“Semi” al Sancarluccio: le parole e l’incomunicabilità

Semi

Semi. Peccato non esiste più l’amore platonico, in scena al Nuovo Teatro Sancarluccio dall’ 11 al 14 gennaio, è uno spettacolo di e con Marina Cioppa e Michele Brasilio, prodotto da Vulìe Teatro. In Semi si riflette sul senso dell’amore, per così dire, postmoderno, in cui l’individualismo dei due membri del rapporto di coppia, elemento su cui si concentra lo spettacolo, scardina dall’interno l’istituzione famiglia di tipo matriarcale risolvendosi in una forzata convivenza.

Al Sancarluccio lo spettacolo Semi, o la coppia postmoderna

Lo spettacolo Semi. Peccato non esiste più l’amore platonico si concentra su quello che può essere un possibile spaccato di vita quotidianaI due protagonisti del testo, Claudia (Marina Cioppa) e Ugo (Michele Brasilio) si ritrovano a “metter su” tutta una serie di azioni e comportamenti ricorrenti e, talvolta, “meccanici” nei confronti l’uno dell’altra. Si tratta di azioni e comportamenti che si generano da un rapporto di convivenza forzata che porta alla dimenticanza dell’antica freschezza del rapporto sostituendo, come è detto nello spettacolo, «l’abitudine all’intimità».

La riflessione di Semi pone dinanzi lo spettatore la odierna fragilità del rapporto di coppia che non si nutre di sé stesso, ma di stimoli esterni che cozzano con l’individualità dell’uno o dell’altro partner. L’identità di una coppia si sgretola, di fronte alle singole identità dei sui componenti, evidenziando in limine del rapporto la manca coesioneAttraverso indugi e riprese, la drammaturgia fonda il suo centro sui dialoghi dei due protagonisti. Si tratta però di dialoghi che non sanno comunicarsi e ascoltarsi. Infatti, nello scambio di parole, a emergere è il grande silenzio emozionale che regna talora nella coppia postmoderna.

Marina Cioppa e Michele Brasilio attraverso le battute del testo, le scelte di regia e le tecniche recitative adoperate mettono così in mostra quelli che sono i due grandi nemici dell’amore: l’incapacità di comunicazione la superficialità verso l’altro e anche l’incoscienza di sé, del sé profondo. E non si parla solo di amore platonico, evocato e suggerito dal sottotitolo dello spettacolo, o meglio, l’amore platonico non è solo punto di partenza di Semi: se manca amore vero, non c’è possibilità di amore platonico.

Dal punto di vista scenico, l’ambiente quotidiano proposto rappresenta una scena quotidiana in senso minimalista, incorniciato da un disegno luci che riflette i momenti cruciali della drammaturgia. Importante nelle scelte registiche, tra l’altro, l’apertura dello spettacolo con la canzone Nessuno mi può giudicare di Caterina Casella che fornisce alle soglie il senso di seguito espresso.

Chi è Salvatore Di Marzo

Salvatore Di Marzo, nato a Napoli nel 1990, è laureato con lode presso il Dipartimento di Studi Umanistici dell’Ateneo Federiciano del capoluogo partenopeo. È redattore presso riviste e giornali telematici scrivendo articoli di vario genere, tra cui articoli di critica teatrale, di cultura e di riflessione letteraria. Tra i suoi interessi, la musica, il teatro e la scrittura sia in prosa che in versi; è coautore, insieme con Roberta Attanasio, della silloge poetica Euritmie, recentemente pubblicata presso Aracne editrice.

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