Epos al Teatro Arcobaleno di Roma | Recensione

Epos al Teatro Arcobaleno | Recensione

Con lo spettacolo Epos, in scena al Teatro Arcobaleno di Roma fino al 7 maggio, Vincenzo Zingaro riporta in vita i versi più significativi dei poemi epici e rende omaggio alla traduttrice e poetessa Giovanna Bemporad.

Immersiva, suggestiva, come soltanto l’epica può essere. Non quella che noiosamente e distrattamente gli studenti leggono in classe, ma quella che parla per davvero al cuore di un ascoltatore attento, ne risveglia la passione, ne richiama l’eroismo.

«Un classico è un testo che non ha mai finito di dire quello che ha da dire», diceva Calvino. Ma fare in modo che la sua voce abbia ancora un senso e che il suo non sia un parlare svuotato dal tempo è compito nostro e di tutti coloro che si impegnano a dare continuamene nuova vita al passato. Passato per modo di dire, perché l’arte, e quindi il teatro, non ha nulla a che fare con il tempo, non c’è passato non c’è futuro. È arte soltanto ciò che vive nel presente, tangibile, vivibile.

Epos al Teatro Arcobaleno, di Vincenzo Zingaro

È arte, allo stesso tempo suggestiva e tangibile, lo spettacolo Epos diretto e interpretato da Vincenzo Zingaro. Il regista e attore, nel trentesimo anniversario della sua Compagnia Castalia, torna sulla scena del Teatro Arcobaleno di Roma dal 28 aprile al 7 maggio con una delle sue creature più longeve, la stessa che tredici anni fa fu rappresentata nel Museo dei Fori Imperiali – Mercati di Traiano in una versione che in tanti hanno definito “memorabile”.

Memorabile lo è ancora, nel tentativo di toccare le corde più intime degli spettatori attraverso le parole e le gesta di Achille, Odisseo ed Enea, in viaggio sempre, come tutti nell’esistenza, e in bilico tra l’essere e il dover essere, tra la ragione e la passione, tra l’istinto e la pietà, come tutti, anche in questo caso. L’epica in fondo è sempre stata una narrazione della storia dell’uomo, una risposta possibile alle sue domande, una storia bella per sublimare i suoi drammi; la più antica, la più universale. Questo tipo di autenticità va preservata e, infatti, nello spettacolo Epos non c’è spazio per effetti speciali ed espedienti artificiali. Annalisa Amodio, Sina Sebastiani e Piero Sarpa affiancano Zingaro nella lettura dei passi scelti dell’epica, mentre alle sole due voci femminili è affidato ogni suono, ogni rumore, ogni brivido: dall’asprezza del duello tra Ettore e Achille al rumore del vento che porta lontano la nave di Odisseo, fino allo sciabordio del mare in bufera che scaglia l’eroe e lo rimbalza tra Scilla e Cariddi, realizzato con l’oscillazione continua di piccole pietre all’interno di un tamburello; ma anche i latrati disumani delle belve e i lamenti delle anime in pena che Enea incontra nella sua discesa agli Inferi, quel viaggio da cui più non si torna, provengono inspiegabilmente dalle loro soavi voci da sirene.

Epos al Teatro Arcobaleno |Recensione

Giovanni Zappalorto e Debora Guerrini alle tastiere, Francesca Salandri al flauto, Rodolfo Demontis alle percussioni e Giovanna Venzi con gli incantevoli giochi di luci fanno tutto il resto. Così, lo spettacolo da lettura pubblica si fa rappresentazione, diventa parola agita sul palco, che guizza e vibra, incantatrice degli spettatori, traghettatrice dei loro spiriti dalla platea al campo di battaglia.

L’omaggio a Giovanna Bemporad

E questo naturalmente è merito di chi quelle parole le ha scritte e di chi le ha tradotte e conservate, come la poetessa Giovanna Bemporad che a Omero e alla letteratura ha dedicato una vita intera. A dieci anni esatti dalla sua morte, proprio a lei che a 13 anni traduceva l’Eneide – una traduzione che poi fu preferita a quella di Salvatore Quasimodo – e che alla traduzione dell’Odissea in versi consacrò tutta la sua vita, è dedicato Epos di Vincenzo Zingaro; esattamente come la Bemporad, anche il regista ha deciso di scommettere sul passato con tutte le difficoltà che ne derivano in un’epoca di mode veloci.

L’evento rientra nel calendario di celebrazioni per il decennale della morte in programma in tutta Italia, soprattutto a Milano, a Roma e a Martina Franca, inaugurato proprio dalle letture di alcune sue traduzioni dell’Odissea da parte dello stesso Zingaro lo scorso 23 aprile nella Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma.

Epos al Teatro Arcobaleno è un omaggio a lei, intellettuale pregiatissima e grande amica di Pasolini, al suo coraggio, al suo talento e al senso che ha dato non solo al suo lavoro di poetessa e traduttrice, ma all’arte in generale che era parte essenziale del suo stare al mondo; una parte che ha cercato di conservare e salvare con ogni mezzo tanto quanto ha cercato di conservare e salvare la sua vita, ebrea nel Novecento.

Le parole di Giovanna Bemporad: perché l’Odissea, perché l’epica

«Voglio spiegarvi perché ho scelto di tradurre l’Odissea» diceva «che è l’opera della mia vita, quella in cui ho impiegato tutte le mie facoltà. Perché io sono Ulisse, voi siete, ciascuno di noi è Ulisse. Noi cerchiamo i passi dei mari ignoti e la via del ritorno. Noi vinciamo il Ciclope, noi diciamo a noi stessi “Sopporta, cuore, ben altro tu hai sopportato, più cane. Noi ascoltiamo la voce dei nostri morti e il pianto di nostra madre. Noi ci strappiamo dalle braccia di Circe o di Calipso e dagli occhi di Nausicaa. Noi torniamo alla nostra casa, la liberiamo dai malvagi e la purifichiamo. Noi sappiamo che anche da così dolce pace ci strapperemo un giorno, per andare fin là dove un remo è creduto una pala da grano o per trovare la risposta definitiva alla domanda che ci siamo posti nascendo. Perché le belle storie invadono e colmano un ripostiglio segreto che è dentro di noi e ci fanno ritrovare la nostra personale riserva di umanità. Più e meglio, l’Odissea, che è la più bella storia del mondo. Lasciatelo dire a me che per riportarla in vita nella nostra lingua ho speso, appunto, la vita.» (Giovanna Bemporad in Vita da poeta da Le voci della letteratura, Rai3, 1987).

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Fonte immagine nell’articolo: Archivio personale

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