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Eroica Fenice

la grande magia di Lluìs Pasqual

La Grande Magia, Lluìs Pasqual mette in scena Eduardo

La grande magia di Eduardo De Filippo in scena al San Ferdinando di Napoli, dal 17 ottobre al 10 novembre, regia di Lluìs Pasqual

Cos’è la vita se non un giuoco?

Si apre il sipario, in alto le luci fucsia di un neon recitano Hotel Metropole e si accende un’atmosfera che Wes Anderson non faticherebbe a sentire opera sua. É il vociare di alcuni avventori che ci presenta Calogero Di Spelta e la consorte Marta, secondo una logica del tutto pirandelliana: gli altri visti dagli altri. Geloso lui, fedifraga lei, coinvolti in un giuoco di magia. Ma cos’è la vita se non un giuoco?

Si sa, la necessità aguzza l’ingegno e sarà la necessità di evadere dalle strette maglie soffocanti della famiglia, la necessità di fuggire dalla morsa di quell’uomo che ha smesso di essere marito quando è diventato marito a scomodare la magia, il professor Otto Marvuglia, mago e ciarlatano di professione, che s’ingegnerà in uno spettacolo per far “sparire” la donna e consentirle di fuggire con il suo amante. E così, davanti a uno specchio, che riflette, scompone, moltiplica la realtà, il mago, un Nando Paone che giganteggia sulle tavole del San Ferdinando, coinvolge gli Spelta in un giuoco di parti in cui si fondono comicità e tragicità. Ma cos’è la vita se non un giuoco?

L’esperimento funziona così bene che Marta sparirà per quattro anni, rinchiusa in una scatola agli occhi di Calogero, a spassarsela per il mondo con l’amante agli occhi di tutti. Secca la conclusione del brigadiere: Curnuto è.  Il tempo passa e la scatola di Calogero resta chiusa, e intrappolate vi restano chiuse le illusioni di fedeltà di Marta, e il giuoco continua. Ma cos’è la vita se non un giuoco? 

Un gioco nel gioco, una finzione teatrale che, come ripeteva spesso Eduardo, ha maggiore verità della vita stessa, dove spesso gli uomini sono incastrati nelle sagome delle maschere che indossano, finendo con il vivere non nell’essere, ma nell’avere. Il tempo passa e diventa bianca la nera chioma di Calogero, un istrionico Claudio Di Palma, che armato di indicibile talento, fa ridere, sorridere, piangere, riflettere, perplimere, portando il scena il poliedrico spettacolo dei sentimenti di cui un uomo sa essere capace. Quella chioma bianca che rischia di rompere l’illusione del tempo che non esiste se non nella nostra mente, l’illusione del giuoco. Ma che cos’è la vita se non un giuoco?

Un Eduardo particolarmente vicino a Pirandello quello de La grande magia (regia di Lluìs Pasqual)

Il tempo passa e l’immagine mnemonica di moglie che torna compare sulla scena: Marta, pentita del suo gesto è tornata da Calogero. Uno strappo nel cielo di carta, lo definirebbe Pirandello; un fantasma, lo definirebbe De Filippo. I fantasmi non esistono. I fantasmi siamo noi, ridotti così dalla società che ci vuole ambigui, ci vuole lacerati, insieme bugiardi e sinceri, generosi e vili. E così, proprio quando il giuoco sembra stia per finire, quando Marta mette a nudo se stessa e le sue colpe, Calogero rifiuta di riconoscerla, preferendo alla realtà della situazione l’illusione di una moglie fedele, custodita in quella magica e inseparabile scatola. L’illusione come antidoto alla realtà. E così, in un concitato monologo, il folle e mai così savio Calogero, con la sua ombra alle spalle e la scatola serrata tra le mani, ricomincia il giuoco.

Ma che cos’è la vita se non un giuoco?

Fonte immagine: https://www.napolidavivere.it/2019/10/18/la-grande-magia-di-eduardo-de-filippo-al-teatro-san-ferdinando-a-napoli/

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