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Eroica Fenice

Eventi/Mostre/Convegni

Campania Actor Studio: le opportunità per il territorio

È partita Domenica 17 Aprile 2016, con una giornata interamente dedicata ai casting,la macchina del Campania Actor Studio, il nuovo progetto targato Centro Commerciale Campania il cui direttore artistico è nella persona del noto comico Michele Caputo. Sono stati provinati circa 200 ragazzi, tra i quali ci sono gli aspiranti attori che prenderanno parte ad un percorso di formazione teatrale, alla fine del quale sarà girata una web serie e uno spettacolo teatrale all’interno del Centro Commerciale stesso. I giudici che hanno costituito la giuria durante i casting sono Lucio Caizzi, Massimiliano Gallo e Francesco Paolantoni. Professionalità garantita, dunque, per questo progetto che rappresenta, per molti giovani aspiranti artisti, una grande opportunità. L’importanza del Campania Actor Studio affonda le sue radici in un territorio che ha bisogno di nuove possibilità, di alternative per i suoi ragazzi, per trattenere qui il loro talento e non farli scappare via in cerca di un qualcosa che forse non troveranno mai. Ma soprattutto, a questi progetti andrebbe data voce per riqualificare un Sud troppo spesso affossato dai mass media, vessato e ricondotto a mera zona di delinquenza e disperazione. O, d’altro canto, raccontato con semplicissimo squallore in pizza e mandolino, togliendo ogni spessore ad una terra che molto ha da offrire e che tanti rendono, ogni giorno, un posto migliore per i propri figli. Il Campania Actor Studio, come ogni percorso di formazione, si articolerà in più tappe che – a differenza dei casting – si svolgeranno a porte chiuse fino alla realizzazione della web serie e della messa in scena dello spettacolo teatrale, a cura di Officina Teatro il cui direttore artistico Michele Pagano prenderà parte alla formazione dei giovani attori. Per questo motivo è nato il Blog del Campania Actor Studio: una sorta di diario di bordo che racconterà il dietro le quinte del progetto. Quindi, per restare sempre aggiornati sul Campania Actor Studio, basta cliccare su www.campania.com/campaniaactorstudioblog/blog/  Roberta Magliocca

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Teatro

Michele Pagano. Sabbia: commozione e gratitudine

Gli sono entrata in casa tante volte. Lui mi lasciava la porta socchiusa, e percorrendo quel piccolo corridoio all’aperto, tra gente che fumava l’attesa, entravo in casa sua. Panche di legno chiaro e cuscinetti rossi. Sorridevo a Maria Macri – quando il teatro è donna, bellezza, talento e gentilezza – e aspettavo che la saracinesca si aprisse. L’ho fatto tante volte. Saracinesca alzata, palcoscenico casa, attori ed emozioni. Applausi e due chiacchiere con il padrone di casa, Michele Pagano. Si, quello che mi lasciava la porta socchiusa. Impressioni condivise, sorrisi e “ci vediamo settimana prossima”. Lo scorso weekend sembrava più o meno dovesse accadere la medesima cosa. Porta socchiusa, sorrisi, fumavano l’attesa, guardavo il distributore di caffè, saracinesca alzata. Palcoscenico casa e lui. Il padrone di casa non più ospite ma attore. E lo conosco come mai l’ho conosciuto, lo vedo come mai l’ho visto, mi commuove come mai ho pianto. Michele Pagano: ed è subito magia Sabbia. Una rete ormai sgualcita dal tempo e i ricordi di un ragazzo che ragazzo non è più. Metafore calcistiche per spiegarci la sua vita fatta di mondiali, e Zoff nel cuore fino all’arrivo di Irina. Poi, scusami Zoff ma non c’è più posto per te, c’è Irina per la quale perdere la testa e i battiti, e giù di botte col migliore amico per conquistarla. Così la storia di un’amicizia indissolubile, e la spiaggia sullo sfondo, e un treno che porta lontano per ben 20 anni sperando che i sensi di colpa per uno sgarro fatto a quell’amico possano sbiadire con il tempo. Ma il tempo non sbiadisce nulla, fa accumulare solo ritardi e occasioni perse, rimpianti e fallimenti. Sabbia non è uno spettacolo, ma un’esperienza L’indiscussa bravura ed eccellente esecuzione di Michele Pagano hanno gettato le fondamenta per la costruzione di un flusso di emozioni che si è instaurato tra palcoscenico e platea, tra attore e spettatore, tra i fallimenti e le gioie di un protagonista che hanno fatto riemergere le storie intime e sopite dentro di noi. Inutile dirlo, una standing ovation ha accompagnato il finale di una storia alla quale nessuno di noi avrebbe voluto mettere il punto. Commozione e mani rosse per applausi che volevano raccontare la gratitudine che questa Caserta un po’ malmessa deve a Michele Pagano, al suo progetto, a questo teatro che offre tanto, che si fa casa, che lascia la porta socchiusa. <<Quando il teatro è pieno fino all’orlo Quando occorre una fila di sedie aggiuntive Quando i cuscini vengono posizionati per i più piccini Quando i fari iniziano a surriscaldare l’aria e nel buio ha inizio la storia… Quando la partita deve chiudersi prima dei canonici novanta minuti per invasione di campo… Quando “Lontano, lontano nel tempo…” E’ semplicemente Magia>> Officina Teatro Grazie Michele! Roberta Magliocca

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Eventi/Mostre/Convegni

Liberi riparte con Il Tempo degli Amaranti di Antonio Mocciola

Riparte “Liberi, che cosa possono le parole?”, la rassegna editoriale targata Rain – Associazione LGBT Casertana. Il primo incontro di questa seconda edizione di Liberi, si è svolto ieri in Via San Carlo a Caserta, presso il “Coffea”, bar che non solo è luogo di ritrovo per la maggior parte dei casertani, ma che si è dimostrato più e più volte sensibile alla promozione della cultura come veicolo per messaggi di libertà e speranza per il futuro (basti pensare alla rassegna RivelArti – ideata da MariaPia dell’Omo – che ha trovato nel Coffea una casa accogliente per musica, foto e scrittura). Ad aprire questo nuovo percorso è stato Antonio Mocciola con IL TEMPO DEGLI AMARANTI, per la Milena Edizioni. Il Tempo degli Amaranti di Antonio Mocciola per Liberi “Alberto e Silvana crescono a Napoli negli anni 50, vicini di casa e legati a doppio filo nella vita e nell’affetto, con la benedizione delle famiglie, fino all’inevitabile matrimonio e alla nascita di due bambini. Ma l’inquietudine di Alberto nasce da un pensiero segreto, che esplode nella maturità e prende vita nel momento della morte dell’amata (e castrante) madre: Alberto è attratto dagli uomini. Dopo avere vissuto per anni una doppia vita esaltante e tormentata nello stesso tempo, Alberto decide di scrivere una lettera a Silvana, confessandole la propria omosessualità ed il desiderio di fuga, per non sprecare ancora gli anni che restano. Sarà lo stesso Alberto a presentare alla moglie l’uomo che ne prenderà il posto nella casa e nel cuore. Gli anni di auto-esilio termineranno quando Alberto, a causa di un grave incidente, sarà operato e salvato proprio dal figlio, nel frattempo divenuto stimato chirurgo, e che darà il via alla riconciliazione con la famiglia intera, a dimostrare la possibilità di un’altra idea di nucleo familiare, meno tradizionale.” Una storia vintage quanto attuale quella di una facciata da presentare ad una società che chi sa quale Dio gli ha imposto essere quella giusta, quella sana, quella nata dalla parte divina del mondo. Il sabato la spesa, la domenica in chiesa. Ed Antonio Mocciola, con ironia pungente, durante questa presentazione si è mostrato detentore di un’intelligenza rara che si oppone a chi crede invece di detenere verità assolute ma assolutamente prive di contenuto. E a pennellate di colore ci ha posto davanti agli occhi la nostra società, così affidabile nella sua perfetta ignoranza. E così il gay ci sta bene se è quello di un’immagine a tinte forti e perverse, quello da orge e festini, da scopate in vite di latex e aids dietro l’angolo. Ci sta bene perché è riconoscibile con quelle sue movenze da frocio e la voce da checca. Quelli sono i gay che ci piacciono, quelli che ben vediamo e che quindi possiamo ben emarginare e deridere, metterli sul gradino più basso della scala sociale in modo da far sembrare noi, perfetti eterosessuali in alto, vicino ad un padre eterno che – se c’è – si vergognerebbe di noi. Ma l’omosessuale in giacca e cravatta, l’uomo che ci […]

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Libri

Vangelo Yankee targato Roundmidnight Edizioni

Chi è Kristof Katrakowsky Kazachenko? Lo sa lui. O chi ha letto il libro. Di sicuro lo saprà chi lo leggerà con gli occhi giusti. Da questa domanda parte un viaggio a ritroso attraverso gli Stati Uniti, dalle spiagge di Los Angeles al deserto dell’Arizona, dalle regioni dei grandi laghi ai grattacieli di New York. Non che bisogna partire davvero, eh. Perché, chi i vent’anni li ha passati da un pezzo lo sa: i viaggi migliori te li fai in bicicletta per arrivare in libreria a comprare un libro. Uno di quei libri messi a casaccio sugli scaffali, lontanissimi dai bestsellers, che niente hanno a che vedere con le grandi pubblicità sui quotidiani nazionali. Sono quei libri dalle copertine affascinanti, impolverate a causa dell’oblio di un libraio che lucida copertine rigide che si venderanno presto. E magari di quel libro ce n’è solo una copia e quanto cazzo sei felice che a prenderla sia proprio tu. Così me lo immagino Vangelo Yankee, quinta opera di Nicolò Gianelli. Un on-the-road atipico dove le comparse diventano protagonisti e i protagonisti assumono ruoli insignificanti. Ogni stato introduce nuovi personaggi apparentemente slegati tra loro che finiranno per fondere le loro storie in un unico, incredibile intreccio. I viaggi con le birre e le sigarette che maledirai con il tempo, le scopate nei parcheggi di supermercati dalla luce d’ingresso sempre rotta che però mica si spegne del tutto. No, ad intermittenza rompe le palle fino alle sei del mattino. Non che il supermercato ci sia davvero nel romanzo, non vorrei fuorviarvi. Ma è questa la sensazione che mi ha dato sfogliare Vangelo Yankee. Il viaggio c’è, e ce lo racconta. Fino all’ultima tappa (la prima, in ordine cronologico) dove si scoprirà l’identità di un uomo che col suo mistero ha gettato un alone fantastico su tutti gli Stati Uniti. Ma tu chiudi il libro e ti accorgi che con le gambe non hai fatto un passo, eppure il tuo corpo imperfetto ha viaggiato e visto, ascoltato e perso, guidato e mangiato. Sono quei viaggi che solo chi legge fa. Solo chi legge ha combattuto al fianco di Don Chisciotte contro i mulini a vento. Solo chi legge ha vissuto una vita, nessuna e centomila. Nicolò deve averlo saputo bene, per questo ha regalato storie fino alla sua prematura scomparsa nel 2015. Chi regala una storia che fino a poche pagine prima era solo nella fantasia di chi l’ha immaginata, preserva la tenerezza e la gioia. Vangelo Yankee per la Round Midniht Edizioni Vangelo Yankee di Nicolò Gianelli è targato Round Midnight Edizioni. La casa editrice, fondata da Domenico Cosentino, segue una certa idea di editoria, che si rifà ad una certa idea della scrittura e della lettura, che a loro volta corrispondono ad una certa idea di mondo. Quel tipo di idee che non scendono a compromessi, che non si impigliano nella rete del dio denaro, che qualcuno riterrebbe idee da sfigati. Che altri ritengono idee di valore e infrangibile solidità. Roberta Magliocca ————– Vangelo Yankee è […]

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Fun & Tech

Bill: intervista al creatore Andrea Nuzzo

Ha fatto impazzire il web. Lui, così stilizzato e pratico. Lui così intelligente e sicuro di sè. Lui, provocatorio quanto basta, maestro quando serve. Lui, l’uomo virtuale più imitato del web, l’uomo con più parodie di Renato Zero, l’uomo la cui intelligenza è rara, troppo rara. Bill, è lui ad aver rapito tutte le bacheche di Facebook per farle diventare casa propria. I vecchi proverbi cinesi sono stati sorpassati, persino wikipedia non è più quel pozzo di scienza da cui attingere saggezza. Se vuoi essere qualcuno, sii come Bill. Ma chi è Bill? Lo abbiamo chiesto ad Andrea Nuzzo, il padre virtuale di Bill, in una simpatica intervista. Intervista al padre di Bill, Andrea Nuzzo Ciao Andrea Nuzzo, grazie per il tempo che hai deciso di dedicarci. La tua pagina Facebook è già un tormentone. Ma chi è Bill? Ciao Roberta e grazie a voi per avermi contattato. Bill è un personaggio inventato che si comporta in modo corretto e che non si abbandona mai ad atteggiamenti stupidi e insensati. Proprio per questa sua “indole” molti lo hanno etichettato come perfettino, ma ci tengo a precisare che non lo è affatto, anche lui sbaglia dato che nessuno è perfetto. L’unica differenza sta nel fatto che lui cerca sempre di riconoscere i suoi errori. Inizialmente è nato come un utente modello dei social, poi, vista la popolarità che ha ottenuto in poco tempo, ho deciso di renderlo un esempio anche per tutte quelle situazioni che riguaradano la vita reale. Inoltre ci tengo a sottolineare che i suoi insegnamenti – se così possiamo definirli – vengono presentati sempre in chiave ironica, e penso sia proprio questo il segreto del suo successo. Bill e i suoi “fratelli” Nessuno si è mostrato sordo al richiamo di Bill. C’è chi ne condivide idee e modi di vivere e chi, invece, crede sia fuori dalla reltà, motivo per il quale sono nate molte parodie con personaggi discutibili e decisamente meno eleganti di Bill, come Cerrozz o Titina. Come hai preso la nascita di questi “fratellini”? Bill, oltre ad aver ottenuto molti fan, è anche finito sulla bocca (o sulla tastiera) di molti haters che lo hanno preso troppo sul serio e hanno deciso di non seguirlo. Tra questi, molti hanno deciso di creare pagine dello stesso format, ma con personaggi che si comportano in modo contrario. Non mi sono affatto sentito offeso dalla creazione di queste pagine, anzi, molte le reputo molto divertenti ed esilaranti nella loro semplicità. Inizialmente le persone prima di crearle mi contattavano chiedendomi il permesso, ora sono diventate talmente tante che nessuno me lo chiede più. Inoltre volevo sottolineare che non tutti gli amministratori di queste pagine opposte a Bill sono contrari al mio personaggio, per esempio il creatore della pagina “Sii come Jim” è comunque un seguace di “Sii come Bill”. Il 12 Gennaio la tua pagina ha raggiunto i 500.000 followers su Facebook. Secondo te, alla gente, cosa piace di Bill? Il numero di followers aumenta costantemente senza che io sponsorizzi […]

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Attualità

Candelora 2016: la devozione ai tempi di Facebook

Giornata meteorologicamente strana e preoccupante quella della Candelora 2016. Un sole caldo, troppo caldo, sovrastava la piazza antistante il santuario di Montevergine, in provincia di Avellino, lo scorso 2 Febbraio. La folla accorsa per salutare Mamma Schiavona, decisamente entusiasta del bel tempo, per un giorno intero ha finto che fosse solo una bella giornata e non le conseguenze disastrose di un mondo che stiamo distruggendo. Il clima ce lo sta dicendo in tutti i modi possibili. Ma la gioia era nell’aria, le tammorre suonavano, le bocche cantavano, i piedi ballavano. Il 2 Febbraio, per la Chiesa cattolica, coincide con la presentazione al Tempio di Gesù, chiamata anche Candelora dal momento che, in questo giorno, vengono benedette le candele, simbolo di luce. Al santuario di Montevergine, ad Ospedaletto, ogni anno, per la Candelora, migliaia di fedeli e non, fin dalle prime luci dell’alba, si recano per portare il loro omaggio a Mamma Schiavona che tutto concede e tutto perdona, per chiederle grazie, per renderle grazie. Tra di loro, anche i musicanti e i ballatori della tradizione del sud Italia, specialmente della Campania. Armati di tammorre, siscarielli, chitarre e vino, intonano canti e ballano: per devozione, per riscaldarsi, per pregare. Ma i veri protagonisti sono loro, i femminielli: tutta la comunità LGBT (lesbiche, gay, bisessuali, transgender) ha indicato mamma schiavona (la madonna nera) come loro protettrice. Candelora 2016: tra leggenda e nuove tecnologiche usanze La leggenda racconta, infatti, che nel 1256, fu proprio Mamma Schiavona a salvare una coppia omosessuale che, avendo dato scandalo, fu legata ad un albero e abbandonata agli stenti. Questo miracolo fu visto come un segno, un braccio teso alla tolleranza, un voler sottolineare la nostra uguaglianza. Eppure, ogni devozione ha la sua era. E il 2016, anche nella spiritualità, si dimostra essere l’era di Facebook. La piazza del santuario si divide tra gente che balla e suona e gente che, telefonini alla mano, fotografa e condivide. Niente di strano. L’atmosfera è così gioiosa e colorata, divertente e rilassante che un ricordo di quella giornata è giusto conservarlo. Ma c’è davvero da storcere il naso quando lo stesso scenario si ritrova in Chiesa, nel santuario, durante la messa. Un tappeto di cellulari accesi, come accendini ad un concerto, per filmare la cerimonia delle candele o i canti a mamma schiavona. Fotografare o filmare cosa, non si è capito davvero. E chi è lì con l’attrezzatura giusta, il motivo giusto, per un reportage professionale, per lasciare alle generazioni che verranno materiali tramite i quali informarsi, chi ha la conoscenza di una professione che con discrezione assimila e racconta con immagini e video, qualche giorno fa si è visto costretto a spegnere le macchine da ripresa, relegato all’angolo da chi con avidità e spintoni doveva riprendere con uno smartphone uno stralcio di testimonianza sbiadita, mossa e insensata. Un trofeo ecclesiastico da condividere con amici virtuali. Sembra proprio che non ci sia limite al dover mostrare testimonianza dell’esserci stati, anche se questo significa dover ignorare il diritto di esserci, esserci davvero. Chi […]

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Teatro

“Cock” di Silvio Peroni all’Officina Teatro di San Leucio

Uno dei temi più scottanti del nostro presente storico in scena all’Officina Teatro di San Leucio, in provincia di Caserta, con “Cock” di Mike Bartlett per la regia Silvio Peroni, Traduzione Noemi Abe. Con Sara Putignano, Fabrizio Falco, Jacopo Venturiero, Enrico Di Troia. John vive con lui, vive con lui una vita agiata, apparentemente piena di amore. Ma poi si innamora di lei e allora confusione e smarrimento diventano il centro di una drammaturgia divertente ed accattivante. Un’indecisione che non attiene strettamente ad un’identità sessuale minata nel profondo, ma il classico dubbio che attanaglia chi si trova davanti ad un bivio. Due strade, due vite diverse e una scelta che tarda ad arrivare. E che arriva, pur non arrivando mai. “Cock” di Silvio Peroni: oltre l’omosessualità Ci si potrebbe fermare all’apparenza, relegando al tema dell’omosessualità tutta la sceneggiatura sostenendo l’una o l’altra fazione come in uno squallido dibattito politico, schierandosi a favore di un personaggio per idee e diritti, o dall’altro per regole e convenzioni. Ma Cock non è questo, non vuole esserlo e se lo è solo per una casualità. Perchè Cock parla di due storie, di due amori, di due mondi, forse tre, anzi quattro. E come ogni storia è una storia a sè, con il proprio carico emozionale di schemi sconvolti. C’è chi ha storie di rose e cene, chi di musica e perversioni, chi di orsetti che aspettano i treni. Dietro ci sono uomini, donne, uomini e donne, donne e donne, uomini e uomini. Questa è solo una questione di pelle ed ossa che poco ha a che fare con decisioni importanti. Cock sul ring, senza esclusione di colpi Una lotta animata, appassionante. E un finale senza vinti, nè vincitori. E un’identità che si piega alla volontà del sentire comune, da chi ci vorrebbe perfettamente calati nel ruolo che un giorno pensammo di riconoscere, e che per mostrarci coerenti e fieri non dovremmo mai più abbandonare. Ma chi siamo ce lo siamo mai chiesti? John ci prova. Ma non ha tregua. Schiacciato tra chi sostiene che la famiglia tradizionale – uomo donna, bambini, natale – sia la strada della felicità e chi, invece, è detentore di verità assolute solo perchè lotta per i diritti umani, per la libertà di amare chi si vuole, facendo gran rumore per salvare il mondo dall’ipocrisia, senza avvicinarsi mai emozionalmente a quelle persone che crede di difendere. E tutti a chiedere “John cosa sei?” e nessuno a preoccuparsi di sussurargli “John chi sei?”. Perchè John si è innamorato di pelle e anima, di piedi e mani, di chi cucina per lui perchè lui non è capace, di un cuore e di un sesso, della possibilità di essere felice, di orsacchiotti che aspettano i treni per chiedere scusa, delle debolezze e delle assurdità, di un fegato e di denti. Se tutto questo appartiene ad un uomo o ad una donna davvero credete abbia così importanza? Lasciate ad ognuno la propria storia. Gioite dell’amore, abbiate tenerezza per chi ne è privo. Ma sostenete sempre […]

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Teatro

“Sciapò” di Orazio De Rosa: Come una Bestia al Teatro Civico 14

Caserta. Ieri, 22 Gennaio 2016, unica data al Teatro Civico 14 di Caserta, è andato in scena “Come una bestia” con Antonio Perna per la regia di Orazio De Rosa. A presentarlo “La Baracca dei Buffoni”, riconosciuta dal MIBACT come compagnia d’interesse nazionale per il settore teatro di strada. Lo spettacolo, liberamente tratto da: Sei una bestia Viskovitz! di Alessandro Boffa, ha debuttato ieri sera al Teatro Civico 14 per Sciapò| Rassegna di Teatro a Cappello giunta alla sua quinta edizione. Entrata libera, uscita a cappello. Lo spettacolo si paga alla fine, all’uscita dal teatro. Quanto si vuole. Tutto questo per rendere lo spettatore non solo critico, ma soprattutto onesto. Onesto verso chi, sulla scena, mette faccia, cuore e professionalità al servizio di chi crede che il teatro – e l’arte in generale – possa ancora salvare questo mondo. Un ritorno al 1500, dunque, alla commedia dell’arte, quando il pubblico aveva potere decisionale, ma anche una grande responsabilità. Quella di valutare uno spettacolo, di deciderne il destino. “Sciapò” di Orazio De Rosa torna a casa Sciapò torna al Teatro Civico 14, dove cinque anni fa questa rassegna è nata. E lo fa con uno spettacolo al suo debutto. Come una bestia, magistralmente interpretato da un Antonio Perna a dir poco impeccabile, porta in scena quattro animali, bestie, ognuna con la propria vita, ognuna con i propri vizi e virtù. Molti vizi e poche virtù. E il paragone con l’essere umano è dietro l’angolo, in un susseguirsi di metafore e riconoscimenti, il pubblico essere umano si ritrova nei momenti storici di quelle bestie, si ritrova nei drammi e nelle esagerazioni, nel crudo istinto di chi non può avere altro se non la propria natura. In Principio era il Verbo La comicità rende il tutto esilarante e leggero senza che lo spettatore distolga, però, l’attenzione da un messaggio che non deve mai sfuggire: loro sono, ma noi siamo. Perchè il pubblico è lì a ridere delle assurdità altrui, ma a sipario calato sa che quelle che ha tacciato di assurdità altro non sono che le proprie abitudini di essere umano. Tu sei, voi siete, io sono noi siamo, e anche egli è, e ovviamente anche essi sono. In una nota di regia si legge: “L’idea di questo spettacolo nasce dall’esigenza e dalla necessità di trattare dei temi cosi attuali in modo assurdo, esilarante, cattivo, così come le tratterebbe un clown; quattro favole che hanno come protagonista quattro animali: uno scarafaggio, uno scorpione, una spugna e un pappagallo, tutte collegate tra di loro attraverso problemi e situazioni analoghe a quelle che vive l’essere umano ogni giorno, in qualche parte del mondo.” Roberta Magliocca

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Notizie curiose

Puma al Crazy Horse di Capua

La pensione, quella che i giovani d’oggi rischiano di non vedere domani. Tema scottante per tutti quegli uomini e quelle donne che si ritrovano imbrigliati mani e piedi in scalini, scivoli, esodati e chi peggio ne ha, peggio ne metta. Ma a Caserta c’è chi ne fa un’occasione per riprendere le passioni che furono. Un gruppo di diversamente giovani – meglio essere politically correct in questo periodo, non si sa mai – ha deciso di rispolverare gli strumenti che negli anni ‘60 accompagnavano le serate casertane, ma soprattutto ha deciso di tornare a fare concerti ed esibirsi per vecchi fans e nuovi amici. Stiamo parlando de I Puma.  Se fossimo nella Caserta di fine anni ’60, cammineremmo per Piazza Margherita, Via Mazzini, Corso Giannone e attaccati ai muri vedremmo il poster raffigurante un gruppo di ragazzi in kimono. Erano proprio loro, I Puma. Un gruppo musicale che negli anni del liceo era protagonista delle serate casertane, nei locali, nelle piazze, nelle feste di fine anno delle scuole. Molto seguiti non solo per la loro bravura sul piano musicale, ma anche per il repertorio dei primi anni ’60, quello che ancora oggi fa ballare chi li ascolta: Beatles, Procol Harum, Gianna Nannini. Finito il liceo le strade si sono separate. Ma solo quelle artistiche perchè Andrea Coppo, cardiologo – voce solista, Francesco Paolo Conte, funzionario regionale – voce, Lina Guerriero, bancaria – voce, Corrado Corcioni, ginecologo – chitarra solista, Mimmo Magliocca, docente di musica – tastiere, Ciro Setaro,  batteria e percussioni, Aldo Conte, funzionario regione Campania – basso, Angelo Abbruzzese, avvocato – chitarra, Gerardo Bilotti, ingegnere – chitarra ritmica, non hanno mai smesso di frequentarsi, di essere buoni amici pur appendendo gli strumenti al chiodo. I Puma ai Fatti Vostri Ma dopo quarant’anni quel chiodo ha ceduto e I Puma si sono dimostrati prontissimi a riafferrare gli strumenti e a farli suonare come una volta. La loro storia ha incuriosito anche Giancarlo Magalli che qualche anno fa li ha voluti ospiti della trasmissione di Rai 2 I Fatti Vostri (per vedere il video, clicca qui). Sabato 23 Gennaio i Puma apriranno il loro anno musicale al Crazy Horse di Capua. Vi aspettano per ballare e cantare, per stare insieme, per dimostrare che abbandonare le passioni no, non si può. Non si deve. Altrimenti si invecchia. Dentro e fuori. Roberta Magliocca

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Eventi/Mostre/Convegni

Slam Italia ospite al Jarmush Club di Caserta

Caserta comincia il 2016 in rima. E lo fa in uno dei locali più longevi e storici della città. Il Jarmush Club, in Via Cesare Battisti 72, ospiterà, infatti, il 28 Gennaio 2016 a partire dalle 21.30, la tappa casertana del Campionato Nazionale Slam Italia, Rete Italiana di Poetry Slam coordinata dai poeti Max Ponte e Bruno Rullo. Un concorso su scala nazionale che vede sfidarsi graffianti penne di tutta italia, con poesie edite o inedite, dal libero tema. La Poetry Slam finalmente anche in Italia, al Jarmush Club Slam Italia si pone l’obiettivo di creare un dialogo tra i poeti di tutta Italia, affinchè venga nuovamente riconosciuta dignità alla poesia orale, nonostante la tecnologia e l’allontanamento delle nuove generazioni da questa antichissima forma d’arte (forse, anzi sicuramente, la più antica). Dall’evento di facebook apprendiamo che: i concorrenti si esibiranno sul palco a turno, con un limite di tre minuti a poesia. Lo slammer sarà valutato da una giuria popolare – composta dal pubblico presente in sala – in base a doti performative e di scrittura. Il Maestro di Cerimonia (MC) designato da SLAM ITALIA, Maria Pia Dell’Omo, condurrà l’incontro, per garantirne correttezza e attendibilità. Il vincitore diverrà finalista di Campionato e potrà concorrere nelle altre tappe italiane, sino alla finalissima, che si terrà nel mese di Giugno 2016 e decreterà il vincitore assoluto del Campionato. Per i poeti desiderosi di iscriversi alla gara, si prega di inviare alla mail poetryslam_caserta@libero.it una propria poesia , assieme ai propri nome, cognome, età, comune di residenza e recapito telefonico, con la dichiarazione che le opere inviate sono frutto dell’ingegno o della fantasia dell’autore. I poeti autorizzano al trattamento dei dati personali ai fini della gara e ovviamente tutti i diritti restano ai rispettivi autori. Non ci resta che aspettare il 28 Gennaio per conoscere il vincitore di questa tappa casertana. In bocca al lupo e…che vinca il migliore! Roberta Magliocca

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Attualità

Befana bella e solidale a Caserta

Sono passati solo pochi giorni dalla Vigilia di Natale, dall’adrenalina della mezzanotte. Chi per religiosità, chi per fanciulezza, chi per entrambe le cose, aspetta quella sera già dalle prime luci di fine Novembre. Eppure, anche Babbo Natale e il suo pancione simpatico fallisce, finanche il bambinello più famoso del mondo arriva secondo alla magia della notte della Befana. Ebbene si, nonostante la sempiterna goffaggine della vecchietta dalla scopa volante, la notte a cavallo tra il 5 e il 6 Gennaio è – da sempre – il momento dell’anno più atteso dai bambini. A volte anche il più temuto. Già, perchè si sa, la Befana è buona con i bimbi bravi, ma è assai più cattiva con quelli birbanti. Va da se che la delusione è dietro l’angolo se in fondo alla calza, al posto delle caramelle la mano che cerca trova carbone. Eppure, fosse anche carbone, qualcosa nella calza trova. La calza c’è, una caramella esce sempre, una bambola o una scatola di pennarelli per rendere più dolce l’imminente ritorno tra i banchi di scuola. Così dovrebbe essere per tutti, perchè nessun bambino al mondo dovrebbe conoscere a proprio discapito le colpe del mondo, gli effetti dell’economia sballata, le conseguenze delle lotte e delle scalate al potere. Ma ci racconteremmo solo bugie se ignorassimo il problema. E Caserta non solo ha deciso di non ignorare il problema, ma se ne fa anche carico – per il secondo anno consecutivo – per cercare di risolverlo. Per questo motivo nasce l’iniziativa “Befana, bella e solidale”…su Facebook! Un moderno telefono senza fili fatto di click e condivisioni, un passaparola di pc in pc, di casa in cuore, di solidarietà in mano tese. Un flashmob nato il 6 Gennaio 2015 che, superando ogni aspettativa, ha raccolto più di duecento doni destinati ai bambini le cui famiglie non hanno i mezzi per poter festeggiare come il loro amore vorrebbe. La Befana dei tanti cuori casertani! Sono proprio tante le persone che si sono attivate affinchè questa catena di solidarietà arrivasse a quante più famiglie bisognose possibili: farmacie, privati, associazioni. Perchè per aderire a questa iniziativa ci vuole davvero poco. Un dono incartato con su scritto “Auguri bimbo/a”, la voglia di fare qualcosa di bello e un po’ di tempo per recarsi il 6 Gennaio 2016, alle ore 10, presso il Monumento dei Caduti di Caserta a Via Unità d’Italia e partecipare a questa grande festa. La Befana, non è mai stata così bella. Roberta Magliocca

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Attualità

Napoli: a spasso tra arte, artisti ed autori

Tutte hanno scritto ‘e Napule canzone appassiunate, tutte ‘e bellezze ‘e Napule sò state decantate: da Bovio a Tagliaferri, Di Giacomo a Valente; in prosa, vierze e musica: ma chi po ddi cchiù niente? Chi tene ‘o curaggio ‘e di’ quaccosa doppo ca sti puete gruosse assaie d’accordo songo state a ddi una cosa: ca stu paese nun se scorda maie. Sta Napule, riggina d’ ‘e ssirene, ca cchiù ‘a guardammo e cchiù ‘a vulimmo bbene. ‘A tengo sana sana dinto ‘e vvene, ‘a porto dinto ‘o core, ch’ aggia fà? Napule, si comme ‘o zucchero, terra d’ammore – che rarità! Zuoccole, tammorre e femmene, è ‘o core ‘e Napule ca vò cantà. Questa è la poesia che c’era non tanto nei versi, ma quanto nelle parole di un personaggio che non era di Napoli, era Napoli: Totò. Si, perchè di Napoli t’incanta il mare, ti scalda il caffè, la pizza ti colora la camicia bianca di rosso ammore, la sfogliatella ti addolcisce gli occhi. Ma Napoli è grande perchè ha partorito geni della musica e del teatro, della letteratura e della canzone. Geni nell’animo e nell’amore, nel descrivere i sentimenti di un popolo rassegnato al suo destino di meraviglia e tragedia. Le strade che distrattamente percorriamo sono intrise di storia e i palazzi ci raccontano di tempi che furono, di arti che innalzarono questa città e tuttora ne descrivono la magia e la grandezza ad ogni sguardo. Rivivere e rispettare l’eredità che abbiamo nel DNA, è doveroso. Un teatro itinerante per le strade di Napoli! Questo è lo scopo dell’ associazione culturale “Al centro delle arti” che insieme ad “Infinity s.r.l.” hanno presentato ieri, domenica 3 gennaio, con partenza da Piazza del Gesù “A spasso tra arte, artisti e autori”- Itinerario artistico- teatrale“ . Un’idea di Roberta D’Agostino, supportata dai testi e dalla regia di Corrado Ardone. Un gruppo di attori impegnati in uno spettacolo itinerante, prendono in prestito le parole dei grandi autori ed artisti napoletani per raccontarci aneddoti e storie appartenenti a chiese, edifici e monumenti di quella che, all’unanimità è stata eletta come una delle città più belle del mondo. E così Piazza San Domenico, la Chiesa di Santa Maria delle Anime del Purgatorio ad Arco, e ancora Via Benedetto Croce, per poi ripassare a Piazza del Gesù, tutti questi luoghi che sono stati e sono ancora la culla dell’arte e della letteratura, si sono trasformati in palcoscenici all’aria aperta, un teatro per la gente, tra la gente. Un evento magistralmente interpretato da Giosiano Felaco, Ettore Massa, Ciro Pellegrino, Massimo Peluso e Mattia Tammaro, che in punta di piedi hanno vestito i panni di chi con dignità ha portato Napoli nel mondo. E il 2016, così, inizia con il sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema del patrimonio artistico napoletano che è il nostro bagaglio culturale, le nostre radici, la nostra tradizione. Ciò che veramente siamo, e che è nostra responsabilità salva-guardare. “Napule, tu si adorabile, siente stu core che te vò di: “Zuoccole, tammorre e femmene, chi è […]

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Fun & Tech

Facebook, ti difendo io

Facebook, odi et amo. Teatro per madri che credono di essere le uniche e sole ad aver sgravato. Povere vittime di pianti notturni e poppate continue. Foto di bimbi attaccati alle tette, il loro primo disegno, la prima parola, la cacca santa. E post sulla presunta magia di essere madri, di avere piedi gonfi e nausee mattutine, si sentono fortunate perché solo le mamme possono capire. Eppure mia madre ha partorito ai tempi in cui internet era solo ai primi vagiti, e non ricorda nessuna magia nel mal di schiena, nessuna superiorità derivata dall’aver procreato, solo un gran dolore nel momento del parto. Nessuna foto condivisa col mondo, ma un affetto tenuto intimamente e mai sbandierato. Facebook è anche palcoscenico per oratori improvvisati, citazioneri di versi che fingono di venir da letture pregresse ed interiorizzate, ma spudoratamente copiate in malo modo da Wikipedia. Lo si capisce quando si attribuisce la frase “Fatti mandare dalla mamma a prendere il latte” a Jim Morrison. Gli innamorati, poi, si scambiano cuoricini a gogò. Il culo di gallina nei selfie la fanno da padrona d’inverno, le gambe abbronzate senza busto d’estate. Ma c’è una categoria che dovrebbe essere bandita, quantomeno scossa per far sì che si renda conto delle assurdità non di quello che scrive, ma di come lo fa. Facebook: condanniamolo! La categoria in questione è formata dai sostenitori di penna e calamaio, di piccioni viaggiatori, dagli amanti dei rullini e della campana disegnata col gessetto sull’asfalto, i pantaloncini corti e le scarpe rotte del fratello maggiore. Chi odia Facebook e lo manifesta sullo stesso Facebook come se lo stesse scrivendo su pergamena. Chi con cinismo si scaglia contro chi manifesta i propri sentimenti sui social network, chi accusa gli altri di stare sempre connessi esclamando “io mi connetto poco, solo per lavoro”. E magari nessuno glielo ha chiesto. I sentimenti manifesti sui social sono meno importanti di altri perchè si ha voglia di lasciare un cuoricino? Cosa toglie alle giornate altrui se alcuni passano ore connessi a Facebook? Se fa piacere avere consensi tradotti in like sotto ad un’affermazione, si è condannabili? L’attore non si sente forse felice nel vedersi applaudito? Si dovrebbe rinunciare alla tecnologia perchè qualcuno, ai suoi tempi, non ne disponeva? Voi rivoluzionari del ’68, avete mai rinunciato alla carta igienica solo perchè Adamo si puliva il culo con le foglie di fico? Roberta Magliocca

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Voli Pindarici

Piccolo Principe: un libro per bambini?

Tutti i grandi sono stati piccoli, ma pochi di essi se ne ricordano. Credo sia tutto qui il nocciolo della questione. Il Piccolo Principe? Un libro per bambini – dicono. E così oltre la copertina dai disegni colorati e decisamente infantili – nell’accezione più positiva del termine, s’intende – i “grandi” non si spingono. Ma chi sono i grandi? Quelli sempre troppo occupati, quelli del troppo lavoro e del poco tempo da dedicare agli altri, quelli dei doveri e dei pochi sorrisi. I grandi amano le cifre. Quando voi gli parlate di un nuovo amico, mai si interessano alle cose essenziali. Non si domandano mai: “Qual è il tono della sua voce? Quali sono i suoi giochi preferiti? Fa collezione di farfalle?”. Ma vi domandano: “Che età ha? Quanti fratelli? Quanto pesa? Quanto guadagna suo padre?” . Allora soltanto credono di conoscerlo. Il Piccolo Principe di recensioni non ne ha bisogno. Classe 1943, è l’opera più conosciuta – e più riuscita – dello scrittore Antoine de Saint-Exupéry, scomparso prematuramente. Di recensioni – ripeto – non ha bisogno perché è un libro che, nonostante la sua statica perfezione, cambia ogni giorno, a seconda delle persone che lo consultano, che ne fanno tesoro, che decidono di disegnare una pecora a quel bambino venuto da chissà quale pianeta. Chi scrive lo ha letto 8 volte, nell’arco dei suoi 27 anni di età. E di libri ne ha riletti più di una volta – basti pensare ad Orgoglio e Pregiudizio di Jane Austen o Non ti Muovere di Margaret Mazzantini – ma rileggere Il Piccolo Principe è trovare nelle parole una chiave mai scorta in precedenza, approdare ad un punto di vista – per guardare il mondo – più chiaro ed elevato. Questo bambino ha la capacità di prendere per mano il lettore e portarlo su diversi pianeti ad incontrare personaggi decisamente bizzarri e fantasiosi. Ecco, forse proprio qui la mente dei grandi si ferma per non andare più oltre. Re, volpi che parlano, infiniti tramonti in un sol giorno. E i disegni? Le illustrazioni di questi mondi e dei loro abitanti, fatte dallo stesso Saint-Exupéry. Gli adulti non capiscono mai niente da soli ed è una noia che i bambini siano sempre eternamente costretti a spiegar loro le cose. Già. Perché ognuno di quei pianeti rappresenta, allegoricamente, una situazione – un posto fisico o dell’anima – che ci ha visti protagonisti almeno una volta nella vita. A noi grandi, s’intende. Perché i bambini non sono così stretti in convenzionalità e orari, in stereotipi tutti da rispettare. E quei personaggi – assai bizzarri e decisamente fantasiosi – rappresentano vizi e modi di vivere di noi umani che mai ci definiremmo buffi e così poco credibili nonostante la nostra serietà. Perché se sappiamo far quadrare il bilancio di una società, ma non sappiamo vedere in una tazza vuota offertaci da una bambina del tè e, bevendo quella trasparenza, non ne riusciamo a sentirne il gusto, beh, allora, non siamo veramente grandi, non siamo veramente seri, […]

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Viaggi e Miraggi

San Lorenzello, natura beneventana

“Ecco cosa siamo, nient’altro che dei piccoli dinosauri. E la nostra pazzia prima o poi sarà la causa della nostra fine”. Ecco cosa Giorgio Faletti pensava della razza umana. E forse non aveva tutti i torti. Forse davvero noi saremo la causa della stessa nostra rovina. Ma per i dinosauri non credo sia tutto finito. Fino a quando ci sarà qualcosa – che sia esso un film, un libro, un luogo – che ne evocherà la storia e la maestosità, i dinosauri difficilmente si estingueranno. Lo testimonia il Parco dei Dinosauri, situato sulle sponde del torrente Titerno. Si tratta di un parco artificiale con riproduzioni di dinosauri ed altri animali preistorici basate sui modelli estrapolati da vari documentari scientifici. Siamo a San Lorenzello, in provincia di Benevento, Campania Un po’ di storia. Il primo centro abitato sorto a San Lorenzello, risale all’anno 864 d.C., dopo che la Valle Telesina fu invasa dai Saraceni. Dal 1151 al 1806, fu possedimento dei Normanni Sanframondo, prima, dei duchi di Maddaloni legati al Regno di Napoli, poi. San Lorenzello diviene provincia di Benevento solo con la nascita del Regno d’Italia. A causa della banda capeggiata da Cosimo Giordano, questo piccolo paesino conobbe – nell’arco del XIX secolo – il fenomeno del brigantaggio, che sconvolse le sue terre. Natura e ambiente. Incantevoli e caratteristici a San Lorenzello, sono i boschi, dove è possibile trovare alberi di cerro, quercia, faggio e carpino. Il sottobosco è ricco di erbe aromatiche e medicinali che permettono la produzione del liquore Nirvana. Passeggiate ecologiche ed escursioni si organizzano tutto l’anno e sono agevolate da bellissime aree attrezzate, come quelle di Pineta Monterbano, Pineta San Sebastiano e Macchia Diavolo. Salendo verso la vicina Faicchio, è possibile visitare la Fontana delle Menne, una grotta naturale ricca di stalattiti e stalagmiti a forma di mammelle. Cosa vedere? Presto detto. San Lorenzello è ricca di chiese, ognuna delle quali ha almeno una caratteristica che vale la pena visitare. La Chiesa del Carmine, ad esempio, al suo interno conserva un’icona raffigurante la Madonna del Carmine e l’effige di San Lorenzo, patrono del Paese. Il Convento dei Carmelitani è, oggi, divenuto il Museo della Ceramica, dove è possibile visitare esposizioni di vasi, mattonelle, sculture, acquasantiere e pezzi vari del ‘700 della scuola giustiniana. In stile romantico, invece, è la Chiesa di Lorenzo Martire, a 3 navate e con ben 14 cappelle, quasi interamente ricostruita nel 1756. Famosa per il campanile e la cupola ottagonale impreziosita da maioliche colorate, è la Chiesa di Maria SS. Della Sanità o della Congregazione del XVII secolo. Ma, oltre le chiese, c’è di più. Interessantissime sono le fornaci, dette anche “cottarane”, antichi forni che venivano utilizzati dai maestri della ceramica per le loro produzioni artistiche. Camminando e visitando, viene una gran fame. Niente paura, siamo in Italia, siamo al Sud, siamo in uno dei luoghi dove il prodotto tipico, genuino e a chilometro zero la fa da padrona. Da sgranocchiare anche camminando, giusto per ingannare lo stomaco, sono ideali i m’scuott, meglio […]

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Culturalmente

Salerno: la città di sempre e di mai

« Salerno, rima d’inverno, o dolcissimo inverno. Salerno, rima d’eterno. ». Queste le parole con cui Alfonso Gatto ha dipinto questa città, che sorge sull’omonima golfo del mar Tirreno, tra la costiera Amalfitana (a ovest) e la piana del Sele ed il Cilento (a sud), nel punto in cui la valle dell’lrno si apre verso il mare. È il nostro dolcissimo inverno, questo. È quasi Natale, i bambini fremono, i cappotti riscaldano, le luci si accendono. In questa città particolarmente. Non sono semplici luci, sono ritratti, storie da raccontare. E a Natale si sa, le storie incantano. Elfi, renne, slitte…certo. Ma ci sono racconti che hanno un fascino diverso, un gusto antico, una curiosità nascosta. Sono le parole sprigionate dalle strade che camminiamo, dai palazzi che abitiamo, dalle chiese in cui preghiamo, dalle piazze in cui ci innamoriamo. È la storia delle nostre città. Ed io, in queste righe, vorrei parlarvi di una delle città più affascinanti del Sud.  Salerno Si narra di un gruppo di Maestri che, dopo aver viaggiato a lungo in cerca di una terra da amare e da abitare, riconobbero in Salerno magnificenza e splendore tanto da stabilirvi la loro dimora. Essi interpretarono la scienza d‘ Ippocrate e volgarizzarono alla città e ai suoi abitanti, le loro conoscenze in campo medico, facendo importare dalla Francia e dall‘ Arabia cento tipi di spezie e dando, così, il via alla nascita di una città che sarà famosa in tutto il mondo per l’arte medica; tanto che Alfano di Salerno, scrisse: “Allora (Salerno) era così fiorente nell’arte medica che nessuna malattia poteva in essa trovar posto”. Alcuni studiosi hanno affermato che l’origine della città si debba assegnare agli Elleni che vennero a fondare molte colonie, durante la seconda guerra messenica, sui lidi del mezzogiorno d’italia, formando così la Magna Grecia che si estendeva da Taranto a Cuma. La città andò incontro ad un periodo di decadenza alla fine del Xll secolo con l’avvento degli Svevi. Ma tornò ben presto ad una rinascita che la portò, poco dopo l’Unità d’italia, ad un progressivo sviluppo urbano che vide la costruzione di grandi edifici pubblici e privati. Oggi, la città, si propone sempre più come una comunità accogliente per i turisti di tutto il mondo, con l’incanto di un centro storico dove possono scorgersi tanto le tracce della sua antica storia, tanto il fervore delle botteghe artigiane e centri di aggregazione culturale e musicale vissuti da migliaia di persone. ll Centro Storico offre ai giovani squarci della vecchia città longobarda, con locali che lo rendono vivo fino a tarda notte. Ma è una città che non scontenta nessuno. Gli amanti dell’arte possono incantare gli occhi, visitando il Duomo, cattedrale romantica edificata nel 1084; con i suoi mosaici e affreschi è un trionfo di colori che abbraccia 20 secoli d’arte. Architetture religiose e civili, profumi antichi e moderni, sapori vecchi e nuovi si alternano e si fondono per contenere dentro se, le mille sfaccettature del mondo. E ancora Alfonso Gatto diceva “… è la Salerno di sempre e di mai, riconoscibile nei toponimi delle sue strade, prima fra tutte la Via dei Mercanti, ma soprattutto nella prospettiva aerea di una mediterraneità affacciata ai balconi dell’attesa e della sorpresa. La gente vive nelle strade il miracolo dell’esistere e si stringe insieme, come le sue case, nell’amore e nella rabbia della vita.” Roberta Magliocca

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Attualità

Canada: fornitore ufficiale d’aria pulita

16 Orizzontale. Quattro lettere. Saranno passati circa quindici anni. Ma certi istanti, anche se non proprio memorabili, anche se uguali a tanti altri istanti, ti restano impressi nella mente. Non lo sai mica il perchè. E così in questi giorni, tra un telegiornale ed un altro, la mente arriva a quel ricordo, lo rispolvera e diventa attuale. Attualissimo. Un’anziana signora, a capotavola di una tavola in una cucina di un quarto piano qualunque nel mondo, fa le parole crociate. Legge una definizione a voce alta (forse tutte le ha lette a voce alta, ma la memoria ha trattenuto solo quella). “16 Orizzontale. Quattro lettere. La respiriamo gratuitamente.” L’ottantenne senza pensarci neanche un secondo, scrive la risposta in quelle quattro caselle bianche, è abituata a fare le parole crociate lei. Ma commenta quella definizione, a testa bassa. A voce alta, ma a testa bassa, come se lo stesse dicendo ad una se stessa amareggiata. “Chissà come mai ancora non hanno pensato di tassarla.” L’aria. Stavano parlando dell’aria lei e la settimana enigmistica. Qualcuno dovette ascoltare quel commento fatto a testa bassa, ma a voce alta perchè solo quindici anni dopo, non è più gratis l’aria. Non per tutti. La Cina, infatti, di aria non ne ha più. Non quella pulita almeno. La situazione “smog” è seria e decisamente preoccupante, tanto da portare le autorità – il 7 Dicembre scorso – ad innalzare il livello d’allarme a rosso, vale a dire massima allerta. Le mascherine antismog sono d’obbligo per i vigili urbani, ma non sono i soli a farne uso. I livelli d’inquinamento sono talmente alti, però, che le sole mascherine non bastano. Gli ospedali hanno registrato un aumento di ricoveri infantili per problemi respiratori. Canada vende, Cina compra Il Canada non si fa scappare l’occasione: vende aria pulita. La Cina la compra, non può fare altrimenti. La ditta canadese Vitality Air di Moses Lam e Troy Paquette, infatti, imbottiglia aria fresca e la vende ai cinesi per 28 dollari l’una. Ma il Canada ha pensato anche a coloro che non possono permettersi questa spesa. Una bottiglia si può acquistare anche a 24 dollari. Ci si dovrà accontentare di aria un po’ meno raffinata, ma in tempi di allarme rosso non ci si può permettere di fare gli schizzinosi. Ogni bottiglia contiene circa 7.5 litri d’aria. A conti fatti, l’aria della fredda Canada costa cinquanta volte di più dell’acqua minerale. Le bottiglie d’aria sono andate a ruba e, visto il successo, Vitality Air sta pensando di mirare all’Afganistan e all’Iran. Ma se l’Italia continua così, il Canada farà affari d’oro anche nel nostro stivale. Si perchè, a causa delle mancate piogge e delle cattive abitudini nostrane, i livelli d’inquinamento preoccupano anche il belpaese. Se quella anziana signora fosse ancora viva, oggi, farebbe parole crociate molto diverse. 12 Verticale. 5 lettere. Lo stiamo rovinando, o forse l’ abbiamo già rovinato. Roberta Magliocca

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