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Eroica Fenice

Uccelli migratori di Francesco Lagi

“Gli uccelli migratori” di Francesco Lagi, dal 20 al 25 febbraio al Piccolo Bellini

Si è aperta ieri la settimana de Gli uccelli migratori, lo spettacolo scritto e diretto da Francesco Lagi, con Anna Bellato, Francesco Colella, Leonardo Maddalena e Mariano Pirrello, in scena dal 20 al 25 febbraio al Teatro Piccolo Bellini.

Francesco Lagi, autore e regista, ha raccontato che uno degli spunti che nutre l’idea dello spettacolo si muove attorno a questo paradosso: il viaggio reale, visibile e aperto degli uccelli che attraversano chilometri di cielo. Gli uccelli migratori appaiono, dunque, come un viaggio nascosto che si propone di raccontare e scoprire, il viaggio di una donna che sta per mettere al mondo una persona.

E in quella casa il tempo è sospeso in un’attesa. C’è una persona che sta per arrivare e delle persone che la stanno aspettando. Ci sono una tutina azzurra e l’invenzione di un’app.

Una casa in mezzo a una pineta, dove una ragazza aspetta la nascita della propria figlia circondata da tre uomini: il fratello, uno scrittore inconcludente nonché programmatore fallito; il padre della nascitura (amante di una notte), per il quale la paternità rappresenta un’occasione per combinare qualcosa di buono nella vita; e un ornitologo, che parla con gli uccelli, preso dalla ricerca di Yoda, un uccello migratore sparito.

Con il tipico linguaggio della compagnia, dall’incedere lieve e poetico, Teatrodilina ci insegna ad osservare la vita, la quale scorre attraverso una serie di personaggi che ne affrontano i cambiamenti e che, come dice lo stesso regista, “ruotano intorno a un centro, si affaticano distrattamente cercando di sintonizzarsi sulla frequenza del loro motivo di stare al mondo. Cercando di trovare una grammatica emotiva, una lingua comune che possa svelarne la loro identità”.

“Gli uccelli migratori” di Francesco Lagi: uno spettacolo pieno di luce

Un ricordo di bambini, Yoda che è sparito e non si trova più. L’arrivo di un padre, il linguaggio degli uccelli, una bussola rimasta in tasca.

La paura di cambiare e la vita che prima bussa alla porta e poi improvvisante si rivela. I personaggi ruotano intorno a un centro, si affaticano distrattamente cercando di sintonizzarsi sulla frequenza del loro motivo di stare al mondo, cercando di trovare una grammatica emotiva, una lingua comune che possa svelarne loro un cambiamento.

La pratica in Gli uccelli migratori è l’indagare su quel periodo misterioso che riguarda la fine di una gravidanza e l’inizio di un parto, quell’intercapedine di tempo nella quale, come dichiarato da Francesco Colella, si muovono tra le persone dei sentimenti speciali.