Lunedì 24 novembre è andato in scena in anteprima “QUELLI CHE RESTANO“, nuova opera teatrale scritta da Marta Ferrarini ed Emanuela Vinci, con la regia di Davide Celona. La rappresentazione è andata in scena al Cometa Off di Testaccio.

Lo spettacolo è uno dei cinque progetti vincitori della sezione ‘Teatro’ del bando “Labor Work” di DiscoLazio, indetto da Officina delle Arti Pier Paolo Pasolini.
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La trama dello spettacolo
Fra il brusio del numeroso pubblico intento a prendere posto, il palco si trasforma immediatamente nella sala di una discoteca, con musica techno e luci che fanno da atmosfera a Emma, Flavio, Nadia e Jacopo, i 4 protagonisti della storia a cui stiamo per assistere. Una storia che unisce la “beata gioventù” e la libertà tipica di ventenni che sono nel pieno della loro vita, a quei drammi, dolori e problemi ancor più caratteristici di ragazzi che si ritrovano per la prima volta a dover affrontare una situazione tragica come il suicidio di Milo, un loro carissimo amico.
Il racconto di “QUELLI CHE RESTANO” si ramifica su due distinte linee temporali, quella che precede la scomparsa di Milo e quella che la segue. Nei circa 90 minuti di scena a farla da padrone dal punto di vista emotivo è il continuo saliscendi tra un’ironia dissacrante (ma assolutamente realistica e rappresentativa del giorno d’oggi), e il carico drammatico che ognuno dei personaggi porta dentro di sé e mostra a turno con dei toccanti monologhi.
Lo spettacolo non si nasconde, non ha paura di essere scomodo o volgare, l’unico intento (ben riuscito) è quello di risultare spudoratamente veritiero nel raccontare le complicate relazioni interpersonali che ognuno di noi vive quotidianamente. Segreti, pregiudizi, debolezze, sensi di colpa ed etichette sociali vengono coraggiosamente smascherate e messe in piazza senza troppi fronzoli. Tra un salto temporale e l’altro, tra una festa, le discussioni e la decisione sul come comportarsi per il funerale di Milo, si arriva fra risate e lacrime alla presa di coscienza finale, che riunisce Emma, Flavio, Nadia e Jacopo nella condivisione del dolore, fra “Un’emozione da poco” che riesce, “A mano a mano”, a venire affrontata più facilmente con l’aiuto reciproco.
I protagonisti di “Quelli che restano”
I 4 giovani protagonisti riescono a impersonare con ottimi risultati gli stereotipi che spesso e volentieri è possibile riconoscere in qualsiasi gruppo di amicizie. Le due ragazze, Emma e Nadia (interpretate dalle due sceneggiatrici Emanuela Vinci e Marta Ferrarini), rappresentano rispettivamente la parte razionale, sempre “giusta” del gruppo, e la parte più irrazionale e spigolosa. Entrambe però, nascondono insieme un segreto che porterà ad un’ulteriore discussione con Flavio e Jacopo. Emma, piena di sensi di colpa per non essersi accorta prima del disagio dell’amico perso, svela poi nel suo monologo il rapporto conflittuale con la severa e giudiziosa madre. Nadia, dopo aver seminato il dubbio su quanto sia giusto andare al funerale di Milo, inscena la triste consapevolezza di essere una figlia rifiutata dal padre, tanto da non esser stata degna neanche di ricevere gli auguri di compleanno, ma allo stesso tempo una donna valida e meritevole di rispettarsi.

La controparte maschile del gruppo è formata da Jacopo (Luca Molinari) e Flavio (Leonardo Lutrario), due personalità estremamente diverse ma allo stesso tempo affini e complementari. Se la composta serietà del primo viene messa a dura prova dai continui attacchi dell’ex fidanzata Nadia, ed esplode poi in un rabbioso ma liberatorio sfogo col suo amico, il continuo rifugiarsi nello scherno ironico di Flavio (di “Suburriana” memoria il “momento Acida“) vuole proteggere la sua tristezza nel sentirsi sempre nella posizione di chi è cresciuto in modo sbagliato e non tradizionalmente accettato (“ciao nonno”).
Il messaggio dello spettacolo
“QUELLI CHE RESTANO” è dunque una rappresentazione che andrebbe vista da persone di tutte le età, perché è in grado di toccare le corde del cuore dei figli così come dei genitori e dei fratelli, degli amici così come dei partner, aiutando a sviluppare una maggiore empatia, sensibilità e attenzione nei confronti dei bisogni di chi ci circonda.
L’impegno e lo studio di mesi e mesi che si celano dietro l’opera teatrale sono stati ben ripagati dai quasi 5 meritatissimi minuti di applausi finali, che hanno certamente ripagato, almeno in parte, gli sforzi di chiunque abbia concentrato le proprie energie nella realizzazione di questo spettacolo.
Fonte immagine in evidenza: archivio personale

