Existenz, di Wihad Suleiman | CTF

Existenz, di Wihad Suleiman | CTF

La Sala Assoli ospita la prima assoluta di Existenz

Il Campania Teatro Festival continua a incontrare il mondo ed a offrire proposte estere. Infatti, dal 7 all’8 luglio è andato in scena come prima assoluta alla Sala Assoli di Napoli lo spettacolo Existenz, un testo di Wihad Suleiman adattato drammaturgicamente e tradotto da Christopher-Fares Köhler, con la regia di Lydia Ziemke e l’interpretazione degli attori Mohamad Al Rashi, Corinne Jaber, Amal Omran e Alois Reinhardt. Per la composizione stessa dello spettacolo, eseguito in lingua araba e tedesca con soprattitoli in italiano, particolare menzione meritano anche la direzione tecnica di Nils Lauterbach e la live translation di Sandra Hetzl.

Existenz: Il palcoscenico come forma di esistenza

Nato da una serie di workshop tenuti presso il Royal Court Theatre di Londra, Existenz porta sul palco della Sala Assoli – piccolo spazio di grande resistenza – un’esistenza nuda e cruda sotto l’incedere mortale della guerra. Due donne e due uomini sono raccolti in un luogo indefinito, senza tempo e senza spazio, una sorta di purgatorio in cui tutto è dileguato e resta loro soltanto un pugno di speranze vane, in cui tutto è immobile davanti ai cambiamenti drammatici esterni.

In Existenz «La domanda rimane: cosa significa semplicemente esistere?» e il testo di Suleiman risponde con gli eccessi: della guerra, di un’esistenza tragica ai limiti di una finitezza così tanto drammatica da mettere in discussione finanche i confini tra ciò che è reale e ciò che è nella mente dei personaggi. E il tutto viene eseguito con un linguaggio teatrale che attiva tutti i sensi degli spettatori, coinvolgendo la platea in un’esperienza spettacolare e percettiva molto ampia.

Infatti, sulla scia di altri spettacoli che abbiamo già incontrato – si veda, per esempio, il già citato e recensito Kingdom – anche Existenz sperimenta un tipo di teatro che innanzitutto non si fa intimorire dalle differenze linguistiche, mediante la traduzione sia vocale in cuffia che visiva su  uno schermo, rendendo al contrario queste “lontananze” culturali e geografiche un terreno fertile per provare a creare un’idea di teatro unita, condivisa e senza limiti; anche qui si riscontra un linguaggio teatrale innovativo, distante da quella concezione assolutistica di “prosa” e che coinvolge anche altre esperienze sensoriali. Existenz, dunque, accoglie al suo interno un apporto tecnologico, secondo un teatro che prova ad abbracciare anche certe innovazioni assolutamente attuali: lo spettacolo si sviluppa un piano sicuramente visivo ma che non è l’unico, anzi, centrale sembra proprio essere la ricerca dei suoni, sia vocali che riprodotti, mettendo in primo piano una percezione uditiva.

Se nell’ultima parte della storia del teatro si è ormai consolidata una certa dissacrazione della scena del teatro, o comunque tutto quel teatro chiamato con ostinazione “sperimentale” continua a portare questo tipo di idea teatrale, Existenz propone uno spettacolo non come rappresentazione alla quale assistere ma come spazio e momento di vita, nella quale ci si ritrova coinvolti nella sua totalità. Sicuramente è un tipo di teatro con il quale qui in Italia non è così facile familiarizzare, sia per un tipo di storia teatrale al quale siamo abituati e sia per la complessità molto ampia di tutto l’allestimento scenico, da capire anche in rapporto alla conformazione degli spazi a disposizione. Perciò, tenere sotto controllo effetti visivi e uditivi così amplificati in un’unica esperienza teatrale rischia di risultare difficile e ancora uno spazio sperimentale da definire su alcuni aspetti. Ma esperienze come quella di Existenz si rivelano comunque importanti, soprattutto nel proporre forme teatrali diverse nel tentativo anche di svecchiarle. E che il Campania Teatro Festival accolga qui in Italia, e c’è da specificare qui a Napoli, una tale sfida non è per niente scontato, anzi, è un qualcosa che al teatro fa bene e che andrebbe diffuso, finanche nel così tanto discusso avvicinamento a esso delle nuove generazioni.

Fonte immagine: Ufficio Stampa  

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A proposito di Francesca Hasson

Francesca Hasson è giornalista pubblicista, iscritta all’Albo dal 2023. Appassionata di cultura in tutte le sue declinazioni, unisce alla formazione umanistica una visione critica e sensibile della realtà artistica contemporanea. Dopo avere intrapreso gli studi in Letteratura Classica, avvia un percorso accademico presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II e consegue innanzitutto il titolo di laurea triennale in Lettere Moderne, con una tesi compilativa sull’Antigone in Letterature Comparate. Scelta simbolica di una disciplina con cui manifesta un’attenzione peculiare per l’arte, in particolare per il teatro, indagato nelle sue molteplici forme espressive. Prosegue gli studi con la laurea magistrale in Discipline della Musica e dello Spettacolo, discutendo una tesi di ricerca in Storia del Teatro dedicata a Salvatore De Muto, attore tra le ultime defunte testimonianze fondamentali della maschera di Pulcinella nel panorama teatrale partenopeo del Novecento. Durante questi anni di scrittura e di università, riscopre una passione viva per la ricerca e la critica, strumenti che considera non di giudizio definitivo ma di dialogo aperto. Collabora con il giornale online Eroica Fenice e con Quarta Parete, entrambi realtà che le servono da palestra e conoscenza. Inoltre, partecipa alla rivista Drammaturgia per l’Archivio Multimediale AMAtI dell’Università degli studi di Firenze, un progetto per il quale inserisce voci di testimonianze su attori storici e pubblica la propria tesi magistrale di ricerca. Carta e penna in mano, crede fortemente nel valore di questo tramite di smuovere confronti capaci di generare dubbi, stimolare riflessioni e innescare processi di consapevolezza. Un tipo di approccio che alimenta la sua scrittura e il suo sguardo sul mondo e che la orienta in una dimensione catartica di riconoscimento, di identità e di comprensione.

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