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Eroica Fenice

Forse non sarà domani: Papaleo omaggia Tenco

Forse non sarà domani: Rocco Papaleo omaggia Tenco

Rocco Papaleo porta in scena al teatro Trianon di Napoli lo spettacolo Forse non sarà domani, un racconto della vita e delle opere di Luigi Tenco attraverso canzoni, frammenti di interviste e lettere. Lo spettacolo è parte del Napoli Teatro Festival Italia 2017 che con circa 80 eventi, dal 5 giugno al 10 luglio, sta proponendo spettacoli di qualità a prezzi accessibili.

Il suicidio di Luigi Tenco in seguito all’eliminazione dal Festival di SanRemo del 1967 è un atto che irrompe con forza nella liturgia di una manifestazione che coinvolge milioni di italiani. Il gesto di Tenco è un’accusa sia nei confronti del mondo dello spettacolo, sia nei confronti del pubblico. Il suicidio è un atto di ribellione nei confronti dei «Signori benpensanti» come li definirà Fabrizio De André, ma anche un colpo durissimo a tutti quelli che «Si ritrovarono dietro il palco, con gli occhi sudati e le mani in tasca, tutti dicevano: “Io sono stato suo padre!”, purché lo spettacolo non finisca» come canta Francesco De Gregori.

Sono passati 50 anni dalla tragica morte di Luigi Tenco, un episodio che l’opinione pubblica italiana sembra non aver ancora elaborato. Il motivo per cui Tenco, a differenza di altri grandi artisti, ancora oggi non viene ricordato e omaggiato adeguatamente è la difficoltà che un intero Paese riscontra nel dover ammettere una colpa. Salvatore Quasimodo nel 1967 scriveva «La gente ha preferito poi dimenticarlo in fretta, quasi per un senso di omertà come sempre avviene quando ci si sente in un certo senso colpevoli, coinvolti. E non siamo forse un po’ tutti responsabili dell’atto estremo del cantante, noi che esaltiamo e sopportiamo il carosello del festival, da anni, senza esigere nemmeno un livello minimo di intelligenza nei contenuti delle canzoni? […] Chi è furbo capisce che le qualità sono difetti agli occhi del pubblico e che solo ciò che è generico e non agita le opinioni dei benpensanti va bene, è lecito. I capelloni, i beat, i folk e i canti di protesta sono accolti purché non superino l’avanguardia rivoluzionaria della Vispa Teresa. Luigi Tenco ha voluto colpire a sangue il sonno mentale dell’italiano medio».

Rocco Papaleo prova, riuscendoci, a raccontare Luigi Tenco attraverso lettere, interviste e canzoni. Papaleo è conosciuto dal grande pubblico come attore di straordinaria intelligenza comica, caratterizzato da un’ironia tagliente e, infatti, la sua capacità di far sorridere rende ancor più piacevole e scorrevole uno spettacolo già di per sé interessante. Papaleo in scena interpreta le canzoni di Tenco ma legge anche le sue interviste e le sue lettere permettendo di capire a pieno le sue canzoni.  Le parole di Tenco vengono adoperate per introdurre le sue stesse canzoni e ciò mostra quanto Tenco utilizzasse la musica per esprimere ciò che era. Papaleo canta le canzoni rielaborate da Roberto Molinelli e viene accompagnato da brillanti musicisti: Arturo Valiante (pianoforte), Guerino Rondolone (contrabbasso), Davide Savarese (batteria e percussioni) e Marco Sannini (tromba).

Nel caso di Tenco l’artista e l’uomo coincidono perfettamente e per capire l’uno bisogna conoscere l’altro. Forse non sarà domani mostra allo spettatore un Tenco a tutto tondo in relazione all’amore, alla guerra, alla società e alla musica.  Papaleo è allo stesso tempo interprete e narratore che esprime il suo personale punto di vista coinvolgendo anche il pubblico che canta e interagisce con gli artisti sul palco.

L’attore comincia lo spettacolo cantando Mi sono innamorato di te, ammettendo il suo interesse e amore per Tenco e, successivamente, propone le sue più belle canzoni. Forse non sarà domani riesce ad esprimere i pensieri e le emozioni del cantante attraverso brani come Cara maestra, Un giorno dopo l’altro, Lontano lontano, Uno di questi giorni ti sposerò, Ciao amore ciao. Il risultato è un giusto omaggio ad un artista eccezionale e vero che, a differenza di quanto sostenuto da molti, amava profondamente la vita e il pubblico.

Il suicidio di Tenco: una ferita ancora aperta

C’è poi un aspetto molto interessante dello spettacolo che merita di essere evidenziato. Le vicende raccontate riguardano un artista che si è suicidato mezzo secolo fa ma quante delle ragioni che hanno spinto Tenco a quel gesto sono ancora presenti nella nostra società? Il matrimonio visto come sinonimo d’amore e l’amore ritenuto necessario a qualsiasi costo, anche della falsità. L’ipocrisia e il perbenismo dilaganti, le case discografiche che usano gli artisti come merci senza tutelarli in alcun modo. Cosa è realmente cambiato? Ecco, forse il motivo per cui ancora oggi Tenco non viene adeguatamente omaggiato è che la società che l’ha ucciso è ancora la stessa e non ha alcuna voglia di cambiare.

Forse non sarà domani con testo e soggetto di Stefano Valanzuolo accende i riflettori su tutto ciò e ricorda nel migliore dei modi Luigi Tenco.