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Eroica Fenice

lumache

Lumache, desideri e compromessi in una cena tête-à-tête al TRAM

Lumache è lo spettacolo di Pietro Juliano, andato in scena al TRAM da giovedì 20 a domenica 23 febbraio.

Lumaca: termine comune in lingua italiana con cui si indicano tutti i gasteropodi terrestri polmonati sprovvisti di conchiglia complessa e apprezzabile a occhio nudo, bensì rudimentale e nascosta nella massa di un mantello. 

Luci soffuse, un ristorante, un tavolo, un uomo e una donna, seduti l’uno di fronte all’altro. Compìta lei, smodato lui. Lei parla, lui ammicca. Scrittrice lei, editore lui. Lea Crivello (Cinzia Cordella) lei, Manuel Montedoro (Nello Provenzano) lui. Al centro, un piatto di lumache. 

Una semplice cena, apparentemente. Un conflitto di idee, a ben guardare. Lea è una scrittrice, dai saldi valori, alla disperata ricerca di qualcuno che pubblichi il suo ultimo romanzo. Manuel è un editore senza scrupoli, che fa della disperazione di Lea la sua forza. Il romanzo sarà pubblicato, ma non senza un prezzo da pagare. Sullo sfondo di questo serrato scambio di battute, princìpi, punti di vista, lui, il cameriere (Peppe Romano). Con la sua livrea, esperto conoscitore di vini e bevande, osserva la scena e, approfittando di un momento di solitudine con Lea, quasi assolvendo alle funzioni del vecchio coro della tragedia greca, si abbandona a una riflessione sul valore del tempo, sul desiderio, la voglia di inventare il presente.  

Perché in fondo è di questo che si tratta: del desiderio. Lea, che agghindata in gonna e tacchi, pensava di trovare in Manuel consenso e fiducia, trova in Manuel e a quel tavolo un interrogativo vecchio quanto il mondo: cosa si è disposti a fare per realizzare i propri desideri? Quanto si è disposti a scendere a compromessi? 

E pietanza dopo pietanza, bicchiere dopo bicchiere, ammiccamento dopo ammiccamento, accusa dopo accusa, difesa dopo difesa, vediamo lei, Lea, costretta per un’intera serata a subire l’arroganza e la natura viscida di chi le sta di fronte, uscire dal ristorante con lui. Non cederà? Cederà? Sullo sfondo, lo sguardo del cameriere, muto. In quel silenzio, parole su parole.  

Ma, in conclusione, le lumache che c’entrano? Il parallelismo tra la lumaca e l’uomo, dice il regista Pietro Juliano, nasce dal fatto che il frenetico susseguirsi di decisioni che questi ultimi sono chiamati a prendere, sia nel privato che nel pubblico, potrebbero rendersi meno nocivi e più fruttuosi se maturati con lentezza, al punto, evidentemente, da lasciare un segno più maturo e critico per le generazioni a venire. 

Fonte immagine: Ufficio Stampa.

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