Per sempre di Alessandro Bandini: recensione dello spettacolo

Grande successo al Teatro Torlonia di Roma per lo spettacolo Per sempre scritto, diretto e interpretato da Alessandro Bandini, in scena lo scorso weekend.

Impetuoso, ossessionato, tormentato. Alessandro Bandini è ideatore, sceneggiatore e interprete di Per sempre, un testo che dà carne e lacrime alla parola amorosa di Giovanni Testori, scrittore, drammaturgo, pittore, poeta e intellettuale italiano del secondo Novecento.

Dettagli dello spettacolo Per sempre

Dettaglio Descrizione
Autore e interprete Alessandro Bandini
Soggetto Carteggio tra Giovanni Testori e Alain Toubas
Teatro Teatro Torlonia, Roma
Periodo storico lettere 1959 – 1962

Per sempre di Alessandro Bandini

In un continuum di parole emozionante e intimo, l’attore – classe 1994 e fresco di Premio Mariangela Melato – porta sul palco del Teatro Torlonia l’uomo Testori, prima ancora che lo scrittore, dipingendone l’anima attraverso le lettere scritte in francese, le cartoline e i versi che compongono il carteggio, fitto denso a tratti delirante, che Giovanni Testori dedicò all’amato parigino Alain Toubas, per colmare la distanza di una storia d’amore vissuta tra Milano e Parigi.

Per sempre di Alessandro Bandini | RecensioneSi tratta del materiale scritto tra il 1959 e il 1962 in cui Alessandro Bandini si è imbattuto durante la sua partecipazione alla Bottega Amletica Testoriana diretta da Antonio Latella. «Nell’ultima fase del progetto, Antonio chiese a ciascuno di noi di creare un breve studio dal titolo Il mio Testori. Mi ritornò subito alla mente la prima volta che visitai Casa Testori e, in particolare, quando Giuseppe Frangi prese da uno scaffale un corpus di lettere inedite acquisite dall’archivio di Novate Milanese dal 2021».

Lo studio della produzione testoriana

Sotto alle decorazioni del Teatro Torlonia firmate da Costantino Brumidi – lo stesso che ha decorato il Campidoglio di WashingtonAlessandro Bandini recita, canta, emoziona e si emoziona, passando dalle lettere ai Trionfi, il poema d’amore composto tra il 1963 e il 1964, senza mai allontanarsi dal personaggio e, al tempo stesso, senza mai perdere il contatto con il pubblico. La scelta di Alessandro Bandini di misurarsi con una personalità così ingombrante come quella di Testori è scaturita da un inaspettate riconoscimento del suo modo di amare in quello dello scrittore milanese, un modo d’amare assoluto, eccessivo, senza difese: «Indossai i guanti neri in lattice e aprii la prima busta: Cher Alain, je suis désespéré. Queste parole sono entrate come un pugnale nella mia anima, mi sono ritrovato improvvisamente davanti al lato più fragile di quell’uomo che conoscevo solo come intellettuale. La folgorazione è stata quella di riconoscere in quelle cinque parole qualcosa di mio».

Per sempre di Alessandro Bandini | Recensione
Bandini canta al Teatro Torlonia

Una recitazione asciutta, essenziale, diretta, umanissima, vicina ai modi e alle esigenze del contemporaneo per restituire il grido viscerale di un uomo che vuole amare, vuole essere amato e ha paura di essere dimenticato. La poesia si fonde con la vita e l’esperienza biografica di Testori diventa la sua esperienza letteraria. «Chi ha seguito nel tempo l’opera di Testori sa quanto la sua scrittura sia stata intrecciata alla biografia, ma solo attraverso queste lettere possiamo illuminare le zone più oscure e carnali dei suoi splendidi Trionfi. […] non è il rapporto privato tra i due uomini il motore di questo lavoro, ma il valore letterario che da esso scaturisce. Dove finisce la biografia e dove inizia la letteratura?» commenta Carmelo Rifici, che ha sostenuto artisticamente ed economicamente la messa in scena.

L’esperienza biografica di Testori e quella letteraria

Giovanni Testori, drammaturgo, scrittore, giornalista di Novate Milanese morto nel 1993, rivive nell’intensità dei suoi scritti e delle sue emozioni, suggerendo riflessioni di straordinaria attualità sul ruolo della poesia e dell’arte in un mondo in cui “[…] l’esplosione del livore e del conformismo non si arrestano, tanto che la poesia non può assolutamente scendere a patti”. La sua storia è una riflessione sull’amore e sulla sua idealizzazione, sulla libertà di essere e di pensare, sulla parola che fissa nel tempo quello che è destinato a perdersi.

L’esordio al Teatro Piccolo di Milano, poi il sodalizio con Luchino Visconti e con Franco Parenti, fino all’attività di critico militante che, nell’ultima fase della sua vita, lo porta sulle pagine del Corriere come responsabile della pagina artistica e commentatore. «Io reclamo la libertà per la mia vita da scrittore. Un letterato deve prendere posizioni estreme. Ma ho paura» confessa.

Gran parte della vita e della produzione di Testori, però, confluisce nel corpus indirizzato al suo Alain, scritto in un francese infarcito di italianismi: prima Trionfi, un poema di dodicimila versi dedicati ad Alain, poi L’amore e Per Sempre, che chiude la trilogia poetica amorosa.

Per sempre di Alessandro Bandini: l’amore come parola segreta e universale

Quella dell’epistolario di Testori e di Alain è quasi una lingua nuova, un codice linguistico che solo loro due possono condividere e comprendere e della quale Alessandro Bandini riesce a rendere partecipe il pubblico in sala. «In scena resta questo: l’urgenza di una voce che tenta in ogni modo di dire l’indicibile», spiega Ugo Fiore che si è occupato della traduzione del carteggio.

L’amore diventa un effluvio di parole, febbrile, ossessivo, senza soluzione di continuità; una lingua comune, segreta eppure universale; una parola necessaria, indicibile, esplosiva. «Il vero amore è la penetrazione di un essere in un altro essere. Tu sarai il grande uomo che non ho saputo diventare. Uno scrittore senza il suo amore è un pezzo di carne che si dirige verso il treno che lo ucciderà. Scriverti è obbligarti a restare vicino a me».

L’amore, come l’arte, è per sempre. Un monumentum aere perennius.

Foto da archivio personale

Articolo aggiornato il: 23 Febbraio 2026

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