VajontS 23, un atto di teatro civile a 60 anni dalla tragedia

VajontS 23

Accadde tutto all’improvviso, nonostante per svariati mesi la natura avesse lanciato più di un segnale di allarme; accadde sorprendendo tutti nella notte, dopo che per svariati mesi più di una voce di denuncia si era sollevata e più di una criticità era emersa nelle valutazioni dei tecnici. Il 9 ottobre 1963 alle ore 22.39 un ammasso roccioso di 260 milioni di metri cubi si staccò dal monte Toc precipitando ad una velocità di 90 km/h nell’invaso artificiale realizzato nella valle del Vajont. Quattro minuti dopo la frana, un’onda di acqua e detriti investì il comune di Longarone spazzando via tutto quello che incontrava e proseguendo la sua folle corsa verso i comuni di Rivalta, Villanova, Pirago e Maè. Le vittime furono 1917, di cui 487 minori.

A distanza di sessant’anni dal disastro del Vajont e trenta dal debutto dello spettacolo che Marco Paolini ha dedicato a quel disastro, è lo stesso Paolini a promuovere il progetto VajontS 23 e lanciare un appello ai teatri italiani affinchè uniscano le loro voci e amplifichino il ricordo di un disastro che è passato, ma le cui minacce incombono oggi come allora sul presente e sul futuro del nostro fragile territorio.

Per una sera i sipari di più di 150 teatri in tutta Italia si sono sollevati sulla medesima tragedia, portando in scena il racconto del medesimo disastro annunciato e di tutti quelli che negli anni successivi lo hanno seguito in giro per il nostro Paese.

La Casa del Contemporaneo ha aderito al progetto VajontS 23 di Paolini con tutte le sue quattro sale, dalla Sala Assoli e il Teatro dei Piccoli di Napoli, al teatro Ghirelli di Salerno e il teatro Karol di Castellammare di Stabia. Tre letture sceniche che ruotano attorno alla tragedia del Vajont mettendo in dialogo scienza e teatro, tutte per la regia di Rosario Sparno, sono state presentate al pubblico nella serata del 9 Ottobre.

A prestare voce a questo appassionato dialogo un attore e un divulgatore scientifico per ciascuno dei 4 teatri, alla Sala Assoli in scena l’attore Luca Iervolino e il divulgatore scientifico Massimo Ruccio, al teatro Ghirelli le voci sono dell’attrice Paola Senatore e del divulgatore Luca Pacca, mentre al Karol sono in scena l’attrice Francesca Fedeli e la divulgatrice Mariangela D’Aquino. Il Teatro dei Piccoli ha infine aderito al progetto attraverso le voci di Salvatore Guadagnolo, Peppe Coppola e Cristina Morra e con il coinvolgimento di 80 alunni delle classi quarte dell’IC Madonna Assunta di Napoli in un esperimento didattico e ludico.

Il progetto VajontS 23 e le sue numerose interpretazioni costituiscono, come nelle intenzioni di Paolini, un unico coro che con forza e coraggio solleva la sua voce contro la noncuranza del valore della vita umana che in più occasioni hanno mostrato coloro che avevano potere di decidere. Perché Vajont non è stato un disastro imprevedibile, bensì un vero e proprio omicidio di massa, per dirla con le parole di Sparno, un colpevole errore pagato con il prezzo di quasi 2000 innocenti vittime.

Ma quello del Vajont non è un disastro che si può relegare al passato, bensì un copione che si ripete ogni volta che viene intenzionalmente sottovalutato il rischio nella gestione del territorio e delle sue risorse. Per una sera scienza e arte hanno unito le loro armi di persuasione e fascinazione nel tentativo di ricordare quanto attuale sia il rischio di ripetere la medesima tragedia perpetuando la colpevole indifferenza nei confronti dei limiti che la natura ci impone.

Fonte immagine: Casa del Contemporaneo

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A proposito di Rossella Siano

Napoletana di nascita e per vocazione. Appassionata di letteratura e scrittura nonostante la scelta di una professione molto poco poetica. Provo ad aggiungere poesia attraverso la condivisione di pensieri ed emozioni in queste pagine.

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