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Eroica Fenice

Il cielo in una stanza al Piccolo Bellini, la Napoli racchiusa tra quattro mura

Il cielo in una stanza al Piccolo Bellini, la Napoli racchiusa tra quattro mura

Dal 26 dicembre al 6 gennaio,  andrà in scena Il cielo in una stanza al Piccolo Bellini, nuova fatica della compagnia teatrale partenopea Punta Corsara.
Scritto e diretto da Emanuele Valenti, l’opera vede al testo la collaborazione di Armando Pirozzi, ed è interpretato da  Giuseppina Cervizzi, Christian Giroso, Sergio Longobardi, Valeria Pollice, Emanuele Valenti, Gianni Vastarella.
Lo spettacolo è prodotto da  Fondazione Teatro di Napoli – Teatro Bellini, 369gradi.

Il cielo in una stanza al Piccolo Bellini: quando gli alberi sono caduti

[…]Napule r’ ‘u Priatorio,

Napule lapetiate,

Napule r’ ‘u scuretorio,

Napule ce sta o’ sole[…]

Tratto da Napucalisse di Mimmo Borelli

Non si perderà qui tempo a parlare della Napoletanità e della sua presunta esistenza, d’altronde non gli concedono alcunché gli autori e gli attori della pièce.
Parleremo, molto sommariamente, della vita di un Napoletano posta in condizione di essere in confronto alla vita di qualunque, qualunque altro abitante di una qualsiasi città di questo nostro bel paese.
Si discuterà, approfondirà la natura di un uomo quando esso, nonostante tutta la sua buona volontà e predisposizione mentale e culturale alla vita savia, viene spinto, relegato ad uno status primitivo dell’essere.

S’osserveranno i riti a cui esso si attiene con precisa ripetizione ogni giorno, sia esso stare attento a non spingere troppo una porta per non vedergli cadere addosso l’intero soffitto o cominciare fermamente a credere in ogni cosa, pure la più stupida, improbabile e, sì, primitiva, pur di poter continuare a campare, pur di poter continuare a trovare un senso in quel suo vivere, in quella sua esistenza che paragonata a quella altrui latita di ogni ragione e logica.

Con Il cielo in una stanza al Piccolo Bellini, non ci sarà spettacolo in questi giorni, ma trattato, apologia di una parte onesta di un popolo, confrontata con la sua parte e i suoi istinti peggiori, al fine proprio di dimostrarne la più concreta differenza.
Nessuno sarà libero di andarsene finché l’ultima riga non sarà posta sul foglio e la penna posata, ammettendo sempre che sia possibile porre una fine all’infinita storia di un popolo.

Seppur sommersi, sconfitti, abbattuti, certi umani sanno trovare in se stessi forze oscure al momento giusto, quasi soprannaturali, per trovare per se stessi una forma di giustizia, di pace, che ad altri può apparire solo come pura follia o grottesca realtà. Questo è il peso dell’eredità di un Napoletano, il quale canta e balla nel momento più nero della sua vita, non perché ci creda chissà poi quanto veramente, ma perché così gli è stato insegnato a fare.

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