“Gli farò vedere che cosa sa fare un uomo
e che cosa sopporta un uomo”
Sebastiano Somma, nella doppia veste di regista e interprete, porta sul palco del Teatro Arcobaleno Il vecchio e il mare, uno dei testi più amati della letteratura americana; proprio quel testo che valse a Hemingway il premio Pulitzer e poi, con tutti gli altri suoi capolavori, il Nobel per la Letteratura.
Indice dei contenuti
Dettagli dello spettacolo teatrale
| Elemento | Descrizione |
|---|---|
| Titolo Opera | Il vecchio e il mare |
| Autore Originale | Ernest Hemingway |
| Regia e Protagonista | Sebastiano Somma (Santiago) |
| Co-protagonista | Cartisia Somma (Manolin) |
| Musiche dal vivo | Riccardo Bonaccini (violino), Liberato Santarpino (violoncello) |
| Teatro | Teatro Arcobaleno, Roma |
Il vecchio e il mare di Sebastiano Somma

Pubblicato per la prima volta sulla rivista Life il 1 settembre 1952, il racconto di Hemingway rivive nella lettura recitata a due voci di Sebastiano Somma e di Cartisia Somma, nei panni del ragazzino Manolin, accompagnata dai musicisti Riccardo Bonaccini, al violino, e Liberato Santarpino, al violoncello.
Una scenografia scarna con, in primo piano, la scultura di un pescespada fatto a pezzi, di cui restano solo la testa e la coda e nel mezzo una lisca spoglia. Sul fondo un quadro con un’icona sacra, una sedia su cui il vecchio Santiago siede di spalle con una coperta logora addosso e, di lato, sul palcoscenico, Manolin disteso a terra.
Il vecchio e il mare di Hemingway: trama e temi
Il testo è quello che lo scrittore americano scrisse nel 1951, traendo ispirazione dall’articolo On the Blue Water: A Gulf Stream Letter pubblicato nel 1936 sulla rivista Esquire. Questo breve racconto aveva per protagonista un vecchio pescatore cubano che riesce ad agganciare un grande marlin. Il pesce, nel tentativo di liberarsi, trascina la barca a largo, tanto da costringere il pescatore a finirlo dopo una lunga e logorante lotta.
Ne Il vecchio e il mare, Santiago non riesce a pescare da ottantaquattro giorni. La sua cattiva fama lo precede a tal punto che il giovane Manolin, che da lui ha appreso tutto ciò che sa sulla pesca, è costretto dai genitori a cercare lavoro altrove, dato che la pesca con Santiago non frutta utili.
Santiago, però, “sogna i leoni”. Non si arrende ai colpi dela sorte né all’opinione che gli altri hanno di lui. Con la sua piccola imbarcazione si spinge a largo, violando la sua stessa fortuna. Lui, che sfortunato qual è dovrebbe temerla più di ogni altra cosa al mondo, sfida la sorte e trae da questa sfida il vantaggio di captare la strada vincente. Quando riesce a far abboccare il marlin, dà il via a una sfida personale contro l’enorme creatura che combatte per sopravvivere. Una sfida di sopravvivenza sia per Santiago, che sfida la limitatezza stessa dell’uomo sia per il pesce, che lotta contro il pescatore e contro gli squali che, a pezzi, lo sbranano, fino a lasciargli intatti solo la testa e la coda. Tutti e due lottano strenuamente contro qualcosa che non possono vedere ma solo immaginare. E si sa che l’immaginazione ingigantisce qualunque cosa.
La lotta dell’uomo contro l’ignoto

L’immagine di Santiago che si dimena per trattenere il pesce ed evitare, prima, che scappi e poi che sia dilaniato dagli altri pesci non è la classica metafora della sfida dell’uomo contro la natura, ma l’immagine di una sfida con la natura: “fianco a fianco lottiamo, come fratelli”. Non esiste alcuna natura maligna, esistono solo creature ugualmente destinate a soccombere sotto forze superiori e interiori imperscrutabili e imprevedibili; ed esiste, contestualmente, l’illusione di poterle controllare con la volontà. “Mi piacerebbe vederlo un momento per sapere contro cosa devo combattere”.
Il dramma di Santiago: solitudine e dignità
Tanto è l’amore che Santiago ha per il mare che lo chiama, come fanno gli spagnoli, la mar, al femminile, come fa chi ne è innamorato. Anche per lo stesso pescespada Santiago prova empatia e compassione, quasi come se ne condividesse il dramma. Il dramma di solitudine, di sofferenza e di perenne vulnerabilità. Il pescatore, tuttavia, sa di non poter combattere contro la sua stessa natura. L’orgoglio che connota ogni essere umano lo spinge continuamente oltre i limiti a lui imposti per ritrovare la sua dignità di uomo del mare. Deve uccidere il marlin per dar prova del suo valore e deve vincere contro gli squali, che rischiano di sottrargli il trofeo. “L’uomo non è fatto per la sconfitta. L’uomo può essere ucciso, ma non sconfitto”, confessa a se stesso, mentre riconosce l’angoscia che prova per aver ucciso il pesce.
Se almeno avesse la compagnia di Manolin, se almeno potesse essere ancora il suo maestro di vita e di pesca, avrebbe una ragione per andare avanti e un motivo per continuare a lottare. Per questo, la lotta di Santiago diventa il tentativo estremo di mostrare al ragazzo – e a tutti gli altri – il frutto della sua impresa, così da convincerlo di poter essere ancora un esempio da seguire e un compagno di viaggio. Cartisia Somma riesce, in poche battute, a trasmettere tutta la dolcezza, la stima e la comprensione che emerge dal rapporto tra Santiago e Manolin; un rapporto che Hemingway descrive come complesso, complice, autentico, fonte di conforto e sprone per entrambi i personaggi.
L’interpretazione di Sebastiano Somma

L’interpretazione di Sebastiano e Cartisia Somma riesce a rivelare, senza forzare il testo, tutte le sfumature di colore e di significato di cui la storia di Santiago e di Manolin è carica: dalle espressioni di dolore silenziose ma intense del pescatore alla fiducia dolce con cui il ragazzo lo segue; dalla consapevolezza di non avere né fortuna né risorse all’immaginazione con cui riescono a raccontarsi, a colpi di battute, una vita piena di bellezza; dalla fede superstiziosa dei pescatori al disamoramento che li coglie nella solitudine.
Al termine della rappresentazione, Riccardo Bonaccini e Liberato Santarpino hanno omaggiato il pubblico di un delicato brano di Ennio Morricone tratto dalla colonna sonora di Nuovo Cinema Paradiso, eseguito dal vivo.
Al termine delle quattro repliche del testo de Il vecchio e il mare, la stagione del Teatro Arcobaleno continua con lo spettacolo pirandelliano L’uomo, la bestia e la virtù, in programma dal 30 gennaio.
Immagini fornite dall’ufficio stampa

