Loredana Piedimonte incanta in un monologo intenso sulle solitudini moderne e il bisogno d’amore. Tra musica e frammenti di vita, il ritratto di una donna che abbandona tutto per rincorrere qualcosa. Lo spettacolo “Opera Pia”, scritto da Gianfranco Vergoni e diretto da Nicola Pistoia, si avvale inoltre del disegno luci di David Barittoni e dei costumi di Isabella Rizza.
Sul palco del Teatrosophia dal 7 al 10 maggio 2026 regna un’atmosfera sospesa, fatta di luci che tagliano il buio e note che sembrano colmare i vuoti dell’anima. Al centro di tutto c’è Pia, una donna comune che accompagna in un viaggio speciale, ai margini della vita. In “Opera Pia”, la talentuosa Loredana Piedimonte, attrice che molti ricorderanno per l’iconica e struggente scena della Signora delle Camelie, presta il volto e il corpo a una donna che vive una quotidianità ordinaria, scandita dalla spesa del lunedì e da una professione, quella di maestra di musica, vissuta con il peso del disincanto.
Pia è un’anima che si sente fuori tempo massimo, convinta che la bellezza della sua disciplina non trovi più dimora nelle menti limitate della società moderna. La sua è una vita “piatta”, condivisa idealmente con una madre che l’ha avuta in giovane età, in un legame che sembra riflettere una giovinezza mai del tutto superata o forse troppo precocemente interrotta. La sua esistenza sembra galleggiare in una malinconia costante, fatta più di rinunce silenziose che di veri drammi esplosivi. Con l’occhio languido rivolto ad un passato indefinito in cui, forse, è stata felice almeno una volta.
Informazioni e trama dello spettacolo Opera Pia
| Dettaglio | Informazione |
|---|---|
| Titolo dell’opera | Opera Pia |
| Attrice protagonista | Loredana Piedimonte |
| Regia e scrittura | Nicola Pistoia (regia), Gianfranco Vergoni (sceneggiatura) |
| Date e location | Dal 7 al 10 maggio 2026 presso il Teatrosophia (Roma) |
Indice dei contenuti
L’incontro che cambia la vita della protagonista

La narrazione di “Opera Pia” procede per frammenti, piccoli tasselli di un mosaico che l’attrice ricompone con una maestria tale da rendere logico anche ciò che appare scollegato. La svolta avviene nel luogo più banale del mondo: l’uscita di un supermercato. Qui, Pia incontra un migrante. Non è un colpo di fulmine tradizionale, ma l’incontro tra due mancanze.
Quella che inizia come un’elemosina si trasforma lentamente in un legame profondo. Dalla condivisione di una zuppa africana al coraggio (o alla follia) di portarlo in casa propria, Pia decide di ribaltare completamente la sua esistenza. È un salto nel vuoto: perde il lavoro, si allontana dai suoi affetti e sceglie una vita di privazioni sotto i ponti. Per la prima volta, nella sofferenza e nel sacrificio, sente di aver trovato uno scopo: l’amore.
Opera Pia: la proiezione del sé e la solitudine
L’innamoramento di Pia è un fenomeno affascinante quanto pericoloso. Ella si innamora di uno sconosciuto con cui non ha quasi parlato, un uomo che rappresenta l’alterità assoluta. In “Opera Pia” va in scena ciò che potrebbe essere definita la collisione di due solitudini.
La vita ritirata della protagonista e la frustrazione professionale hanno creato un vuoto emotivo che lei riempie proiettando sull’uomo l’immagine del “salvatore” o del destinatario ultimo della sua dedizione.
È interessante notare, nel dipanarsi di questo evento in particolare, come la figura materna non funga da freno come ci si potrebbe immaginare, ma assume un ruolo totalmente differente dalle aspettative. Questo suggerisce un contesto familiare dove i confini della realtà sono labili e mai del tutto definiti, spingendo Pia verso una ricerca di senso che travalica l’istinto di conservazione.
L’uomo che le rapisce il cuore viene da una realtà di privazioni e separazioni; lei vive una privazione esistenziale. Il loro legame non nasce dalla conoscenza, quindi, ma dal bisogno reciproco di essere visti, anche se questo riconoscimento avviene attraverso l’illusione.
La messa in scena dello spettacolo: luci e musica

La struttura dello spettacolo esalta la performance solitaria della Piedimonte. In “Opera Pia”, anche la musica è il linguaggio stesso del personaggio, mentre il disegno luci funge da collante narrativo. Gli episodi apparentemente sconnessi (il passato, il matrimonio fallito, le amiche storiche) fluiscono l’uno nell’altro come i movimenti di una sinfonia interiore.
È un viaggio che interroga lo spettatore: fin dove si è disposti a spingersi per fuggire dal torpore? Pia sceglie l’estremo, il sacrificio fisico e sociale, convinta che quella sia l’unica strada per la felicità. La sua avventura tra sofferenza e speranza ricorda quanto sia sottile il confine tra la ricerca dell’amore e il desiderio di scomparire per rinascere diversi.
Opera Pia è anche una riflessione importante sulla vulnerabilità umana e sul potere dirompente del bisogno di essere amati.
Teatrosophia si trova a due passi da Piazza Navona, in via della Vetrina, 7, 00186 Roma
Raggiungibile con bus 40 e 64.
Orari spettacolo: giovedì a venerdì – ore 21:00 – sabato e domenica – ore 19:00
Biglietti: € 15,00 + tessera associativa
Prenotazioni a questo link
Fonte immagini: locandina ufficiale e foto di Grazia Menna

