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Open Mic Farm, di Gianluca Auriemma al TRAM | Recensione

Open Mic Farm, di Gianluca Auriemma al TRAM | Recensione

Open Mic Farm: al TRAM la riscrittura di  La fattoria degli animali di Orwell

Continua la stagione 2023/2024 al Teatro TRAM di Napoli ed è andato in scena dal 1 al 3 dicembre 2023 Open Mic Farm, la versione teatrale di Animal Farm, il romanzo più riconosciuto di George Orwell. La riscrittura è stata fatta dal drammaturgo Gianluca Auriemma, il quale ne ha curato anche la regia, ed è stato interpretato dallo stesso insieme a Salvo Pappalardo e Giulia Messina, i quali danno voce ai vari personaggi-animali della trama con sullo sfondo una scenografia minimalista, ridotta all’essenziale funzionalità. Open Mic Farm ha vinto il premio di regia della XXIII Edizione di Fantasio Festival ed è arrivato finalista al Le Off 2024 di Avignon.

Tra satira e politica: il teatro come strumento di denuncia e riflessione

Su Open Mic Farm: «Quando ho incontrato Animal Farm per la prima voltaho immaginato una lettura a strati che arrivasse in modo diverso ai lettori più giovani che empatizzano con gli animali ed in modo più profondo agli storici che conoscono il flusso degli eventi. Entrambe le letture passavano per la spietata crudeltà dei maiali nella loro lenta, inevitabile, trasformazione in feroci tiranni. Ho distrutto il castello distopico costruito da Orwell ed ho usato quei mattoni per ricostruire la mia struttura. Non ho dimenticato nessun pezzo ed alcuni li ho levigati per farli funzionare ancora. Ho decontestualizzato, ho epurato i riferimenti storici per renderlo eterno, ho liberato il testo dai vincoli che lo tenevano ancorato ad un secolo abbondantemente finito. Volevo, in questo modo, mostrare le due facce di chi governa; che di notte ruba il latte dalle riserve comuni e di giorno parla apertamente al popolo con grandi proprietà di linguaggio, come Bruto ai romani con le mani ancora sporche del sangue di Cesare. Due volti che, gli animali della fattoria, non sanno distinguere più da quello del padrone».

E Open Mic Farm riesce, in effetti, a parlare a un pubblico esteso adottando anche la tattica di certi tempi comici, che ricalcano quelli della stand up comedy: microfono alla mano e la volontà di metterci davanti alla crudeltà dell’essere umano con ironia e, perché no, con una giusta dose di sarcasmo. In questo modo, lo spettacolo affronta temi storico-politici, riscritti nel contesto della società odierna e come tali riattualizzati, con la capacità non tanto di alleggerire il peso di certi argomenti quanto di strappare un sorriso pregno di riflessioni. Una comicità quasi amara quella di Open Mic Farm, che mette in luce la crudeltà del potere nonché la sua ipocrisia, tratteggiando i contorni della figura di un Bruto che si definisce dalla parte del popolo, un rivoluzionario che vuole sabotare i potenti incravattati, ma che parla con le mani sporche di sangue, la corona sul capo e la pancia piena di comodità.

Open Mic Farm, dunque, lancia l’esca per mettere sulle tavole del palcoscenico una vera e propria satira politica, non ritraendosi davanti alla necessità di essere spietato, perché difende la libertà di manifestare una realtà concreta. E sarebbe interessante rivederlo nuovamente, prima o poi, con una sicurezza maggiore di avere fatto un lavoro di base buono e sul quale si può veramente osare molto di più. D’altronde, anche quest’ultima è una necessità che oggi andrebbe ricordata, e quale miglior strumento del teatro

Foto per l’articolo su Open Mic Farm: Ufficio Stampa   

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A proposito di Francesca Hasson

Francesca Hasson è giornalista pubblicista, iscritta all’Albo dal 14/12/2023. Appassionata di cultura in tutte le sue declinazioni, unisce alla formazione umanistica una visione critica e sensibile della realtà artistica storica e contemporanea. Dopo avere intrapreso gli studi in Letteratura Classica, consegue la laurea in Lettere Moderne e in Discipline della Musica e dello Spettacolo presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II. Durante la carriera accademica, riscopre una passione viva per la ricerca e la critica, strumenti che esercita attraverso il giornalismo culturale. Carta e penna in mano, crede fortemente nel valore di questa professione, capace di generare dubbi, stimolare riflessioni e spianare la strada verso processi di consapevolezza. Un tipo di approccio che alimenta la sua scrittura e il suo sguardo sul mondo e che la orienta in una dimensione catartica di riconoscimento, identità e comprensione.

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