Un interrogatorio, due verità che si inseguono e un amore impossibile da contenere. In casa con Claude 2.0 scava nel buio delle relazioni ferite, mettendo a nudo il bisogno di essere amati e il terrore di esserlo davvero. In scena al Teatro Belli dal 4 al 7 dicembre 2025.
C’è un tipo di teatro che non ti lascia scampo.
Uno spazio chiuso delimitato da specchi, due persone, nessuna via di fuga. La verità non arriva frontalmente, ma a spirale, per piccoli frammenti, finché lo spettatore non si ritrova immerso in un vortice emotivo di confessioni, ombre e contraddizioni. In casa con Claude 2.0 appartiene esattamente a questa categoria: un thriller psicologico che si consuma in una stanza, ma esplode nell’immaginazione del pubblico.
Lo spettacolo in scena al Teatro Belli, ispirato al celebre testo “being at home with Claude” di René-Daniel Dubois, adattamento e regia di Giuseppe Bucci, porta in scena un interrogatorio serrato e claustrofobico, tra un giovane escort e un commissario di polizia. Non è la ricerca di un assassino, ma delle motivazioni che lo hanno spinto a compiere l’atto estremo. E la risposta non è lineare, né logica, né facilmente accettabile.
In casa con Claude 2.0: la storia
La vicenda ruota attorno a Yves (Matteo Santorum), un ragazzo omosessuale che si prostituisce per vivere, a diretto confronto con un ispettore di polizia che lo interroga (Enrico Sortino).
Una notte muore uno dei suoi clienti, un giovane uomo perbene. L’escort fugge, termina la notte secondo i suoi rituali, poi chiama la polizia e si consegna spontaneamente.
Perché? Cosa è accaduto davvero in quella casa? Avrebbe potuto provare a farla franca. E invece no.
È ciò che l’ispettore cerca di capire, ed è ciò che lo spettatore scopre lentamente, dettaglio dopo dettaglio, attraverso un racconto che non è mai fluido. Lo spettacolo non mostra chiaramente immagini, ma le suggerisce attraverso luci e ombre che si alternano dentro e fuori dai protagonisti. La verità sembra vicina, poi sfugge, poi torna a galla più disturbante di prima.
“In casa con Claude 2.0” è una storia dalla natura cangiante, grazie ai protagonisti e alle loro voci che si sovrappongono e si contraddicono e alle immagini distorte che emergono dal vissuto del giovane escort. L’interrogatorio diventa una danza, a tratti brutale, tra controllo e vulnerabilità, tra pulsione e paura, tra desiderio e annientamento.
Chi è Claude? Amore, identità, desiderio

Il tema centrale dell’intera opera è il bisogno disperato di essere visti, riconosciuti, amati.
E allo stesso tempo, la terrificante paura di ciò che l’amore può provocare.
Il protagonista di In casa con Claude 2.0 è un ragazzo che ha sempre vissuto ai margini, nel corpo e nell’anima. Non ha mai ricevuto amore, né protezione, né uno sguardo che non fosse di giudizio o desiderio. E anche il desiderio e la voglia, dopo essere passate attraverso il suo corpo, si tramutano in disprezzo e rifiuto. Messo sempre alla porta dopo l’atto, si ritrova a vagare per le strade della città e della sua anima, incontrando in ogni angolo buio un potenziale annientamento del sé. In questo scenario di desolazione e pericolo, accade che, quando finalmente incontra qualcuno che lo guarda davvero, che lo tratta con dolcezza, che lo sceglie, tutto si sgretola.
Perché?
Quando l’amore spaventa più dell’odio
Esiste un paradosso invisibile ma incalzante che attraversa l’opera e i suoi protagonisti visibili e invisibili: chi non è mai stato amato vive l’amore come una minaccia.
Quando la vita insegna che il mondo è un luogo ostile, la possibilità di essere accolti nel cuore di qualcuno può generare un panico profondo. Non viene riconosciuto come “familiare”. Non lo si sa gestire. Non si crede di meritarlo.
Quando nella vita arriva qualcuno ad amare davvero e disposto ad accogliere, può emergere un impulso di fuga o, nei casi più complessi, di distruzione.
Distruggere la relazione. Distruggere l’altro. Distruggere sé stessi. È questo che è accaduto nella mente di Yves?
Perché l’amore richiede fiducia. E la fiducia è impossibile se il mondo è sempre stato un luogo poco sicuro.
In casa con Claude 2.0 mette in scena una frattura: il terrore di lasciarsi andare, di essere vulnerabili, di consegnarsi a un sentimento che può trasformare, salvare o annientare. È un’opera che parla di relazioni degradate, di traumi irrisolti, ma soprattutto del desiderio disperato di essere visti e della paura altrettanto disperata che qualcuno abbia davvero occhi per vedere.
In casa con Claude 2.0: il gioco degli specchi
La scelta di ambientare l’intera narrazione nell’interrogatorio accentua la tensione già forte della storia.
Due attori, una stanza, nessuna distrazione: lo spettatore è intrappolato nella stessa rete emotiva del commissario: vuole sapere, vorrebbe chiedere, vive l’ansia che la giornata finisca senza aver dato una risposta alle domande. Sperimenta l’angoscia di risvegliarsi nell’incoscienza e nel loop emotivo, come il ragazzo che si è reso protagonista del delitto.
Il ritmo dello spettacolo alterna momenti di brutalità a confessioni intime, trasformando la scena in un campo di battaglia tra ciò che il protagonista crede di essere e ciò che emerge dalla sua memoria frammentata.
Il clima è di costante ambiguità: ciò che viene detto è reale? È un ricordo distorto? È un delirio? Una verità parziale? Una menzogna? Oppure un disperato tentativo di controllare il proprio dolore?
Nella stanza dell’interrogatorio di In casa con Claude 2.0 non avviene la ricostruzione del fatto, ma la ricostruzione dell’anima.
Si tratta di quei casi in cui il teatro che non accarezza ma colpisce.
Succede ogni volta che si parla di marginalità, di desiderio spezzato e ricerca di identità. Nel testo originale scritto negli anni Ottanta e ambientato negli anni Sessanta, come oggi. Le connotazioni temporali, in questi casi, perdono di senso e la distanza tra le generazioni e le epoche si assottiglia.
Succede anche quando si mette in scena la parte più fragile dell’essere umano: quella che vorrebbe essere amata e allo stesso tempo ne ha una paura folle.
Teatro Belli, Roma
4|7 dicembre 2025
Fonte immagini: locandina ufficiale e foto fornita da Ufficio Stampa

