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Eroica Fenice

Uomo e galantuomo

Uomo e Galantuomo all’Augusteo

Giovedì 26 maggio la talentuosa compagnia torrese Teatro Club porta in scena, per la VII Rassegna Teatro Amatoriale del Teatro Augusteo di Napoli, la commedia Uomo e Galantuomo (1922), di Eduardo de Filippo.

La commedia in tre atti è inserita dall’autore nel gruppo di opere Cantate dei giorni pari e fu scritta da De Filippo per il fratellastro Vincenzo Scarpetta. Il titolo originario, che era Ho fatto il guaio? Riparerò!, fu sostituito soltanto nel 1933 da quello attuale, Uomo e Galantuomo, quando la commedia fu portata in scena dalla compagnia Teatro Umoristico I De Filippo.

Uomo e Galantuomo: il “guaio” e… la follia dell’onore

Al centro delle vicende portate in scena, la scalcagnata compagnia teatrale L’Eclettica, ospite in un albergo di Bagnoli presso il ricco amico Alberto de Stefano (Mario Roma), intenta a provare uno spettacolo serale che si spera produrrà una reazione diversa dai fischi e dai pomodori a cui la compagnia d’artisti è ormai abituata. Della compagnia fa parte Viola (Barbara Vitiello), in evidentissimo stato di gravidanza, messa incinta dall’esuberante capocomico Don Gennaro (Renato Roma) che, nella tragedia che la compagnia sta provando, non è l’amante di Viola bensì suo fratello, e deve riscattare l’onore della primadonna. Si tratta della tragedia Malanova di Libero Bovio, che messa in scena dalla stramba compagnia non riesce a trasmettere la sua tragicità e il suo pathos, suscitando invece le risate degli spettatori che assistono alle prove, continuamente interrotte da gag comiche e fraintendimenti.
Le prove vengono interrotte da Salvatore (Carlo Fimeroni), il fratello di Viola che, venuto a reclamare l’onore della sorella, in un equivoco strappa ad Alberto de Stefano la promessa di riparare al guaio. Si tratta in realtà di un increscioso fraintendimento, poiché anche Alberto de Stefano ha messo incinta la sua amante, la misteriosa Bice (Susy Piezzo) di cui conosce poco o nulla, ma che intende sposare per ripararne l’onore, da galantuomo quale ritiene di essere. Così, quando il fratello di Viola gli intima di farsi carico delle sue responsabilità nei confronti della sorella, Alberto de Stefano, credendolo il fratello di Bice e non di Viola, accetta con gioia e sollievo.
La situazione si complicherà ulteriormente quando Alberto de Stefano scoprirà la vera identità della sua amante Bice, in attesa di suo figlio, e dovrà fingersi pazzo per salvarsi dalle minacce del marito (Franco Martucci) della nobildonna e, al contempo, salvaguardarne l’onore ed evitare uno scandalo.
Infallibile ricetta della comicità di questo spettacolo è il fittissimo intreccio di equivoci e fraintendimenti, intreccio in cui si mescolano realtà e finzione teatrale. La vita dei comici acquista centralità, i personaggi sembrano uscire dai ruoli che rappresentano e porsi sulla scena portando ognuno il proprio dramma personale, per poi tornare a nascondersi dietro la maschera della finzione e della follia laddove non è possibile rimediare ai guai commessi, che si tratti di una gravidanza indesiderata o dei debiti della compagnia teatrale, povera in canna e impossibilitata dal saldarli.

Fotografie di Federica Ciliberti