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Eroica Fenice

Oscar W TRAM

Oscar W., si chiude in bellezza la rassegna “Vissi d’arte” del TRAM

Si chiude con Oscar W., spettacolo su Oscar Wilde, la rassegna teatrale “Vissi d’arte, il teatro racconta i pittori che, dal 6 all’11 febbraio, si è svolto al Teatro Tram, via Port’Alba 30, Napoli.

Vissi d’Arte propone delle rielaborazioni teatrali che offrano al pubblico degli approfondimenti sulla vita di individui che hanno dedicato la propria esistenza all’arte. In quest’ottica viene indagato lo stretto legame tra vicenda personale ed espressione artistica, che risulta imprescindibile e vincolante.

I protagonisti scelti per questa nuova edizione invernale sono stati Frida Kahlo, Vincent Van Gogh, Leonardo Da Vinci (con lo spettacolo La Gioconda chi?) e Oscar Wilde.

Domenica 11 febbraio, ore 18.00, una pièce di Andrea Onori e Mariagrazia Torbidoni, interpretato dalla Torbidoni, prodotto da “virgolatreperiodico” e con scenografia e disegno luci di Valeria Giannone ha raccontato la parabola dello scrittore irlandese.

Oscar W. al TRAM

Londra, fine Ottocento.

Avere come ospite Oscar Wilde garantisce il successo della serata, l’humour leggero ed il suo wit incessante sono incomparabili. È il principe della conversazione, un affabulatore magnetico e irriverente. Le sue opere teatrali incantano, la critica del suo romanzo “Il ritratto di Dorian Grey” accresce la sua fama.

Wilde, impersonando magnificamente l’estetismo che persegue e che celebra, suole dire di “aver posto tutto il suo genio nella sua vita ma nulla più che il suo talento nelle opere della sua arte”, si bea della sua eccentricità, e il “personaggio” da lui creato e incarnato nella società traspare inequivocabilmente nella tessitura dei drammi, dei racconti, dei versi che scrive.

La perfetta corrispondenza tra Wilde autore e Wilde uomo è così viscerale che anche la vittoria della realtà sull’arte nel tragico epilogo della sua incarcerazione ed il conseguente declino appaiono ugualmente prodotti di una mente geniale.

Partire da Wilde per mettere in scena Wilde

Già il manifesto che accoglie il pubblico in sala al Tram, e che reca scritto “Vendesi tutta la mercanzia di un esteta che intende ritirarsi dagli affari”, sembra voler in qualche modo annunciare l’intenzione di dissacrare e sviscerare tutti i moti che hanno agitato l’animo inquieto dell’autore, seguendo la stessa dinamica che egli ha rispettato nell’arco di tutta la sua esistenza, combinando, cioè, realtà e finzione tanto da immergere lo spettatore in una dimensione tenuta viva solo dall’audace ed elegante battuta dello scrittore, perché “un artista non vede mai le cose come sono. Quando lo fa, cessa di essere un artista”.

In Oscar W, ci si imbatte nei personaggi dell’autore, in aforismi ripresi dalle sue serate mondane e in scene chiave consacrate nei suoi successi letterari. Si ripercorrono  episodi della sua sua vita, come i dialoghi con Lord Alfred Douglas, figlio del Marchese di Queensberry, croce e delizia per lo scrittore dato che sarà proprio a causa della relazione che instaurerà con lui che Wilde sarà accusato e condannato per sodomia, e come i processi, il primo in cui un carismatico Wilde denuncia e accusa, l’ultimo, in cui egli diventa vittima della sua stessa irriverenza e sembra offrirsi docilmente quale capro espiatorio nella faida familiare tra Alfred e suo padre. Si assiste a confessioni che hanno il sapore di confidenza intima, con le parole che salgono al cielo come il fumo della sigaretta che Mariagrazia Torbidoni fuma in scena, e alla raffigurazione delle inquietudini più nascoste dell’animo dello scrittore, quando prima l’Arte e poi la Realtà hanno un confronto con lui e rivendicano rispettivamente la propria potenza.

Strepitosa Mariagrazia Torbidoni. In un rincorrersi di personaggi, idealizzazioni e episodi di vita dell’autore, l’attrice riesce a creare da sola un gioco teatrale dove capovolgimenti, trasfigurazioni, digressioni, confessioni abbattono lo spazio ed il tempo e restano avvinti da un unico fil rouge, quello dell’immaginazione. Mimica e gestualità, atteggiamento, tono di voce, espressività. Tutto in Mariagraza Torbidoni vibra, ripropone irriverenza, brio, profondità, struggente malinconia, pathos, disperazione, dannazione. Anche il coinvolgimento del pubblico durante la riproposizione delle scene del processo concorre a avvalorare la fama di Wilde, il “più acuto parlatore del suo secolo”.

La scena scarna, con la luce soffusa, una poltrona e un unico supporto a reggere all’occorrenza uno specchio e una tela, interlocutori muti e, quasi, coscienza del protagonista, concorre a epurare lo spettacolo da tutto ciò che può distogliere l’attenzione dal genio di Wilde e dal talento della Torbidoni.

Oscar W. è, in conclusione, una pièce godibilissima, che permette di entrare nel vivo del vissuto di un artista che ha raggiunto altezze vertiginose e cadute rovinose e il cui astro continua ancora oggi a brillare ed è destinato ancora a farlo per molto, molto tempo.

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