda della città in cui la novella narrata è ambientata, gli attori passano da un dialetto all’altro con una notevole maestria. La lingua utilizzata lungo tutto il corso dello spettacolo, che tende sempre ad arricchire il testo piuttosto che limitarsi ad una sua superficiale lettura, è molto vicina a quella usata da Boccaccio. Si tratta, nello specifico, di un italiano del ‘300, nelle sue varianti regionali, rimaneggiato per essere “universale” e di più facile comprensione per il pubblico.

Sette novelle classiche per dipingere l’attualità

La scelta delle novelle non è casuale ma funzionale all’intento di riaccendere le speranze e la voglia di evasione del pubblico, ma non solo. Non mancano, infatti, critiche e riferimenti all’attualità. Il personaggio di Frate Alberto, venditore di frottole e inganni della decima novella della prima giornata, ad esempio, è terribilmente attuale e lo stesso può dirsi delle vicende che vedono coinvolte le donne del Decameron che subiscono maltrattamenti e, talvolta, vengono uccise. Ed è la violenza domestica, in contrapposizione alla spontaneità genuina dell’eros, uno dei temi dominanti dello spettacolo che, attraverso gli intermezzi tra le narrazioni, vuole fornire spunti di riflessione. La stessa povertà della compagnia, che si deve arrangiare con i pochi soldi che l’arte teatrale gli frutta, è una forte critica al governo e ad una società che non apprezza fino in fondo il teatro. Una critica ai non fondi, alle non idee e alla pochezza drammaturgica che, spesse volte, grandi scenografie provano con insuccesso a celare. A volte, infatti, basta riprendere un classico e fornire ad attori di talento un paio di oggetti di scena che diventeranno balconi, letti e cucine con la fantasia del pubblico, a rendere una buona idea, uno spettacolo grandioso. E Marco Baliani e Stefano Accorsi in questo sono dei veri maestri.

Jundra Elce
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 LA COMPAGNIA

STEFANO ACCORSI – PANFILO – Mastro di Brigata

SILVIA AJELLI – FIAMMETTA – L’innamorata

SALVATORE ARENA – FILOSTRATO – Il fedele

SILVIA BRIOZZO – ELISSA – La generosa

FONTE FANTASIA – PAMPINEA – La giovine

MARIANO NIEDDU – DIONEO – Lo scaltro

(Ciascuno di loro interpreterà più ruoli)

adattamento teatrale e regia di Marco Baliani

drammaturgia di Maria Maglietta

scene e costumi di Carlo Sala

disegno luci di Luca Barbati

assistente scene e costumi di Roberta Monopoli

aiuto alla regia – Maria Maglietta

In scena al Teatro Diana

da mercoledì 10 Feb 2016 a domenica 21 Feb 2016