I venerdì a teatro allo Scugnizzo Liberato: in partenza la rassegna teatrale Venerd’Arte

I venerdì a teatro allo Scugnizzo Liberato: in partenza la rassegna teatrale Venerd’Arte

L’Associazione Kalamos, in collaborazione con lo Scugnizzo Liberato, presenta la rassegna teatrale “Venerd’Arte – Venerdì a teatro allo Scugnizzo Liberato”, un ciclo di spettacoli che si terrà un venerdì al mese, durante la stagione teatrale 2024/2025, presso il Teatro “De Filippo”.

La rassegna rappresenta un’importante occasione di incontro e riflessione sul panorama teatrale contemporaneo, con spettacoli che vedranno il coinvolgimento di compagnie indipendenti e autofinanziate, impegnate a portare in scena lavori innovativi e di forte impatto culturale. Gli spettacoli, di generi e tematiche diversi, rifletteranno le molteplici realtà artistiche e sociali che animano la città di Napoli (e non solo), dando voce a nuovi linguaggi e storie.

Il programma della stagione 2024/2025 offrirà al pubblico una selezione di opere che spazieranno dal teatro di ricerca a quello di impegno sociale, passando per performance che intrecceranno corpo, parola e musica, con uno sguardo attento alle questioni sociali e culturali del nostro tempo.

Ogni appuntamento sarà un’occasione per vivere un’esperienza unica, immersi in un’atmosfera di condivisione e creatività, all’interno di un teatro che, grazie alla sua storia e identità, continua a essere uno dei punti di riferimento culturali della città.

La rassegna, interamente autofinanziata dalle associazioni organizzatrici, testimonierà come la passione per il teatro possa continuare a esistere e crescere anche al di fuori dei circuiti tradizionali, grazie a un impegno artistico e culturale costante.

Ma quali sono i sogni, le sfide e le aspettative dietro un progetto così ambizioso? Ne abbiamo parlato con Marianna Cinoboli, responsabile dell’ufficio stampa dell’evento, che ci ha svelato dettagli e visioni per il futuro di “Venerd’Arte”.

Come nasce l’idea di “Venerd’Arte” e qual è l’obiettivo principale di questa rassegna?

Venerd’Arte è una rassegna nata dall’esigenza di vivere e far vivere il teatro Eduardo De Filippo attraverso il rito più antico del mondo, che è quello del teatro, aprirlo maggiormente al quartiere in primis e dunque all’intera città. Nonostante il teatro dello Scugnizzo Liberato ospiti nel corso dell’anno, grazie a tutti gli abitanti dello spazio, numerosissime iniziative (spettacoli teatrali, concerti, convegni, workshop, laboratori etc.) abbiamo provato a impegnarci nell’organizzazione di una serie di eventi che permettessero agli artisti e agli spettatori di avere un’occasione in più per incontrarsi. Napoli ha sete di cultura e crediamo che fornire la possibilità alle persone di vivere un venerdì “diverso”, lontano dai luoghi abituali del consumo, sia una priorità per gli individui e più in generale per la comunità.

Come nasce la collaborazione con lo Scugnizzo?

Il sodalizio nasce nell’ormai lontano 2017. Lo Scugnizzo Liberato era una realtà consolidata già da due anni, quando uno sparuto gruppo di ragazzi appassionati di teatro in cerca di uno spazio in cui esercitare l’arte trovò le braccia aperte di una comunità. Con il passare degli anni Kalamos ha portato avanti una progressiva professionalizzazione e una maggiore apertura verso realtà esterne, ma ha mantenuto e anzi consolidato la sua identità di comunità abitante dello Scugnizzo Liberato, partecipando attivamente alla vita comunitaria anche attraverso la compartecipazione con le altre realtà presenti.

Quali criteri avete seguito per la scelta delle compagnie teatrali coinvolte?

Il criterio principale è quello di una certa visione etica dell’arte teatrale: crediamo infatti che fare teatro sia una responsabilità nei confronti della società grazie alla sua potenza comunicativa. Per questo motivo abbiamo dato voce e spazio ad artisti lontani dai “canali ufficiali” che fossero portavoce di messaggi importanti. Attraverso una call ci sono arrivate numerose proposte che hanno suscitato il nostro interesse ed è stato difficile riuscire a selezionarne così poche, fra tutte. Il fatto che ce ne siano arrivate così tante ci ha fatto riflettere sul numero enorme e invisibile di artisti che faticano a trovare occasioni di visibilità e scambio, suggerendoci che, forse, iniziative nate “dal basso” come Venerd’Arte siano la strada giusta per arricchire il panorama artistico della città.

In che modo la rassegna intende promuovere nuovi linguaggi e storie? Ci sono temi ricorrenti che verranno affrontati negli spettacoli?  

Le nostre preferenze sono state espressione della ricerca di spettacoli che  utilizzassero un linguaggio contemporaneo attraverso delle storie interessanti. Per linguaggio contemporaneo intendiamo una lingua poetica che vive nelle forme più comuni e abituali della lingua, lontana dalle banalizzazioni e da standardizzazioni verso il basso di cui vive il linguaggio dei social, della televisione e, ahinoi, ormai anche della politica. Le storie seguono lo stesso criterio, attraverso narrazioni originali che sono cariche di poesia dal sapore “quotidiano”. Gli spettacoli in rassegna affrontano temi che spaziano dal disagio psicologico individuale alle domande aperte che affronta l’uomo contemporaneo in relazione con la società in cui vive, soprattutto in termini di scelte politiche. Sono temi sempre più ricorrenti nei teatri (soprattutto quelli “off”) di tutte le città italiane: dato che il teatro è da sempre un’efficace cartina tornasole della società in cui vive, crediamo che la semplice constatazione della presenza massiccia di spettacoli legati a questi temi dovrebbe farci riflettere.

Progetti per il futuro?

Il nostro sogno nel cassetto è quello di condividere le nostre pratiche e fare rete con artisti e spettatori, trovare nuovi spazi, nuove idee, nuove storie. Attraverso i laboratori teatrali, le collaborazioni artistiche e il festival NET, che è diretta espressione di queste esigenze, abbiamo capito che le persone rispondono entusiasticamente alla promozione artistica dal basso che si traduce in un avvicinamento al teatro come rito di comunità e non come “hobby”, un rito salvifico che unisce e pulisce. Dunque, cosa augurarci per il futuro? Di fare di più e meglio.

Fonte immagine: ufficio stampa 

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