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Eroica Fenice

Vissi d'arte, perchè non potevo fare altro: Incontri a Murnau al TRAM

Vissi d’arte al TRAM a Napoli: Incontri a Murnau

Vissi d’arte, il titolo della rassegna. Vissi d’arte, l’esalazione dei personaggi in movimento sulla scena. Un movimento anche solo accennato, si siedono, si alzano, scambiano degli sguardi. Ma il movimento è posto in secondo piano quando a inondare la scena sono le parole.
Poche quelle del piccolo Franz, ancora poco esperto della vita, ma curioso indagatore che con la sua torcia nel buio ritorna a tentoni nel passato, toccando prima il dorso delle cose, poi scoprendole, in una camera polverosa in cui da tempo nessuno mette più piede. Una cascata di parole quella di Gabriele Münter, le parole dell’esperienza. Un dialogo che intesse con suo nipote Franz, ma anche con un oggetto che tra le sue mani si fa cosa, ricordando la lezione di Remo Bodei, un oggetto desueto che preserva l’impronta della vita, rammentando, ancora, Francesco Orlando: il suo diario di ragazza. Il piccolo Franz udendo le sue parole vede materializzarsi nel nero fitto della camera polverosa, personaggi di cui ha sempre sentito parlare, che forse studierà sui libri di scuola. Per la zia invece, un tempo, uomini fin troppo veri: Vasilij Kandinskij e Arnold Schönberg.
Come le vite di tempi andati e quelli di tempi presenti possano sfiorarsi. Questi, sono gli Incontri a Murnau.

Cittadina sulle alpi svizzere, Murnau è un luogo di slancio creativo, che Gabiele rievoca nei suoi tempi d’oro, quando i tavoli non erano ancora ricoperti da tele di ragno, le finestre sempre spalancate. I tempi di quando lei e il suo maestro Kandinskij si rifugiavano nella loro arte, nel loro amore. Un amore nato alla scuola d’arte Phalanx di Monaco, non molto frequentata da donne a quel tempo. Con la sua forza d’animo, l’insistenza che trapela dalle pagine del suo diario, Gabriele convince i genitori che quella è la sua strada, e non in una delle solite scuole in cui «l’arte è al pari dell’uncinetto». No, Gabriele non è fatta per divenire l’angelo del focolare, anzi, si meraviglia che qualcuno sia stato anche solo in grado di concepire una professione simile. Sotto quell’albero a Murnau, durante una delle sedute en plein air, il maestro Kandinskij mutò la sua vita, dandole il suo primo bacio.

La Münter, interpretata da Nina Borrelli, porta in superficie ricordi che avrebbe voluto celare, ma che la curiosità del nipotino (Vincenzo Giordano) la costringe a svelare. Quella stessa curiosità che ha lo spettatore, che a mano mano scorge, come partoriti dall’oscurità della camera, due personaggi mai visti, ma dalle movenze familiari. Sono tra noi, dopo la lunga gestazione del tempo, e nella mente del piccolo Franz si sostituiscono alla voce della zia, la interpretano. Sono i due artisti Kandinskij (Marco Palumbo) e Schönberg (Fabio Rossi), il cui legame tormentato è entrato nella storia.

Il genio del primo fu colpito dalla musica del secondo, una musica che riusciva a tradurre in forme, colori, danze. Kandinskij doveva dirlo a Schönberg, doveva discutere con lui della sua idea di arte, di come entrano in contatto le forme di comunicazione più elevate, la musica e la pittura, e allora gli scrive. E riceve risposta! Così spedisce al compositore i suoi saggi sull’arte, e ne riceve altrettanti. Ma potrà davvero nascere un’amicizia tra questi due geni? Già dalle prime battute si scorge una competizione, tra le cui venature si riconosce ammirazione. Ma il tutto è macchiato dal nero tormento dell’artista, il tormento dell’uomo.

Kandinskij e Schönberg si incontrano per Vissi d’arte a Murnau e diviene luogo di sinestesia.

Gabriele assiste a tutto questo, per quanto sottovalutata come artista da Schönberg, come si evince nel carteggio che il giovane Franz trova in una stramba scatole costruita dalla zia ai tempi di Murnau. Quel personaggio tormentato le parla dal passato, e anche se la relazione tra i due artisti non sembra destinata a durare, adesso riprendono nella mente di Franz quelle conversazioni che un tempo li avevano visti affini, ma che la Storia impedì per sempre.

1914, scoppio della Prima guerra mondiale. Schönberg lo aveva detto, ma Kandinskij non gli aveva creduto. Ci sono sempre più impedimenti alla loro comunicazione epistolare, e così è inevitabile l’allontanamento. Un allontanamento di cui risentirà anche Gabriele. Non le resta che il ricordo, non le resta che la danza, quella danza spasmodica fatta di colori accesi, di forme geometriche, di movimenti spontanei. «Mi sentivo ubriaca», perché l’arte fa questo effetto.

I due artisti si struggono, la Storia avanza. Ma l’arte è rivoluzione, rifugio sicuro nel quale resistere.

Regia di Michela Ascione, gli Incontri a Murnau prendono vita al teatro TRAM a Napoli, un ambiente accogliente che ha aperto la sua stagione teatrale all’insegna dell’arte e del ricordo (Vissi d’arte). Le scale che conducono alla sala consentono una progressione lenta verso un mondo altro, la tipica alienazione concessa dal teatro. L’ambiente è accogliente, i contrasti chiaroscurali suggestivi.
Ultimo incontro di Vissi d’arte stasera, dopo il sold out del primo settembre, con La Gioconda chi, di Mirko Di Martino.

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