Il Frigo di Copi al Ridotto del Mercante | Recensione

Il Frigo, di Copi, al Ridotto del Mercadante | Recensione

Massimo Verdastro protagonista al Ridotto del Mercadante in Il Frigo, di Copi.

Continua la stagione 2023/2024 del Ridotto del Mercadante e dal 7 al 12 novembre 2023 va in scena Il Frigo, opera teatrale del drammaturgo, disegnatore, scrittore e attore franco-argentino, scomparso nel 1987, Raul Damonte Botana, in arte Copi, tradotta da Luca Coppola e Giancarlo Prati e diretta da Massimo Verdastro e Giuseppe Sangiorgi. In scena, la straordinaria interpretazione di un Massimo Verdastro che dà vita a un personaggio dall’evidente schizofrenia, il quale a sua volta si fa interprete di altri vari personaggi, tutti frutto della sua mente e della sua vita al limite tra realtà e finzione.

Il Frigo di Copi: un ospite inquietante sulla scena

Al centro della scena si erge monumentale Il Frigo. È a tutti gli effetti un frigo, che lapidario impone la sua strana presenza, celando inquietantemente al suo interno qualcosa di sconosciuto. E attorno a questo strano oggetto così incombente, il protagonista L dispiega la sua schizofrenia, quella pazzia che genera una certa «disperata comicità», dando corpo e anima a personaggi diversi: Goliatha, la Madre, la Zingara, l’Ispettore, l’Editore, la bambola Dottoressa Freud, la marionetta Topo e la pelliccia Bebè Volpe. Tutti questi si susseguono in una serie di sketch tanto paradossali quanto feroci, ponendosi all’estremo finanche della pièce stessa.

Infatti, con Il Frigo, il teatro di Copi – a cui Verdastro dà vigore insieme alla regia ben calibrata di Sangiorgi – diventa uno spazio dove cadono le logiche razionali della narrazione e della rappresentazione ricadendo su sé stesse, vuote, esautorate da ogni loro possibilità di significato. Diventa, dunque, un teatro-spazio di assurdità, atrocità e oscenità, in cui ogni personaggio sfila esibendo la propria follia. Intanto quel frigo, quel monolite fermo al centro di quella che più che una stanza sembra un palco di un circo, volutamente, impera perentorio come la chiusura ermetica di un mondo escluso e noncurante allo stesso tempo.

«L è costretto ad abitare in una scena (perché in teatro si trova) grigio-nera ingombrata da un frigo colossale; dalla scena L esce soltanto quando deve fare posto alle proprie evocazioni: sono a loro volta dei personaggi, dei numeri, l’interpretazione di un’umanità che ha rinchiuso fuori da sé e non vuol far più entrare. È l’umanità colorata, invadente, velenosa, dalla quale fugge e che allo stesso tempo è costretto a esorcizzare attraverso il gioco dei travestimenti e delle possessioni» – dice il regista Giuseppe Sangiorgi a proposito dello spettacolo Il Frigo di Copi.

Allora, Il Frigo diventa una successione di maschere, durante la quale l’impossibilità della rappresentazione è portata oltre ogni limite e messa in costante contraddizione con sé stessa. Perciò con Il Frigo il palco diventa uno spazio estremo, crudele e terribilmente vitale. Pirandello, il teatro di Genet, il Teatro della crudeltà di Artaud, sono tutti echi sia lontani che vicini di un teatro folle, che con la sua paradossalità rende la realtà di un mondo contorto, ricaduto su sé stesso. Forse proprio per questo non può che essere ancora inguaribilmente attuale. E quando, poi, quel frigo si apre, accoglie pezzi di un corpo non più tale situandolo in un altrove irrappresentabile, dove, forse, lì e solo lì può risiedere la verità

Fonte immagine di copertina: Ivan Nocera per il Teatro di Napoli 

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A proposito di Francesca Hasson

Francesca Hasson è giornalista pubblicista, iscritta all’Albo dal 2023. Appassionata di cultura in tutte le sue declinazioni, unisce alla formazione umanistica una visione critica e sensibile della realtà artistica contemporanea. Dopo avere intrapreso gli studi in Letteratura Classica, avvia un percorso accademico presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II e consegue innanzitutto il titolo di laurea triennale in Lettere Moderne, con una tesi compilativa sull’Antigone in Letterature Comparate. Scelta simbolica di una disciplina con cui manifesta un’attenzione peculiare per l’arte, in particolare per il teatro, indagato nelle sue molteplici forme espressive. Prosegue gli studi con la laurea magistrale in Discipline della Musica e dello Spettacolo, discutendo una tesi di ricerca in Storia del Teatro dedicata a Salvatore De Muto, attore tra le ultime defunte testimonianze fondamentali della maschera di Pulcinella nel panorama teatrale partenopeo del Novecento. Durante questi anni di scrittura e di università, riscopre una passione viva per la ricerca e la critica, strumenti che considera non di giudizio definitivo ma di dialogo aperto. Collabora con il giornale online Eroica Fenice e con Quarta Parete, entrambi realtà che le servono da palestra e conoscenza. Inoltre, partecipa alla rivista Drammaturgia per l’Archivio Multimediale AMAtI dell’Università degli studi di Firenze, un progetto per il quale inserisce voci di testimonianze su attori storici e pubblica la propria tesi magistrale di ricerca. Carta e penna in mano, crede fortemente nel valore di questo tramite di smuovere confronti capaci di generare dubbi, stimolare riflessioni e innescare processi di consapevolezza. Un tipo di approccio che alimenta la sua scrittura e il suo sguardo sul mondo e che la orienta in una dimensione catartica di riconoscimento, di identità e di comprensione.

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