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Eroica Fenice

Saul

SAUL di Stefano Sabelli alla Galleria Toledo

A 35 anni dall’ultimo allestimento che permise la rappresentazione di una delle prime e più importanti tragedie di Vittorio Alfieri, SAUL per la regia di Stefano Sabelli è in scena alla Galleria Toledo dal 21 al 25 ottobre, grazie alla Compagnia del Teatro del LOTO.

Su una struttura lignea di salite e discese, dove gli attori si muovono continuamente per dare azione alla scena, campeggia al centro evidente un trono, simbolo della potenza e della necessità di potenza di Saul, re di Israele. L’andare e venire della luce sul palcoscenico così come quello dei personaggi, scandisce lo svolgimento dell’opera di Alfieri, Notte – Alba – Giorno – Tramonto – Sera, che si racchiude nell’arco di ventiquattro ore e dentro le quali si compie il dramma, diviso in due atti. Lo spettacolo infatti come l’opera letteraria, comincia dal momento in cui David (Giulio Rubinelli) ritorna di nascosto in patria, dopo essere stato cacciato dal regno dallo stesso Saul e costretto a rifugiarsi in terra dei Filistei. Ciò che identifica lo spettacolo per tutto il corso della rappresentazione, fin dal primo momento, è l’ira e la malinconica rabbia che contraddistingue biblicamente il re di Israele: nonostante la dimostrazione di affetto e lealtà del giovane e l’insistenza dei due suoi figli Gionata (Gregorio De Paola) e Micol (Bianca Mastromonaco) ad abbandonare il continuo presentimento di tradimento, Saul non riesce a superare quell’insistente ed ossessiva sensazione di persecuzione, non comprendendo come alla fine è egli ad essere vittima di se stesso. Tutto accompagnato dalle musiche dal vivo del Trio dei fratelli Miele, con partiture Klezmer e il Requiem di Mozart.

“In Saul vi è di tutto, di tutto assolutamente!”. Stefano Sabelli  è Saul! 

Afflitto e quasi posseduto da una perpetua ma a tratti altalenante condizione di follia, Saul tempo prima ottenne il distacco dal clero verso il quale si oppone con violenza, fino all’ultima fallace empietà nei confronti del successore del sacerdote Samuele, Achimelech (Pasquale Arteritano). La possenza e la profonda malinconia che determina Saul, assoluto protagonista della tragedia e dentro il quale si fondono infiniti maniacali risvolti, è manifesta sulla scena attraverso la magistrale bravura di Sabelli, non solo regista. Nel viso, nella canuta stanchezza di un uomo valoroso che fu scelto da Dio per governare un popolo, nell’utilizzo ritmico dell’endecasillabo sciolto e nei toni della voce, l’attore evidenzia tutta la pienezza di un così fondamentale personaggio alfieriano. Accanto alla sua figura e al capovolgersi dei suoi sentimenti, ma sempre assecondando l’autorità del re, non c’è solo David, che egli ne invidia le virtù e la giovinezza, ma anche Micol, l’innamorata sposa che Saul gli concesse in matrimonio, che freme e soccombe alla volontà del padre; poi l’indulgente Gionata e lo stratega Abner (Fabrizio Russo), anch’egli martire della diffidenza di Saul.

Il tormento del re sta proprio nella radicale consapevolezza delle sue infime azioni, soprattutto nel ricordo della benevolenza di cui in passato godeva, posto adesso “usurpato” da David, allora umile pastore. Conscio quindi dei suoi misfatti ma in particolare della sua decadenza, Saul diventa il tipico anti-eroe di se stesso, avvolto e vinto in ultimo da una auto irreversibilità, sintesi di tutta la tragedia alfieriana.

Ilaria Casertano