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Eroica Fenice

Mille e una Monna Lisa: viaggio alla scoperta delle varianti della Gioconda di Leonardo

La Monna Lisa e quel suo sorriso – il più enigmatico della storia dell’arte – dimostra di avere più di una identità: le sue copie sono custodite in vari musei del mondo  suscitando lo stupore e la curiosità di storici e appassionati delle opere del genio di Leonardo.

Dal Louvre a Zurigo passando per il Prado di Madrid.

Sebbene siano infinite le repliche, le riproduzioni in scala e gli omaggi a volte anche ironici della Gioconda di Leonardo da Vinci,  questa icona dell’arte mondiale pare oltrepassare indenne i secoli e le mode, non restandone mai scalfita. E pure ancora oggi, nonostante gli innumerevoli studi effettuati sulle origini del ritratto, nuove sorprese si affacciano all’orizzonte, per la gioia di quanti desiderano approfondire la storia della genesi della Gioconda leonardesca. Pare infatti che Leonardo non si sia limitato soltanto alla creazione dell’opera d’arte conservata al Louvre di Parigi, ma che vi siano altri dipinti conservati ed esposti in altri musei europei.

Quella di Madrid ad esempio, oggi nota come la Gioconda spagnola, esposta dl museo El Prado, nonostante l’iniziale attribuzione è, in realtà, una replica dell’originale eseguito da un allievo di Leonardo: a questa conclusione sono giunti gli studiosi e storici dell’arte esaminando il dipinto con estrema attenzione e passandolo addirittura ai raggi X,  sostenendo che l’opera fu realizzata nello stesso periodo in cui Leonardo attendeva alla sua Monna Lisa. Tuttavia la tecnica usata, l’esecuzione raffinata dello sfumato, i colori impiegati, il paesaggio alle spalle della figura muliebre – pressoché identico a quello del Louvre – sono tutti indizi che fanno risalire l’opera alla mano di un allievo di Leonardo, probabilmente spagnolo. La Gioconda hermosa, così come è stata ribattezzata la copia scoperta nei magazzini del Prado, ha senza dubbio la peculiarità di proporre ai visitatori uno schema dell’opera d’arte più fresco e meglio conservato rispetto all’originale parigino.

Tra le tante riproduzioni dell’etereo e impalpabile sorriso di Lisa Gherardini sparse per il mondo – addirittura se ne contano alcune repliche perfino in Giappone! –  non è necessario fare così tanta strada per ritrovarci al suo enigmatico cospetto: basta fare un salto a Zurigo. Proprio in terra elvetica verso la fine del 2012 è stata presentata al grande pubblico la Isleworth Mona Lisa (Monna Lisa anteriore), un quadro custodito per circa quarant’anni in un caveau svizzero e di proprietà di H. Pulitzer: alla morte dei legittimi proprietari il dipinto fu lasciato alla  Mona Lisa Foundation di Zurigo dopo esser stato acquistato da un consorzio internazionale. Dipinta su tela, usando colori più vivi,  la  figura ritratta appare decisamente più giovane rispetto alla Gioconda e questo, insieme a un’altra serie di indizi decisivi, depone a favore dell’idea che si tratti della prima versione della Monna Lisa, dipinta tra il 1503 e il 1505.

Quale mano si cela dietro la Isleworth Monna Lisa?

Estremamente scettici gli studiosi delle opere di Leonardo riguardo la novità elvetica. Alcuni di loro infatti – e in particolare il professore Ernesto Solari – hanno individuato nella tecnica utilizzata un chiaro segno della scuola di Raffaello, soprattutto per la mancanza delle velature tanto care al genio di Vinci. Quindi se il quadro può in qualche modo risentire degli influssi dell’opera di Leonardo che lo stesso Urbinate ebbe occasione di ammirare, la tipologia stessa della rappresentazione e la tecnica con cui è stata eseguito allontanano di gran lunga l’ipotesi che si tratti di una nuova versione del celeberrimo dipinto leonardesco.