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Eroica Fenice

Attualità

I postumi del referendum: l’Italia del no

Le valutazioni politiche sulle motivazioni che hanno portato alla schiacciante vittoria del No al referendum costituzionale fioccano da lunedì su quotidiani e social network, con un ritmo estenuante quasi come quello delle discussioni dell’appena trascorsa campagna elettorale. Nelle più scontate analisi che sono state fatte, tutti hanno puntato il dito contro l’errore di presunzione e di ingenuità commesso da Renzi nell’aver trasformato l’appuntamento referendario in un voto di legittimazione sulla sua persona. Questo ha indotto naturalmente a supporre che molti  cittadini abbiano votato non sui contenuti della riforma ma sul tasso di gradimento del premier e del governo, come a dire che gli italiani della riforma abbiano capito poco o nulla e che abbiano votato solo con la pancia. Altri si sono scatenati sulla rete in una guerra di delegittimazione della scelta della parte avversa dando vita (comicamente) ad un conflitto di carattere “antropologico”, come lo ha definito oggi Pierluigi Battista sul Corriere della Sera.  Le considerazioni più convincenti sull’esito del referendum appaiono quelle che chiamano in causa il disagio manifestato dai giovani, al Sud, in particolare ma non esclusivamente, e l’insofferenza verso certi proclami “renzinai”, esageratamente trionfalistici, del tipo #l’Italiariparte, #lalocomotivad’Europa, #sivedelafinedeltunnel ecc., da parte di chi non ha avvertito i segni di alcun passo in avanti e vive la frustrazione di non partecipare a nessun processo di cambiamento e di ripresa economica. Molti, infatti, hanno avuto e hanno tuttora l’impressione che buona parte della classe dirigente stia vivendo in una dimensione estranea a quella di chi vive le difficoltà di tutti i giorni, in una bolla di ingenuo ottimismo o, per chi ragiona in mala fede, di irrisorio “propagandismo”.  Questo non significa però negare i tanti sforzi, alcuni più efficaci altri meno, che il governo Renzi ha fatto per far fronte alla crisi del nostro Paese. Per limitarci ad un solo esempio, obiettivamente la legge sulla Buona Scuola ha messo a disposizione per l’assunzione di docenti una quantità di risorse come non si vedeva da anni. Eppure il governo non è riuscito a conquistare un largo consenso da parte degli insegnanti a causa di altri aspetti della stessa legge e di alcuni provvedimenti (la nomina diretta dei docenti da parte dei presidi, le modalità con cui si è svolto l’ultimo concorso a cattedra ecc.) che hanno provocato non pochi malumori. Un vero peccato, che però dovrebbe far riflettere anche su come alcune proposte di legge siano state formulate e sul mediocre, se non dannoso, contributo di alcuni ministri, collaboratori e consiglieri che hanno formato la compagine di governo. La direzione del PD post referendum Venendo alla notizia del giorno, e cioè alla relazione fatta da Renzi alla direzione del PD e all’apertura della crisi di governo, è apparso evidente come il contenuto della relazione non abbia lasciato minimamente intendere le prossime mosse del segretario, il quale si è limitato a stemperare con il sorriso e alcune battute la delusione e la rabbia non ancora smaltite e a rivendicare i successi del governo. Ad una prossima discussione è stata rimandata l’analisi del risultato […]

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Culturalmente

Nasce il Drama Teatro Studio

La Compagnia Teatrale “Il Basilisco”, di Rosario Copioso e Dario Pietrangioli, attiva dal 2009 nel territorio casertano e non solo, inaugurerà il giorno 30 giugno l’apertura del Drama Teatro Studio, uno spazio d’arte dedicato a chiunque avrà voglia di condividerlo, proponendosi con validi progetti artistici e con idee innovative. Tale luogo sarà sì dedicato al teatro, con eventi e laboratori, ma non solo al teatro, perché si presta ad ospitare qualsiasi evento che voglia essere espressione artistica di spessore. Insomma uno spazio protetto di incontro, creatività e nuove possibilità. Due i laboratori già attivi e che costituiscono il DRAMALab: uno è l’Acting, dedicato alla formazione attoriale e curato dall’attore e regista Rosario Copioso, che ha preso il posto del precedente laboratorio “Action, Actor, Acting“.  Dall’attività di questo progetto sono derivate tante soddisfazioni in questi anni, con attori che sono riusciti a conquistare anche importanti palcoscenici nazionali. Il secondo è lo Scriptwriter, dedicato alla formazione di autori teatrali e curato dall’autore Dario Pietrangioli. Il Drama Teatro Studio si propone dunque come una interessante novità all’interno dello scenario teatrale casertano. Un progetto ambizioso che mira a raccogliere nuove energie provenienti dal mondo dei giovani e a canalizzarle nella realizzazione di eventi culturali, spettacoli, presentazioni di libri e molto altro. Mettere a disposizione del territorio uno spazio in cui dare espressione alla libera creazione artistica e che costituisca un polo di attrazione per persone di talento sarà una grande occasione di crescita e sviluppo per il territorio casertano. Drama Teatro Studio: programma dell’inaugurazione Il Drama Teatro Studio si trova in Corso Piave, 195, Curti (CE). L’inaugurazione avrà luogo giovedì 30 giugno alle 20.00. Alle ore 21.30 ci sarà uno spettacolo costituito da una serie di sketch. Gli attori del laboratorio si esibiranno in performance che attraverseranno tutti i generi, dal comico al drammatico, da pezzi classici a monologhi scritti e messi in scena da Rosario Copioso e Dario Pietrangioli. Alle ore 23.00 ci sarà il brindisi che inaugurerà ufficialmente l’apertura. Un nuovo motore per la vita culturale e artistica casertana.

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Attualità

L’Italia nel 2016, quo vado?

“Quo vado?“, il nuovo film di Checco Zalone, ha avuto e sta ottenendo ancora un fortissimo riscontro di pubblico proprio perché traccia un quadro attuale e veritiero dei costumi di gran parte degli italiani. Ma se già molti di noi hanno acquisito consapevolezza di quanto sia sempre più un miraggio ottenere il posto fisso, la speranza stenta ancora a tramontare. Anche se i dati economici del Paese ci prospettano una timida ripresa e ogni segno positivo che vediamo davanti ai numeri delle statistiche ci lascia tirare un sospiro di sollievo e guardare con più ottimismo al nuovo anno, le sfide che attendono l’Italia non sono affatto semplici, sia in politica interna che estera. L’anno che è appena iniziato non si è presentato certo nel migliore dei modi, conseguenza questa anche di una crisi internazionale dovuta ai conflitti in corso nel Medio Oriente, al rallentamento della crescita economica dei paesi in via di sviluppo, all’emergenza immigrazione che sta mettendo in difficoltà persino la Germania (dopo il caso Volkswagen, altro sghignazzo, più triste, da parte di tanti. Ma attenzione alle misure, come le barriere con tanto di filo spinato e i controlli alle frontiere in barba al trattato di Schengen, che altri paesi del Nord Europa e dell’Est hanno annunciato di voler adottare cavalcando l’onda emotiva dei fatti di Colonia!), il pericolo terrorismo che sta facendo sprofondare in una crisi di nervi la Francia, le difficoltà della Spagna a formare un nuovo governo, il conflitto tra sunniti e sciiti che ha contrapposto Arabia Saudita e Iran. E l’Italia? Quo vado? Dinnanzi a questi fatti, viene da chiedersi quale possa essere il ruolo dell’Italia. Una partita cruciale si svolgerà certamente in Libia dove gli interessi nazionali sono più forti che altrove, ma se il peso politico dell’Italia in Europa e nel resto del mondo sarà pari a quello avuto nel 2015 e negli altri anni passati, dubito che il nostro Paese possa svolgere un qualche ruolo. Passiamo alla politica interna. Il quadro appare ancora più ingarbugliato e desolante. Ancora non si sono estinti i fuochi della polemica, dai connotati iperbolicamente “edipici”, innescata dallo scandalo delle banche, il quale ci ha svelato anche la fitta trama di rapporti in quel di Firenze che lega “babbi” e figli/e, imprenditori e banche, che già se ne apre una nuova legata al caso del sindaco di Quarto e al M5S. Roba vecchia. Nuovo, invece, e particolarmente importante sarà l’appuntamento referendario del prossimo autunno per decidere sulla riforma della Costituzione; e dall’esito del referendum molti si aspettano interessanti riscontri. Ma una delle sfide più decisive, anche per quest’anno, si giocherà sulla capacità che l’Italia saprà mostrare nel combattere alcuni fenomeni tristemente endemici della nostra società, denunciati anche dal Capo dello Stato nel discorso (un po’ noioso, a dire il vero) di fine 2015: la corruzione, l’evasione e il malcostume. Vedremo se saremo in grado di correggere quell’atteggiamento, troppo “italiano” e “scanzonato” per usare un eufemismo, ben rappresentato nel film di Zalone, per dare una risposta decisa e consapevole alla […]

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Eventi/Mostre/Convegni

Contesti – Il festival dei libri a Carinola

Il 18 e 19 dicembre la città di Carinola ospiterà un imperdibile evento culturale: ‘Contesti-Il festival dei libri‘. Nato da un’idea dell’associazione AABC (Amici della Biblioteca di Carinola) che da tre anni gestisce in forma di volontariato la biblioteca comunale, ‘Contesti’ non è solo un festival dei libri, ma uno spazio comune in cui far convergere diverse forme d’arte, un laboratorio di idee nato per promuovere progetti comuni attraverso l’interazione di parole, musica e immagini. L’evento, che si terrà nel quattrocentesco Palazzo Novelli, prevede una fitta serie di appuntamenti per tutte le fasce d’età, alternando mostre, presentazioni di libri, laboratori di disegno, spettacoli musicali e teatrali. Inoltre si avrà l’opportunità di conoscere il patrimonio storico-artistico di Carinola, partecipando alle visite guidate a cura dell’Archeoclub. ‘Contesti’: il calendario degli eventi Il calendario degli eventi prevede per il giorno 18 l’intervista di Fuori Catalogo alla band The Orange Beach, l’apertura di una mostra dedicata al fumetto con le esposizioni delle opere di Enzo Troiano, Giancarlo Covino, Simone Lucciola, Rocco Lombardi, la Scuola Italiana di Comix e Daniele Bigliardo. Seguiranno poi l’incontro dell’illustratore Giancarlo Covino con il pubblico di ‘Contesti’ per realizzare insieme un fumetto corale e la presentazione dei libri di Carmen Pellegrino (Cade la terra) e di Eva Giovannini (Europa Anno Zero). A chiudere la prima serata del festival sarà Canio Loguercio che canterà con Alessandro D’Alessandro il suo ‘Tragico Ammore‘. Ad aprire la seconda giornata sarà il drammaturgo Francesco Puccio che discuterà sul tema della ricezione dei classici, e in particolare del mito della tragedia greca, nella scena contemporanea.Vi saranno poi le visite guidate al centro storico di Carinola, mentre i bambini saranno impegnati nella costruzione di un libro a mano con materiale riciclato insieme all’associazione Artétèca at work. Seguiranno le presentazioni dei libri di Marco Marsalo (I miei genitori non hanno figli), Attilio Coco (L’odore della polvere da sparo), Diego De Silva (Terapia di coppia per amanti). A chiudere l’evento saranno Antonio Pascale con un monologo-spettacolo intitolato ‘Ricomincio da Massimo‘ e Davide Combusti, in arte The Nero, con un suo concerto. Un evento di notevole spessore culturale e di grande interesse per tutte le fasce d’età. Da non perdere.           

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Teatro

Per obbedienza, al Teatro Civico 14

Per obbedienza, con Fabrizio Pugliese, andato in scena il 21 e 22 novembre al Teatro Civico 14 di Caserta, è uno spettacolo di commuovente delicatezza e fascino. Racconta della vita di Giuseppe Desa, meglio noto come frate Giuseppe da Copertino (dal paese in cui nacque), il quale, considerato inizialmente come un giovane “idiota” e “voccapierto”, diviene frate venerato dalle folle per le sue straordinarie doti di mistico e di santo superando, grazie all’aiuto divino, prove eccedenti la portata del suo debole intelletto. Dopo un’infanzia difficile a causa di alcune terribili vicende accadute al padre, del carattere eccessivamente duro della madre e della precoce morte dei fratelli, Giuseppe decide di seguire ciò che più lo affascina e lo incanta: la straordinaria bellezza della Madonna, colei che era solito chiamare “la Mamma mia”. Di fronte a tale bellezza da cui è pienamente investito, Giuseppe non può che piangere forte, e il pianto sarà un elemento ricorrente dopo ogni abbandono mistico. Le crisi mistiche, inoltre, producono una elevazione verso la sfera divina che nel caso del frate non investono solo lo spirito ma anche il corpo, causando quei “voli” che lo faranno venerare dalla gente come santo.  Frate Giuseppe da Copertino, Santo per obbedienza Pur cercando di fuggire la compagnia degli altri uomini e di ricercare una semplicità di vita dedicandosi alle attività più umili e a pratiche di mortificazione del corpo, frate Giuseppe non può sottrarsi per dovere di obbedienza agli ordini dei superiori che invece vogliono far conoscere a tutti l’incanto mistico da cui il frate è rapito e che lo porta a compiere dei veri e propri voli e a subire per questo persecuzioni e sofferenze. L’umile figura di Giuseppe finisce dunque per stagliarsi come una figura di gigante dalla eccezionale e affascinante biografia, proprio perché eccessiva e fuori dal comune rispetto ai parametri di giudizio dell’epoca in cui visse (XVII secolo) e ancor di più dunque rispetto ai nostri. Fabrizio Pugliese, attraverso una recitazione e una scelta registica di straordinaria semplicità in cui è quasi assente ogni elemento scenografico e i movimenti sono ridotti all’essenziale, riesce non solo a evocare la semplicità di vita e d’animo che contraddistinsero la vita di frate Giuseppe, ma conferisce alla parola una potente carica attrattiva e un fascino magnetico.      

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Teatro

“Metamorfosi” del Fortebraccio Teatro al Teatro Civico 14

Il secondo appuntamento teatrale targato Fortebraccio Teatro, ospitato dal Teatro Civico 14 di Caserta, si è svolto ieri sera, domenica 25 ottobre, con la messa in scena dello spettacolo Metamorfosi / scatola nera. Dopo lo spettacolo di sabato, Iago, l’attore Roberto Latini ricalca il palcoscenico casertano passando da Shakespeare a Ovidio. Anche in questo caso non si tratta di una semplice reinterpretazione del testo ovidiano. Lo spettacolo si presenta infatti come un’opera di ‘destrutturazione’ di alcune delle più note figure e vicende della mitologia classica presenti nei testi di Ovidio. Tale operazione, che investe più livelli e aspetti, dalla regia alla resa interpretativa, scaturisce da una personale ed eccentrica scelta drammaturgica di riproporre temi e personaggi in una veste evocativa e allucinata. Narciso, Teseo, Orfeo sono i protagonisti di un processo di metamorfosi che trova, nel continuo susseguirsi di rimandi al comune destino di eroi e di personaggi fuori dal comune, un nucleo di origine e un centro propulsore di emozioni, parole, gesti e voci. Movimento, voci e metamorfosi del Fortebraccio Teatro      Nella ‘scatola nera’ del loro inconscio queste figure ripercorrono i momenti più intensamente drammatici e caratteristici del loro statuto eroico, esplorando una vasta gamma di sensazioni e pensieri, per lo più segnati nei movimenti e nella voce da un sentimento di paura, sgomento, dolore e passione amorosa. E sono proprio i movimenti e la voce accompagnata dalla musica gli elementi più marcatamente segnati e su cui si appunta la destrutturazione dei personaggi ‘metamorfizzati’. Il movimento è infatti concitato, procede attraverso scatti rapidi e sconnessi, è continuamente accompagnato da un respiro affannoso e dalle lacrime. Anche le voci seguono questo andamento, sono voci smozzicate, concitate, mutevoli, cambiano rapidamente tonalità e registro, sono per lo più amplificate dall’effetto dell’eco e dalla musica che le accompagna e le unisce in un emozionante amalgama. La presenza di più microfoni sul palco è l’elemento preponderante della scenografia e contribuisce a creare l’effetto di ampliamento della voce dei personaggi, ed è nella voce che si concretizza l’effetto della loro presenza, si comunica l’esito e il lascito più evidente e rilevante delle loro metamorfosi.   

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Attualità

Provate a immaginare quel bambino

Vedendo la foto di quel bambino siriano riverso senza vita su una spiaggia della Turchia, presente da giorni su tutti i media, ho avuto inizialmente un sussulto istintivo, un moto d’ansia. Ho pensato senza riflettere e in maniera insensata, irrazionale: mio Dio, l’acqua gli sta coprendo il volto, morirà annegato. Ma solo un istante dopo ti accorgi che quel bambino è un naufrago, è stato inghiottito e poi sputato dal mare. Ed è solo un caso che sia arrivato su quella spiaggia. O forse no, forse doveva giungere lì. Ti senti poi in imbarazzo per uno scontato senso di pena, impotente di fronte un dramma che si è consumato lontano, atterrito per un indistinto senso di colpa.  Si sa, ne sono già morti tanti allo stesso modo, ma noi in genere facciamo finta che queste cose non avvengano, preferiamo non pensarci, questa volta è capitato perché quell’immagine ci è stata sbattuta in faccia, non potevamo non indignarci, o fare finta di indignarci, almeno non di fronte a una foto così. Poi tutti gli opinionisti del giorno dopo, i facili o presunti ‘responsabili’, anche loro come sempre, come tutti nel coro degli indignati, bagnati da quelle solite lacrime di coccodrillo, apparentemente disturbati dalla crudezza della scena. Meglio tacere.  Ho pensato a una mamma, si, a una mamma di quelle che si vedono sulla spiaggia, una di quelle che accompagna il figlio a fare il bagno, che controlla che il bimbo non si allontani e che una volta fuori dall’acqua gli asciuga i capelli, gli spalma la crema, lo tiene per mano o lo porta in braccio. Non c’è spiaggia che non sia abitata da bambini: li senti gridare, li vedi rincorrersi, o agitarsi in acqua mentre nuotano, li vedi fare il bagno insieme al papà e alla mamma, li vedi mentre imparano a pescare, mentre si tuffano da uno scoglio. Andare al mare per un bambino è sempre una grande gioia, una festa inaspettata. Eppure se penso a cosa sia stata quella spiaggia per il piccolo nella foto, se penso a quale viaggio abbia dovuto affrontare per giungere lì. Ho provato a immaginare un bambino di notte su una spiaggia, infreddolito e impaurito, mentre sale su una nave insieme a tanti sconosciuti, pensate alla paura, provate a immaginare anche voi. Ma soprattutto provate a immaginare il terrore al momento del naufragio, quando la barca sta per affondare in mare aperto, pensate alle grida, ai tuffi in acqua disperati di donne, bambini, uomini che non sanno nuotare. Pensate poi al buio, alle onde che ti coprono, ti sballottano, pensate infine a un bimbo che è stato strappato dalle braccia dei suoi genitori, a due braccine che si agitano, ad una vocina che chiama ‘mamma, papà!’, una vocina sola e che ogni volta che prova a uscire viene trattenuta dall’acqua fino a non riuscire più a respirare. Poi, al mattino, solo la calma di una spiaggia deserta e il rumore, stavolta lieve e apparentemente docile, delle onde che accarezzano la riva. Quella stessa spiaggia dove […]

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Musica

Intervista a Michele Ventriglia, giovane promessa del teatro

Michele Ventriglia, giovane attore casertano (classe ’85), si è aggiudicato, nell’arco di un mese, la vittoria al Festival Nazionale della Comicità Cabareboli 2015, un posto da finalista al Festival Nazionale Adriatica Cabaret e un’altra vittoria al Festival Nazionale del Cabaret Facce di Bronzi. In quest’ultima competizione, la cui finale si è tenuta nella splendida arena ‘Ciccio Franco’ di Reggio Calabria, al casertano Michele Ventriglia, che ha trionfato con un pezzo scritto a quattro mani con l’attore e autore Dario Pietrangioli intitolato Tu sai chi, è stato conferito anche il premio del pubblico e il premio della critica ‘Radio Touring 104’. Nel monologo si affrontano con ironia e leggerezza ma, al contempo, fornendo molti spunti di riflessione, le problematiche che affliggono la Calabria e il Meridione in generale. Da noi intervistato, ha così risposto alle domande che gli abbiamo sottoposto. Michele, hai trionfato al Festival Facce di Bronzi con un pezzo intitolato ‘Tu sai chi’. Mi piacerebbe chiederti per prima cosa: tu sai chi è Michele Ventriglia? Partiamo già da una domanda ‘tosta’. Al momento Michele Ventriglia è attore e autore e lavora per la compagnia teatrale Il Basilisco, questo è quello che sta facendo, cominciamo da questo dato. Per il resto, è ancora un ragazzo che cerca la propria strada, che vuole ottenere un’affermazione. Finalmente mi sento in pace con me stesso, sento di aver trovato il mio posto. Ho fatto tanti lavori prima di giungere a questo punto: cameriere, operaio, operatore cinematografico, ma mi sentivo fuori posto. Oggi, finalmente, riesco a intravedere la mia strada. Vivi a Caserta da molto tempo, ma la tua città di nascita è proprio Reggio Calabria. Nel monologo con cui ti sei aggiudicato la vittoria affronti col sorriso temi molto seri inerenti  alla tua terra di origine. Quale messaggio hai inteso trasmettere? Io e Dario Pietrangioli, nello scrivere il pezzo, abbiamo pensato di trattare di alcuni disagi sociali che ogni giorno sono sotto gli occhi di tutti. Magari con l’ironia possiamo provare insieme a ribaltarli. La Calabria soffre di una rassegnazione quasi atavica, a volte ci si rassegna troppo facilmente al ‘così deve andare’. Questa espressione l’ho sentita troppe volte, anche da bambino. Col sorriso, con la scossa che l’ironia può dare magari si riesce a riflettere meglio. Come hai conosciuto il mondo del teatro? E che cosa rappresenta per te? Prima di intraprendere definitivamente la carriera di attore, ho sfiorato spesso il mondo del teatro, ma credevo fosse un semplice interesse, non credevo di essere capace di fare l’attore né di voler diventare un attore. Poi, esattamente un anno fa, mentre mi stavo preparando per partire alla volta della Svizzera per lavorare come operaio, rividi, dopo un po’ di tempo dall’ultima volta in cui ci incontrammo, Rosario Copioso, il quale mi invitò ad assistere alle prove di uno spettacolo che stava realizzando con la compagnia Il Basilisco. Mi sono affidato a lui, proprio nel momento in cui già mi vedevo altrove a fare l’operaio, già su una strada che mi sembrava sicura. Dopo un anno da quell’incontro mi ritrovo su un palco, vincitore di due festival. Ne è valsa la pena, […]

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Eventi/Mostre/Convegni

Raccontami Capua: sulle tracce della Capua longobarda

Città tra le più antiche della Campania, ricca di monumenti e bellezze architettoniche, vittima spesso dell’indifferenza e dell’incuria: Capua riscopre il suo millenario passato e ci chiama ad esplorare i suoi segreti e le  attrattive meno note, nascoste tra le strade, nelle piazze, nella storia dei personaggi che la resero famosa. È questo lo scopo della benemerita iniziativa promossa dall’associazione culturale CaserTerrae e dalla Proloco Capua: raccontare Capua attraverso i suoi monumenti, attraverso la storia di quei Longobardi che ne furono i fondatori, analizzando le tracce da loro disseminate e ancora oggi presenti nel tessuto architettonico della città. L’iniziativa si terrà domenica 28 giugno alla ore 10:00 e prevede una visita guidata con interventi da parte di tecnici e storici dell’arte che illustreranno la storia della fondazione della città e dei i monumenti di epoca longobarda ancora visibili. Per l’occasione saranno rese accessibili anche le chiese di sant’Angelo in Audoaldis e Gesù Gonfalone, normalmente chiuse al pubblico.  Durante la visita si terranno anche reading incentrati su alcune delle figure più illustri della storia di Capua e racconti di vicende poco note legate a memorie di antichi luoghi e personaggi. Punto di incontro per l’avvio del percorso sarà la centrale piazza dei Giudici, la principale e storica piazza del centro cittadino e sede della Proloco Capua. ‘Raccontami Capua‘ nasce dall’impegno e dalla passione delle fondatrici dell’associazione culturale CaserTerrae: Marinella Giuliano, Malena Croce, Lina Graziano e Consiglia Aprovidolo. L’associazione da tempo è promotrice di visite ed eventi culturali legati alla storia e alla tradizione di importanti centri campani. Una sensibilità tutta al femminile che ha saputo dare all’attività dell’associazione un’impronta originale ed efficace, un valore aggiunto fatto di competenze, professionalità e dedizione per questi luoghi. Un appuntamento da non perdere, l’occasione di ascoltare la città che racconta se stessa attraverso la voce di chi ne ama la storia, un richiamo a lasciarsi sedurre dal fascino di millenarie vicende. Per info e prenotazioni: [email protected]  Tel. 333 3066978/333 4234440 -Raccontami Capua: sulle tracce della Capua longobarda-        

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Teatro

Diamo voce al talento 2: un altro successo!

La seconda edizione dello spettacolo teatrale “Diamo voce al talento“, che si è tenuta sabato 31 gennaio al locale Softly di San Prisco, in provincia di Caserta, e che è stata realizzata dai ragazzi del laboratorio Action Actor Acting, guidati dal regista ed attore Rosario Copioso, ha fatto registrare un successo ancora maggiore di quello ottenuto nella prima edizione. Ad animare la serata in un alternarsi di riflessioni serie, scene comiche, giochi di prestigio inseriti all’interno di esilaranti e sarcastiche pièce teatrali, è stata una serie di monologhi, alcuni tratti dal repertorio classico, altri scritti dagli autori ed attori Dario Pietrangioli e Michele Ventriglia , altri ancora dagli stessi ragazzi del laboratorio.   Il primo a presentarsi sulla scena, recitando un monologo di Michele Ventriglia intitolato “Zio Precario”, è stato Nello Floreni, che con una esilarante interpretazione ha ben espresso le contraddizioni e la drammatica realtà del mondo del precariato. A seguire sono stati Claudia Adragna con un monologo la lei scritto e intitolato “Il rapporto di coppia degli occhiali”, una metafora di tutti i rapporti di coppia svolta attraverso un originale e sensibilissimo confronto, Paolo Di Vilio con un pezzo tratto da “Lo zoo di vetro” di Tennessee Williams, Maria D’Angelo con “Basta che funzioni” di Woody Allen, Michele Ventriglia, il quale ha recitato un monologo da lui scritto e intitolato “V. M. 30”, una riflessione allo stesso tempo seria e divertente sui pro e i contro dei trent’anni, un bilancio pieno di tagliente ironia di quest’età, con le sue occasioni mancate e i propositi futuri che ne conseguono, Luigi Viggiano, che ha recitato un monologo sulla fortuna, da lui stesso scritto, con una citazione finale tratta dal film di Woody Allen “Match Point”, Carmen Fraschini con un pezzo incentrato, da una prospettiva tutta al femminile, sull’incomunicabilità e sul senso di maternità, Federica Cipullo, con un monologo intitolato “Forse domani”, in cui una moderna “Lisistrata” affronta con pungente sarcasmo il tema della violenza sulle donne, Marica Romeo, che ha recitato un pezzo incentrato sul concetto di tenerezza, sviluppato attraverso l’idea della carezza di un gigante e l’immagine di una luna piena cinta da un’enorme oscurità, e sulla potenza evocatrice della musica di Patty Smith, e infine Luca Saldamarco, che ha interpretato un monologo, scritto, come i due precedenti, da Dario Pietrangioli e intitolato “L’illusionista”, con tanto di giochi di prestigio, mettendo in scena una divertente figura di mago che riflette su quanto di illusorio ci sia nella vita di ognuno e su come la forza della fantasia possa risultare uno straordinario mezzo di interpretazione della realtà esterna.         Uno spettacolo multiforme, un caleidoscopio di emozioni che attira e avvince proprio per la sua varietà mai banale o stancante, un’idea di teatro che sa innovare e trasformare il classico in qualcosa di nuovo ed inaspettato. -Diamo voce al talento 2: un altro successo!-     

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Attualità

Mattarella: un capolavoro politico di Renzi

Aveva promesso un nuovo presidente della Repubblica alla quarta votazione e così è stato. Non importa il cinismo con cui è venuto meno agli accordi del Nazareno e il rischio, certamente concreto alla vigilia del voto, connesso ad una eventuale azione di franchi tiratori; la mossa politica di Renzi ha nel contempo messo scompiglio negli alleati di governo e nelle forze di opposizione, ha ricompattato il fronte Dem e ha portato al Quirinale una figura di grande rilievo istituzionale. Mattarella è stato dunque un vero e proprio capolavoro politico confezionato da Matteo Renzi e dalla sua spregiudicata ed ambiziosa condotta politica, magistralmente supportata e indirizzata dal predecessore dello stesso Mattarella, Giorgio Napolitano. Eloquente è l’immagine dei due che seguono in diretta il conteggio delle schede elettorali che hanno sancito la nomina del dodicesimo presidente della Repubblica. Giudice costituzionale dal 2011 e lontano da anni dai riflettori della politica, uomo della prima repubblica ed esponente per tradizione familiare della Democrazia Cristiana, la vicenda politica di Mattarella è stata segnata dall’assassinio nel 1980 per mano di Cosa Nostra del fratello Piersanti, all’epoca presidente della regione Sicilia. La sua figura si staglia come profilo esemplare e modello positivo dell’intera stagione politica italiana che va dagli anni ’80 fino ad oggi, come un prelibato lascito scampato al disastro e al naufragio politico che segnò tutta l’esperienza e il tramonto della prima repubblica e come elemento di congiunzione tra quest’ultima e l’incipiente terza repubblica. Ad essere stato messo ai margini e ridotto alla totale impotenza è invece l’uomo che ha incarnato tutta l’azione politica della seconda repubblica, Silvio Berlusconi. Deluse tutte le aspettative di svolgere un ruolo di primo piano nell’elezione del nuovo presidente, uscito a pezzi dall’abbraccio mortale teso da Renzi e con un partito allo sbando e lacerato da aspri scontri interni, l’ex cavaliere è atteso in una battaglia che deciderà tutto il destino del futuro centrodestra italiano. Sotto una luce più opaca si colloca il ruolo giocato dai Cinque Stelle, che nella maratona per il Quirinale hanno corso una gara parallela e solitaria, che ha ottenuto scarsa risonanza e ha condotto il movimento di Grillo ad essere del tutto escluso dai giochi politici che hanno determinato l’esito di queste elezioni.             Un trionfo in solitaria, insomma, per il Pd e per Renzi, a cui però seguirà da domani la ripresa del cammino delle riforme e non sono escluse sorprese e trappole da parte degli alleati di governo e di Forza Italia, che se oggi per debolezza non può neppure fare la voce grossa e abbandonare il tavolo delle trattative con Renzi sulle riforme, non è detto che in seguito non servirà al Partito Democratico il piatto freddo della vendetta. -Mattarella: un capolavoro politico di Renzi-  

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Attualità

L’uragano Tsipras scuote l’Europa

I sondaggi l’avevano già da tempo prevista e annunciata, a nulla sono valse le più o meno esplicite ‘intimidazioni’ rivolte dagli organismi politici ed economici europei per cercare di arginarla: la vittoria di Tsipras e del fronte della sinistra estrema greca è stata un vero e proprio uragano. Il partito del neoeletto premier, Syriza, ha ottenuto infatti il 36,3% dei consensi, aggiudicandosi 149 seggi su 300, due in meno di quelli richiesti per ottenere la piena autosufficienza politica in parlamento ed evitare accordi con altre forze politiche. Nei giorni scorsi, in vari interventi, quasi a voler preventivamente avvisare il popolo greco della totale indisponibilità da parte dell’Unione a concedere deroghe al rispetto delle regole comunitarie in materia di debiti, i maggiori esponenti delle gerarchie europee hanno rinnovato l’invito rivolto alla Grecia a continuare a percorrere la strada del rigore e a rispettare i patti sottoscritti con la Troika e hanno lasciato intendere una possibile esclusione del paese dalle nuove misure adottate da Draghi per immettere liquidità nel sistema finanziario europeo (il cosiddetto quantitative easing). L’elettorato greco, tuttavia, si è espresso nettamente contro la politica di austerità imposta dalla Germania, una politica che stenta a dare frutti positivi e a far ripartire la crescita economica e che in pochi anni ha prodotto un drastico peggioramento delle condizioni di vita delle realtà più colpite dalla crisi. Un altro timore che aveva accompagnato queste elezioni era quello di un immediato tracollo delle borse europee, cosa che invece oggi, tranne per la borsa di Atene, non si è verificata. Ma, oltre a questo, interessante sarà capire se la vittoria di Tsipras darà nuovo slancio all’azione dei partiti indipendentisti e anti-euro degli altri paesi e alle altre forze di sinistra. Per i partiti di sinistra che guardano con molto favore al successo di Syriza, tuttavia, la prima doccia fredda non si è fatta certo attendere: è stata infatti siglata un’alleanza di governo tra Tsipras e il movimento indipendentista greco di destra (Amel), segno evidente di una nuova fase politica in cui la ridefinizione dei patti sottoscritti con l’Europa può costituire un motivo sufficientemente valido per creare nuovi accordi che travalichino i confini delle appartenenze ideologiche, ormai non più così  importanti. La strada che Tsipras ha annunciato di voler intraprendere si presenta molto ardua e di difficile praticabilità, resta da vedere quanti di coloro (quasi tutti) che in Italia oggi hanno litigato su chi somigliasse di più al neopresidente greco avranno il coraggio di accettare la sfida che quest’ultimo ha lanciato all’Europa, soprattutto se si considera che in ballo ci sono quaranta milioni di euro, la cifra che l’Italia ha sborsato per offrire alla Grecia quello stesso prestito che la Grecia da domani vorrebbe rinegoziare. -L’uragano Tsipras scuote l’Europa-  

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Culturalmente

Action Actor Acting: palestra di giovani talenti

“L’ attore è sia l’artista che lo strumento, in altre parole il violinista e il violino. Immaginate cosa accadrebbe se il violino o il pianoforte iniziassero a reagire al musicista, lamentandosi di non voler essere toccati in quel modo, di non voler rispondere a certe note, o di essere imbarazzati per essere stati toccati in modo sensuale. Questa interazione tra l’artista e il suo strumento è ciò che traspare quando l’attore agisce. Il suo corpo, la sua mente, i suoi pensieri, le sue sensazioni, le sue emozioni sono distinte dalle intenzioni oggettive. Il metodo, quindi, è il procedimento mediante il quale l’attore può raggiungere il controllo del suo strumento; vale a dire il procedimento mediante il quale l’attore può usare la sua memoria sensoriale e affettiva per creare una realtà sulla scena.” Sono queste le linee programmatiche ed il manifesto ideale, tratto dall’insegnamento di Lee Strasberg, che improntano l’attività e le iniziative del laboratorio teatrale Action, Actor, Acting, gestito dall’attore e regista casertano Rosario Copioso.  La formazione delle nuove leve di attori avviene attraverso corsi di recitazione, regia, improvvisazione, analisi e lavoro sulle PsyTrap, un processo, quest’ultimo, compiuto sull’attore per eliminare eventuali “nodi psicologici” e favorire la delineazione e la creazione, nei più complessi e peculiari tratti, dei personaggi di volta in volta interpretati.  Il laboratorio promuove inoltre importanti iniziative e occasioni di formazione e di esibizione, ultima delle quali è Diamo voce al talento, evento che si terrà sabato 31 gennaio al locale Softly di San Prisco (in provincia di Caserta), uno spettacolo in cui i ragazzi del laboratorio reciteranno testi classici, pezzi da loro composti e monologhi teatrali scritti da Michele Ventriglia e dall’attore e autore Dario Pietrangioli, cofondatore insieme a Rosario Copioso della compagnia teatrale “Il Basilisco“, vincitori, insieme, nel 2013 del festival nazionale della comicità “Cabareboli“ con il duo comico “Biro&Stilo” e finalisti nell’ultima edizione del festival “Massimo Troisi” in cui hanno riportato il premio della critica nelle rispettive categorie di partecipazione. Contestuale alle attività di cui si è detto sarà lo stage organizzato dal laboratorio con l’attore, regista e autore Marco Simeoli, che si terrà in data 30 gennaio al Salone degli specchi del Teatro Garibaldi di Santa Maria Capua Vetere. Appuntamenti da non perdere per conoscere una nuova realtà ed esperienza di teatro. Un progetto realizzato da giovani promesse che non solo si propone di dare più ampia risonanza e più profonda eco al teatro, ma che si occupa anche di promuoverne con dedizione e studio una originale diffusione. -Action, Actor, Acting: una nuova palestra di giovani talenti del teatro-    

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Attualità

Politica e partenogenesi di leader

Politica e leadership sono da sempre un binomio comune ad ogni forma di potere e di ordinamento statale. La stessa prassi democratica si fonda sulla periodica alternanza di figure a cui di volta in volta è demandato, in seguito ad una votazione, il compito di governare. Essa prevede inoltre che la scelta dei leader sia affidata alla dialettica interna ai partiti, ognuno espressione degli interessi di gruppi sociali omogenei e di una visione ideologica della politica stessa e della realtà in generale. Tuttavia, la fase di post-ideologismo, come è stata da molti definita, che stiamo vivendo e la crisi che da anni ormai imperversa hanno di fatto modificato anche i meccanismi che prima regolavano la scelta e l’alternanza delle figure politiche a cui assegnare un incarico di leadership. Mentre infatti in passato nella figura del leader, oltre all’aspetto carismatico che tale figura deve possedere, era posta in risalto la marca ideologica di cui era portatrice e tale marca assicurava anche una certa continuità nell’azione e nel tempo, oggi assistiamo invece ad una vorticosa fase di ricambio, in cui l’accento è posto soprattutto sugli aspetti carismatici e sulla più o meno realizzabilità delle proposte politiche avanzate, più che sul portato ideologico. Tale fase di liquidità, per così dire, è comune ormai anche all’elettorato che, come si è visto nelle più recenti occasioni di voto, cambia con molta facilità orientamento, basandosi più sulla fiducia che i vari leader infondono e sul ricettario politico da essi proposto (non senza una diffusa e trasversale demagogia) che sulla loro appartenenza ideologica. La rapida ascesa e la conseguente e altrettanto rapida caduta di leader politici, a cui abbiamo assistito negli ultimi tempi in una sorta di continuo processo di partenogenesi interno ad ogni forza o movimento, appare come una fase di riassestamento generale nella vita politica italiana, verificatosi in seguito e in conseguenza della presunta fine del berlusconismo. Il lascito però del periodo che ci siamo lasciati alle spalle non è certamente dei migliori e le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti. L’affermazione di una figura carismatica in grado di guidare il Paese e di governare stabilmente dipende ormai dalla “appetibilità” delle ricette avanzate per combattere la crisi e il calo di fiducia generale nelle istituzioni e da una crescente demagogia che spesso cavalca lo stato di frustrazione e pessimismo largamente imperante, il tutto in un triste valzer di scommesse e puntate al ribasso sulla possibilità da parte del nostro Paese di uscire dalla crisi e sulla più o meno rapida caduta del governo e del leader di turno. -Politica e partenogenesi di leader-         

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Attualità

Cuba: cade l’ultimo muro della guerra fredda?

L’immagine in rilievo del Che che campeggia nel luogo politicamente più rappresentativo de L’Avana, Plaza de la Revolución, rischia di diventare sempre più un pallido relitto del passato, un simbolo obsoleto di tenace ed orgogliosa appartenenza, nel multiforme contesto del continente americano, ad un modello di società ora temuto dalle democrazie capitaliste occidentali per gli aspetti più violenti e repressivi del regime dittatoriale che lo governa, ora invece idealizzato, nell’immaginario collettivo delle forze di sinistra e dei movimenti rivoluzionari di stampo marxista, come ultimo baluardo di un sistema politico ed economico improntato alla dottrina del socialismo. Lo storico disgelo annunciato in contemporanea dal presidente degli Stati Uniti Barack Obama e da Raul Castro, successore e fratello di Fidel, leader della rivoluzione cubana che depose nel ’59 il dittatore Batista, non rappresenta infatti soltanto la fine di una contrapposizione che durava da un cinquantennio, ma anche l’archiviazione di uno dei principali motivi di contesa che più volte hanno fatto temere lo scoppio di una guerra tra i due blocchi politici venutisi a creare all’indomani del secondo conflitto mondiale. Ad essere stata in parte archiviata è dunque l’immagine e, per molti, il mito che di Cuba si era affermato e tutta la tradizionale impalcatura su cui si è retta e consumata la guerra fredda tra Stati Uniti e Russia. Paradossalmente, tuttavia, tale svolta avviene proprio in un momento di particolare e rinnovata tensione tra Occidente ed ex Unione Sovietica, una tensione sfociata in conseguenza della crisi ucraina e per lo più alimentata da sanzioni economiche e rivalità commerciali. All’interno di questo quadro, la ripresa dei rapporti diplomatici tra Stati Uniti e Cuba appare anche come una risoluzione perfettamente coerente con l’apertura a nuovi mercati e realtà economiche intrapresa dalla politica americana ed imposta dalla difficile situazione finanziaria che stiamo vivendo. Ad incentivare e velocizzare questa apertura avranno poi certamente contribuito la recente stipula di accordi commerciali tra il governo cinese e quello cubano e la volontà da parte degli Stati Uniti di non lasciare alla Cina il totale monopolio di un luogo strategico per gli scambi con il continente sudamericano. L’evento, dunque, anche se simbolicamente preannunciato dalla stretta di mano dei leader dei due Paesi in occasione dei funerali di Nelson Mandela e favorito dalla mediazione di papa Francesco, appare come un atto motivato dalla nuova forma di rivalità tra gli Stati Uniti e i sui maggiori competitori economici e imposto dalla presente condizione economica e dalla volontà di ampliare l’orizzonte dei rapporti commerciali, nel contesto di una guerra non più fredda ma infiammata dalle cifre, dalle percentuali e dai guadagni delle borse e dei mercati. -Cuba: cade l’ultimo muro della guerra fredda?-  

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Attualità

Il conflitto di identità della sinistra italiana

Le tensioni all’interno del Pd tra renziani e minoranza dissidente, l’adesione di quest’ultima alle istanze dei sindacati in conflitto con il governo sul tema della riforma del lavoro, un diffuso imbarazzo suscitato dalle larghe intese con i partiti di centrodestra stanno facendo sprofondare la sinistra italiana in un conflitto di identità politica, acuitosi di recente proprio in virtù del dibattito sul problema del mercato del lavoro e del rapporto con i sindacati.    La sola forte opposizione al governo Renzi, infatti, sembra provenire dalla lotta intrapresa dalla CGIL e dalla FIOM contro gli annunciati provvedimenti per il rilancio dell’occupazione e la riforma dell’articolo 18, i quali hanno innescato una lunga serie di polemiche e di vivaci scambi di battute tra esponenti dei sindacati ed alcuni esponenti politici della maggioranza. Da ultimo si ricordi l’alterco tra il segretario della CGIL Susanna Camusso e l’on. Picierno, seguito, a distanza di poche ore, dal grave episodio degli scontri tra la polizia e gli operai delle acciaierie della ThyssenKrupp di Terni che manifestavano per la messa in mobilità di molti lavoratori stabilita dall’azienda tedesca. Nel solco di questa dura contrapposizione si è inserita quella di natura politica interna al Pd tra la composita minoranza che rappresenta la vecchia guardia del partito e la maggioranza renziana. Le ragioni dello scontro, tuttavia, vanno anche oltre l’adesione alle istanze sindacali e sono da ricercarsi in una ormai annosa dialettica interna al partito stesso, che fa addirittura paventare il pericolo di una scissione. L’aspetto singolare e a tratti paradossale della situazione che si è venuta a creare, e su cui sarebbe opportuno riflettere, consiste proprio nel fatto che tutte le divergenze politiche più rilevanti sembrino ormai consumarsi quasi esclusivamente all’interno del Partito Democratico, piuttosto che tra partiti di governo e partiti di opposizione. Si potrebbe anzi affermare che la maggioranza renziana si trovi più in sintonia con Forza Italia e con l’alleato di centrodestra Alfano che con le altre correnti interne al Pd. Tali divergenze hanno prodotto il conseguente asse politico tra queste forze di minoranza e i sindacati, in quella che appare come una sorta di riscoperta, indotta anche dal conflitto interno, delle origini sindacali di una parte della sinistra. In questa riscoperta c’è soprattutto la volontà di porsi come alternativa alla novità renziana, sentita estranea alla tradizionale cultura di sinistra dalla stessa minoranza che si oppone al segretario. L’ampio successo elettorale ottenuto da quest’ultimo in occasione delle elezioni europee, il diffuso e trasversale consenso di cui gode il governo in carica stanno sicuramente modificando il volto della sinistra italiana, a prezzo però di una rottura con il mondo sindacale e con un’ampia parte della base stessa del partito che quest’anno ha deciso di non rinnovare le tessere, producendo un notevole calo delle iscrizioni. La domanda che viene da porsi è quanto faccia bene alla sinistra allontanarsi dalla tradizionale rappresentanza di quelle categorie sociali che da sempre ad essa fanno riferimento e dallo storico asse politico con il mondo dei sindacati, allo scopo di ampliare il bacino dei voti e […]

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