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Eroica Fenice

Una famiglia quasi perfetta

Una famiglia quasi perfetta al Teatro Cilea

Non esiste la famiglia perfetta siccome è proprio nell’imperfezione che ogni famiglia è perfetta a suo modo. La soglia che divide l’amore disinteressato dall’amore presunto, i limiti e le incongruenze della legge contro l’etica degli affetti, l’incapacità dell’egotismo umano di accogliere l’altro e l’intreccio delle dinamiche e degli affetti familiari affollano la scena in “Una famiglia quasi perfetta”.

Carlo Buccirosso questa volta veste i panni di Salvatore Troianiello, un personaggio insolito, rabbioso, uxoricida che dopo aver scontato in prigione una pena di 24 anni pretende di riavere l’affidamento del figlio Pinuccio, interpretato da un eccezionale Davide Marotta.
Due schieramenti contrapposti, una famiglia adottiva ed un’irriverente protagonista legato ad una presunta compagna (Fiorella Zullo), rivendicano la custodia, più volte dichiarata legittima, del ragazzo affetto da una sindrome che ne ha bloccato la crescita. Rosalia Porcaro, ideale nel ruolo di madre protettiva, e Peppe Miale interpretano magistralmente il ruolo di genitori premurosi che, con l’aiuto di Tilde De Spirito nel ruolo di governante, proteggono e si prendono cura di un ragazzo che ragiona come un adulto e gioca come un bambino.

L’avvocato vigliacco e farsesco, magistralmente interpretato da Gino Monteleone, e il suo assistente (Giordano Bassetti) si fanno spesso rappresentanti di una legge che non sempre viene rispettata. “L’Italia è un paese giuridicamente imprevedibile”, afferma l’avvocato in una scena comica e allo stesso tempo tagliente, ed imprevedibili sono i risvolti di una trama che percorre il filo degli intricati rapporti familiari tramite un disordine legislativo, un buon senso continuamente superato e una mancata difesa del cittadino che condurranno gli eventi ad una, ormai quotidiana, tragedia familiare.

“Una famiglia quasi perfetta”, in scena al Teatro Cilea dal 9 al 12 Aprile, non smentisce la penna attraente ed ironica di Buccirosso che, “in un paese dove non esistono più i buoni e i cattivi”, riesce ad evidenziare, con ironia e comicità, l’importanza di essere una famiglia contro e a dispetto dell’insensatezza di pretenderla con la violenza e l’inganno. Pretesa di genitorialità che viene sopraffatta dall’amore poiché, sebbene esistano differenze tra adozione e procreazione, la famiglia supera i legami visibili per consolidare invece gli affetti disinteressati e, pertanto, eterni.

La minuziosa scenografia, dall’elegante libreria dell’avvocato alla dettagliata cucina dei coniugi, è cornice perfetta di un’ incredibile esecuzione che, caratterizzata da scene tanto inattese quanto esilaranti, stupisce il pubblico ricevendo lunghi e meritati applausi. La commedia, tra soldi da occultare e recriminazioni d’amore, sorprende e entusiasma gli spettatori che, accogliendo il susseguirsi di momenti drammatici e ironici che intrinsecamente si susseguono, colgono la lezione e il bagliore dell’amore, non corrotto e non preteso, di una famiglia quasi perfetta.

-Una famiglia quasi perfetta al Teatro Cilea-