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Eroica Fenice

MONTANINI

Montanini: ruggiti e sterzate di fruste al Teatro Nuovo di Napoli

Incastonato nel cuore pulsante di Napoli, il Teatro Nuovo ieri sera ha ospitato l’ottavo monologo, dal titolo Quando stavo da nessuna parte, di un gigante della Stand up Comedy, Giorgio Montanini.
Il palco si trasfigura in un posto vero e autentico, dove la recita paradossalmente non è recita rispetto a quella che noi spettatori, per un paio d’ore circa, ci lasciamo alle spalle, fuori, nella vita “reale”.

Giorgio Montanini e il suo spettacolo “Quando stavo da nessuna parte”

Giorgio Montanini si laurea in Scienze della Comunicazione di Impresa e Marketing. A ventisette anni lascia tutto e inizia a fare l’attore. Poi si annoia nuovamente, molla e si mette a fare il comico.

Giorgio è uno spirito indomito.

In apertura, il comico toscano Andrea Paone inizia a “fare amicizia” col pubblico con una carrellata di battute black humor, calandolo nel pieno spirito della comicità della Stand Up, per presentare uno dei più famosi e irriverenti stand-up comedian italiani, Giorgio Montanini.
Giorgio entra in scena sorseggiando una Tennent’s e, di una cosa sono certa, c’è sempre da fidarsi di un uomo con la bocca piena di birra, “santa libagione di sincerità”, non a caso, il brusio della platea cala in men che non si dica.
Montanini traccia un quadro inquietante della nostra società, una società in cui crediamo di essere liberi, ma non siamo che una massa informe di schiavi.
Con ferocia, il comico accusa la banalità che avanza incontrastata, grazie a tutti i dopo-lavoristi senza talento che, illudendosi di non essere schiavi del proprio lavoro, hanno la pretesa di “fare arte”. Insomma, siamo tutti rumorosi, nessuno in grado di farsi notare. Siamo gli uni contro gli altri, divisi in circoli autoreferenziali ed elitari, dagli ambientalisti agli animalisti ai vegani e ai sindacalisti, eppure sbraitiamo contro lo stesso nemico. Leggi, convenzioni, impostazioni culturali e religione non ci aiutano. Crediamo senza capire e non ci evolviamo mai.
Le parole di Montanini si mutano in bambine ribelli e dispettose, che sputano nelle orecchie del pubblico dormiente. Inizi a guardarti intorno e ti irriti, mentre un uragano ti trapassa la pelle, ti scompone e ti solletica. Storci il naso, ma poi sorridi, e ridi. Ridi perché Giorgio Montanini sembra indemoniato e con lo sguardo di uno spiritato punta il dito contro il pubblico cavernicolo. Perché, come nel mito platonico, noi viviamo in una caverna, seduti e incatenati, con lo sguardo rivolto verso la parete, che ha funzione di schermo. Su di essa la luce di un gran fuoco illumina e proietta le immagini di alcuni oggetti portati in testa dalle persone all’ingresso, ma noi scambiamo le ombre proiettate per verità e l’eco delle voci degli uomini per voci reali. Fuori, intanto, ci sono le stelle, la luna e il sole, ma noi non ce ne rendiamo conto.

L’esibizione di Montanini è caratterizzata da una forte e sana irriverenza, che fa riflettere, oltre che ridere. Non una “risata di pancia”, bensì una “risata di testa” è l’unica finalità del comico marchigiano.

È come se il teatro si facesse arena. Montanini gladiatore. Nessuna scuola di addestramento l’ha forgiato, se non la vita di tutti i giorni, che gli ha insegnato a morire sul campo di battaglia con dignità, dicendo il vero, tralasciando orpelli e filtri.
Con urgenza e senza alcuno scudo, corazza o elmo, Montanini imbriglia e getta a terra gli spettatori, combatte, e frusta a suon di battute. Ruggisce più forte di quanto facciano, comodamente da casa, i leoni da tastiera che infestano ogni dove, probabilmente anche la sua platea, ma che assumono al suo cospetto le sembianze di pecore smarrite e, come sempre, Montanini atterra gli avversari. Li rende consci della loro vita inconsistente e frustrante, vissuta all’insegna della menzogna.
A fine spettacolo, il pubblico gli porge volutamente la gola, ma Montanini non ha con sé una spada da poter affondare nel collo dei vinti, non punta a uscire dall’arena trascinandosi i cadaveri, con squilli di tromba in sottofondo. Montanini mira a produrre consapevolezza, fame di conoscenza e a difendere la vera libertà dinanzi all’oscurantismo attuale. E lo fa ridendo e “mazziando”.

 

Fonte immagine:https://www.facebook.com/Giorgio-Montanini-272547846195206/

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