Marina Abramović e la sua performance art: top 3 opere

Marina Abramović e la sua performance art: top 3 opere

Marina Abramović è una figura centrale e imprescindibile nel panorama dell’arte contemporanea, conosciuta a livello mondiale per la sua rivoluzionaria performance art. Artista serba nata nel 1946 a Belgrado e naturalizzata statunitense, ha dedicato la sua intera carriera a esplorare i limiti del corpo e le possibilità della mente, ridefinendo il rapporto tra artista e pubblico.

La performance art secondo Marina Abramović

Prima di analizzare le sue opere, è necessario comprendere la sua visione della performance art. Si tratta di un’espressione artistica che si basa su quattro elementi: il tempo, lo spazio, il corpo del performer e la relazione tra artista e pubblico. Lei stessa si definisce “la nonna della performance art“, avendo spostato i confini di questa disciplina. Il suo contributo si concentra su:

  • Endurance e limiti fisici: le sue performance sono spesso atti di resistenza estrema, in cui mette alla prova la propria incolumità fisica e mentale, esplorando il confine tra vita e morte.
  • Il ruolo del pubblico: Abramović ha rivoluzionato il contatto con gli spettatori, invitandoli a diventare parte integrante e attiva dell’opera, sia a livello fisico che mentale.

Le sue sono performance dirette e spesso scioccanti, capaci di scandalizzare ma soprattutto di innescare una profonda riflessione sulla natura umana.

Biografia di un’icona: da Belgrado a New York

Nata a Belgrado da genitori attivi nella resistenza partigiana, Marina Abramović matura l’interesse per l’arte sin da piccola. Dopo la laurea all’Accademia delle Belle Arti di Belgrado, si trasferisce in Croazia per approfondire lo studio della performance e della corporeità. Ad Amsterdam incontra l’artista tedesco Ulay, che diventerà il suo compagno di vita e partner artistico per dodici, fondamentali anni. La loro collaborazione darà vita a opere iconiche basate sul concetto di dualità e fiducia. Conclusa la loro relazione, si trasferirà a New York, città dove risiede tuttora e dove ha consolidato il suo status di leggenda vivente.

Tabella: le performance che hanno fatto la storia

Performance Concetto chiave e ruolo del pubblico
Rhythm 0 (1974) Svelare la natura umana in assenza di regole. Il pubblico era autorizzato a usare 72 oggetti sul corpo inerme dell’artista
The lovers (1988) Segnare la fine di una relazione attraverso un atto rituale. Il pubblico era testimone di un addio monumentale
The artist is present (2010) Esplorare la connessione umana attraverso lo sguardo. Il pubblico poteva sedersi di fronte all’artista e sostenerne lo sguardo in silenzio

Tre performance che hanno definito un’epoca

Rhythm 0 (1974)

In questa performance seminale, Abramović rimase immobile per sei ore in una stanza, mettendosi completamente a disposizione del pubblico. Su un tavolo erano disposti 72 oggetti, da una piuma a una pistola carica. Il pubblico era autorizzato a usare qualsiasi oggetto su di lei. L’esperimento rivelò la brutalità latente nell’essere umano: dopo un inizio timido, le persone divennero aggressive, tagliandole i vestiti e la pelle. L’obiettivo era dimostrare quanto velocemente una persona possa fare del male a un’altra in assenza di conseguenze.

The Lovers (1988)

Quest’opera monumentale segnò la fine della relazione artistica e sentimentale con Ulay. I due artisti percorsero a piedi la Grande Muraglia Cinese, partendo da estremità opposte. Dopo 90 giorni di cammino, si incontrarono al centro per dirsi addio. Fu un rituale epico e struggente sulla separazione, un atto che trasformava un evento privato in un’esperienza artistica universale.

The artist is present (2010)

Forse la sua performance più celebre, ospitata dal MoMA di New York. Per tre mesi, ogni giorno, l’artista sedeva immobile a un tavolo, invitando gli spettatori a sedersi di fronte a lei, uno alla volta, per tutto il tempo che desideravano. L’unico contatto consentito era quello visivo. Migliaia di persone parteciparono, molte delle quali scoppiarono in lacrime, sopraffatte dall’intensità della connessione non verbale. L’esibizione raggiunse un picco emotivo quando, inaspettatamente, si presentò Ulay, sedendosi di fronte a lei dopo decenni di separazione.

Fonte immagine: Wikipedia

Articolo aggiornato il: 06/09/2025

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A proposito di Alessandra Federico

Innamorata dell'amore, dell'arte e della musica folk. La sua passione più grande è guardarsi intorno, meravigliandosi di continuo. Studia inglese e cinese presso l'università l'Orientale di Napoli. Spera vi possano piacere i suoi articoli

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