Quando la finirai con Pina Bausch? in scena al Teatro San Ferdinando il 31 gennaio e il 1 febbraio 2026.
Lo spettacolo, la cui regia e drammaturgia porta la firma di Giuseppe Sollazzo, rientra nel vasto programma della stagione 2025/26 del Teatro di Napoli. Dopo il debutto nell’ambito del Campania Teatro Festival, ad accogliere nuovamente la pièce lo aspetta una platea piena.
Dettagli dello spettacolo
| Titolo | Regia | Teatro | Date | Genere |
|---|---|---|---|---|
| Quando la finirai con Pina Bausch? | Giuseppe Sollazzo | Teatro San Ferdinando, Napoli | 31 gennaio – 1 febbraio 2026 | Metateatro / Teatro-danza |
Indice dei contenuti
Un omaggio attraverso il metateatro
Quando la finirai con Pina Bausch? è uno spettacolo tra omaggio e ossessione, tra dichiarazione d’amore e atto di accusa. Fin dal titolo -provocatorio, quasi esasperato– Sollazzo mette in scena non tanto Pina Bausch, quanto il peso della sua eredità che continua ad abitare il teatro contemporaneo.
Sollazzo, regista che da anni lavora su una teatralità fisica, attraversando ironia e inquietudine costruisce uno spettacolo che è metateatro allo stato puro. Emerge la volontà di interrogare il modo in cui il Tanztheater di Pina Bausch è diventato una sorta di grammatica da cui molti artisti scelgono di attingere.
In scena, i 18 performer giocano abilmente con «la tela di Penelope che è il teatro» e non interpretano personaggi nel senso tradizionale: sono corpi che parlano, evocando -in questo modo inevitabilmente- l’universo bauschiano portato avanti da gesti, elementi scenografici, musiche e sequenze diverse tra loro.

Giuseppe Sollazzo e l’eredità del teatro-danza di Pina Bausch
Durante lo spettacolo, ogni volta che il riferimento a Pina Bausch si fa riconoscibile, Sollazzo poi lo spezza, sabotandolo con ironia. La regia gioca consapevolmente con il disagio: quello dei performer, spesso spinti fino a un limite emotivo e fisico- “Pina, basta con queste domande, vogliamo ballare”– e quello dello spettatore, chiamato forse a interrogarsi sul proprio sguardo. Quanto siamo complici di questa mitologia di Pina Bausch? Quanto desideriamo riconoscere quei segni e quelle posture? Quanto ne abbiamo costantemente bisogno?
Sollazzo dimostra una notevole lucidità nel non cadere nella trappola del tributo reverenziale ma risponde proprio a questo bisogno. Quando la finirai con Pina Bausch? è uno spettacolo irriverente ma profondamente rispettoso, proprio perché prende sul serio la lezione più autentica della coreografa tedesca, avvicinatasi alla danza grazie al ristorante dei propri genitori: usare il corpo come luogo di verità.
Lo spettacolo costruisce un ritmo che alterna momenti di crudezza a improvvise aperture ironiche. La pièce riflette anche sulla vita, racchiusa nel trattino che separa la data di nascita da quella di morte. Tocca temi cari per la celebre coreografa che si misurava tramite la temperatura dell’esistenza, badando principalmente ai bisogni dell’individuo perché, come dichiarava, «è l’umanità che mi interessa».
Pina Bausch è stata una figura centrale della danza contemporanea, capace di trasformare il movimento in un linguaggio umano profondo e necessario. Con il suo Tanztheater ha unito danza, teatro e vita, portando in scena amore, amicizia, fragilità, desideri, paure: temi universali. La sua pratica non mirava a mostrare come si muove un corpo, ma cosa lo muove: l’emozione, la memoria, l’esperienza. Opere come Café Müller, Kontakthof o Le Sacre du Printemps restano testimonianze potenti di una danza che genera interrogativi e continua a parlare al nostro presente.

E, quindi alla fine, quando la finirai con Pina Bausch?
Non c’è una risposta definitiva e forse non vuole -e non deve- esserci. Perché “finirla con Pina Bausch” significherebbe rinunciare a una parte fondamentale della storia del teatro contemporaneo. Ma continuare a inseguirla senza spirito critico sarebbe altrettanto sterile. Sollazzo sceglie allora una terza via: attraversarla.
Crediti
QUANDO LA FINIRAI CON PINA BAUSCH?
regia e drammaturgia Giuseppe Sollazzo
movimenti coreografici Beatrice Libonati
con Paolo Romano, Vincenza Modica, Tresy Alberti, Simona Barattolo, Roberta Cacace, Laura Gagliardi, Ferdinando Gagliardi, Gabriele Carlo D’Aquino, May Bevilacqua, Miriam della Corte, Annita Vigilante, Marisol Borgo, Roberto Cervone, Brunello de Feo, Rossana Abritta, Michele Romeo di Tuosto, Antonio Tomberli
costumi Maddalena Marciano
elementi scenici Massimo Nota, Quintessenza
disegno luci Davide Gagliani
tecnico del suono Luigi Cardillo
creazione video Alessandro Papa, Emanuele Buonocore
direttore di scena Pasquale Caputo
assistente alla regia Salvatore Lonz
segretaria di compagnia Rosa Pelliccia
comunicazione e relazioni internazionali Thea Roccuglia, Valentina Rippa
foto di scena Salvatore Pastore
produzione Campania Teatro Festival – Fondazione Campania Dei Festival, Teatro di Napoli – Teatro Nazionale, Associazione Jules Renard

