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Eroica Fenice

EdenTeatro

“EdenTeatro” di Alfredo Arias, Viviani rivive al San Ferdinando

Dal 27 febbraio al 11 marzo, il Teatro San Ferdinando ospita una produzione stessa dello Stabile di Napoli; “EdenTeatro”, opera di Raffaele Viviani, qui diretta dal regista franco-argentino Alfredo Arias, con un cast folto e di qualità.

EdenTeatro, Viviani e l’Eden

La definizione corretta di MetaTeatro è quella di “Teatro nel teatro”, ovvero l’espediente narrativo e teatrale la cui natura fittizia viene subito dichiarata, rompendo, apparentemente, il confine tra palco e platea.
Eden Teatro, qui diretto da Arias, non rientra pienamente in questa definizione, ma si concretizza più nell’idea di MetàTeatro, ovvero un teatro a pezzi, diviso, intervellato da una forma di MetàMusical, in cui gli attori, tirando a sé l’attenzione, il plauso e l’occhio del pubblico, svolgono una finzione dettata e precisa in una più aperta e dichiarata rappresentazione mendace.

C’è una sottile, minimale e quasi assente quarta parete a dividere queste dive per una notte, meretrice e venditrici di una forma d’arte eterea e impalpabile, con sfumature di fasullo, a voler imitare l’amore stesso, dal reale. Quello a cui il pubblico assiste è un infinito caffé-concerto, in cui l’inizio e la fine si confondono, mischiano e intrecciano fino a rendere improbabile una corretta comprensione di quale siano il capo e la coda di questo folkloristico entourage di tragicità quotidiane.

Arias, dopo il lavoro su “Circo equestre Sgueglia”, sembra opzionare per uno stile registico in cui gli attori hanno pieno possesso del palco e del destino di ciò che vediamo, una sortita inattesa per un classico di Viviani, in cui le maestranze sono chiamate a misurarsi con le proprie capacità e i propri limiti, provando a ripetere quel senso ultimo di desiderio e di necessità assoluta che accompagna una semplice recita per ognuna di loro nell’Eden.

Proprio per questo, non si può non far un plauso al nutrito gruppo di attori, che, tra interpretazioni cori e cambi repentini di ritmo, si carica sulle proprie spalle il peso della recita. Una coralità spezzettata, in cui il lavoro del gruppo si constata e tocca anche nei continui momenti in cui sono i singoli a dover dirigere solo l’orchestra umana messa su da Arias.

Passandosi continuamente un invisibile testimone, il cast vive l’attimo con fatica e con ardore, con fanciullesco ardore e esperta amara ironia, concendendo al pubblico in sala una replica di quel sentimento di debutto che toccava le anime in passaggio all’Eden Teatro, ricettacolo di vuote esperienze e ricca sgraziatezza, in cui ogni attimo che viene nella vita di ognuno sembra essere il più importante.