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Eroica Fenice

Giovanni Block

Giovanni Block: grande successo al Bellini

Giovanni BlockGiovanni Block è un cantautore e poliedrico artista napoletano, che si è distinto da una decina d’anni a questa parte nel panorama musicale, per  l’originalità dei suoi testi, per lo stile che ricorda i grandi cantautori di una volta e per la sua grande comunicatività. Vincitore del Premio Tenco (2007), Premio Musicultura (2009), Premio Buscaglione (2010), ha pubblicato due album (Il posto ideale e SPOT) e ieri ha tenuto un concerto di grande successo al Teatro Bellini di Napoli, l’unica data napoletana di questo stagione.
La Napoli dint all’underground, quella profonda e irriverente, piena di colori e di vita, la sua dimensione, è venuta fuori in una serata scoppiettante e magica. Giovanni Block ha una grande personalità, ha tante cose da dire e le sa dire in un modo che piace “assai” alla gente. Senza prendersi troppo sul serio, giocando su se stesso, Block mette in scena il suo estro originalissimo in una serata di musica bella e poesia. Tanti i suoi successi cantati (da quelli malinconici come “Sule” “E va fernì semp accussì”, romantici “La neve che accadrà” “Mio piccolo cuore”, irriverenti “Adda venì baffone, Lorenzo”), duetti (Flo, EPO), sketch di interazione col pubblico, la capacità di saper alternare momenti divertenti ad altri estremamente intimistici e profondi, portando a teatro la musica popolare, avvicinando un pubblico sempre più giovane a viverla come vicina e autentica. Noi di Eroica Fenice abbiamo chiacchierato con lui, poco prima dell’inizio della serata.

Giovanni Block. Musica e teatro hanno sempre avuto un legame forte nella tua carriera. Nasci come concertista, hai studiato al Conservatorio, hai spesso lavorato in teatro. C’è una formazione classica che si intreccia alla tua grande modernità. Cosa ha rappresentato ‘il teatro’ nella tua carriera?
Per me il teatro è tutto. Credo nel teatro, oggi, come mezzo di comunicazione autentico. In un tempo in cui siamo sempre più legati ai social, dunque alla comunicazione veloce,  e in cui tutto sembra essere in vendita, anche l’arte, il teatro ha saputo conservare una dimensione “vera” e “viva”. Sono contento di aver, nel mio piccolo, con questo concerto, portato la musica a teatro.

Tu sei un grande cantore di Napoli. La tua musica è eclettica, attraverso i tuoi testi racconti, con ironia e delicatezza, l’anima della città. Oggi si parla tanto dei ‘narratori’ di Napoli, quelli che portano Napoli in giro per il mondo: tu che tipo di cantore pensi di essere? Parlaci della tua Napoli, quella che si riflette nella tua musica.
Napoli è una terra di mezzo. Fatta di colori, sfumature,  nature differenti. Abito nel quartiere Avvocata, a metà strada tra il Vomero e il Centro Storico, linea di demarcazione di due facce di Napoli, due volti. Il mio è un pubblico variegato, abbraccia la parte popolare, frenetica chiassosa e anche quella elegante, nobile, raffinata. Ma in generale, mi piace definire la mia Napoli, normale. Mi piace parlare di underground, il sottobosco, il sotterraneo che poi porta alla luce i mille volti di questa città.

Nella tua musica esplori sapientemente le varie possibilità della lingua napoletana, il suo colore, la sua marca espressiva e la sua saggezza.  Che significato ha la lingua napoletana nella sua scrittura e quanto pensi sia importante per il popolo napoletano mantenere il legame con la sua tradizione popolare?
La lingua napoletana non è mai stata il mio fine; nello scrivere in napoletano, non sono spinto dal desiderio di portare avanti l’idioma nazionale, essere una sorta di simbolo della nostra terra. Per me la lingua è un mezzo, il mezzo che trovo più adeguato per la mia comunicazione. Non scrivo in lingua per essere considerato uno scrittore napoletano ma mi piace scrivere così. Amo la lingua napoletana e la trovo estremamente musicale. Ho passato diversi anni nell’underground napoletano e questo mi ha influenzato molto.

Nella tua musica si incontrano spesso generi e colori diversi (soul, musica popolare napoletana, indie pop). Come pare questo lavoro di ricerca? Quali sono i generi o gli autori che maggiormente ti hanno influenzato e come definiresti il tuo stile così unico?
L’underground napoletano fa parte di me e delle mie radici. I miei grandi modelli sono Luigi Tenco, Fabrizio De Andrè e Giorgio Gaber. Sono stato molto influenzato anche dalla beat boxing. Come cantore, sono molto curioso, mi piace esplorare i generi più diversi, senza chiudermi mai a nessuno di essi. Cercare di trasferirli nella mia musica mantenendo sempre  la mia personalità.

Che progetti hai per il futuro?
Continuare a scrivere e stare con il mio gatto. Mi ritengo un privilegiato. Non penso di diventare ricco. D’altronde, non lo pensava Mozart, perché dovrei farlo io!

Giovanni Block: l’underground popolare conquista il teatro ed è poesia

Un successo grandioso con un Bellini pieno che cantava le sue canzoni. Ma proprio questo suo non prendersi sul serio e continuare ad essere un “ragazzo dell’underground” è la carta vincente di un artista che speriamo continui ancora a lungo a dirci ciò che ha da dire, con la sua voce, così, fuori dal coro, vivace, inconfondibile. La voce di Giovanni Block.

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