A Napoli prende forma Vi.Ci.Ni, la rassegna ideata da Coffee Brecht insieme a Vernicefresca ETS e Le Streghe del palco. Quattro appuntamenti gratuiti tra spettacoli, improvvisazione e percorsi urbani, pensati per avvicinare il pubblico al teatro e al territorio, partendo dai luoghi e dalle persone che li attraversano ogni giorno. L’iniziativa si inserisce nel più ampio cartellone culturale promosso dal Comune di Napoli, valorizzando il legame tra arte e tessuto urbano.
La rassegna Vi.Ci.Ni raccontata dagli organizzatori
La rassegna “Vi.Ci.Ni” nasce all’interno di Altri Natali. Da cosa è nato il bisogno di costruire un percorso che mettesse così tanto al centro il rapporto fra teatro, città e comunità?
Il bisogno nasce dall’idea che oggi il teatro non possa limitarsi a essere un luogo da frequentare, ma debba diventare un ‘luogo da abitare’. Con Vi.Ci.Ni abbiamo voluto riportare al centro l’idea di cultura come spazio di relazione: un’occasione in cui i cittadini non siano solo spettatori, ma parte attiva di un processo collettivo. Napoli è una città che vive di comunità, di vicoli, di prossimità: era naturale costruire una rassegna che parlasse di accoglienza, ascolto, memoria urbana e partecipazione, restituendo alla città le sue storie attraverso linguaggi artistici diversi.
Il programma alterna spettacoli, improvvisazione e perfino una passeggiata in cuffia a Forcella. In che modo avete pensato questa varietà di linguaggi per far dialogare pubblici diversi, anche chi solitamente vive il teatro da “spettatore esterno”?
La rassegna è costruita proprio per ‘aprire porte’, non per chiuderle. Siamo partiti dall’idea che ogni linguaggio raggiunge un tipo di pubblico diverso: l’improvvisazione coinvolge e abbassa le distanze, il teatro ragazzi crea partecipazione intergenerazionale, la drammaturgia contemporanea stimola riflessioni più intime, mentre la passeggiata audioguidata offre un modo nuovo e accessibile di “entrare” nella città. Mescolare forme diverse permette a ciascuno di trovare il proprio modo di stare dentro l’esperienza, senza sentirsi esterno o inadeguato. In questo senso, Vi.Ci.Ni è un dispositivo inclusivo.
“White Shit” apre la rassegna con un titolo forte, che incuriosisce e spiazza. Qual è la scelta che si nasconde dietro questa decisione di iniziare con uno spettacolo così diretto?
Abbiamo scelto di aprire con “White Shit” perché è un lavoro che parla senza filtri delle fragilità relazionali, dei conflitti identitari e delle dinamiche che definiscono ogni comunità. È uno spettacolo essenziale, ironico e profondo, che mette lo spettatore di fronte a un’umanità imperfetta e reale. Un titolo forte apre un varco: spiazza, sì, ma invita anche a guardare più a fondo. È un modo per dire sin dall’inizio che Vi.Ci.Ni non vuole edulcorare la complessità, ma trasformarla in un momento di confronto autentico.
Molti degli appuntamenti si terranno presso la Sala Ecce Homo, uno spazio che ha una sua storia particolare. Quanto conta, per iniziative come la vostra, il rapporto con i luoghi e la loro identità?
Per noi conta moltissimo. La Sala Ecce Homo è un luogo che custodisce memorie, stratificazioni, tracce della città: non è un semplice contenitore, ma un interlocutore. Ogni spazio porta con sé un’identità, una comunità di riferimento, un modo di essere vissuto. Lavorare lì significa entrare in dialogo con quella storia, rispettarla e trasformarla in materia creativa. Lo stesso vale per la performance a Forcella: il luogo diventa parte della drammaturgia. Vi.Ci.Ni esiste perché esistono i luoghi che lo accolgono.
La rassegna è gratuita, ma con prenotazione obbligatoria. È una scelta che parla anche di accessibilità culturale: quanto è importante, oggi, permettere alle persone di avvicinarsi al teatro senza barriere economiche o sociali?
È fondamentale. La gratuità permette a chiunque, indipendentemente dalla situazione economica, di accedere a un’esperienza culturale di qualità. Allo stesso tempo la prenotazione ci consente di gestire gli spazi, garantire sicurezza e rispetto per il lavoro degli artisti. Crediamo che l’arte debba essere davvero un bene comune: rompere le barriere d’accesso significa ampliare i pubblici, creare nuove abitudini culturali e riconoscere il teatro come parte della vita quotidiana, non come un lusso per pochi.
Il progetto è firmato da tre realtà diverse: Coffee Brecht, Vernicefresca ETS e Le Streghe del Palco. Come si è sviluppata questa collaborazione e cosa sperate resti al pubblico, al di là dei singoli eventi?
La collaborazione è nata da una visione condivisa: usare i linguaggi del teatro, improvvisazione, drammaturgia contemporanea, teatro immersivo e spettacoli per famiglie come strumenti di comunità. Le tre realtà coinvolte portano competenze differenti: Vernicefresca nel teatro sociale e nella creazione partecipata, Coffee Brecht nell’improvvisazione come linguaggio inclusivo, Le Streghe del Palco nell’immersione scenica e nell’uso innovativo della tecnologia. L’incontro tra queste esperienze ha generato una rassegna che non è la somma di tre identità, ma un ecosistema comune.
Quello che speriamo resti al pubblico è un senso di vicinanza: la percezione che la cultura può unire, includere, accogliere. Che il teatro può essere uno spazio in cui riconoscersi e raccontarsi, anche dopo che le luci si spengono.
Fonte immagine: ufficio stampa
Articolo aggiornato il: 14/12/2025

