Home | Teatro | Kingdom di Anne-Cécile Vandalem | Recensione

Kingdom di Anne-Cécile Vandalem | Recensione

Kingdom, di Anne-Cécile Vandalem | Recensione

Kingdom, la prima nazionale al Campania Teatro Festival

Si apre la sezione internazionale del Campania Teatro Festival al Teatro Politeama di Napoli con Kingdom, scritto e diretto da Anne-Cécile Vandalem in collaborazione con Das Fraulein (Kompanie), liberamente ispirato al documentario Braguino di Clément Cogitore e tratto dalla trilogia Tristesses, Arctic, Kingdom. Lo spettacolo combina un linguaggio molto particolare tra il cinematografico e la prosa teatrale e la riproduzione dei suoni e delle musiche live, in un’impasse da favola epica, interpretato da Philippe Grand’Henry, Laurent Caron, Zoe Kovacs, Èpona Guillaume, Arnaud Botman.

Un regno lontano dalle lancette

Kingdom è la storia di una terra lontana, in un tempo non scandito dall’orologio della modernità. Due famiglie, infatti, sono praticamente fuggite dal mondo moderno per rintanarsi in un luogo immerso in una natura incontaminata e privo delle logiche progressiste e capitaliste. Eppure, una minaccia pare incombere sule loro vite: in quanto esseri umani, sembra che non riescano a preservare la purezza di quel posto non soltanto da un punto vista materiale ma anche e soprattutto morale ed etico, soccombendo a tale loro etichetta in una sorta di predestinazione.

Pertanto, in Kingdom le due famiglie – delle quali seguiamo le vicissitudini soltanto di una, mentre l’altra è narrata indirettamente – vivono storie di rancori, segreti, leggi proprie in perenne scontro, regni (Kingdom, non a caso) costantemente al limite tra sistemi oppressivi e ideologie libertarie che, infine, si rivelano sottili fili illusorii portanti distruzione. Ma se sono due famiglie separate da un recinto, è pure vero che entrambe vivono un’altra minaccia ancora questa volta proveniente dall’esterno, ovvero i “bracconieri” che sopraggiungono a sterminare il loro territorio – è curioso notare che vengono identificati come russi, provenienti precisamente da Mosca, che sia un riferimento attuale provocatorio?

Kingdom, dunque, pone al centro della sua denuncia l’essere umano che come tale conquista, depreda, aggredisce e non pone limiti alla sua colonizzazione, vittima e carnefice in un intricato paradosso di un sistema marcio, improntato al progresso irrefrenabile e all’acquisizione di potere senza scrupoli di coscienza. È una pièce che assume i toni di una favola epica, smorzata a sua volta da un’inevitabile crudezza che, però, si rivela assolutamente funzionale nel renderla realistica. Attraverso una dimensione apparentemente senza tempo, in Kingdom ci scontriamo con quel mondo moderno nel quale siamo incastrati.

Kingdom: una proposta teatrale innovativa

Particolare attenzione merita il linguaggio artistico adoperato da Kingdom per affrontare tali temi, che di sicuro meritano un’elaborazione approfondita. Infatti, come abbiamo già accennato sopra, lo spettacolo unisce prosa teatrale, riproduzione video cinematografica e suoni e musiche live, in un’armonia dalla forza evocativa incredibile. Qui in Italia, ancora viviamo un concetto di arte separata nettamente nei suoi generi, mentre fuori già si stanno sviluppando sperimentazioni internazionali di possibilità espressive nuove, con contaminazioni artistiche secondo un’idea di arte globale e unita – si pensi anche al già discusso Pieces of a Woman dell’ungherese Mandruzco, che come Kingdom combina teatro e riproduzione video. Ed è interessante notare quest’armonia artistica che si viene a generare in Kingdom, capace di evocare e approfondire sensazioni: grazie alla macchina da presa si buca la scena rendendoci in grado di entrare nei meandri altrimenti nascosti e consentendoci di scavare le immagini con annessi dettagli, di approfondire il loro potere evocativo; ma, allo stesso tempo, avere un riscontro teatrale di scenografie concrete e persone in carne e ossa permette un riscontro realistico di grande impatto.

Non per ultimo, Kingdom si rivela un lavoro stimolante proprio per questo suo adoperare un linguaggio teatrale nuovo, avvicinando il teatro anche alle innovazioni tecniche e tecnologiche (non soltanto per quanto riguarda la proiezione in video, ma anche per quanto concerne la possibilità di assistere a uno spettacolo in lingua con i sottotitoli). È un discorso che merita ancora più attenzione, circa il quale ci sarebbe da porsi le domande: creando tutte queste commistioni, non si rischia di perdere la sacralità della scena? Ma, in fin dei conti, per quanto nella nostra cultura italiana siamo abituati a percepire la scena teatrale come sacra e inviolabile, ha ancora senso parlare in questi termini? Tanto più che anche nella nostra cultura si iniziano a intravvedere alcuni bagliori di pièce, purtroppo ancora sperimentali, di giovani drammaturghi che mirano a spezzare la parete non tanto per mettere in discussione la rappresentazione in sé quanto per coinvolgere maggiormente il pubblico, cercando un contatto più approfondito con quest’ultimo. Ma se in Italia sono proposte ancora flebili, Kingdom si dimostra già un lavoro che presuppone un’idea ben strutturata e una ricerca approfondita del nuovo, rivelandosi fondamentale per percepire l’eterno rinnovarsi del teatro. Una lezione alla quale dovremmo guardare come un qualcosa da cui imparare a riflettere in senso più ampio, senza pregiudizi.

Ph: Salvatore Pastore    

🎭 Hai perso gli altri spettacoli in cartellone? Vai al nostro nostro archivio di recensioni teatrali per scoprire tutte le opere in scena a Napoli, Roma e nei grandi festival italiani.

Altri articoli da non perdere
Scaramanzie da palcoscenico: 4 superstizioni da scoprire
Scaramanzie da palcoscenico: 4 superstizioni da scoprire

Il teatro non è solo fatto di luci, applausi e passione, dietro le quinte si nasconde un mondo ancora più Scopri di più

I parenti terribili di Cocteau al Bellini | Recensione
I parenti terribili

Debutta al Teatro Bellini lo spettacolo I parenti terribili, crudele commedia di Jean Cocteau nel riadattamento di Filippo Dini; lo spettacolo sarà Scopri di più

Sabato domenica e lunedì, al Teatro Bellini | Recensione
Sabato domenica e lunedì, al Teatro Bellini | Recensione

Nel cuore di Napoli, il Teatro Bellini ospita una delle commedie di Eduardo De Filippo: Sabato domenica e lunedì, con Scopri di più

Spiriticchio, i fiori di Moro (Galleria Toledo) | Recensione
Spiriticchio, i fiori di Moro (Galleria Toledo) | Recensione

Qualche giorno fa si è dato il via alla stagione artistica 23/24 del Teatro Stabile d'Innovazione Galleria Toledo di Napoli Scopri di più

Incontro di Eduardo Di Pietro, al Bellini | Recensione
Incontro di Eduardo Di Pietro, al Bellini | Recensione

Incontro di Eduardo Di Pietro dà il via alla stagione 2025/2026 del Piccolo Bellini di Napoli, in scena dal 23 Scopri di più

Il tempo di una festa | appunti per una morte dolcissima al Mercadante
Il tempo di una festa

Dal 13 al 18 dicembre va in scena per il pubblico del Ridotto del Mercadante Il tempo di una festa Scopri di più

Condividi l'articolo!

A proposito di Francesca Hasson

Francesca Hasson è giornalista pubblicista, iscritta all’Albo dal 14/12/2023. Appassionata di cultura in tutte le sue declinazioni, unisce alla formazione umanistica una visione critica e sensibile della realtà artistica storica e contemporanea. Dopo avere intrapreso gli studi in Letteratura Classica, consegue la laurea in Lettere Moderne e in Discipline della Musica e dello Spettacolo presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II. Durante la carriera accademica, riscopre una passione viva per la ricerca e la critica, strumenti che esercita attraverso il giornalismo culturale. Carta e penna in mano, crede fortemente nel valore di questa professione, capace di generare dubbi, stimolare riflessioni e spianare la strada verso processi di consapevolezza. Un tipo di approccio che alimenta la sua scrittura e il suo sguardo sul mondo e che la orienta in una dimensione catartica di riconoscimento, identità e comprensione.

Vedi tutti gli articoli di Francesca Hasson

Commenta