I cinque figli al TRAM | Recensione

I cinque figli al TRAM

Nella versatile sala del teatro TRAM di Napoli, l’altrettanto versatile ed abilissimo Antimo Casertano porta in scena uno spettacolo tratto da una novella de Lo cunto de li cunti di Giovan Battista Basile: I cinque figli.

Con una produzione Compagnia Teatro Insania, l’ottavo passatempo del quinto giorno viene straordinariamente adattato per il teatro da Antimo Casertano, il quale, tra l’altro, cura anche la regia ed interpretazione di I cinque figli al TRAM. A distanza di quattrocento anni, questa favola riprende vita dimostrando la contemporaneità dei temi trattati, come i rapporti familiari, il dovere, l’importanza del sacrificio, l’indispensabilità dell’amore e soprattutto il viaggio. Spinto da questo aspetto universale, l’attore, regista e drammaturgo sceglie tra i cinquanta totali proprio questo racconto, riuscendo magistralmente ad abbinare l’aspetto espressivo e brillante della forma con quello morale del contenuto.

I cinque figli al TRAM narra che in un paesino della Sicilia, vive Pacione, un lavoratore instancabile e padre di cinque figli. Per istruirli sull’importanza del dovere, egli decide che ognuno di loro passerà un anno lontano da casa per poi tornare con un’arte fra le mani. Il primo diventa il più scaltro tra i ladri (qualità che nonostante appaia ignobile, si rivelerà utilissima ai fini della storia, scoprendone la variante coscienziosa), il secondo è un valido costruttore di barche, il terzo è espertissimo con la balestra, il quarto frutta il potere delle piante di riportare in vita le persone e l’ultimo comprende il canto degli uccelli. Tutti insieme, grazie all’arte di ognuno di loro, faranno la loro fortuna con un’impresa pericolosa e avvincente.

Ciò che rende accattivante e persuasivo lo spettacolo I cinque figli al TRAM è senz’altro la recitazione duttile e cangiante di Antimo Casertano che, nel prendere alla lettera l’espressione di Pier Paolo Pasolini “Il dialetto è la lingua del teatro”, varia comodamente di dialetto in dialetto, oltrechè di personaggio in personaggio servendoci una rappresentazione dinamica ed articolata. Assieme a lui sul palco, Gianluca Pompilio si occupa delle musiche senza rinunciare al proprio contributo di ascoltatore esterno, trovando espedienti esilaranti per confrontarsi con l’attore in scena. 

La scenografia essenziale e adattabile ad ogni necessità è l’ultimo ingrediente per una messa in scena eccezionale e che rispetta i canoni rappresentativi del teatro: less is more (meno è meglio).  Infine, come già accennato, I cinque figli al TRAM è un riuscitissimo connubio di lingua, stile ed exploit.

I cinque figli, favola per attore padre. Ispirata ad una novella de Lo Cunto de li cunti di Giambattista Basile. Testo, regia ed interpretazione di Antimo Casertano. Musiche live di Gianluca Pompilio, aiuto regia Daniela Ioia, costumi Olga Brandi. Uno spettacolo di Compagnia Teatro Insania

Fonte dell’immagine in evidenza per “I cinque figli al TRAM | Recensione”: ufficio stampa

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