Orfani veleni, di Enzo Moscato è in scena dal 16 al 21 dicembre al Ridotto del Mercadante, con la regia di Davide Cristiano.
Orfani Veleni è uno spettacolo che colpisce per la sua capacità di tenere insieme fragilità intime e tensione politica, memoria personale e responsabilità collettiva. Non si tratta di un’opera accomodante: fin dalle prime battute lo spettatore viene immerso in un universo emotivo denso, attraversato da ferite aperte, silenzi carichi di significato e parole che sembrano nascere da un’urgenza autentica, quasi necessaria. Il titolo è già una dichiarazione di poetica. Orfani non indica soltanto una mancanza affettiva o familiare, ma una condizione esistenziale più ampia: quella di chi cresce senza riferimenti solidi, senza narrazioni condivise capaci di dare senso al presente. Veleni rimanda invece a ciò che resta, a ciò che si deposita nel tempo: rancori, traumi, colpe non elaborate che finiscono per contaminare le relazioni e il linguaggio stesso.
Un teatro che scava nelle rovine dell’umano
Cristiano costruisce lo spettacolo come un territorio instabile, dove i personaggi si muovono in bilico tra il desiderio di liberazione e l’impossibilità di lasciar andare il passato. Centrale è la presenza della parola come corpo vivo, ferito, attraversato da stratificazioni emotive e culturali. Come nel teatro di Moscato, il linguaggio non è mai neutro: è materia pulsante, a tratti aspra, a tratti lirica, capace di portare in scena marginalità, conflitti irrisolti e identità spezzate.
La messa in scena è essenziale e rigorosa. Gli elementi scenografici, ridotti all’osso, amplificano la sensazione di vuoto e di sospensione emotiva. Le luci costruiscono spazi mentali prima ancora che fisici, mentre il ritmo è scandito da pause e silenzi che diventano parte integrante della drammaturgia. Nulla è decorativo: ogni scelta sembra rispondere alla necessità di non tradire la durezza del materiale narrativo.
I personaggi emergono come figure contraddittorie, spesso scomode, attraversate da impulsi opposti. Gli attori (Nello Provenzano, Claudio Bellisario, Francesco Ferrante, Cristoforo Iorio e Giuliana Zannelli) sostengono il peso di una scrittura esigente con grande precisione, lavorando su corpi tesi, voci spezzate, presenze che restano impresse anche nei momenti di immobilità.

Orfani veleni: il corpo e la parola diventano strumenti di scavo
Il testo di Enzo Moscato, tra i più radicali e lirici del teatro italiano contemporaneo, trova nella regia di Davide Cristiano una forma scenica rigorosa e febbrile, capace di restituire tutta la complessità di una scrittura che vive di eccessi, ferite e memorie. Cristiano non cerca di spiegare il testo, ma lo accompagna, lo asseconda, lasciando che siano i corpi e le voci a guidare lo spettatore in un viaggio oscuro e magnetico. Ogni gesto è calibrato, ogni silenzio pesa quanto una battuta, creando una partitura scenica che dialoga profondamente con la musicalità della scrittura di Moscato.
Orfani veleni è uno spettacolo che non consola, che non offre soluzioni, ma che interroga con forza il rapporto tra identità, linguaggio e sopravvivenza.
ORFANI VELENI
di Enzo Moscato
adattamento e regia Davide Cristiano
con Claudio Bellisario, Francesco Ferrante, Cristoforo Iorio, Nello Provenzano, Giuliana Zannelli
scenografie Sara Palmieri
costumi Dario Biancullo
luci Sebastiano Cautiero
musiche e disegno sonoro Gianluigi Montagnaro
coreografie Luna Cenere
organizzazione Claudio Affinito
direttrice di scena Giuseppina Ruggiero
grafica Sofia de Capua
foto di scena Pino Miraglia
video di scena Pietro Di Francesco
assistente scenografo Alessandra Avitabile
scene realizzate da NEO Scenografie e Attrezzeria
con il supporto di ex Asilo Filangieri
Il progetto ha vinto la prima edizione del Premio Enzo Moscato per artisti e compagnie under 35,
produzione Teatro di Napoli – Teatro Nazionale, Casa del Contemporaneo
Fonte immagini: Ufficio Stampa – Foto di Pino Miraglia

