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Eroica Fenice

Miseria e Nobiltà

Miseria e Nobiltà al Teatro Cilea

Miseria e Nobiltà di Eduardo Scarpetta, per la regia di Benedetto Casillo, sarà in scena al Teatro Cilea dal 26 al 29 marzo

La commedia, in assoluto accordo con quella della tradizione eduardiana, ruota intorno all’amore contrastato tra la giovane Gemma, ballerina del San Carlo e figlia di un cuoco arricchito, ed Eugenio, continuamente ostacolato dal padre, il nobile marchese Favetti, per le umili origini della donna. Eugenio, messo alle strette dal suocero, Gaetano Sommolone (Gennaro Morrone) che lo incalza per incontrare la sua famiglia, ricorre all’amico Felice Sciosciammocca, celebre maschera del teatro di Eduardo Scarpetta, per chiedergli di inscenare una farsa in modo tale da poter sposare la sua amata con il consenso, fasullo, delle famiglie. Sembra che tutto sia stato giostrato con arguzia ma la situazione precipita quando il vero marchese Favetti, sotto le mentite spoglie di Don Bebè, anch’egli innamorato della giovanissima Gemma, le fa visita per rinnovarle gli auguri di compleanno. Eugenio scopre, così, la vita segreta del padre e minacciandolo di rivelare la verità lo costringe ad acconsentire al suo matrimonio. Un finale che vede il congiungimento di altre due coppie: qualla di Pupella (Manila Aiello) e Luigino (Ettore Massa), e di Bettina (Ingrid Sansone) e Pasquale (Matteo Salsano).

Superfluo per Scarpetta, così come per Casillo, ribadire la loro maestrìa nel delineare la trama del gioco degli equivoci per avere come effetto la risata. Una risata che però appare amara nella reale fame, povertà e miseria nella quale versano le famiglie di Felice e Pasquale in una condizione sociale che spaventa sempre di più. L’incredulità dipinta sui volti, l’avvicinamento alla tavola dei commensali, la scena clou, degli spaghetti mangiati con le mani, si pongono come l’emblema di un popolo, di una realtà storica e tangibile, che ha dovuto patire la fame. La condizione di povertà profonda che attraversa le famiglie riesce ad acuire anche quelli che sono vecchi, e nuovi, malcontenti sia di coppia che di relazioni sociali, numerosi sono, infatti, i “complimenti” che per tutto lo spettacolo, si indirizzano Donna Concetta (Maria Del Monte) e Luisella (Patrizia Capuano).

La miseria è utilizzata come discriminante per i rapporti amorosi che si appiana sono nell’epilogo finale, e la stessa povertà è riscattata dal “misero” Felice nella celebre frase: La vera miseria è la falsa nobiltà.

Il lavoro di Benedetto Casillo può considerarsi egregiamente riuscito perchè, proprio nei lunghi applausi finali, il pubblico ha definitivamente decretato, non solo l’assoluta bravura degli attori, ma anche, quanto non si sia avvertita la nostalgia e il distacco dai due lavori, teatrale e televisivo, che l’hanno preceduto e reso celebre. Inoltre, è riuscito a ricreare con lo spettatore un così stretto e profondo rapporto di intimità che ha portato il pubblico, in varie parti della piéce teatrale, ad anticipare le battute dei protagonisti sottolineando ed enfatizzando i momenti salienti della comicità eduardiana.

Miseria e Nobiltà ha così trovato nella versione di Benedetto Casillo una lettura sì conforme all’originale ma che dà la possibilità di essere sempre un lavoro teatrale assolutamente attuale, sempre. La miseria si può intendere, di fatti, sia, dal punto di vista materiale e, dunque, si sottolinea la vicenda generale che vede la mancanza, da parte delle due famiglie, di strumenti per poter riscattarsi dalla povertà; sia dal punto di vista sentimentale, come l’impedimento che non permette la realizzazione dell’amore.

La saggezza del misero Felice e la semplicità dell’arrichito Gaetano riusciranno a sciogliere i nodi della complicata trame dando ai giovani (e non) la possibilità di affermare la loro volontà.

Jundra Elce

-Miseria e Nobiltà al Teatro Cilea-

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