Finanziamenti allo spettacolo dal vivo e dissenso

Finanziamenti allo spettacolo dal vivo e dissenso

Finanziamenti allo spettacolo dal vivo, cosa sta succedendo e perché si parla di ‘disastro culturale’?

L’Italia si fregia da sempre del titolo di “paese della cultura”. Culla della poesia e della commedia dell’arte, patria di Goldoni, Pirandello e Eduardo, ma anche luogo in cui tradizione e avanguardia si sono spesso intrecciate in modo fecondo. Noi italiani raccontiamo spesso il nostro paese come terra di palcoscenici, grandi autori, pubblici colti e passionali. Ma cosa resta oggi di questa narrazione?

Poco o nulla se ad essere penalizzati dai nuovi risvolti politici sono proprio i teatri vivi, la ricerca e la sperimentazione artistica, attraverso nuovi parametri che incentivano l’aumento del costo dei biglietti a scapito dell’accessibilità e di una cultura viva, attiva e per tutti.

Sintesi della crisi FNSV 2025-2027

Evento Principale Conseguenze Reazione del Settore
Dimissioni di 3 commissari su 7 Denuncia di condizionamenti politici e declassamenti ingiustificati Dichiarazione pubblica di preoccupazione e proteste
Nuovi parametri di valutazione Marginalizzazione dell’innovazione e della ricerca artistica Richiesta di criteri equi e trasparenti
Tagli ai Festival storici Esclusione o riduzione fondi per realtà come Santarcangelo e Abbondanza/Bertoni Mobilitazione tramite assemblee e social media

I lavoratori dello spettacolo dichiarano lo Stato di Disastro Culturale: si dimettono 3 membri su 7 della Commissione Consultiva per il Teatro

Facciamo anzitutto chiarezza sui finanziamenti allo spettacolo dal vivo. Il Fondo Nazionale per lo Spettacolo dal Vivo (FNSV ex FUS) è stato infatti istituito con la finalità di garantire sostegno finanziario a enti, associazioni e organismi operanti nel settore delle attività musicali, di danza, teatrali, circensi e dello spettacolo viaggiante. Per la prima volta dall’elezione del governo Meloni, teatri, festival e compagnie presentano al Ministero della Cultura la domanda triennale per ricevere fondi pubblici, grazie ai quali essi si sostentano.

C’era nell’aria un clima non positivo, ed infatti il 19 giugno tre (Alberto Cassani, Carmelo Grassi, Angelo Pastore) dei sette professionisti, parte della Commissione e chiamati a esaminare le domande per i finanziamenti inerenti al triennio 2025-2027, si sono dimessi a causa della decisione, presa dalla maggioranza, di declassare la Fondazione Teatro Nazionale della Toscana. La vicenda ha suscitato una forte reazione nel settore culturale: numerosi giornalisti e testate si sono uniti nel richiedere il ripristino di modalità di lavoro più eque, per un’assegnazione dei fondi libera da condizionamenti politici.

Una dichiarazione pubblica di preoccupazione è stata diffusa e può essere sottoscritta e condivisa da chiunque. «Si sta cercando di rendere marginale il concetto di innovazione, sia nella distribuzione dei soggetti nelle diverse caselle, sia nella valutazione, facendo pesare i risultati economici nella considerazione della qualità artistica.» Così racconta Alberto Cassani, ex assessore alla cultura di Ravenna.

Dunque il rischio concreto è che i teatri, chiamati a spendere sempre meno, decideranno di investire soltanto sui cosiddetti “grandi nomi”, per inserire in programmazione spettacoli già rodati, penalizzando così ricerca e innovazione teatrale.

E non è finita qui.

«VOGLIAMO TUTT’ALTRO!» è il grido dei lavoratori dello spettacolo

Il 17 giugno 2025 sono stati pubblicati gli esiti della Commissione Consultiva per la Danza e Multidisciplinare, da cui emerge la volontà del governo di marginalizzare e in seguito annientare, un certo tipo di arte. Un D.M. che, come scrive Franco D’Ippolito, si priva quasi del tutto delle parole ‘innovazione’ e ‘rischio culturale’ ed è la premessa a una volontà spaventosa, che è appena diventata realtà. Scompaiono anche concetti come ‘contemporaneo’, ‘innovazione’ e ‘transdisciplinarietà’.

Già a partire dall’anno scorso artist come Valerio Sirna, MOTUS, Marco D’Agostin e Silvia Gribaudi, si erano espress attraverso la cassa di risonanza offerta dalla pagina Instagram Assemblea_lavorat_spettacolo, che ha promosso pratiche di resistenza. Questa nasce per dare voce al dissenso creatosi intorno alla programmazione e direzione artistica del Teatro di Roma, e ha messo a disposizione un utile toolkit, aperto e pensato per essere utilizzato, condiviso, diffuso, letto pubblicamente.

Alcune realtà storiche e di innovazione del panorama performativo italiano, come la compagnia Abbondanza/Bertoni di Rovereto, Spazio Danza di Cagliari, progetti formativi come DA.RE. di Adriana Borriello. Risultano sei i festival eliminati, che non avranno accesso al finanziamento e moltissimi altri quelli che hanno registrato un sensibile abbassamento del loro punteggio che mette a rischio la loro sopravvivenza. Anche il festival di Santarcangelo, tra i più longevi e significativi d’Italia, si dovrà accontentare di un punteggio di 14, contro i 28 della scorsa valutazione.

Finanziamenti allo spettacolo. Non sono un errore amministrativo, e non si tratta di negligenza o ignoranza: è anzi un atto di violenza

Una violenza subdola, ma incisiva, che agisce sul piano culturale al pari dei respingimenti in mare dei migranti, trasportati poi in Albania; e si inserisce nella medesima logica repressiva degli attacchi alla libertà di protesta espressi nel Ddl 1660, e segue alla perfezione la linea di pensiero dei tagli costanti e sistematici all’università e alla scuola. Cancellare il dibattito, la ricerca, la sperimentazione artistica e la critica vuol dire ridurre al silenzio la cultura condannandola ad una lenta eutanasia.

L’invito, allora, è a guardarsi sempre intorno, con attenzione e spirito critico, diffidando dalle semplificazioni che scindono il mondo in bianco e nero. Scegliere di prendersi cura della complessità – che esiste, resiste e ci attraversa – è allora un atto, oggi più che mai, necessario.

Fonte immagine: Pixabay

Articolo aggiornato il: 07/01/2026

Altri articoli da non perdere
Don Chisciotte, il sogno e la follia in scena al Mercadante
Don Chisciotte

Sarà in scena dal 15 al 26 Febbraio al teatro Mercadante lo spettacolo Don Chisciotte, opera liberamente ispirata al romanzo Scopri di più

Guido Sarnataro: Intervista al talento di Somma Vesuviana
Guido Sarnataro: Intervista al ballerino Guido Sarnataro.

In questa intervista Guido Sarnataro ci racconta di come il suo sogno, la sua grande passione per la danza sia Scopri di più

La Galleria Toledo presenta il programma 2023/2024
La Galleria Toledo presenta il programma 2023/2024

Una stagione ricca di titoli alla Galleria Toledo La Galleria Toledo ha presentato la nuova stagione 2023/2024 che vedrà protagonisti Scopri di più

Dear son al Bellini | Recensione
Dear son al Bellini

Dal 26 febbraio al 2 marzo va in scena al Bellini Dear son, spettacolo della compagnia Riva&Repele. Dear son, la compagnia Scopri di più

Funerale all’italiana al Piccolo Bellini di Napoli | Recensione
Funerale all’italiana al Piccolo Bellini di Napoli | Recensione

Lo scorso martedì, 20 maggio, al Teatro Piccolo Bellini di Napoli, è stata rappresentata la pièce, Funerale all’italiana, un piccolo Scopri di più

I parenti terribili di Cocteau al Bellini | Recensione
I parenti terribili

Debutta al Teatro Bellini lo spettacolo I parenti terribili, crudele commedia di Jean Cocteau nel riadattamento di Filippo Dini; lo spettacolo sarà Scopri di più

Condividi l'articolo!

A proposito di Letizia De Mase

Vedi tutti gli articoli di Letizia De Mase

Commenta