Le cinque rose di Jennifer al Teatro Bellini | Recensione

Le cinque rose di Jennifer

Le cinque rose di Jennifer di Annibale Ruccello torna in scena a grande richiesta al Teatro Bellini di Napoli dall’ 1 al 6 ottobre. Regia di Gabriele Russo con Daniele Russo e Sergio del Prete

Jennifer, interpretata da Daniele Russo, è un femminiello della Napoli degli anni 80. Non aspetta altro che una chiamata da Franco, l’ingegnere di Genova con cui ha avuto una notte di passione e che sembra essere sparito nel nulla, dopo aver alimentato tante speranze su una possibile vita insieme.  “Io non posso passare una vita al telefono”, esclama Jennifer. Eppure, nell’attesa dello squillo del telefono, a colmare il vuoto delle sue giornate c’è solo una foto del suo innamorato da stringere al petto.

Il ruolo di Anna

Anna, interpretata da Sergio del Prete, è l’altro personaggio presente sul palco. In un primo momento è nell’ombra e pare mimare i turbamenti di Jennifer, in seguito compare sulla scena: è l’altro femminiello che bussa alla sua porta e va a trovarla a casa. Anna è sola come Jennifer, con solo la gatta Rosinella a farle compagnia. Le due bevono il caffè insieme e si scambiano aneddoti inventati sulle proprie vite, ma non appare chiaro chi sia realmente. Tante le domande a cui non è possibile rispondere: Anna esiste davvero o è solo nell’immaginario di Jennifer? Come sottolineato dal regista Gabriele Russo, Le cinque rose di Jennifer «non è un testo su cui sovrascrivere ma in cui scavare, per tirare fuori sottotesti, possibilità, suggestioni, dubbi».

Le cinque rose di Jennifer: una storia di solitudine ed emarginazione

Nella Napoli degli anni 80 si consuma una spirale di violenza: a piede libero c’è un serial killer che ha preso di mira i travestiti del quartiere. Il modus operandi è sempre lo stesso: cinque rose rosse vengono lasciate sul corpo di ogni cadavere. Cinque efferati omicidi, poi sette, e infine dieci: lo spettatore è calato in un’climax di angoscia e tensione, dove ci si chiede se la prossima vittima non sarà forse proprio Jennifer.

E Jennifer, nella sua condizione di emarginata sociale, non può che essere scettica sull’esistenza di un Dio e soprattutto sul presunto amore che egli nutre per le sue creature: “Dio, Dio…ci ha creato e poi se n’è scurdat’”, esclama infatti. Solo nascosta tra le quattro mura di casa riesce ad essere se stessa, seduta davanti alla toeletta da trucco e agghindata in abiti voluttuosi.

Jennifer, simbolo delle contraddizioni umane, rifugge la solitudine, eppure nella conversazione con Anna finge di star bene anche sola, libera dai legami e padrona di poter fare ciò che le pare e piace, senza dar conto a niente e nessuno. Daniele Russo interpreta magistralmente i diversi stati d’animo di Jennifer, passando dal turbamento all’inquietudine, dall’euforia alla disperazione, che talvolta maschera con un grottesco sorriso. Un personaggio sfaccettato, quello di Jennifer: sensibile, vanitoso, fragile, romantico, caotico.

Io nun voglio sta’ sule”, – Io non voglio stare solo – ripete più volte Jennifer prima di compiere il gesto estremo. La solitudine che la tormenta è una condizione universale: gli esseri umani sono fatti per amare, e, come canta Nada, “Cos’è la vita / senza l’amore / È solo un albero / che foglie non ha più”.

Le cinque rose di Jennifer: musica, scenografia e costumi

La radio è l’unica voce che riempie le effimere giornate di Jennifer, fatte di attesa e struggimento. Il progetto sonoro, curato da Alessio Foglia, contrappone da un lato la voce del radiogiornale e le notizie relative agli omicidi del serial killer, dall’altro Radio Cuore Libero con le dediche delle telespettatrici, in un paradossale contrasto tra amore e morte.  Jennifer canta il suo amore e i suoi sentimenti tramite le canzoni di grandi artiste della musica italiana. Tra i brani, Bambola di Patty Pravo, la cui voce accompagna Jennifer durante la sua “trasformazione”, mentre veste gli abiti femminili che la rendono finalmente libera. Si spalma sul viso un rossetto rosso fuoco e un cerone bianco, avvolta negli incantevoli costumi realizzati da Chiara Aversano: si spoglia degli abiti maschili, restando in una tutina rosa e calze a rete, con una sontuosa vestaglia di tulle rossa e rosa a coprirgli le spalle. Infine, sulle note di Quattro vestiti di Milva, indossa un lungo abito nero, per intonarsi “all’ombra dei ricordi” che la tormentano da ormai tre mesi.

Al suo Franco dedica invece Se Perdo Te:” se perdo te, cosa farò / Io non so più restare sola / Ti cercherò e piangerò / come un bambino che ha paura”, canta sempre Patty Pravo. Tra le altre interpreti, Mina, Romina Power e Ornella Vanoni.

La scenografia, di Lucia Imperato, mostra un grande disordine che rivela tanto del caos interiore che vive dentro la protagonista: un divano di velluto rosso con i cuscini talvolta rovesciati a terra, il pavimento cosparso di oggetti, come i tacchi che indossa con disinvoltura. Sul tavolo invece troneggia il vaso con le cinque rose rosse comprate da Jennifer per il suo Franco, mortifero presagio del tragico finale.

 

Le cinque rose di Jennifer, in scena al Teatro Bellini di Napoli fino al 6 ottobre, è uno spettacolo intenso, che mette in scena una solitudine che investe lo spettatore e continua a risuonare anche dopo la sua conclusione: un’opera struggente, che ha fortemente meritato i calorosi applausi del pubblico.

 

Informazioni utili

Le cinque rose di Jennifer: dal 1 al 6 ottobre 2024

Opera di Annibale Ruccello

con Daniele Russo, Sergio Del Prete

Regia di Gabriele Russo

Scene Lucia Imperato

Disegno luci Salvatore Palladino

Costumi Chiara Aversano

Progetto sonoro Alessio Foglia

Vendita biglietti online: https://teatrobellini.it/spettacoli/le-cinque-rose-di-jennifer-175-315/

 

Fonte immagine in evidenza: Ufficio Stampa

Altri articoli da non perdere
Radio Macbeth: Orwell e Shakespeare al TRAM | Recensione
Radio Macbeth

Per due giorni, dal 31 ottobre al 1° novembre, la scena del Teatro TRAM di Napoli è stata conquistata da Scopri di più

Al Teatro Sistina torna finalmente in scena West Side Story
Locandina West Side Story al Sistina

Il Teatro Sistina ripropone finalmente  in scena dal 6 al 16 giugno il musical che ha fatto innamorate centinaia di Scopri di più

One song – Historie(s) du Théâtre IV | Recensione
One song

Miet Warlop, artista visiva belga, porta al Bellini One song – Historie(s) du Théâtre IV dal 28 maggio al 2 Scopri di più

Mario Perna e Raymond Carver al Napoli Teatro Festival
Mario Perna e Raymond Carver al Napoli Teatro Festival

Il Napoli Teatro Festival ci regala un altro piccolo gioiello con il dramma di Mario Perna Una cosa piccola ma Scopri di più

Le false apparenze al Teatro Argentina, tra inganno e desiderio
LE-FALSE-CONFIDENZEph-Manuela-Giusto

Dal 14 aprile il Teatro Argentina di Roma ospita Le false apparenze di Pierre de Marivaux, uno dei testi più Scopri di più

Primo sangue, scherma e rancore fraterno al TRAM
Primo sangue, rancore fraterno al TRAM

Recensione di Primo sangue, regia di Mirko De Martino, con Orazio Cerino e Errico Liguori Una spada. Una palestra e Scopri di più

Condividi l'articolo!

A proposito di Francesca Arfè

Laureata in Lingue e Culture Comparate, attualmente studentessa magistrale di Lingue e Letterature Europee e Americane. Bilancia ascendente Acquario con la testa tra le nuvole e il naso tra i libri. Dispensa consigli di lettura agli indecisi sul suo profilo Instagram @chicchedilibri. Cofondatrice di #PagineDaYamato, gruppo di lettura su Telegram dedicato al Giappone in tutte le sue sfaccettature.

Vedi tutti gli articoli di Francesca Arfè

Commenta