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Eroica Fenice

I fiori del latte: Biagio Izzo porta la terra dei fuochi al teatro Cilea

I fiori del latte: Biagio Izzo porta la terra dei fuochi al teatro Cilea

Dal 29 novembre al 16 dicembre il teatro Cilea di Napoli ospitaI fiori del latte“, lo spettacolo ideato da Eduardo Tartaglia con protagonista Biagio Izzo ed un cast d’eccellenza (Mario Porfito, Angela De Matteo, Stefano Jotti, Stefano Meglio, Ivan Senin).

Lo spettacolo, che ha il suo punto di forza nella difficile arte del far ridere di gusto così come di far riflettere, affronta il tema, tristemente attuale, della cosiddetta “terra dei fuochi“, la Campania, ed in particolar modo la zona tra la provincia di Caserta e quella di Napoli, da anni al centro di vicende legate allo smaltimento abusivo di rifiuti tossici e al conseguente inquinamento ambientale, che ha causato, e causa ancora, milioni di vittime.

I fiori del latte:  una commedia che è anche denuncia sociale

Siamo nel comune fittizio di Casal Di Sotto Scalo e i cugini Scapece, Aniello (Biagio Izzo) e Costantino (Mario Porfito) sono finalmente ad un passo dalla realizzazione del sogno di una vita, quello in cui hanno investito tutte le loro energie e risorse: l’apertura del caseificio “Fiori del latte”, un caseificio tradizionale e dai sapori genuini, all’insegna della qualità, estraneo agli additivi chimici e ad ogni altro artificio.

Un caseificio che aspira, insomma, ad ergersi a modello di connubio perfetto tra le innovazioni della tecnica, con un design innovativo ed accattivante (il logo della mozzarella morsa strizza l’occhio al logo Apple, una mela morsa) e i sapori e le tecniche della tradizione, vantando prodotti sani e naturali in una zona, invece, tristemente nota alle cronache per lo sversamento di rifiuti tossici. Immane è lo sconcerto dei due cugini alla scoperta che anche il terreno su cui pascolano le bufale del loro allevamento nasconde bidoni contenenti sostanze sospette che hanno causato la morte degli animali dell’allevamento e alcuni preoccupanti casi di avvelenamento.

Cosa fare, dunque?
Portare avanti il sogno di una vita, e con esso perseverare nell’inganno e nell’omertà di chi sceglie per proprio comodo di chiudere gli occhi, oppure dar retta alla propria coscienza e denunciare i traffici illeciti, con tutti i rischi che questa coraggiosa azione comporta, in primis il naufragio del caseificio ancor prima che apra?

Quella che i cugini Scapece si troveranno a dover prendere è una difficile decisione che investe la morale, oltre che gli affari, che comunque continuano a tentare i due allevatori seducendoli con la certezza, più che l’ipotesi, di lauti profitti se l’attività va in porto e la magra consolazione che, in fondo, l’esportazione della merce porterebbe lontano i problemi e con essi le preoccupazioni che avvelenano loro l’esistenza almeno quanto i rifiuti tossici hanno avvelenato quelle terre. D’altronde, si sa, “occhio non vede, cuore non duole“.

Sarà il desiderio di riscatto per queste terre avvelenate dall’uomo, queste terre che, ciononostante, l’uomo lo nutrono, a suscitare un moto di ribellione, di sdegno: ed è lo stesso sdegno, la stessa rabbia che non manca di provare ogni onesto cittadino di fronte al male che s’infligge alla nostra terra e ai nostri figli per sete di guadagno, lo stesso grido che afferma con forza che no, questa terra non ne può più di essere la discarica dell’Italia intera.

Il binomio “Biagio Izzo teatro” si è rivelato anche questa volta vincente! 

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