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Il colloquio | Il Collettivo LunAzione al Piccolo Bellini

Il colloquio

Dal 24 al 29 maggio va in scena al Piccolo Bellini Il colloquio. Uno spettacolo partorito dalle menti del Collettivo LunAzione, ispirato dalle complesse modalità di ammissione ai colloqui periodici con i detenuti del carcere di Poggioreale.

Il colloquio è una messa in scena venuta fuori da un originale lavoro d’improvvisazione da parte dei tre attori principali: Renato Bisogni, Alessandro Errico, Marco Montecatino. Incuriosito dalla visione del film Il loro Natale di Gaetano Di Vaio, il Collettivo trascorre mesi e mesi di totale immersione, prima nel contesto del carcere, intervistando madri e compagne dei detenuti, poi nella dimensione finzionale del teatro, che riesce abilmente a trasporre la cruda realtà in arte pura.

Il colloquio, diretto da Eduardo Pietro, ha vinto il Premio Scenario Periferie 2019.  La stessa partecipazione in concorso ne ha favorito la maturazione da un progetto frammentario a un’autentica opera completa. I riconoscimenti ricevuti ne dimostrano l’effettivo valore: è, inoltre, finalista a In-Box 2021 e vincitore al Premio Fersen alla regia nel 2021.

Stavolta colloquiamo con le donne: sentiamo cosa hanno da dire o da imprecare

Sul palco tre uomini, non interamente travestiti da donne, ma femminei a tutti gli effetti: nelle movenze, nel tono di voce, nella capacità unica di interpretare il prototipo della moglie napoletana. Una scelta davvero arguta quella di giocare sui ruoli. Le figure femminili, per sempre legate al destino dei loro cari, costrette silenziosamente ad accettare la loro misera posizione, prendono finalmente la parola e urlano e si dimenano. Nei picchi di ira inaspettatamente tirano fuori voci maschili, con una tale veemenza e brutalità che stupisce e diverte.

Le battute, realmente pronunciate dalle signore in fila fuori al carcere di Poggioreale, vengono portate allo stremo e spettacolarizzate. Chiaro è che queste donne rappresentano uno scenario infelice che necessita di essere raccontato. Ecco che con amara comicità, sul palco del Piccolo Bellini, ci si trova di fronte a delle amanti di cristallo nei panni di forzuti giovani. La fragilità dei loro cuori intenerisce e insinua dubbi sul livello di conoscenza che abbiamo di determinate realtà. Cresce negli spettatori la consapevolezza di quanto siano effettivamente vicine. Si tratta di condizioni ineluttabili? Forse ancora per molto, ma rappresentarle è un modo per risollevarle dal fango sporco sotto cui sono state per troppo tempo nascoste.

Tre attori magnetici ed eccezionali recitano il ruolo di protagoniste, presentando tre diverse generazioni: una signora di età matura, una giovane madre e un’altra che sta per diventarlo. Ognuna con la sua storia e il suo sogno infranto. Una sogna di fare la cantante, un’altra l’attrice, la più adulta, nonché la più cinica e saggia, con realismo spietato le riporta a terra. La signora ha imparato a sopravvivere, ha gettato via le armi e annunciato la sua resa, e con un’ironia irresistibile prova a vendere qualsiasi oggetto di suo possesso per “tirare a campare”. Lei è scaltra e imperturbabile, apparentemente la più dura, ma in realtà nasconde una sofferenza indicibile.

Si ride a crepapelle ascoltando le espressioni in dialetto verace. Con un repentino cambio di tono, lo scenario d’improvviso si rabbuia, tutto intorno si scurisce e rimangono illuminati solo i tre volti, afflitti e stremati. Si entra letteralmente nella testa dei personaggi. Le loro domande diventano anche le nostre: qual è il confine tra condanna e umiliazione? La delinquenza nasce come risposta ad ambienti e mentalità chiusi e limitanti? C’è possibilità di salvarsi volando via?

Soluzioni immediate non vengono fornite. Le donne continuano ad essere vittime di mariti irresponsabili, le cui azioni sono giustificate ancora da un impeto irrefrenabile, considerato peculiare caratteristica maschile. Qui l’ordine stabilito viene, però, sovvertito: sono le figure femminili ad aizzare la rivolta. Sono loro le vere ribelli, al pari dei maschietti, teppisti e passaguai.

Fuori e dentro il cercare di Poggioreale sembra di stare a Chernobyl, ma, durante la penosa attesa, lo sguardo sensibile delle tre malcapitate ancora riesce a scorgere una porzione di cielo, come quello che si vede “Ncopp ‘o Vesuvio”.

Il Collettivo LunAzione con Il colloquio lancia un messaggio potente come un missile, capace di andare lontano e di trapassare cuori e menti.

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A proposito di Chiara Aloia

Chiara Aloia nasce a Formia nel 1999. Laureata in Filologia moderna.

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