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Eroica Fenice

La categoria Riflessioni culturali contiene 126 articoli

Riflessioni culturali

Come dimenticare un ex? Ecco cinque proposte

Come dimenticare un ex?  La risposta che tutti vorremmo avere, ma che nel momento del bisogno puntualmente tarda ad arrivare.  La fine di una relazione è un momento in cui il dolore ci paralizza, rendendoci fragili emotivamente e fisicamente, si perde la volontà di progettare, di prendere decisioni, perdiamo il senso di sicurezza e calore affettivo; ci crogioliamo in un circolo vizioso che ci risucchia in una fase di negativizzazione emotiva senza riuscire a superare la delusione delle aspettative e delle proiezioni con cui avevamo vestito l’altra persona.  Nasce una lotta quotidiana in cui bisogna sopravvivere a se stessi, al mondo che minaccia di crollarci addosso, ai ricordi delle emozioni passate che riaffiorano e spuntano nei momenti più improponibili del giorno e della notte, torturandoci senza darci tregua, alle emozioni non vissute, quelle che restano incastrate tra i sogni trattenuti dal cuscino.  Senza ombra di dubbio non è stato ancora inventato alcun farmaco capace di cestinare tutti i momenti trascorsi con una persona che adesso non fa più parte della nostra vita, e allora come bisogna agire? Come superare una delusione? Come uscire indenni da una relazione finita male? Come dimenticare un ex? Non esiste un modo giusto o sbagliato di reagire alla fine di una relazione, e rimettere insieme i pezzi di un cuore rotto non è così semplice come nei film, ma il tempo e una buona dose di lavoro su se stessi possono indubbiamente aiutare ad aumentare la nostra autostima, la fiducia verso gli altri, la consapevolezza sulle cose che cerchiamo e che soprattutto non vogliamo si ripropongano più in un’esperienza futura.  Innanzitutto dobbiamo imparare a convivere con la certezza che nessuno è perfetto: l’imprevedibilità delle relazioni ci dimostra che non possiamo avere pieno controllo su tutto, né permettere a qualcun altro di averne sulla nostra vita, e che a volte è meglio lasciar andare una persona piuttosto che restare ingabbiati in una relazione tossica.  Però mentre le pagine del calendario appeso alla parete cadono ed il tempo gira pigramente le lancette dell’orologio, ci rendiamo conto che dobbiamo riprendere in mano le redini della nostra vita e che possiamo farlo solo noi, senza ritrovarci così in balìa dei comportamenti altrui.   Cinque proposte su “come dimenticare un ex” (o almeno ci proviamo!)  1) DARE SPAZIO AL DOLORE nell’immediata fase della rottura, l’unica cosa che probabilmente siamo in grado di fare senza troppi sforzi è abbandonarci al pianto: il processo necessario per guarire le ferite di un cuore spezzato.  Piangere aiuta a metabolizzare il dolore, e scientificamente si dimostra che è di gran lunga preferibile per la mente ed il corpo gestire piccole dosi di sofferenza quotidiana rispetto ad evitare il dolore, che prolungato può incappare in forti forme di stress, ansia e aggressività.  Eludere un dolore quando si verifica l’allontanamento di una persona o la perdita di fiducia verso qualcuno che è stato un pilastro fondamentale nella nostra vita, può fortemente minare a lungo termine il nostro essere interiore. Il dolore va affrontato, elaborato, per imparare a possedere la sottile […]

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Riflessioni culturali

Riforma goldoniana: la rivoluzione del Teatro

La Riforma goldoniana è un importantissimo progetto teatrale promosso da Carlo Goldoni, uno degli autori più fecondi della letteratura italiana –oltre centosessanta titoli- mossi dall’intento di rivoluzionare la commedia tradizionale. I tratti più significativi della Riforma goldoniana Innanzitutto la Riforma goldoniana si oppone alla cosiddetta Commedia dell’arte, rivolta ad un pubblico ampio e finalizzata esclusivamente al divertimento; tale Commedia si basava su schemi fissi, predefiniti, spesso ritenuti banali, con forme di comicità volgari e grossolane. L’intento principale di Carlo Goldoni e della Riforma da egli promossa, fu quello di correggere i caratteri errati della Commedia dell’arte. Superare quella standardizzazione era di fondamentale importanza, soprattutto per dare valore ed identità al teatro, rivoluzionandolo. Ovviamente il cambiamento proposto da Goldoni avanzò in modo graduale, per far sì che il popolo, gli spettatori si abituassero a qualcosa di nuovo, sconosciuto. Quali furono le principali novità? Goldoni innanzitutto abbandonò il canovaccio, un breve riassunto della trama, partendo dal quale poi, gli attori si trovavano ad improvvisare la trama. A sostituirlo il copione, un testo scritto, in cui erano riportate integralmente le battute che l’attore doveva imparare a memoria. Altra novità importante riguardò le maschere tipiche della Commedia dell’arte, sostituite da personaggi veri, psicologicamente definiti, nati grazie alla reale osservazione della società. Sparirono i ben conosciuti personaggi stereotipati, che il pubblico era abituato a vedere in scena; tra questi Pulcinella, Arlecchino. Un altro aspetto profondamente rivoluzionato, nell’ambito della Riforma goldoniana, riguarda il linguaggio. Anch’esso infatti, si basò sull’esigenza di realismo propinata da Goldoni, ossia all’intento di rendere quanto avviene sulla scena, quanto più collimante con la realtà e dunque con la vita reale. Una lingua chiara e semplice, senza mai scadere nella volgarità, e nel gergo. “Il teatro deve essere apprezzato da tutti”, e quindi non solo dai ceti bassi, ma anche dai borghesi. Man mano prenderà piede sempre più il dialetto veneziano, lingua d’arte, usato soprattutto nell’ultima fase della produzione goldoniana. In tal senso, si spiega anche la scelta dei personaggi; essi derivano direttamente dalla realtà nella quale Goldoni vive, la realtà storica della Serenissima, governata dall’aristocrazia, fortemente osteggiata. La classe sociale che l’autore sceglie nell’ambito della propria Riforma è la borghesia, ritenuta valida, l’unica in grado di governare Venezia e nei confronti della quale Goldoni nutre una profonda stima. Ricordiamo che a Venezia il teatro era molto radicato, sia per la presenza di sale sia per le compagnie che vi lavoravano. La Riforma goldoniana infatti, non intende solo modificare un genere letterario ma piuttosto “rivoluzionare” seppur gradualmente, lo spettacolo, intervenendo direttamente su esso e sui rapporti con il mondo esterno, con la società. Per Goldoni, il teatro è una sorta di impresa commerciale che deve obbedire a determinate “leggi di mercato”, provando a soddisfare i gusti e le richieste del pubblico. Per quanto concerne i contenuti, profondamente collegati al linguaggio scelto, Goldoni costruisce dialoghi non fondati su battute autosufficienti, ma basati sull’interazione comunicativa, proprio come avviene nei reali. La Riforma goldoniana prese il via con la celebre opera intitolata “Momolo cortesan”, una commedia […]

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Culturalmente

Le scale che portano al paradiso: Conca dei Marini

Tra le sfumature del blu, nel cuore della costiera amalfitana, si estende lungo tre chilometri di costa il quarto paese più piccolo d’Italia per superficie, anticamente “Cossa dei Tirreni”, successivamente viene denominata Conca dei Marini, a causa delle frastagliate insenature della costa rocciosa. Detta anche il “borgo delle scalinatelle” (circa 300 gradini per raggiungere la spiaggia sottostante) dal 1997 Conca è stata dichiarata dall’UNESCO Patrimonio dell’Umanità: un vero e proprio paradiso terrestre! Radici storiche  Di origine incerta, nel 481 a.C. diviene una colonia romana, occupando un importante rilievo durante la seconda guerra punica, per poi passare sotto la protezione della Repubblica Marinara di Amalfi. Il paese conobbe un periodo florido grazie anche alla dominazione degli Aragonesi, degli Asburgo e dei Borbone, che consentirono e intensificarono nel corso dei secoli prosperi scambi commerciali via mare; sebbene nel 1543 fu saccheggiata e distrutta dalle navi dei pirati Turchi. Sotto il periodo della dittatura fascista invece, per un breve periodo, Conca fu unita al paese di Furore, ma già dal secondo dopoguerra, i due comuni furono separati. Tutt’oggi il piccolo angolo di paradiso di Conca resta popolato da simpatici marinai e pescatori che imperniano ancora la propria economia sull’attività ittica locale, è noto infatti che questo sia l’unico borgo in tutta la costa ad avere adottato la “tonnara”: un elaborato sistema di reti per la cattura dei grossi tonni. Tra i sentieri del paradiso di Conca Lungo il paese troviamo diverse chiese, tra le quali spicca l’imponente Convento di Santa Rosa, luogo in cui anticamente l’ordine di suore domenicane inventò la famosa “Sfogliatella di Santa Rosa”, un dolce ripieno di squisita crema ancora apprezzato oggigiorno ed esportato in tutto il mondo. Per chi ama dedicarsi al trekking ci sono infiniti sentieri, ma senza dubbio il sentiero più affascinante è quello del Capo di Conca, che porta ad una roccia a picco sul mare in cui sorge la Torre Saracena, detta anche Torre Bianca, antica torre di guardia cinquecentesca oggi contesa dalle onde più impetuose e dai gabbiani. Capo di Conca è il punto più incantevole, un promontorio proteso verso il mare, immerso nella fitta vegetazione ed incastonato nelle rocce, dove i colori del cielo e del mare si confondono in un unico anelito. Altra meta da non perdere è la misteriosa Grotta dello Smeraldo, così chiamata per il mozzafiato gioco della luce solare che filtra nella grotta e che quando incontra il blu cobalto del mare si fondono l’una all’altro dando vita al verde smeraldo delle acque. Nel corso dei secoli Madre Natura ha lasciato tracce indelebili all’interno della grotta: la formazione di colonne di stalattiti e stalagmiti. Inoltre negli anni cinquanta del novecento, una squadra di sub ha realizzato un piccolo presepe in ceramica vietrese dipinto a mano, posto a 4 metri di profondità, visibile grazie a brevi escursioni in barca organizzate dai marinai del paese. D’estate la piccola spiaggia si arricchisce di ristoranti dove è impossibile non subire il fascino della devozione degli abitanti verso le prelibatezze che l’acqua cristallina offre: […]

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Riflessioni culturali

Baarack e la sua storia: il lato oscuro della selezione

Baarack, pecora sfuggita a un allevamento intensivo e ritrovata coperta da 35 kg di vello, ha messo in luce il lato oscuro della selezione. Circa un mese fa è stata ritrovata e soccorsa una pecora, reduce da anni di vagabondaggio in un bosco nello Stato di Victoria, in Australia, a circa 60 km a nord di Melbourne. Baarack, così come è stata chiamata dai volontari dell’Edgar’s Mission Farm Sanctuary vicino a Lancefield, dopo la segnalazione da parte di un cittadino, era scappata da un allevamento intensivo ed aveva girovagato allo stato brado; tuttavia, poiché le attuali specie ovine richiedono almeno una tosatura annuale per il loro benessere, questa pecora coraggiosa aveva accumulato circa 35 chili di vello sul suo manto, che le rendevano difficile muoversi, alimentarsi e perfino aprire gli occhi, sicché l’animale al suo ritrovamento era sottopeso e a stento in grado di adoperare la vista. Nonostante tali condizioni iniziali non del tutto felici l’animale, intenzionato a vivere libero nella foresta, è stato in primo luogo tosato: la lana ricavata – che, come già detto, senza una regolare tosatura continua a crescere in modo incontrollato, causando sofferenze all’animale – era pari alla quantità che, in condizioni normali, crescerebbe in circa cinque anni. Risollevatasi dal carico della lana in straordinario eccesso, Baarack ha iniziato gradualmente ad adattarsi alla temperatura circostante e familiarizzare con gli altri ovini presenti nella struttura, nella quale vivrà libera e fruirà delle cure necessarie. Che cos’è la selezione artificiale La storia della pecora Baarack è un prodotto diretto dell’allevamento selettivo umano per la lana, raccolta a scopo commerciale, ed ha mostrato al mondo come la selezione umana delle specie animali abbia alterato la loro vita. Gli animali, infatti, dopo le piante, sono state l’oggetto privilegiato della sete di predominio umano sul mondo: mentre in natura la selezione è operata spontaneamente in relazione alle varianti che consentano agli organismi viventi un migliore adattamento, la selezione artificiale è operata dall’uomo fin dai tempi più remoti in modo tale da isolare determinate caratteristiche a suo proprio beneficio; ciò consentirà, in agricoltura e in allevamento, di ottenere nuovi individui basandosi sul fenotipo, ovvero sulle caratteristiche visibili esteriormente, che siano ritenute migliori rispetto a quelle di origine. L’uomo, pertanto, è in grado di apportare cambiamenti negli esseri viventi che lo circondano; l’allevamento selettivo sia di specie vegetali che animali è stato praticato, infatti, fin dalla preistoria, finché fu istituzionalizzato come pratica scientifica durante la rivoluzione agricola britannica nel XVIII secolo, in special modo in relazione al programma di allevamento delle pecore. Baarack è riuscita coraggiosamente a sfuggire all’allevamento selettivo La coniazione della definizione di “allevamento selettivo” (selective breeding) si deve a Charles Darwin, quale pratica di allevamento intenzionale di animali e piante da individui dotati di caratteristiche desiderabili, a imitazione, dunque, del più ampio processo di selezione naturale alla base della teoria evoluzionistica. Tuttavia, la selezione artificiale ha dei rovinosi effetti collaterali sul fisico e sul comportamento degli animali destinati alla produzione massiva di carne, latte e uova: aspettative di vita […]

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Culturalmente

Le bambole down Miniland fra inclusività e accettazione di sé

Le bambole down dell’azienda spagnola Miniland vincono il prestigioso premio come “miglior giocattolo dell’anno 2020” e diventano simbolo di inclusività e di accettazione di sé A proposito delle bambole down, andiamo un po’ indietro nel tempo nella storia dei giocattoli educativi più noti. Fra il 2015 e il 2016, Rebecca Atkinson, giornalista sorda e ipovedente, Melissa Mostyn, mamma di una bimba sulla carrozzina e Karen Newell, mamma di un bimbo cieco, avevano lanciato l’hashtag Toy like me iniziando la produzione di bambole con caratteristiche simili a quelle dei propri figli e per tutti i bambini con diverse disabilità fisiche. Rebecca, Melissa e Karen avevano poi chiesto anche alle aziende produttrici di giocattoli di realizzare questi progetti e di ispirarsi alle idee “casalinghe” dei genitori di bambini disabili per portare sul mercato prodotti nei quali i figli potessero riconoscersi, al di là dei canoni “perfetti” dei soliti giocattoli. La necessaria risposta alle esigenze dei bambini e il bisogno di dare ad ogni bambino la possibilità di ritrovare nel giocattolo con cui gioca caratteristiche a lui vicine, e non per questo “diverse” in senso negativo, hanno portato nel corso degli anni a rivedere soprattutto l’ideologia dietro al giocattolo, tralasciando la strategia e le tattiche pubblicitarie (si pensi alle Barbie in sedia a rotelle o genderless, lanciate da Mattel come Creatable World). «La trasmissione dei valori come la tolleranza o il rispetto per la diversità sono aspetti che devono essere messi al centro della produzione di giochi». (sulle bambole down, Victoria Orruño, direttore marketing di Miniland al The Guardian)  Sull’onda dell’inclusività e dell’apprezzamento del mercato da parte delle famiglie, anche altri brand hanno annunciato collezioni inclusive e collaborazioni fruttuose: è il caso di Kmart in Australia e Nuova Zelanda, di Toyse in Spagna e dell’organizzazione spagnola per la sindrome di Down. A tale proposito, dopo alcuni anni, è stata premiata per l’ “obiettivo lavorare sulle diversità”, come “miglior giocattolo scelto dalla giuria dell’anno 2020” dall’Associazione spagnola di produttori di giocattoli (AEFJ), la linea di bambole con sindrome di Down prodotta da Miniland, originaria di Onil, nella provincia di Alicante in Spagna orientale. Queste bambole con diverso colore di pelle e tratti somatici internazionali (dall’asiatico al sudamericano) e di capelli (da poco sono stati introdotti capelli rossi e castani come annuncia El Mundo), hanno pienamente risposto alle richieste dei piccoli consumatori, arricchendo il catalogo e la scelta dei prodotti dell’azienda spagnola. Insieme ad altri giochi educativi (come una linea di giochi eco- friendly per la sensibilizzazione alla sostenibilità ambientale), la Miniland ha ottenuto l’ambito premio con una mini- collection di due bambole e di due bambolotti, di cui due di pelle scura e due chiara. L’obiettivo è quello di “normalizzare e integrare questi gruppi fin dall’infanzia”: le bambole vincitrici del premio, in vinile senza bpa (bisfenolo A) e ftaltati (agenti plastificanti), hanno pezzi intercambiabili per realizzare, in diverse espressioni del viso, le cinque emozioni fondamentali: gioia, paura, tristezza, rabbia e amore, cui sono associati dal bambino che ci gioca anche cinque colori della pancia. […]

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Culturalmente

Speranza: il mito di Apollo e Dafne nella attualità della pandemia

Colleghiamo i capolavori dell’arte italiana alle questioni contemporanee, reinventiamoli attraverso il disegno e spieghiamo con un nuovo cartiglio, ovvero la descrizione esplicativa che accompagna i quadri, quanto sono attuali. Iniziamo con Apollo e Dafne di Gian Lorenzo Bernini. Apollo e Dafne di Bernini La reinterpretazione di Apollo e Dafne del Bernini attraverso questo disegno è un grido dal cuore di due studentesse che hanno capito quanto è difficile avere 20 anni nel 2020 (come detto in un discorso dal Presidente francese Emmanuel Macron).  Questi giovani preferirebbero veder porre enfasi sulla metamorfosi (rappresentata qui da Dafne) che questa pandemia realizza, piuttosto che sui suoi danni. Ricordiamo il mito rappresentato in questa statua. Dopo la sua vittoria sul Pitone, Apollo deride Cupido e il suo arco. Quest’ultimo, offeso, per vendicarsi, estrae dalla sua faretra due frecce, una con il potere di scacciare l’amore, l’altra di riportarlo in vita. Con la prima freccia, Cupido colpisce Dafne, la cacciatrice. Con l’altro, il cuore di Apollo. Apollo si innamora follemente di Dafne. Lui cerca di sedurla ma lei lo rifiuta. Ossessionato, arriva al punto di inseguirla. Dafne viene salvata da suo padre, il dio Peneo. Lentamente, le sue membra si intorpidiscono, i suoi capelli diventano verdi, le sue braccia diventano rami, i suoi piedi diventano radici e affondano nella terra. Si trasforma in un alloro per sfuggire alla passione di Apollo. Da quel giorno, l’alloro sarà l’albero sacro di Apollo.   Lo spettatore che scopre Apollo con la mascherina come nel disegno siamo noi durante la pandemia. È la stessa frustrazione che proviamo per strada davanti a questa mascherina che nasconde il sorriso degli sconosciuti come Dafne davanti ad Apollo. La mascherina è diventata un accessorio essenziale che distorce la nostra vita sociale. Apollo è qui simile alla pandemia. La sua muscolatura è leggermente marcata. La forza di Apollo è, come il virus, invisibile. Lo vediamo nelle mani che stringono il corpo di Dafne, evocando la trappola della pandemia che ha chiuso e condannato tutti noi a rimanere a casa. Ormai è passato un anno. Ma questa forza non è niente in confronto allo slancio di Dafne, tutta l’umanità, che, in un ultimo sforzo per sfuggire all’abbraccio, si lancia in avanti come per raggiungere il cielo. L’ultimo scoppio per disperazione della ninfa è percepibile nella torsione di tutto il suo corpo. Le sue due braccia sono sollevate in alto e già vinte dalla metamorfosi in legno e foglie d’alloro, un misto di carne e legno genialmente concretizzato dall’arte del Bernini. Dafne ci invita collettivamente a ripensare la pandemia globale. La presenza dell’alloro nella scultura è illuminante. L’albero di Apollo, associato al canto e alla poesia e usato per le corone sulla testa dei poeti greci, simboleggia l’arte e la cultura. La metamorfosi di Dafne in alloro può essere letta come la disperata ma necessaria trasformazione della cultura al tempo di Covid. Se la pandemia ha costretto i luoghi di cultura a chiudere i battenti nell’ultimo anno, li ha però obbligati a rinnovarsi per salvarsi, per […]

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Culturalmente

La poetica di Leopardi nella Ginestra

La poetica di Leopardi costituisce letterariamente il punto di incontro tra l’epoca che pone fine alla modernità e quella che si definisce come contemporanea, grazie all’attualità delle sue riflessioni sulla religione e sul progresso della società umana. La poetica di Leopardi e il materialismo ateo della Ginestra Poeta super partes, Leopardi notomizzò con lente critica e spesso aspra, e non senza una sferzante ironia, le “superbe fole”, le ottimistiche idee recate dal progresso, verso cui la società del tempo era indirizzata. A questa forma di romanticismo cattolico dominante Leopardi opponeva una strenua difesa del materialismo ateo, ben espresso con maggiore durezza e sprezzo soprattutto nelle poesie più tarde, quali la Ginestra, o il fiore del deserto, scritta nel 1836 presso Villa Ferrigni a Torre de Greco. Emblematica, per la Ginestra, già l’epigrafe giovannea, «E gli uomini vollero piuttosto | le tenebre che la luce» (Gv, III, 19), capovolgendo il significato cristiano che identifica la “luce” col divino lume e sottolineando lo stolido comportamento umano nel rifugiarsi in false credenze spiritualistiche e ottimistiche (le tenebre) piuttosto che accettare titanicamente l’aridità della vita e la sua entità più tragicamente materiale. Strettamente collegati a tale concezione, ad esempio, sono i versi della prima strofe del poemetto, in cui Leopardi descrive che il Vesuvio nel 79 d.C. seppellì varie città limitrofe, tra cui Pompei, Stabia, Ercolano e Oplonti, instaurando con la ginestra un vero e proprio dialogo (o solipsismo, come accade generalmente) e assurgendola a simbolo di sopravvivenza all’avanzamento della rovina: Questi campi cosparsi di ceneri infeconde, e ricoperti dell’impietrata lava, che sotto i passi al peregrin risona; dove s’annida e si contorce al sole la serpe, e dove al noto cavernoso covil torna il coniglio; fûr liete ville e cólti, e biondeggiâr di spiche, e risonâro di muggito d’armenti; fûr giardini e palagi, agli ozi de’ potenti gradito ospizio; e fûr cittá famose, che coi torrenti suoi l’altèro monte dall’ignea bocca fulminando oppresse con gli abitanti insieme. Or tutto intorno una ruina involve, ove tu siedi, o fior gentile, e quasi i danni altrui commiserando, al cielo di dolcissimo odor mandi un profumo, che il deserto consola. (La ginestra, vv. 17-37) Quasi un mesto genius loci, la ginestra si fa testimone della miseria dello stato umano. Di fronte a ciò, infatti, ricordando la fragilità dell’uomo di innanzi alle poderose e distruttrici forze della natura, la cecità delle ideologie ottimistiche dell’borghesia liberale vigenti all’epoca sono ironicamente chiamate in causa: «A queste piagge | venga colui che dʼesaltar con lode | il nostro stato ha in uso, e vegga quanto | è il gener nostro in cura | all’amante natura» (La ginestra, vv. 37-41). E si ricordi a tal proposito la concezione di Natura, «che deʼ mortali | madre è di parto e di voler matrigna» (La ginestra, vv. 124-125), la quale nel perpetuo processo di autoconservazione è indifferente all’esistenza, alla felicità e, soprattutto, alle miserie dell’uomo, com’è espresso nella prosa del Dialogo della Natura e di un’Islandese (Operette morali, XI), stesa nel 1824. Tale […]

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Attualità

Le 11 donne più coraggiose in Italia

Le 11 donne più coraggiose in Italia: scopriamole insieme “Non sarà mai tardi per cercare un nuovo mondo migliore se nell’impegno poniamo coraggio e speranza“. Questa frase, pronunciata da Sir Alfred Tennyson,  é indicativa per introdurre la mezione di 11 donne coraggiose, che hanno dato impulso alla storia italiana tra gli inizi del Novecento e gli anni 2000. Rita Levi Montalcini Rita Levi Montalcini è l’unica donna italiana che ha ricevuto il premio Nobel per la medicina nel 1986 e che ha varcato le porte dell’ Accademia Pontificia delle Scienze. Il suo valore morale è immenso e deriva dai suoi anni di studio e lavoro in laboratorio alla ricerca di nuove cure innovative come dimostra il film documentario interpretato da Elena Sofia Ricci. Oriana Fallaci Oriana Fallaci, una delle più importanti e conosciute giornaliste dei primi anni del Novecento, per la sua carriera e la sua intraprendenza è stata la prima donna ad andare al fronte in qualità di inviata speciale del suo giornale. In segno di indipendenza e affermazione dell’identità si tolse il chador tipico della cultura iraniana durante l’intervista rivolta a Khomeini. Grazia Deledda Ricordiamo anche la prima e unica italiana a vincere il Nobel per la letteratura nel 1926 per il suo modo di scrivere in maniera scorrevole argomenti di spessore e di grande interesse soprattutto nel mondo scolastico. Maria Montessori Celebre pedagogista, ha introdotto una modalità di insegnamento che é stata efficace per oltre 70 anni. E’ stata la prima donna a laurearsi in medicina in Italia nel 1896, periodo di povertà antecedente alle Guerre Mondiali. Margherita Hack La prima donna che ha assunto la carica di direttrice di un osservatorio astronomico in Italia a Trieste. Forte e combattiva, é stata spesso definita come icona dell’anticonformismo.  Nilde Iotti La prima donna a ricoprire la carica di Presidente della Camera dei deputati. Esempio di anticonformismo ed uguaglianza sociale, ha lottato per svariati anni per contrastare le discriminazioni contro le donne, realizzando in vita un’ ideale di donna che non fosse relegato soltanto all’ idea del focolare domestico. Le 11 donne più coraggiose in Italia Sophia Loren  Orgoglio partenopeo, Sophia Loren é stata dichiarata tra le più celebri attrici della storia del cinema, apprezzata in tutta Europa. Ha ottenuto l’ Oscar come miglior attrice nel film La Ciociara. Donna determinata e molto rigida con sé stessa, é stata capace di evolvere e di concretizzare le sue grandi passioni, grazie alla sua forte sensualità fisica ed al carattere dominante ed ironico. Carolina Kostner Carolina Kostner, giovanissima pattinatrice under 40, è considerata una delle più celebri star del pattinaggio artistico. Determinata e leggiadra, ha vinto consecutivamente campionati europei e mondiali. La migliore performance é del 2002 durante i mondiali di Nizza dove la sua vittoria é stata meravigliosa e celebre, nonostante siano trascorsi quasi 20 anni. Samantha Cristoforetti Laureata presso l’ Università Federico II di Napoli é la prima italiana nello Spazio, con la missione Futura dell’Esa. La sua carriera inizia da lontano nel 2009 quando é stata selezionata come astronauta dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA) […]

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Culturalmente

Stanza di Eliodoro: l’arte e la magia di Raffaello nei Musei Vaticani

La Stanza di Eliodoro è una delle quattro Stanze di Raffaello presenti nei Musei Vaticani in Vaticano, chiamate così poiché affrescate dal grande pittore urbinate e dagli allievi della sua bottega. Queste stanze sono state affrescate dal 1508 al 1524 e, oltre alla Stanza di Eliodoro, vi sono anche la Stanza della Segnatura, la Stanza dell’Incendio di Borgo e la Sala di Costantino. Da ovest a est si susseguono una serie di ambienti di forma rettangolare, che presero il nome dagli affreschi situati. La Stanza della Segnatura, la Stanza dell’Incendio e la Stanza di Eliodoro sono coperte da volta a crociera e misurano circa 7 m per 8 m, mentre la Sala di Costantino 10 m per 16 m. Stanza di Eliodoro:  tra arte e magia di Raffaello Mentre era in completamento la Stanza della Segnatura, nell’estate del 1511 Raffaello iniziò ad elaborare i disegni per la decorazione della stanza successiva, destinata a sala delle udienze. La decorazione ebbe luogo tra la seconda metà del 1511 e il 1514 e è costituita da quattro affreschi su ogni parete: Cacciata di Eliodoro dal tempio (1511-1512); Messa di Bolsena (1512); Liberazione di san Pietro (1513-1514); Incontro di Leone Magno con Attila (1514). Sul soffitto sono rappresentati quattro episodi biblici che evocano la protezione di Dio al popolo di Israele, legati alle scene sottostanti. Ecco un’analisi nel dettaglio delle opere presenti nella Stanza di Eliodoro: Cacciata di Eliodoro dal tempio: mostra un miracolo che salva la Chiesa da un nemico interno. La scena ha una configurazione dinamica, con il cavaliere invocato dal sacerdote al centro, Onia, che irrompe a punire il profanatore Eliodoro, inviato dal re Seleuco IV Filopatore. Assiste alla scena a sinistra, sulla portantina, Giulio II in persona, proprio come si assisterebbe ad una presentazione teatrale. La pacata serenità della Scuola di Atene appare già lontana e la drammatica azione punta a coinvolgere emotivamente il riguardante. Se nella Stanza della Segnatura tutti i personaggi avevano movenze sciolte e naturali, qui iniziano a comparire quelle torsioni e quelle esasperazioni gestuali che, ispirate da Michelangelo Buonarroti, preannunciano il manierismo. Messa di Bolsena: racconta il miracolo eucaristico di Bolsena, a cui il papato era storicamente molto legato, poiché avvenuto in un momento di forti conflitti dottrinali sul mistero dell’incarnazione del Corpus Domini. Raffaello creò una scena bilanciata con cura con una contrapposizione tra il tumultuoso gruppo di fedeli a sinistra, sottolineato da strappi luministici, e la pacata disposizione cerimoniale dei personaggi della corte papale a destra, dalle tonalità coloristiche calde e corpose. Liberazione di san Pietro: composta da tre episodi concatenati, ma fortemente unitari, e tutta giocata sui contrasti di luce, tra l’ambientazione notturna e la visione luminosa dell’angelo divino. Il primo papa, soccorso e portato al trionfo nel momento più difficile delle sue tribolazioni, è raffigurato al centro nel carcere soccorso dall’angelo, mentre a sinistra un gruppo di guardie, nelle cui armature si accendono i riflessi dell’apparizione sovrannaturale e delle fiaccole, assiste impotente alla scena. A destra Pietro è già libero, condotto per la […]

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Culturalmente

Burqa significato: la storia dal punto di vista culturale e religioso

Il Burqa ha un significato molto profondo dal punto di vista sia culturale che religioso. La parola Burqa è l’arabizzazione della parola persiana purda (parda) che significa “cortina”, “velo”. È un indumento prevalentemente usato dalle donne in Afghanistan e in Pakistan ed è noto in Asia centrale oltre che come “burqa” o “burka” anche come “chadri” o “paranja“. Burqa: significato e varie tipologie Il burqa si distingue in due tipi di indumenti diversi: il primo è un velo fissato al capo che copre l’intera testa permettendo di vedere solo da una finestra all’altezza degli occhi che li lascia scoperti o che lascia scoperti occhi e bocca che rimane comunque coperta da una sorta di mascherina detta “bandar burqa“. Il secondo tipo invece è un abito, denominato “burqa completo” o “burqa afghano“, che solitamente è di colore o nero o blu e che copre sia la testa che il corpo e che possiede all’altezza degli occhi una retina che permette di vedere parzialmente, senza però scoprire gli occhi della donna. Esistono tipi di burqa diversi poiché sono strettamente legati all’appartenenza geografica della donna e alla sua essenza culturale e religiosa. A prescindere dall’Islam, l’obbligo di indossare il burqa è conseguenza di tradizioni locali poiché nelle norme coraniche vi è riconosciuto normalmente l’obbligo di indossare un velo, anche se l’argomento è molto controverso poiché non esiste pena in caso di trasgressione. Il burqa è stato introdotto in Afghanistan all’inizio del 1890 durante il regno di Habibullah Kalakani che lo impose alle duecento donne del suo harem, in modo tale da “non indurre in tentazione” gli uomini qualora esse si fossero trovate fuori dalle residenza reale. Da lì in poi è divenuto un capo per le donne dei ceti superiori, da usare per essere protette dagli sguardi del popolo. Dagli anni ’50 però, cambiò lo scenario poiché le donne dei ceti elevati cominciarono a non farne più uso e nel frattempo diventò un capo ambito dai ceti poveri. Nel 1961 venne proclamata una legge che ne vietò l’uso alle pubbliche dipendenti anche se, durante la guerra civile, venne instaurato un regime islamico e sempre più donne tornarono ad indossarlo fin quando non fu dettato il divieto assoluto di mostrare il volto imposto a tutte le donne dal successivo regime teocratico dei taleban che durò meno di cinque anni. Attualmente, sia in Afghanistan che nel resto del mondo (tranne che in Arabia Saudita, dove l’obbligo è stato abolito solo nel marzo del 2018) non vige obbligo sanzionato dalla legge di indossare il burqa. Fonte immagine: Pixabay

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