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Eroica Fenice

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Into the Woods: cosa desideri davvero?

Into the Woods è la trasposizione cinematografica dell’omonimo musical di James Lapine e Stephen Sondheim classe 1987. Il film ripropone in salsa moderna quattro celebri favole che hanno tutte in comune un bosco: Cenerentola, Cappuccetto Rosso, Raperonzolo, Jack e la pianta di fagioli. La storia prende il via dai desideri dei protagonisti: Jack vuole una mucca che gli dia latte, Cenerentola sogna di andare al ballo a corte ed il fornaio e sua moglie un bambino da crescere. Da cornice la storia della strega cattiva, prigioniera di un sortilegio che la rende brutta, quella di Cappuccetto Rosso e di Raperonzolo, sorella del fornaio strappata alla sua famiglia dalla strega e relegata in una torre dalla quale non può scappare. Quando la strega rivelerà ai coniugi (Emily Blunt e James Corden) che sulla loro famiglia aleggia una maledizione che gli impedisce di avere un figlio, darà loro la possibilità di liberarsi consegnandole allo scoccare della terza mezzanotte “La scarpetta d’oro di Cenerentola, i capelli color del grano di Raperonzolo, il mantello rosso di Cappuccetto Rosso e la mucca bianca come il latte che appartiene a Jack”. C’è da stare attenti a quello che si desidera, ci insegna il film, perché tutto quello che vogliamo ha delle conseguenze sia su di noi che sulle persone a cui vogliamo bene. Tutti gli happy ending mancati, si mescolano in Into the Woods, si trasformano e si riformulano. Le avventure si moltiplicano ed ognuno dei protagonisti capisce che per raggiungere la sua felicità deve rinunciare a qualcosa a cui tiene. Il sacrificio, le scelte difficili dei genitori, le illusioni, la vita e la morte s’incontrano in un solo bosco. Gli alberi e le radici in cui s’inciampa rappresentano i simboli dell’esistenza: le tentazioni, il pericolo, l’avventura e l’amore in tutte le sue forme. Due ore e cinque minuti perlopiù cantati, sicuramente adatti agli amanti del genere ma difficili da seguire per chi non apprezza sottotitoli e lingua originale. Into the Woods è ricco di musica e di ottime interpretazioni autentiche e non scontate come quella della sempre perfetta Meryl Streep nel ruolo della strega “capricciosa”, di Anna Kendrick/Cenerentola fedele alla versione originale dei fratelli Grimm, del principe (Chris Pine) “educato ad essere affascinante”e dei giovani avventurieri Jack/Daniel Huttlestone (Les Misérables) e Cappuccetto Rosso/Lilla Crawford. Non il solito film Disney, ma un film che racconta ai bambini ed ai grandi la verità, quello che succede davvero quando si prendono delle decisioni nella vita, oltre gli apparenti “vissero felici e contenti”. Rob Marshall (Chicago, Memorie di una Geisha, Nine) crea un universo che non c’è in cui s’incontrano e si scontrano mondi paralleli e dove i protagonisti e gli antagonisti si confondono. È permesso, dunque, perdersi nel bosco, ma bisogna guardarsi dai lupi (Johnny Depp) dai giganti e soprattutto, da sé stessi.   “Into the Woods”: cosa desideri davvero?

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John Eleuthère du Pont: la sua storia raccontata in Foxcatcher

“Ispirato a fatti realmente accaduti”. Questa è la frase che apre “Foxcatcher”, film del regista Bennet Miller (Moneyball. L’arte di vincere), che racconta la storia vera dei fratelli Mark e Dave Schultz e del loro rapporto con John Eleuthère du Pont. La pellicola è l’adattamento cinematografico di “Foxcatcher. Una storia vera di sport, sangue e follia”, biografia scritta da Mark Schultz contemporaneamente alla sceneggiatura del film ed uscita pochi mesi prima della pellicola. Mark (Channing Tatum) e Dave (Mark Ruffalo) sono entrambi campioni olimpici di lotta, molto legati tra loro ma divisi dall’eterno complesso d’inferiorità che il primo prova nei confronti del secondo. La medaglia d’oro a Mark non basta e per questo motivo quando conosce John Du Pont (Steve Carell) vede in lui la prima vera occasione per emanciparsi e per trovare il vero successo. Du Pont è un ricchissimo erede di una dinastia di industriali che hanno fatto fortuna con la produzione di armi a partire dalla Guerra di Secessione, un erede “particolare” però, con la strana passione per la lotta libera. In vista delle Olimpiadi di Seul del 1988, John propone alla federazione di atleti statunitensi di diventare il più grande finanziatore e coach di quello che sarebbe diventato il suo team, una squadra che si allena e vive presso la sua tenuta “Foxcatcher”. John Eleuthère du Pont e i fratelli Schultz in Foxcatcher Dopo essersi fatto travolgere dalla vita di John Eleuthère du Pont ed averne scoperto le debolezze e le dipendenze, Mark sa che non potrà mai realmente sfuggirgli. Legato visceralmente all’anziana madre e totalmente alle sue dipendenze, infatti, John soffre di gravi disturbi psicologici che lo porteranno alla fine a diventare un assassino. Non una semplice rilettura di una storia vera, ma un ritratto psicologico di due uomini: questo è “Foxcatcher”. Un film colmo di straordinarie interpretazioni, da Steve Carell che trova finalmente un ruolo diverso che gli rende pienamente giustizia. Ad ogni passo e ad ogni sguardo traspaiono i pensieri deviati del suo personaggio ed il suo Du Pont riesce a dare davvero i brividi. Lasciate alle spalle le interpretazioni degli anni precedenti, Channing Tatum è una vera sorpresa e riesce a cucirsi addosso le mille sfumature del suo Mark Schultz, con tutte le fragilità e le debolezze. Perfetto Mark Ruffalo, nel ruolo del fratello di Dave Schultz, vero mentore ed allenatore del team e fratello protettivo e caparbio. Un film forse non molto apprezzato in Italia, con una sceneggiatura mai banale ed una colonna sonora importante. Lasciato a bocca asciutta durante la notte degli Oscar nonostante le cinque nomination, si fa spazio sicuramente nel cuore degli appassionati del genere, a metà tra biografia e cronaca. “Foxcatcher” ci regala immagini forti, colori scuri e sguardi intensi ed apre le porte allo spettatore sulla mente di due uomini opposti e forse complementari che si consumano pian piano nel loro delirio e nella loro impotenza.

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Cinema e Serie tv

Cenerentola: la nuova favola Disney

È un pomeriggio piovoso di marzo quando decido di fare un tuffo nel passato e nella magia delle principesse Disney…e quale storia più adatta se non quella di Cenerentola con il suo happy ending? “Cenerentola” di Kenneth Branagh è la trasposizione (forse la più fedele e ben fatta finora) del film d’animazione Disney classe 1950, una delle favole più conosciute ed amate della storia del cinema. Ella è una bambina felice, che vive con i suoi genitori nella loro bella casa in campagna. Circondata da animali, piena d’amore, in pratica ha un’infanzia perfetta. Dopo aver perso la madre improvvisamente a causa di una malattia accetterà, però, la volontà di suo padre di sposarsi in seconde nozze con Lady Tremaine, vedova di un ricco commerciante di tessuti. Alla morte del padre, durante un viaggio, seguiranno le ingiustizie da parte di matrigna e sorellastre. Dopo il licenziamento di tutta la servitù, pian piano Ella diventa l’unica e sola serva, maltrattata e costretta ad addormentarsi vicino al camino per non soffrire il freddo è sempre coperta di cenere e da quel momento in poi il suo nome diventa Cenerentola. Determinata e coraggiosa, Cenerentola non si lascia abbattere ed un giorno incontra nel bosco uno sconosciuto (che dice di chiamarsi “Kit”) di cui s’innamora. Non sapendo si trattasse del principe, ma credendo che fosse un apprendista che abitava a palazzo,  quando tutte le fanciulle del regno sono invitate al Gran Ballo, anche Elle cuce per sé stessa un vestito con l’intenzione di rincontrare Kit. Lady Tremaine e le sue figlie, però, le distruggono il vestito e la costringono a restare in casa. Grazie all’incontro con una mendicante, che si rivelerà essere la sua Fata Madrina  la sua vita cambia per sempre. Con l’aiuto di zucche, lucertole e topolini giunge a palazzo e scopre che Kit non è un semplice apprendista, ma il principe. Da qui, la storia è quella che tutti noi conosciamo ed amiamo, dalla fuga a mezzanotte alla scarpetta di cristallo, fino alla scena finale del perdono di Cenerentola nei confronti della matrigna e delle sorellastre. Una favola moderna anche se antica, è questa la trasposizione del regista inglese che danza tra le due versioni, quella di Perrault e quella dei fratelli Grimm, senza rendere la pellicola eccessivamente edulcorata.  Una bella rilettura che gioca soprattutto sull’evoluzione psicologica dei suoi personaggi, un cambiamento consapevole e graduale che spiega allo spettatore “cosa c’è dietro” alle decisioni sia di Ella che del principe. Straordinarie le scene dell’arrivo della fata madrina e della trasformazione degli animali, ironiche e magiche, da lasciare a bocca aperta! Perfetto il cast, da Cenerentola (una Lily James completamente a suo agio nel ruolo della fanciulla coraggiosa e gentile descritta dalla letteratura) al principe, Richard Mannen, uomo determinato mosso anche da un pizzico di sana follia. È però delle due vere antagoniste che ci si innamora: Lady Tremaine, la perfetta, algida, divina Cate Blanchett, che entra di diritto nell’olimpo delle cattive più belle della storia cinematografica e la sbadata Fata Madrina, una Helena Bonham Carter […]

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Culturalmente

Oscar 2015: un grande anno di cinema

Alle ore 06:04 l’ultima statuetta dell’ 87esima edizione degli Academy Awards viene consegnata: “Birdman (or the unexpected virtue of ignorance)” è eletto miglior film del 2014! Nella lunga notte presentata da Neil Patrick Harris (famoso per il suo ruolo di Barney Stinson in How I Met Your Mother e presente nel quasi dimenticato “Gone Girl”) si sono avvicendati nelle premiazioni Felicity Jones, Idris Elba, Nicole Kidman, Liam Neeson, Gwyneth Paltrow, Channing Tatum, Chiwetel Ejiofor, Shirley MacLaine, Benedict Cumberbatch, Meryl Streep, Oprah Winfrey, Matthew McConaughey e Lupita Nyong’o e molti altri. Una serata spettacolare come sempre, con momenti divertenti ( il tributo in slip bianchi a “Birdman” sopra tutti!) ed emozionanti. Menzione speciale al momento dedicato agli artisti scomparsi in questo 2014, da Robin Williams a Virna Lisi (unica pecca, l’assenza del nostro Francesco Rosi). Show nello show, dunque, con musica dal vivo di John Legend, Jennifer Hudson e di una Lady Gaga inedita nell’interpretazione di alcuni brani di “Tutti insieme appassionatamente”. Spettacolari anche le immagini e la scenografia che hanno sorpreso e riempito gli occhi con la magia che solo Hollywood sa creare ogni anno.  Edizione a sorpresa per qualcuno, premi scontati per altri. Ecco tutti gli altri premiati: Oscar Miglior Film Straniero a “Ida” (Polonia) Miglior Film d’animazione a “Big Hero 6“ Miglior Documentario a “Citizen Four“ Miglior Cortometraggio: “The Phone Call”  Miglior Cortometraggio Documentario a “Crisis Hotline: Veterans Press 1“ Oscar Miglior Attore allo straordinario Eddie Redmayne per”The Theory of Everything“ Oscar Miglior Attrice alla bellissima e bravissima Julianne Moore per “Still Alice“ Oscar Miglior Attore non protagonista: l’immenso J.K. Simmons per “Whiplash“ Oscar Miglior Attrice non protagonista: Patricia Arquette ed i suoi 12 anni di dedizione a “Boyhood“ Oscar Miglior Regia a A.G.Iñárritu per “Birdman“ Oscar Miglior Sceneggiatura non originale alla trasposizione della vita di Alan Turing in “The Imitation Game“ Miglior Sceneggiatura originale a “Birdman“ Oscar Miglior Fotografia al ‘look’ di “Birdman“ Miglior Montaggio a “Whiplash“ Oscar Miglior Scenografia al Mondo incantato di “Grand Budapest Hotel“ Miglior Trucco alle trasformismo dei personaggi di  “Grand Budapest Hotel“ Migliori Costumi alla nostra Milena Canonero ancora una volta per “Grand Budapest Hotel”  Migliori Effetti Speciali al ‘maltrattato’ “Interstellar“ Oscar Miglior Colonna Sonora al bi-candidato Alexandre Desplat per “Grand Budapest Hotel“ Miglior Canzone alla splendida “Glory” in “Selma“ Miglior Sonoro alle note Jazz di “Whiplash“ Miglior Montaggio Sonoro ai suoni di guerra e di pace in “American Sniper“ Anche quest’anno, ancora una volta, ha vinto il cinema!  Un buon 2015 di film a tutti e ricordate: c’è un pò di ‘Birdman’ in tutti noi.        Oscar 2015: un grande anno di cinema.

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Cinema e Serie tv

Selma di Ava DuVernay: M.L. King ed il prezzo della libertà

Selma, Alabama, 1965. Dopo il Nobel per la pace ricevuto nel 1964, il reverendo Martin Luther King sceglie il profondo Sud per riprendere la sua battaglia pacifica e silenziosa per i diritti civili. Alla presidenza dal 1963 c’è Lyndon B. Johnson (subentrato dopo l’assassinio di Kennedy), noto ai posteri come “il presidente della lotta per i diritti civili”. Dalla richiesta scomoda di rendere ufficiale il diritto al voto per gli afroamericani nasce il programma di marce da Selma a Montgomery. Gli afroamericani della Dallas County Voters League insieme allo Student Nonviolent Coordinating Committee iniziano le operazioni di registrazione degli afroamericani legittimamente ammessi al voto nel 1963. I bianchi, però, ostacolano in tutti i modi possibili le iscrizioni alle liste al punto che si rende necessario l’intervento di Martin Luther King in persona. Dopo il discorso alla Brown Chapel del 2 gennaio 1965 il reverendo dà il via ufficiale alle manifestazioni. Ava DuVernay racconta la strada per la libertà Da questi avvenimenti storici parte “Selma: la strada per la libertà”, film retrospettivo ed autobiografico firmato Ava DuVernay. Per la prima volta (viene da chiedersi il perché) si parla in modo diretto di M.L. King e del suo lato meno conosciuto: le marce di protesta e gli episodi storici passano qui quasi in secondo piano perché davanti a loro, va in scena il racconto della sua vita. Il copione copre un arco di tempo che dura sei mesi, mesi durante i quali molto cambia. E la macchina da presa non ci presenta un reverendo-messia, eroe nazionale senza macchia e senza paura ma un uomo, con le sue debolezze, le sue indecisioni, le sue paure. Un uomo che rischia di perdere tutto, la moglie, i figli, la fiducia dei suoi fratelli, per prendere quelle decisioni che si sarebbero rivelate fondamentali per il futuro del movimento. Le manifestazioni di protesta pacifica fanno da sfondo ad un film che parla del “dietro le quinte”, delle contrattazioni tra King e Johnson, dei retroscena mai svelati sullo schermo. Le pagine di storia prendono vita, aprendoci gli occhi su dei particolari personali che, in un modo o nell’altro, avrebbero cambiato per sempre il destino degli afroamericani. Ava DuVernay ci regala un racconto nuovo e non cinematografico del reverendo, qualcosa di mai visto, quello di cui non si era mai parlato. L’interpretazione di David Oyelowo è splendida, perfetto nella mimica, nella voce e nell’intonazione dei discorsi prima sommessi e poi incredibilmente trascinanti e pieni di speranza e determinazione.   Magnifiche le scene corali, epiche e luminose nella loro semplicità e nella capacità di trasmettere l’orgoglio ed il coraggio del popolo nero nel marciare per sé stessi, per la propria libertà, per la loro gloria. “Glory” è infatti la canzone che chiude il film, sintesi tra spirituals antichi e sonorità moderne interpretata da John Legend e Common, già vincitrice di un Golden Globe e candidata ai prossimi Oscar.  Ad un anno esatto dalla vittoria agli Oscar di “12 anni schiavo” come miglior film, “Selma: la strada per la libertà” si colloca in una sorta […]

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Birdman: le imprevedibili virtù dell’arte

Scena 1: camerino di un teatro, giorno. Al centro della scena un uomo che fluttua in aria in una sorta di meditazione magica. E’ così che inizia “Birdman or (The Unexpected Virtue of Ignorance)”, ultimo lavoro di Alejandro González Iñárritu, regista fra gli altri dei poetici “21 grammi”, “Babel” e “Biutiful”. L’uomo in meditazione è Riggan Thompson (Michael Keaton), star internazionale famosa per il suo ruolo da supereroe alato nel film ‘Birdman’. La celebrità, raggiunta grazie a questo ruolo, però, non è abbastanza per lui e così decide di buttarsi a capofitto nella messa in scena della raccolta di racconti di Raymond Carver “What we talk about when we talk about love”. Impresa impossibile nella quale trascina il suo produttore Jake (un inedito Zack Galifianakis), sua figlia Sam (una bionda e cinica Emma Stone fresca di riabilitazione), la sua amante Laura (Andrea Riseborough) e Lesley (Naomi Watts) attrice ancora un po’ bambina che sognava il debutto a Broadway. A sconvolgere il già precario equilibrio del cast arriva, per sostituire un attore infortunatosi in scena, Mike Shiner (Edward Norton) che, con l’incredibile sfacciataggine unita a grande talento ed  imprevedibilità, riesce a svelare da tutte le sue angolazioni la doppia anima di Riggan. Salgono a galla tutte le insicurezze ed i traumi, spinti fuori con forza dal suo Ego-Birdman, vera e propria seconda personalità con voce e superpoteri che appare all’occorrenza, evocata e poi subito scacciata dall’attore. A fungere da lente di ingrandimento sui continui errori di Riggan e sugli inutili tentativi di diventare credibile agli occhi del mondo del teatro si alternano sua moglie Silvia (Amy Ryan) e la critica teatrale Tabitha (Lindsay Duncan). Una pellicola nera, a tratti amara e sicuramente imprevedibile. Ironica e malinconica allo stesso momento e girata tutta d’un fiato. Il teatro diventa l’unico spazio vitale in cui si trascinano le esistenze degli attori: dal palcoscenico, alle quinte, ai vicoletti di Broadway uniti da una serie infinita di piani sequenza dal sapore hitchcockiano. Sembra di assistere ad una commedia teatrale senza interruzione in cui è la vita di Riggan ad essere la vera protagonista, contornata e continuamente pungolata dalle parole e dagli sguardi degli altri. Le immagini sono costantemente sostenute e spesso disturbate dal suono di una batteria sia in scena che fuori. La colonna sonora di “Birdman” diventa l’assordante coprotagonista di molte scene dai titoli di testa fino alla fine: è messa lì a sottolineare il frastuono delle azioni, dei pensieri e dei silenzi. Una serie di straordinarie interpretazioni si alternano nei 119 minuti della pellicola ma fra tutte spicca indubbiamente quella di Michael-Birdman Keaton, già vincitore di un Golden Globe e candidato come Migliore Attore Protagonista ai prossimi Academy Awards. Un ruolo quasi autobiografico per Keaton, indimenticabile Batman, confinato nel suo ruolo di supereroe mascherato ed imprigionato in parte anch’egli nel costume nero del pipistrello.  Sono nove le nomination agli Oscar (tra cui anche quella a miglior film, regia, attori non protagonisti e sceneggiatura) e tante, tantissime le chances di vincere. “Birdman” è un film che racconta di un artista […]

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La teoria del tutto: Stephen Hawking a metà tra scienza e amore

La teoria del tutto è lo straordinario racconto della vita e dell’amore di uno degli scienziati più famosi e brillanti della storia moderna. Tratto dal libro “Travelling to infinity: My life with Stephen (In Italia con il titolo “ Verso l’infinito”) scritto da Jane Hawking, il film traspone in immagini le imprese scientifiche e personali di Stephen Hawking, fisico astrofisico e cosmologo inglese. Hawking nasce ad Oxford nel 1942, a 300 anni esatti dalla morte del suo più grande ispiratore Galileo Galilei. Il film, però, ci catapulta nella vita di Stephen (un sorprendente Eddie Redmayne, fresco di nomination come miglior attore protagonista ai prossimi Academy) nel 1963 quando, già sulla buona strada per la fama, è uno studente iscritto a Cambridge alla facoltà di cosmologia. Innamorato follemente della fisica che lui stesso definisce “La religione per gli atei intelligenti”, conoscerà Jane Wilde (Felicity Jones, in lizza per gli Oscar come Miglior Attrice Protagonista) studentessa di lettere a cui Stephen si lega immediatamente e con la quale condividerà la maggior parte della sua vita e della sua malattia. A 21 anni, infatti, gli viene diagnosticata una sindrome del motoneurone, troppo lenta per essere SLA (Sclerosi Laterale Amiotrofica) ma comunque troppo veloce per una mente geniale come la sua. Jane e Stephen iniziano un viaggio parallelo tra sofferenza ed amore, quell’amore così forte che la terrà sempre più stretta a lui durante tutto il decorso ed i peggioramenti, fino alla perdita della mobilità e poi, della parola. Da qui inizia la loro vera storia, una storia fatta di forza reciproca e voglia di combattere. La speranza ed il coraggio di lei  spingono lui a proseguire il dottorato e l’amore che provano l’uno per l’altra viene coronato dal matrimonio e dalla nascita dei loro tre figli. Un lungo percorso fatto di ospedali e cattedre che porteranno alle teorie sui buchi neri ed al modello cosmologico senza confini. Non si tratta solo di un film scientifico: “La teoria del tutto” è un film sull’amore, sulla forza e sulla dignità. Si parla, in ogni scena ed in ogni sguardo, di una sfida impossibile e della sopravvivenza di un sogno. Stephen senza Jane non ce l’avrebbe mai fatta perché è proprio lei che rappresenta il suo tutto ed incarna la continua lotta tra le due forze che muovono il suo universo: l’amore e la malattia. Venticinque saranno gli anni della loro storia prima del doloroso divorzio e del secondo matrimonio dello scienziato con la sua infermiera personale Elaine Mason. Venticinque anni di dolore e di speranza, alla ricerca di quei “come” a cui dare una spiegazione a tutti i costi. Delle performances straordinarie per i due protagonisti ed una trasformazione incredibile per Stephen Hawking/Eddie Redmayne, giovane attore inglese già apprezzato in “Les Misérables” (2012) e “Marylin” (2011) e premiato con il Golden Globe per il Migliore Attore in un Film Drammatico lo scorso 11 gennaio proprio per “The Theory of Everything”. Cinque, inoltre, le nomination ai prossimi Academy Award, tra cui Miglior Film, Miglior Sceneggiatura Non Originale e Miglior Colonna Sonora. […]

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“American Sniper”: Eastwood racconta Chris Kyle

Il primo gennaio 2015 (25 dicembre 2014 in America, quasi un simbolico regalo di Natale), è uscito nelle sale italiane “American Sniper”, ultimo lavoro di Clint Eastwood. La pellicola racconta la vita di Chris Kyle (un Bradley Cooper quasi irriconoscibile), uno dei più infallibili cecchini del corpo speciale dei Navy Seals, e la sceneggiatura è liberamente tratta dalla sua autobiografia pubblicata nel 2012. La scena si apre con una soggettiva in cui Kyle ha sotto tiro un bambino ed una donna iracheni che si scambiano una granata e vanno verso un carro armato Usa: da qui, un ampio flashback ricostruisce l’infanzia del protagonista e fornisce un’ampia spiegazione allo spettatore catapultato tutto d’un tratto in guerra. Gli anni di scuola, il tentativo fallito di crearsi una vita normale in Texas fra cowboys e donne sbagliate, la decisione di arruolarsi e l’incontro con la donna che diventerà sua moglie e madre dei suoi due bambini (una bruna e sempre bellissima Sienna Miller) fanno da cornice al suo addestramento fisico e psicologico.  Dopo l’attentato alle Twin Towers nel 2001, Kyle ed il suo gruppo sono convocati in Iraq per il primo turno ed è qui che Eastwood riprende la narrazione dei fatti dalla scena iniziale. Su di un tetto, berretto con visiera al contrario e mirino puntato, Kyle con un colpo solo fa la sua prima vittima: proprio quel bambino con la granata in braccio. Da allora sarà “la leggenda”, il mito di cui tutti nell’accampamento parlano. Ma la realtà, la sua realtà è di gran lunga differente. Il Chris Kyle di Eastwood Educato sin da bambino a difendere le pecore ed a non diventare un lupo, Kyle è geneticamente predisposto a diventare “pastore di gregge”e a difendere i suoi amici, il suo popolo e quello che per lui è “il Paese più bello del mondo”. Ad ogni morte però, la macchina da presa alterna la visione oggettiva dello spettatore a quella soggettiva del soldato, quasi a voler rendere tutti partecipi fino in fondo della decisione che va affrontata ogni volta, perché fermare un cuore umano, come insegnerà Chris a suo figlio, non è cosa da poco. Nessun eroe, insomma, ma un uomo con doti straordinarie che combatte ogni giorno con il senso di colpa e con la sua coscienza, la stessa che non gli permette mai di essere veramente presente nei ritorni a casa. Sempre tormentato dalla sensazione di non aver fatto abbastanza, di non essere riuscito a salvare tutti, nei giorni trascorsi in patria è completamente fuori dal mondo, assorbito dai suoni e dalle immagini di quella che è per lui una “guerra nella guerra”. Raggiunto il suo ultimo obiettivo, a 160 uccisioni accertate dall’inizio della sua carriera, durante una spaventosa tempesta di sabbia, Kyle capisce di essere pronto a tornare a casa. Dopo “Flags of Our Fathers” e “Lettere da Iwo Jima”, Eastwood torna a parlare di guerra, concentrando l’attenzione, però, sulla storia e sulla vita di quello che viene universalmente riconosciuto come un vero e proprio esempio di patriota americano. Contrariamente a quanto […]

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Attualità

Puok e Med, intervista a Egidio Cerrone

Puok e Med, lo abbiamo intervistato! Chi non conosce le “Avventure Culinarie di Puok e Med”? A chi non è venuta la voglia di girare la Campania (ed il resto dell’Italia) visitando ed “assaggiando” i luoghi ed il cibo recensiti da Egidio Cerrone nel suo blog? A me sì!  E mi è venuta anche voglia di intervistarlo, questo ragazzone dalla faccia simpatica e dalla scrittura accattivante. Perciò, ecco a voi un breve viaggio attraverso pizza e ragù, passione e idee, profumi e sapori di Napoli. Puok e Med (Egidio Cerrone) si racconta Egidio Cerrone, come hai avuto l’idea di creare un blog “lipidico”? Solo voglia di condivisione o vera e propria passione per il cibo buono? Penso che hai subito inquadrato il personaggio: amo il cibo buono, da quello delle nonne a quello gourmet, passando per il cibo di strada, e sono un essere sociale, devo condividerlo, trasmetterlo, imboccarlo. Allora è vero che mangiare è un atto di fede? Più che altro rappresenta la parte spirituale della mia vita. In effetti ora che ci penso, dovrei smettere di dire che sono ateo. Io credo nel cibo. La domenica ad esempio, non è il giorno del Signore, è il giorno del cuzzetiello tuffato nel ragù di mammà. Sappiamo tutti che in pratica sei onnivoro (se escludiamo pasta e cavolo), ma se dovessi scegliere 5 cose da far provare a qualcuno che viene da fuori Napoli, cosa sceglieresti? Gli faccio fare colazione con la pizza fritta cicoli, ricotta, provola e pepe per iniziare bene la giornata. Poi in giro per Napoli una frittatina appena fatta e dopo una mezzoretta una pizza a portafogli. Poi verso le cinque uno spuntino leggero leggero di ‘o pere e ‘o musso, e la sera me lo porto a casa e gli dico: “Mo siediti, caro forestiero, e mangiati sta bella pasta e patane con la provola”. Parlaci di questa collaborazione con il presidio Slow Food, del Marenna Mob e degli altri eventi in programma. Come sono nati? Dove ti hanno portato? Il Marenna Mob è stato un fatto bello. Trecento-quattrocento persone, panino con la parmigiana alla mano. Eventi che con questa squadra avvicinano anche i più giovani al mondo Slow Food, un mondo che all’inizio avevo snobbato perchè mi sembrava troppo vecchio, e di nicchia. Magari va veramente svecchiato e arricchito di nuove energie, perchè è estremamente interessante. Patatinerie, pub & fast/slow food…si può avere mentalità made in U.S.A. e qualità Made in Naples? Certo. Blackburger lo fa, Lelena Burger lo fa. Rappresentano esattamente quel connubio che potremmo chiamare – e qui conio un nuovo termine – partenoyankee. Mi piace, partenoyankee. Ci battiamo tanto per i riconoscimenti D.O.C., D.O.P. e I.G.P. e poi vengono trasmessi servizi sulla “pizza agli idrocarburi”. A me nella vita piace stare sempre nel mezzo. Report ha fatto vedere cose che non avrei voluto vedere, pizzerie rimaste negli anni 90 in cui la pizza era quasi un prodotto di scarto, un “non tengo niente da mangiare, oggi mi mangio ‘na pizza”. No, […]

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Cinema e Serie tv

“Take Five”: colpo grosso a Napoli, oppure no?

Giovedì 2 ottobre è uscito nelle sale italiane in anteprima, “Take Five”, ultimo lavoro cinematografico del regista napoletano Guido Lombardi (Leone del Futuro – Premio Venezia Opera Prima Luigi De Laurentiis per “Là-Bas” nel 2012). La storia, ispirata al cinema italiano ed internazionale da Monicelli a Leone fino a Tarantino, rientra in quella categoria di film le cui vicende girano intorno all’ organizzazione di una rapina. I cinque: un idraulico, un gangster caduto in depressione, un ricettatore, un pugile ed un ex rapinatore (ora fotografo) si uniscono per ideare un piano per un furto in un caveau di una banca. La squadra di “irregolari”, tutti più o meno “professionisti del settore”, andranno incontro a molte difficoltà e dovranno fare i conti con la volontà degli altri di agire da soli. Tutt’altro che armonici come un complesso jazz, (il film prende, infatti, il nome  dal pezzo “Take Five” del The Dave Brubeck Quartet  nell’album “Time Out” del 1959), ma piuttosto un insieme di solisti che non riescono ad accordarsi fra loro come nelle squadre di calcio con troppi fuoriclasse! I cinque campioni, Peppe Lanzetta, Salvatore Striano, Salvatore Ruocco, Carmine Paternoster e Gaetano di Vaio sono tutti napoletani di origine e di spirito, perfettamente calati nella parte ma lontani anni luce dai patinati undici di Ocean’s Eleven. Una squadra di uomini che cercano il riscatto, nel film come nella vita, in un posto perfetto dove reinventarsi ed arrangiarsi: Napoli. Il buio e la luce, l’oscurità e l’umidità, il rosso ed il nero: elementi visivamente e metaforicamente potenti che rievocano l’ambiente fisico e morale in cui galleggiano le loro vite. Napoli fuori e dentro dal tunnel, una città sotterranea per narrare le vite nascoste di questi cinque criminali che credono di trovarsi al cospetto del colpo che potrà finalmente dare una svolta alla loro vita. Finiranno, però, travolti dalla diffidenza reciproca fino ad essere risucchiati da un gioco al massacro, come in un vortice di note. In questo “caper movie” (film incentrato sui racconti di furti) alla partenopea sono leggibili chiaramente echi di film come “Le Iene” e “I Soliti Ignoti”.  Le storie, però, sia quelle raccontate sia quelle di vita vissuta degli interpreti conferiscono alle immagini potenza e sensibilità straordinarie. Le inquadrature e gli sguardi parlano anche di loro conferendo ancora più forza e credibilità al racconto. Dopo “Gomorra-La Serie” e “Perez”, occhi puntati ancora sulla nostra città e su quei modelli di “criminali” più o meno temibili ma, in un modo o nell’altro resi famosi e riconoscibili. La familiarità e l’energia di questi prodotti made in Naples attira sempre più l’attenzione verso il mondo del cinema del Sud che si nutre di voglia di riscatto e di energia positiva che qualitativamente non ha nulla da invidiare ai prodotti internazionali. Ecco che Napoli, uno dei bacini di creatività più ricchi d’Europa, la città “spettacolare” per eccellenza, torna finalmente al cinema!  “Take Five”: colpo grosso a Napoli, oppure no?

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Culturalmente

Nexo Digital: quest’autunno c’è pane per trentenni!

Come ci si sente a rivivere al cinema l’emozione dei film anni ’80? Basta chiedere a Nexo Digital, una società di produzione e distribuzione alternativa per il cinema che lavora con prodotti in HD 2k (particolare tecnologia che permette una risoluzione 2048×1080 pixel a 48 fotogrammi al secondo). Questo 2014, poi è un anno davvero speciale per i fan di Cult Movies come Ghostbusters e Ritorno al Futuro, entrambi in sala, in versione restaurata da Nexo, prima della fine dell’anno per celebrare i trent’anni (suonati!) del primo, ed il ritorno del terzo capitolo dell’intramontabile  BTTF. Nell’ultimo capitolo della saga, Marty McFly resta intrappolato nel 1955 mentre Doc è stato catapultato da un fulmine nel 1885. Costretto a chiedere nuovamente aiuto alla versione “giovane” dello scienziato, Marty scopre nel cimitero abbandonato dei pistoleros mancati che il destino di Doc è quello di finire ucciso in una sparatoria con Buford “Cane Pazzo” Tannen nel 1885. Marty parte, quindi, per il vecchio West e si presenta ai suoi avi con il nome di Clint Eastwood. Una volta raggiunto Doc, i due dovranno trovare un metodo per far raggiungere alla DeLorean le 88 miglia necessarie per un nuovo viaggio nel futuro. Per farlo, l’unica soluzione sarà quella di usare la macchina più all’avanguardia dell’epoca..una locomotiva a vapore! Il film, distribuito al cinema da Nexo Digital in collaborazione con Radio Deejay, MyMovies.it e FoxRetro, sarà in sala solo per il 24 settembre (le sale che lo ospiteranno sono consultabili al sito ufficiale di Nexo Digital: www.nexodigital.it ). Il raduno, che si prevede coinvolgerà centinaia di fan e decine di cinema in tutta Italia, fa’ da seguito ai precedenti due che hanno riscosso enorme successo tra gli aficionados. La proiezione speciale del film di Zemeckis sarà un’opportunità per veder passeggiare in sala cosplayers più o meno originali di Marty e Doc e per fotografarsi accanto alla riproduzione della famosa macchina del tempo. Dopo la straordinaria risposta di pubblico dei primi due eventi, il terzo capitolo sarà, dunque, una reunion a tinte western. Tutto l’evento sarà accompagnato da iniziative, concorsi e sorprese varie che verranno svelate fino al giorno stesso della proiezione. Primo fra tutti, il contest fotografico che offre la possibilità, a chiunque si fotografi davanti alla locandina del film, di avanzare proposte riguardo il prossimo raduno. Il selfie, corredato dall’hashtag #radunoBTTF permetterà ai fan di dare indicazioni sulle future “apparizioni” di Doc e Marty e sulle celebrazioni del 2015. 21 ottobre 2015 è infatti la data in cui, nel film, Marty e Doc arrivano nel nostro “vero” futuro! A novembre, invece, in attesa di conoscere la verità sulla possibile realizzazione del terzo capitolo degli acchiappafantasmi più famosi del mondo, il primo “Ghostbusters” tornerà al cinema nei giorni 18 e 19  per festeggiare il trentesimo anniversario dell’uscita nelle sale. Il film cult di Ivan Reitman con Bill Murray, Dan Aykroyd, Ernie Hudson ed il compianto Harold Ramis, accontenterà le centinaia di fan italiani in trepidante attesa da agosto, mese in cui la pellicola rimasterizzata è stata proiettata negli States […]

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Culturalmente

Festival del Cinema, cap. 71: fotogrammi da Venezia

Le immagini di “A Good Kill” di Andrew Niccol chiudono simbolicamente la competizione per l’assegnazione del Leone D’Oro 2014 alla settantunesima edizione del Festival del Cinema di Venezia. Pochi titoli altisonanti e di grande richiamo, quest’anno, ma molta sostanza e film di grande interesse. Dal 26 agosto al 6 settembre si sono susseguiti, come ogni settembre, registi ed attori da tutto il mondo: un’altra vittoria per la Fondazione Biennale di Venezia affiancata dal direttore Alberto Barbera che ha offerto dieci giorni ricchi di spunti e riflessioni, ossigeno puro per il mondo del cinema italiano ed internazionale. Madrina (non indiscussa) di quest’anno del Festival del Cinemal, la napoletana Luisa Ranieri che è riuscita a scrollarsi di dosso le perplessità che ne hanno accompagnato la nomina. Eleganza e sobrietà che la riportano al Lido a dieci anni dalla sua apparizione nel film-testamento “Eros” di Michelangelo Antonioni. Italia e Messico, i primi protagonisti del Festival con la presentazione del film in concorso di Alejandro Gonzáles Iñárritu “Birdman”, storia di un attore in declino dopo essere stato un famoso supereroe del cinema. Gli altri 19 film in concorso si dividono tra francesi, italiani, turchi, giapponesi, americani, iraniani danesi, tedeschi, svedesi, russi e cinesi. Il mondo sullo schermo, ancora una volta, per una sfilata di immagini decisamente più “rare” di un blockbuster. Non sono mancate le sorprese e le emozioni nei racconti cinematografici di quest’anno, punti di vista femminili come quello di Rakhshan Bani-Etemad, la signora del cinema iraniano che ha narrato in “Tales”, con il solito spirito critico, episodi di vita quotidiana di uomini e donne comuni nella sua Teheran. Donne come Sabina Guzzanti che nel suo “La Trattativa” (fuori concorso) scava sotto la superficie della “presunta” trattativa Stato-Mafia suscitando non poche polemiche. Il cinema italiano ha visto protagonisti registi estremamente diversi tra loro che in un modo o nell’ altro hanno messo in luce le facce di un paese in cambiamento: partendo da  “Anime Nere“ di Francesco Munzi  ed il suo viaggio attraverso il sanguinario “triangolo delle bermuda” calabrese, al commovente “Hungry Hearts“ di Saverio Costanzo, racconto ambientato a New York con una Rohrwacher in splendida forma. Altre prospettive e nuovi punti di vista, quelli analizzati in “Perez” (fuori concorso) del regista napoletano Edoardo De Angelis e biografie rivisitate come in “Il Giovane Favoloso” di Mario Martone. Nel suo ultimo lavoro, Martone si concentra sulla figura di Giacomo Leopardi, interpretato da (un sempre perfetto) Elio Germano che fa rivivere una versione inedita del poeta costruendo un personaggio straordinariamente moderno e novecentesco. In una sorta di linea immaginaria che collega Italia e Francia, Abel Ferrara ci regala “Pasolini”: storia degli ultimi momenti dell’artista italiano interpretato da Williem Dafoe in un ricordo che divide ancora e fa riflettere. Dalla Francia arrivano anche la black comedy “La Rançon de la Glorie” di Xavier Beauvois, “3 Coeurs” di Benoît Jacquot con Chiara Mastroianni, Catherine Deneuve e  Charlotte Gainsbourg (Nynphomaniac) , “Le Dernier Coup De Marteau“ di Alix Delaporte e  “Loin Des Hommes” di David Oelhoffen con Viggo Mortensen. Dall’Oriente arrivano “Fires of […]

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Cinema e Serie tv

Cinecensura: un viaggio nell’Italia proibita

Cinecensura: il 31 maggio 1914 con il Regio Decreto n.532 viene approvato il regolamento per l’esecuzione della Legge Facta. Da qui, germina la censura cinematografica italiana e, con essa, prende forma la normativa che in cento anni di storia italiana ha dettato le leggi dell’audiovisivo nel nostro paese. La legge censoria nasce, quindi, contemporaneamente alla diffusione della settima arte in Italia tagliuzzando qui e lì immagini ed argomenti più o meno scottanti. A cent’anni dall’attuazione della revisione cinematografica, la Direzione Generale per il Cinema del MiBACT in collaborazione con la Cineteca Nazionale presentano “Cinecensura. Cento anni di revisione cinematografica in Italia”. Cinecensura è una mostra virtuale permanente che analizza ed accompagna lo spettatore in un viaggio attraverso le immagini proibite delle pellicole italiane. La mostra, nonostante sia visitabile esclusivamente on line, è organizzata come una vera e propria mostra permanente in quattro sale. Nella prima sala sono mostrati i temi della censura: la Violenza, il Sesso, la Politica e la Religione. Nella sezione “Il sesso” si ritrovano scene tagliate de “L’Estasi” di Gustav Machaty del 1933 e di “Ossessione” di Visconti del 1942. La denuncia dei “panni sporchi”, l’attenzione ai temi sociali e lo spettro del fascismo sono svelati nella sezione “Politica” con scene tratte da “Anni Difficili” di Luigi Zampa e da “La nave bianca” di Rossellini del 1941. In fotogrammi di “Umberto D.” di Vittorio De Sica, “La ricotta” di Pasolini e “Totò che visse due volte” di Ciprì e Maresco si affrontano tematiche proibite dalla chiesa nella sezione “Religione”: non solo “La dolce vita” nella sua “Madonna volante”, dunque, ma molti altri riferimenti più o meno blasfemi. La violenza del realismo in “I vinti” di Antonioni o “Salvatore Giuliano” di Rosi, il mondo del western all’italiana, il thriller di Argento, gli horror ed i polizieschi urbani degli anni ’70 sono ingredienti principali della sezione “Violenza”. La seconda sala è dedicata ai protagonisti della “macchina censura” ed è divisa in: Parlamento, i cattolici, i produttori, l’Avvocato. “I modi della censura” è la terza sala, in cui sono presenti analisi sulle diverse tipologie di censura cinematografica e contiene le sezioni: il muto, la censura preventiva, i documenti 1922 – 1946, l’area sequestri e luci rosse, le riedizioni televisive. La sezione “La collezione” consente un accesso diverso da quello tematico. Al suo interno troviamo la collezione permanente con tutti i documenti in mostra raggruppati per tipologia: lungometraggi, cortometraggi, cinegiornali, manifesti. La sezione “Registi” è, invece dedicata alle monografie di due dei registi più discussi di sempre: Pier Paolo Pasolini e Stanley Kubrick. Attraverso le scene censurate dei capolavori di questi due maestri si rende ancora più giustizia alla forza delle loro immagini e prende forma un piccolo ma significativo omaggio ad entrambi. Le sezioni sono “accompagnate” ed “introdotte” dalla voce (e dal viso) narrante del regista e critico cinematografico Tatti Sanguineti che spiega le curiosità legate alle varie aree tematiche. Molto interessante è l’introduzione nella sezione “Ricerca” di un sistema di tag che permette, attraverso l’inserimento di parole chiave riferimenti […]

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Cinema e Serie tv

Maleficent: vera storia di una “cattiva”!

Esce, nelle sale italiane il 28 maggio, l’attesissimo “Maleficent” prequel e allo stesso tempo remake del classico Disney “La bella addormentata nel bosco”, classe 1959. La storia della regia del film, alquanto tormentata, risale al 2010 quando iniziarono a circolare voci riguardo la possibilità che Tim Burton potesse dirigere la pellicola. Nel 2011 dopo la rinuncia del regista americano, furono proposti dalla sceneggiatrice Linda Woolverton, David Yates (regista degli ultimi Harry Potter) David O’Russel (The Fighter, Il Lato Positivo, American Hustle), Darren Aronofsky (Il Cigno Nero, Noah) e Guillermo Del Toro (Hell Boy, Il Labirinto del Fauno). Alla fine la scelta ricadde su Robert Stromberg, pluripremiato scenografo (Avatar e Alice in Wonderland) con la passione per la regia. Il regista, qui al suo esordio assoluto, dirige l’attrice e produttrice Angelina Jolie nei panni della “strega cattiva” narrando quella che possiamo definire la sua storia personale e la sua metamorfosi. Malefica era una donna giovane e bella che viveva in pace ed in armonia con la natura. A causa di un attacco da parte di alcuni invasori la ragazza decide di divenire la protettrice del regno in cui vive. Le delusioni ed i tradimenti di cui sarà vittima la spingeranno a concentrare tutte le sue energie per tramare vendetta contro i suoi nemici. Per tutta la vita tenterà di vendicarsi, perseguitando segretamente Aurora, figlia dell’erede di quel trono, macchiato di sangue della sua terra e dei suoi affetti. Il resto della storia la si conosce, piena di foreste, rovi e fusi, tutto circondato da magia bianca e nera. Ma “Maleficent” narra soprattutto la versione dei fatti dal punto di vista del cattivo e dà voce e cuore alla storia mai raccontata. Sulla scia di una rilettura dei classici della letteratura e del cinema per bambini e in un’ideale collegamento con la serie TV “Once Upon a Time”, la pellicola si propone di spiegare ed, in parte, di rendere giustizia ai villains  disneyani: quei cattivi, già riletti ed analizzati in “Biancaneve” di Tarsem Singh  e “Biancaneve ed il Cacciatore” di Rupert Sanders. L’aura un po’ dark di entrambe le “regine” lascia spazio, qui, alla personalità ed al coraggio di Malefica ed alla sua sete di vendetta. Una Jolie perfettamente a suo agio nei panni della strega, quasi fosse nata per interpretarla: ali nere, occhi verdi e bocca rosso sangue. La musica (con una versione fiabesca e quasi spaventosa di “Once Upon a Dream” che ha la voce di Lana Del Rey) i costumi e le scene fanno il resto trascinandoci in un regno di magia e mistero, facendoci appassionare a “l’altra verità” e spingendoci quasi a fare il tifo per il…male! -Maleficent: vera storia di una cattiva-

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Storia di una ladra di libri: leggere per vivere

Recensione di “Storia di una ladra di libri” “Storia di una ladra di libri” è ambientato in Germania nel 1939. Siamo all’inizio della Seconda Guerra Mondiale, Liesel è una ragazzina che ha già perso tutto o quasi, dalla sua vita: un fratellino e la madre costretta a lasciarla perché incapace di crescerla. Fortunatamente, però, viene affidata agli Huberman che la accolgono come una figlia e le insegnano ad amare la lettura e la cultura. Aver adottato Liesel agli Huberman non basta. In casa, infatti, nascondono Max Vadenburg, un ragazzo ebreo sfuggito alle ricerche delle SS. Max diventerà un punto di riferimento importantissimo per la piccola Liesel e l’aiuterà a crescere ed a formarsi, trasmettendole l’importanza e la potenza delle parole. Con l’incombere della guerra, la loro condizione di clandestinità si farà sempre più pericolosa e la loro vita cambierà per sempre. L’orrore della guerra fa da sfondo, inoltre, ai legami affettivi forti, al senso di inadeguatezza della ragazzina durante i primi giorni di scuola ed all’innamoramento innocente di Rudy, un vicino di casa, nei suoi confronti.   La storia di Liesel, la ladra di libri Con il ritorno sullo schermo nel 2014 dello scenario del secondo conflitto mondiale (dopo “Monuments Men“), Brian Percival firma un adattamento molto delicato del racconto “La bambina che salvava i libri” di Markus Zusak. Il romanzo, e così il film, rappresenta un vero e proprio racconto di crescita e di formazione che si concretizza nel concetto di “conoscenza”. Vittime consapevoli della dittatura nazista, che spense l’intelletto e la cultura libera, i tedeschi filo-hitleriani assumono le sembianze del “nemico”, della non cultura. Liesel, Max, Rosa e Hans rappresentano invece, la lotta poiché si oppongono a quella stessa ignoranza che guida gli “uomini grigi” devoti al Fuhrer. Il cinema e le parole si tramutano in armi per sfuggire all’orrore dell’Olocausto e riscrivere la realtà. Osservare con occhi nuovi e leggere per far fronte alla vita vera è ciò che Liesel, la ladra di libri, ci insegna. A colmare alcuni buchi nella regia, non estremamente brillante, ci pensano le magistrali interpretazioni dei veterani Emily Watson e Geoffrey Rush (nel ruolo rispettivamente di Rosa e Hans Huberman) e, soprattutto, l’intensa Sophie Nélisse (Liesel) esordiente in “Monsieur Lazhar” di Philippe Falardeau nel 2011.  “Storia di una ladra di libri” è un film romantico, che parla dell’amore verso gli altri e verso le parole. Un universo immenso in cui non bisognerebbe mai smettere di imparare: assaggiare a piccoli morsi per crescere, capire e per non permettere di dimenticare.  Storia di una ladra di libri, dvd e libro [amazon_link asins=’8820055902,B00IMJYPNE,8856637774,B00JA823M6,8860619645,885662236X’ template=’ProductCarousel’ store=’eroifenu-21′ marketplace=’IT’ link_id=’e3c666b0-6f4f-11e8-9b85-5546bdd3dd8c’]

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Her: un film su una particolare storia d’amore

Recensione del film Her: e se ci innamorassimo di Siri? Giovedì 13 marzo è stato proiettato nelle sale cinematografiche italiane per la prima volta “Her-Lei” con soggetto e regia di Spike Jonze. Reduce dal Golden Globe e dal premio Oscar come Migliore Sceneggiatura Originale, il film vede come protagonisti Joaquin Phoenix, Amy Adams, Rooney Mara, Chris Pratt e la voce (ebbene sì, solo quella!) in versione originale di Scarlett Johannson. Ambientato in un futuro non troppo anteriore, la pellicola narra le vicende di Theodore Twombly (Phoenix), estensore di lettere d’amore che dona parole alle persone che non ne hanno più. Creatore di sentimenti, dunque, ma a corto d’amore vero. Un bel giorno, stanco di rimuginare continuamente sul suo matrimonio andato in pezzi, decide di acquistare un Sistema Operativo (a cui darà il nome di Samantha). I venditori gli assicurano che il sistema è capace di comunicare ed interagire con lui e di evolversi di pari passo nei sentimenti e nelle relazioni umane. Inizialmente scettico, Theodore finisce per sorprendersi della veridicità, del realismo e dell’ abilità di Samantha nell’intrattenere con lui discussioni sulla vita e sull’amore. Her, un film teneramente malinconico Non si tratta solo dell’analisi di un amore fra quello che potremmo definire, ad uno sguardo superficiale, un sociopatico ed un computer, ma è molto di più. Spike Jonze ci regala un viaggio attraverso l’assimilazione del concetto di perdita: la trasformazione del amore, l’evoluzione e il logorio dei sentimenti. Tutto questo è “Her”: un film originale e unico, balzato alle critiche italiane soprattutto dopo il premio alla Johansson come migliore “voce accattivante e sensuale” non protagonista. Messo in secondo piano solo a causa delle uscite cinematografiche a ridosso degli Academy, il film Her, nonostante la dolcezza dei toni e la sensibilità delle interpretazioni, è in realtà una sottile critica all’involuzione del genere umano ed ai suoi sentimenti ambigui.  Il “2000 e qualcosa” narrato da Jonze descrive, ampliandolo al massimo, il concetto di simbiosi uomo-macchina: social network, realtà virtuali, macchine, computer e cellulari fanno da cornice alla comunicazione fra gli individui nel film così come nella vita reale. A dieci anni dalla nascita della prima idea, ed in soli cinque mesi di effettiva scrittura, l’ex regista di video di skateboarding ci regala una piccola perla cinematografica forse non adatta ad attrarre grandi masse ma di certo, una delle più rare degli ultimi anni.  Her film in dvd [amazon_link asins=’B00LU28YG4′ template=’ProductCarousel’ store=’eroifenu-21′ marketplace=’IT’ link_id=’eee3ed77-930e-11e8-bf7f-699d71340d2b’]

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