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Eroica Fenice

Franco Califano al Tram, "Io, francamente"

Franco Califano al Tram, “Io francamente” di Ivano Bruner

Ieri sera, al TRAM, è stato inscenato “Io, francamente”, uno spettacolo su Franco Califano scritto e diretto da Ivano Bruner con Ivano Bruner e Anna De Dominicis, con la collaborazione di Eduardo De Dominicis e Anna De Dominicis.

“Io, francamente” inaugura il tris di spettacoli che il Tram dedica, in questa stagione teatrale, al mondo della musica.
Triade completata da “Lontano lontano” (dal 18 al 20 gennaio 2019), incentrato sulla vita di Luigi Tenco, e “Break on Trough” (dal 29 al 31 marzo 2019), che tratta la storia di Jim Morrison.

Il racconto biografico del “Califfo” diventa pretesto per parlare di quest’artista dall’aria da conquistatore e la penna di chi sa andare in profondità a cogliere sentimenti universali e occasione per commemorare i suoi compromessi con un mondo difficile.

Una vita costellata dal sesso, dagli eccessi, dalla disillusione e dal cinismo, che conosce alti e bassi e che diviene la poetica esistenziale di tutta la sua produzione artistica,  in cui l’amore viene sempre preso a calci dalla realtà. Un’esistenza che lui accetta, evitando qualunque scelta previdente di vita possa farlo sentire prigioniero.

Franco Califano è stato un cantautore consacrato alla libertà più assoluta.

“Io, francamente”, la vita bizzarra e controcorrente di Franco Califano al Tram

Sabato sera, 8 dicembre.
A Port’Alba, l’odore dei libri antichi, moderni e scolastici delle sue bancarelle diurne si dissolve in quello di una rosa putrefatta, fino a divenire aria fredda e pungente che ti entra nelle ossa. Ha l’aroma rancido della solitudine, della stanchezza e della miseria. La fragranza inconfondibile della tristezza.
Il teatro Tram di via Port’Alba porta sul palco la vita di un uomo che aveva una chitarra per amica e con voce malandata cantava e suonava la sua libertà: il grandissimo talento, poeta del romanticismo romanesco, Franco Califano. L’uomo che è stato insignito della laurea honoris causa in Filosofia da parte dell’Università di New York per la vita vissuta, per aver scritto una delle più belle pagine della Canzone Italiana, facendo vincere la pratica sulla teoria.

Una personalità oscura e splendente, dalla sensibilità straordinaria. Un artista scomodo affamato di vita, che ha vissuto senza mai lasciare spazio all’ipocrisia. Un poeta maledetto, che ha musicato il suo pensiero ed è stato capace di parlare con grande schiettezza dell’illusione romantica che l’ha spinto a cercare il vero amore e della disillusione per non averlo trovato mai. Un seduttore seriale di donne che ha vantato di averne avute per sé millecinquecento circa. Un concentrato d’irrequietezza e mediocrità, brutalmente autentico, che prende coscienza della sua profonda solitudine, causa della smaniosa ricerca di un’assoluta libertà.

Raccontare in poche righe quest’uomo di successo, bello come pochi, vulcanico e sensibile e alla continua ricerca solitaria della passione sarebbe pura follia, ma Ivano Bruner è riuscito a restituirci l’intero universo di quest’artista militante, perennemente sull’orlo del precipizio, sempre a testa alta, in meno di un paio d’ore.

Ambientazione scarna  e qualche luce soffusa.

Rossetto rosso sulle labbra. Voce rauca e profonda. Linguaggio diretto e tagliente. Borotalco sul viso.

Bruner si fa saltimbanco tra la musica e le parole che custodiscono la filosofia dell’irriverente cammino del “Maestro”, e la sua irrefrenabile inquietudine rivive sul palco, in un’atmosfera sospesa.
Corazzato di chitarra, penna e microfono, l’attore ha cavalcato in modo lodevole le fasi salienti della vita del “Califfo”, mediante i monologhi alternati alle canzoni dell’artista, che hanno creato grande impatto emotivo. Quello di Bruner è un vero e proprio viaggio nella coscienza dell’artista, attraverso un dialogo tra l’attore e il suo personaggio. Dall’incontro significativo e l’amicizia con Luigi Tenco fino al suo suicidio a Sanremo nel ’67; le donne; la celebrazione dell’intensità dell’attimo, della passione, che si reitera a ogni nuovo rapporto; la meningite; il carcere; il successo; fino alla “maledetta noia” di quest’uomo strutturato per la passione, non certo per i progetti di coppia.

Il viaggio nell’anima di questo personaggio unico si conclude con la sua disperazione nel riconoscere come semplice, banale ordinaria noia tanta tensione erotica, tanti palpiti di vita. La pura tristezza di un sogno perfetto di libertà che ha ricoperto il volto del “Califfo” di pallore e gli ha gonfiato di lacrime gli occhi, elargendogli un aspetto stralunato.

Tutto ciò per aver legato l’anima a un concetto.

Un unico applauso, lungo, lunghissimo, alla fine dello spettacolo. Un applauso scoordinato ma sentito quello del pubblico, quasi sbigottito per la forte tensione emozionale creata da Ivano Bruner e la dolce voce di Anna De Dominicis, che hanno creato un’empatia tale da rapire l’animo degli spettatori per tutta la durata della rappresentazione artistica.

A luci accese, il pubblico prende coscienza di non aver mai preso parte allo spettacolo e alla vita chiassosa e sibilante del “Califfo”,  e applaude con l’aria goffa e incredula di chi si scopre, all’improvviso, sorprendentemente seduto e dall’altra parte del palco.

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