Misurare il salto delle rane al Teatro Vascello | Recensione

Misurare il salto delle rane, ultimo lavoro di Carrozzeria Orfeo con drammaturgia e regia di Gabriele Di Luca e Massimiliano Setti, è in scena al Teatro Vascello fino all’8 febbraio.

La storia ruota attorno a Lori, Betti e Iris: tre donne e tre diverse solitudini che si incontrano in un piccolo paese affacciato su un lago. Il legame tra di loro si crea quando Iris trova nel lago una bottiglia con un messaggio scritto vent’anni prima dalla figlia di Lori, poco prima di togliersi la vita. È la riapertura di una ferita mai guarita e la rottura di equilibri molto precari.

Misurare il salto delle rane: tre solitudini diverse

La forza dello spettacolo, già vincitore del Premio della Critica 2025, risiede soprattutto nella capacità di costruire tre solitudini distinte che si scontrano ed incontrano allo stesso tempo.

Lori

È la donna più anziana, irrigidita in un dolore che non ha mai trovato una via d’uscita. La morte della figlia l’ha immobilizzata in un’esistenza che gira intorno alla colpa e alla memoria. Dalla recitazione di Elsa Bossi emerge una donna dura, insofferente e incapace di superare la perdita.

Betti

È una ragazzona impulsiva ed esplosiva. Soffre della morte della cugina a cui era legata come una sorella, esternando aggressività e tenerezza al tempo stesso. È rimasta bloccata al giorno di quel tragico evento e, incapace di crescere, allena rane per competizioni amatoriali, fra scatti d’ira, comicità involontaria che la bravissima Chiara Stoppa porta in scena con grande energia.

Iris

È la nuova arrivata in paese: una giovane donna, interpretata da Noemi Apuzzo, in apparenza perfettamente realizzata, ma interiormente smarrita e alla ricerca di sé stessa. È lei a trovare la bottiglia ed è lei che più di tutti vuole cercare la verità: e nelle sue ricerche troverà anche timide risposte ai suoi nuovi bisogni e alla sua nuova identità.

Il simbolo del salto: trasformazione e rinascita

Scena dello spettacolo Misurare il salto delle rane con Lori e Betti
Uno degli scontri-incontri tra Lori e Betti (ph. S. Infantino)

Il titolo Misurare il salto delle rane non è solo un riferimento alla curiosa attività di Betti. La rana è da sempre un simbolo di trasformazione: vive metà della vita nell’acqua e metà sulla terra, attraversa metamorfosi radicali, cambia forma per poter continuare a vivere. È esattamente ciò che accade alle tre protagoniste che cercano salvezza e via di fuga al proprio dolore.

Il titolo richiama alla mente anche la famosa teoria della rana bollita di Noam Chomsky: se una rana viene immersa in acqua che si riscalda lentamente, si abitua gradatamente al cambiamento dannoso, senza reagire, finché muore bollita; se invece viene immersa in acqua bollente, salta fuori immediatamente. Le tre donne dello spettacolo, ciascuna intrappolata nel proprio dolore, sembrano per anni aver sopportato un calore che aumentava lentamente, senza accorgersi di essere sul punto di soccombere. Ma l’arrivo della bottiglia e l’incontro tra loro, le sveglia dal torpore e dall’abitudine e realizzano improvvisamente che l’acqua è troppo calda e che il dolore le stava lentamente consumando. Ed è qui che compiono il loro salto. In modi diversi, Lori, Betti e Iris trovano tutte il coraggio di saltare fuori dalla propria pentola, per non essere “bollite” dal loro passato. Non è un salto perfetto, non è una liberazione totale, e non è facile da “misurare”, ma è un gesto vitale: un atto di resistenza, di sopravvivenza e di nascente trasformazione.

Con Misurare il salto delle rane, Carrozzeria Orfeo riesce a costruire un racconto che non parla soltanto di dolore, ma della necessità di trovare un modo per attraversarlo. Le tre protagoniste non guariscono completamente, ma imparano almeno a muoversi, a scuotersi e a scegliere di rischiare. In altre parole: a saltare.

Dettagli dello spettacolo Misurare il salto delle rane

Uno spettacolo di Carrozzeria Orfeo

Drammaturgia Gabriele Di Luca
Regia Gabriele Di Luca e Massimiliano Setti
Con Elsa Bossi (Lori), Noemi Apuzzo (Iris), Chiara Stoppa (Betti)
Assistente alla regia Matteo Berardinelli
Musiche originali Massimiliano Setti
Scene Enzo Mologni
Costumi Elisabetta Zinelli
Ideazione luci Carrozzeria Orfeo
in collaborazione con Asti Teatro 47
Direzione tecnica e luci Silvia Laureti Macchinista Cecilia Sacchi
Realizzazione scene Atelier Scenografia Fondazione Teatro Due
Realizzazione costumi Atelier Sartoria Fondazione Teatro Due
Illustrazione locandina Federico Bassi e Giacomo Trivellini
Foto di scena Simone Infantino
Organizzazione Luisa Supino e Francesco Pietrella
Ufficio stampa Raffaella Ilari Una produzione Fondazione Teatro Due, Accademia Perduta/Romagna Teatri, Teatro Stabile d’Abruzzo, Teatri di Bari e Fondazione Campania dei Festival – Campania Teatro Festival
in collaborazione con Asti Teatro 47

Biglietti da 17 € in su disponibili su sito del Teatro Vascello.

Fonte immagini nel testo e in evidenza: Ufficio Stampa

 

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