Lo scorso weekend, il 5 e il 6 dicembre, nel cuore del centro storico di Napoli, presso il teatro TRAM, ha avuto luogo lo Eterno ripetersi banale della compagnia A.D.D.A. di Livorno. Lo spettacolo, di Leonardo Ceccanti e la regia di Matteo Ceccantini, è stato vincitore del Festival Inventaria 2025.
Eterno ripetersi banale: il cuore della trama
La rappresentazione teatrale che vede protagonisti Leonardo Ceccanti, Matteo Ceccantini e Matteo Risaliti potrebbe definirsi un vero e proprio esperimento sociale, un’indagine che viene in qualche modo condivisa con il pubblico. È uno spazio in cui lo spettatore si intrattiene e al tempo stesso partecipa ad un concetto di teatro che chiede in maniera palese di immaginarsi al centro della scena.
Eterno ripetersi banale vuole discutere la società nella sua cristallizzazione, dove ogni cosa che accade e ogni tentativo di elevare l’ordinario allo straordinario è in realtà già stato vissuto in larga scala, è prevedibile, replicabile e in qualche modo anche confortevole. D’altro canto c’è però una questione importantissima: tutto ciò che è riconoscibile dunque non può essere autentico. Attenzione: “tutto ciò che è riconoscibile non può essere autentico!” – Quanto di ciò che fa parte della quotidianità può essere messo in discussione da questa prospettiva?
Il tema centrale dello spettacolo è proprio questo: se non c’è spazio per l’autenticità, cosa rende realmente ogni individuo diverso da tutti quanti gli altri?

L’interpretazione dei tre attori è stata accompagnata da una scenografia essenziale e simbolica: due sgabelli, un leggio, abiti semplici, un quadrato di nastro adesivo sul pavimento a definire i confini della scena, di emozioni e pensieri che ad un certo punto smetteranno di averne. Le musiche di Eugenio Domenici e le luci, di Matteo Ceccantini e Anna Farina, hanno un ruolo fondamentale, permettendo di passare da una dimensione all’altra del racconto con estrema semplicità.
Eterno ripetersi banale: un nuovo modo di raccontare
La narrativa scelta dai protagonisti di Eterno ripetersi banale porta in campo una dicotomia tra l’autentico e il banale disfacendo il modo stesso di fare teatro, rompe la linearità degli eventi, utilizza colpi di scena e improvvisazioni che rendono l’idea di chi vuole discutere la convenzione: lo racconta e al tempo stesso lo dimostra.
In un primo momento la rappresentazione sembra volersi concentrare sull’apertura di questioni tese a rompere di volta in volta ogni aspettativa sull’opera. Inizia poi ad instaurarsi tra attori e pubblico un vero e proprio rapporto di intesa e anche collaborazione, ci sono momenti in cui i protagonisti interpellano gli spettatori che prendono in qualche modo man mano sempre più spazio.
È sicuramente nella seconda parte del lavoro che emerge il suo vero carattere, iniziano ad unirsi i punti e vengono alla luce delle sottigliezze che mettono in evidenza in maniera netta le capacità degli attori di intrecciare testo, sotto testo e l’ambiente reale.
Va inoltre riconosciuto ai protagonisti sicuramente il merito dell’improvvisazione e la capacità di trattenere un’alta attenzione del pubblico anche dinanzi a momenti di vero silenzio. Un gioco di eventi e riflessioni rende Eterno ripetersi banale uno spettacolo più che valido, ricco di sfumature e spunti di riflessione in grado di portare l’opera fuori dal teatro.

Prossimi appuntamenti al Tram
Non è roba per donne – dal 12 al 14 dicembre e dal 19 al 21 dicembre 2025
Lucciole – 9, 10, 17, 18 gennaio 2026
L’amour fou – 24,25,31 gennaio e 1 febbraio 2026
Fonte immagini: archivio personale

