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Eroica Fenice

Food

Antica Pizzeria da Gennaro (Bagnoli), che Degustì abbia inizio!

Degustì, sapori in circolo –  il tour degustativo enogastronomico in 18 tappe, promosso dalla Luigi Castaldi Group S.r.l. – ha dato inizio al suo percorso di ingredienti e sapori presso “Antica Pizzeria da Gennaro”. La Luigi Castaldi Group S.r.l., protagonista da oltre quarant’anni nella distribuzione Food&Beverage, azienda dagli alti standard qualitativi e promotrice dell’evento, ha il ruolo cardine di fornire ai locali partner alcuni tra i sui prodotti d’eccellenza, selezionati tra i migliori produttori e caratterizzati da genuinità, qualità e ricercatezza. Degustì è un percorso culinario che vede protagonisti chef e maestri pizzaioli di rinomati locali campani con l’intento di far scoprire, assaporare e valorizzare le eccellenze del territorio. Il regolamento è semplice: ogni locale fornisce ai partecipanti, professionisti ed appassionati del settore, un cavalierino da tavolo dotato di codice QR con rimando diretto alla pagina su cui votare l’immagine di riferimento dell’abbinamento proposto durante la serata. Il prodotto che, alla fine del tour, riceverà il maggior numero di like sarà il vincitore della prima edizione di Degustì. “Antica Pizzeria da Gennaro”, il locale di Fabio Cristiano che ha accolto il primo appuntamento di Degustì, ha radici risalenti al 1956 grazie all’operato del nonno Gennaro, friggitore ambulante a Secondigliano nel periodo precedente all’apertura del suo locale a Bagnoli, precisamente in Via Lucio Silla 32. La serata d’apertura del tour ha mantenuto fede alle aspettative di buon gusto e qualità. Il menù di Fabio Cristiano, che può vantare esperienze lavorative all’estero come Maestro Pizzaiolo, ha infatti legato il rispetto per la tradizione all’estro dell’innovazione. Tappa I di Degustì: menù d’avanguardia a km 0 all’Antica Pizzeria da Gennaro Il percorso di degustazione è iniziato con l’Entrée di fritto napoletano che ha lasciato tutti estasiati grazie alla presenza del Panzerotto senza panatura, totalmente privo di pane grattugiato e di uova: una proposta particolare che, come ha raccontato il patron Fabio Cristiano, richiede estrema dedizione e rispetta tradizione e storia del suo locale. A seguire le quattro proposte che hanno avuto come denominatore comune i pomodori DiMé, un prodotto che viene coltivato biologicamente nella Riserva Naturale del Sele e viene lavorato, con metodi tradizionali, nel rispetto assoluto della biodiversità. La prima proposta è stata Il Triangolo con passata di pomodorini gialli e pomodorini con il pizzo a pacchetelle DiMè, pomodori a filetto, fior di latte e il Maldon, sale gourmet per eccellenza. La Montanara, seconda proposta, ha deliziato i palati dei presenti con crema di zucca, pomodorini con il pizzo a pacchetelle DiMè, fior di latte e speck I.G.P. Non meno raffinata è stata la proposta che porta il nome de Il Regno di Napoli con pomodorini con il pizzo a pacchetelle DiMè, origano di montagna, olive nere di Gaeta, capperi di Pantelleria e aglio rosso di Nubia. La quarta e ultima proposta, che ha preceduto il Croccantino come dolce finale, La Norcina caratterizzata dalla presenza della salsiccia di Norcia, accompagnata naturalmente dalla crema di pomodorini gialli DiMè, fior di latte e funghi porcini freschi. Una menzione d’eccellenza è d’obbligo ai vini proposti (Vino Per Sempre, […]

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Food

Perché e come sono diventato vegano: guida completa al veganismo

Essere vegano non è una scelta! Molte delle posizioni etiche in base alle quali giudichiamo la realtà che ci circonda derivano dalle esperienze quotidiane che ogni giorno plasmano le nostre opinioni e le nostre scelte. Talvolta viviamo come ci è stato insegnato senza chiederci cosa sia giusto fare e in cosa sia giusto credere soprattutto in questo tempo in cui la fretta delle masse ci porta a omologare le nostre abitudini con quelle degli altri. Perché allora qualcuno un mattino di un giorno qualsiasi si sveglia e decide di cambiare casa, lavoro, marciapiede, vita? Perché SCEGLIERE di cambiare anche il piatto di ogni giorno? Ho intervistato Vittorio Viscardi, 30 anni, studente iscritto alla facoltà di giurisprudenza che ha cambiato la sua vita in nome di un ideale che non poteva più ignorare, diventando così vegano. Veganismo, intervista a Vittorio Viscardi Da quanto tempo sei diventato vegano? Da circa 3 anni. Spesso convertirsi al veganismo non rappresenta soltanto una decisione di tipo alimentare, ma una scelta legata ad una profonda eticità. Nel tuo caso perché questa scelta? Quali sono state le tue motivazioni? Gusto, moda, filosofia, etica? Certamente etica. Senza dubbio. Ma passare al veganismo, diventare vegano, essere vegano è stata una scelta che si potrebbe meglio definire “naturale”. Ho semplicemente seguito la mia natura. Sin da piccoli ci hanno convinto, per erronee convinzioni, ignoranza, tradizione e interessi, che l’uomo sia onnivoro. In verità, fisiologicamente il corpo umano è 100% erbivoro frugivoro. Se si dà uno sguardo alla Storia (“se non capisci la Storia non puoi capire niente” diceva Tiziano Terzani) si vede che il primo ominide, l’australopiteco, comparve sulla Terra circa 5 milioni di anni fa, e si nutriva di frutta e radici, e per circa 4 milioni di anni l’alimentazione dell’uomo (anche nei suoi successivi stadi evolutivi) rimase la stessa. L’uomo cominciò a mangiare carne, verosimilmente, nel periodo del Pleistocene, nel periodo Quaternario (o Neozoico, che sarebbe anche l’ultimo periodo geologico, praticamente quello nel quale stiamo vivendo, giusto per dare un’idea della modernità del fenomeno), a seguito dell’ultima glaciazione Wurm, circa 1,8 milioni di anni fa, che rese le foreste inospitali e la vegetazione molto scarsa. Così l’uomo, per sopravvivere, si adattò a mangiare anche la carne, ma vivendo inizialmente di sciacallaggio, cioè cibandosi di animali già morti, perché non era in grado di cacciare. Le persone e persino parte della scienza confondono la grande capacità di adattamento dell’uomo con la natura onnivora. Ma l’uomo non c’entra nulla con gli onnivori. È vero che ci sono stati millenni di evoluzione dell’uomo dai primi ramapitechi (anch’essi vegetariani) e dagli australopitechi, evoluzione che ha investito soprattutto la massa cerebrale, ma la struttura del nostro organismo è rimasta la stessa. Qualche dato: la lunghezza del nostro intestino è dalle 9 alle 13 volte la lunghezza del torso, del nostro tronco: questa è la lunghezza dell’intestino di tutti gli animali erbivori sul nostro pianeta. È, cioè, molto lungo. La lunghezza dell’intestino di un vero onnivoro è solo dalle 3 alle 6 volte la lunghezza […]

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Attualità

Silvia Ruotolo: i colori della legalità

“Comprendere cosa significa l’atroce, non negarne l’esistenza, affrontare spregiudicatamente la realtà”  – Hannah Arendt Correva l’anno 1997, era l’11 giugno, un mercoledì di inizio estate. Silvia Ruotolo, trentanovenne, era nel quartiere Arenella, tornava dalla scuola materna insieme al figlio Francesco, di soli cinque anni. Alessandra li guardava dal balcone nell’attesa che rincasassero: aveva soltanto 10 anni e a quell’età la morte è un pensiero ancora lontano, un peso ancora sconosciuto. Non è stato così per Francesco e per Alessandra Clemente. Non è stato così per il loro papà, Lorenzo. Non è stato così per Silvia. La tragica faida ha inizio: quaranta spari, quaranta colpi di terrore. Quaranta proiettili che oltre ad uccidere Salvatore Raimondi e ferire Luigi Filippini, due affiliati del clan Caiazzo – Cimmino, ferirono Riccardo Valle, giovane studente, e portarono Silvia ad una tragica morte, in un mercoledì che la violenza della camorra ha trasformato in un giorno d’agonia e dolore. Accanto al figlio Francesco e davanti allo sguardo innocente di Alessandra, Silvia è stata colpita da un proiettile e la sua vita strappata d’improvviso alla sua casa, all’infanzia di Francesco e all’adolescenza di Alessandra, all’amore del marito Lorenzo e alla vita di donna, moglie e madre che ancora l’attendeva.  L’11 febbraio 2001 la Corte d’Assise di Napoli ha condannato all’ergastolo i responsabili: Giovanni Alfano, Vincenzo Cacace, Mario Cerbone, Raffaele Rescigno e Rosario Privato. Come sappiamo questa non è stata, purtroppo, l’ultima strage che la camorra ha messo in atto sporcando di sangue l’anima di Napoli. Silvia Ruotolo e i suoi colori: tutto ciò che libera e tutto ciò che unisce Per onorare la memoria e custodire il ricordo di Silvia, in occasione del 19° anniversario della sua morte, la “Fondazione Silvia Ruotolo” ha promosso per l’11 giugno 2016, presso i giardinetti “Silvia Ruotolo” in Piazza Medaglie d’Oro, l’iniziativa “tutto ciò che libera e tutto ciò che unisce”. Dalle 9.30 alle 13.00, dopo i saluti istituzionali, ci sarà la deposizione di un omaggio floreale alla lapide che ricorda Silvia Ruotolo. Seguirà un contributo musicale e teatrale a cura del plesso scolastico “Silvia Ruotolo”; il gruppo popolare “Ottavia” e Lucariello, Lorena Bartoli e Michele Selillo. Alle ore 17:00 si terrà la Santa Messa presso la Chiesa dell’Immacolata, celebrata da Don Luigi Ciotti e Don Tonino Palmese. Alle ore 18.00 si terrà l’ inaugurazione forestiera della Fondazione Silvia Ruotolo in viale Michelangelo, 57. La speranza è che le tante vittime della criminalità, da Giancarlo Siani a don Peppe Diana, da Annalisa Durante a Silvia Ruotolo possano servire da monito per il futuro, come icona che spinga Napoli e i suoi cittadini alla volontà sacrosanta di riscatto. La verità illumina la giustizia: è forse questo il senso primo che spinge la Fondazione Silvia Ruotolo a proporre percorsi di impegno quotidiano contro la realtà criminale e camorristica. La camorra è una forma di terrore infiltrata nelle istituzioni civili a tutti i livelli, ragion per cui bisognerebbe sempre ricordare che la criminalità organizzata non uccide il singolo, uccide la collettività. La camorra è un male evidente e diviene perciò un dovere morale non stancarsi mai di ricordare, di […]

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Attualità

Goffredo, nuovo eroe per le Isole Minori Settime

Goffredo non è certo un nome comune e senza dubbio anticipa i passi di un personaggio buffo e imprevisto. D’altronde c’era da aspettarselo dal momento che a presentarlo è una band tanto stravagante quanto talentuosa: le Isole Minori Settime. Li avevamo già incontrati poco prima del successo ottenuto dal singolo “Non cambiare traccia”, occasione in cui hanno dato prova di energia, ironia e instancabile passione per la musica. I tre cantautori, fondatori della band, Enzo Colursi, Alessandro Freschi e Lorenzo Campese presenteranno nella serata del 9 marzo, al Cellar Theory, il loro nuovo singolo: Goffredo. Goffredo, nuovo singolo per le Isole Minori Settime Goffredo è una sorta di eroe al contrario, un paladino del quotidiano che porta come armatura soltanto il proprio cuore. Nel bel mezzo di una festa, il goffo Goffredo non balla. La musica diventa lo strumento capace di trasportare chi ascolta in quest’atmosfera di ballo, una festa colorata in cui Goffredo è l’omino vestito di nero che rovina il party. È un eroe semplice, candido, la sua unicità si veste di tenerezza, di timidezza e ingenuità. Tutti lo lasciano solo, sarà soltanto una ragazza ad inseguirlo nella fuga. I due scappano, si guardano, ballano, poi scappano ancora e Goffredo sembra finalmente aver trovato qualcuno con cui non aver paura di sbagliare, qualcuno con cui poter essere se stesso senza dover indossare nessuna maschera. Quando finalmente prova a baciarla, cosa succede? Riuscirà Goffredo a farsi portavoce degli introversi? Riuscirà la sua immaginazione a inventare così tanto? Saranno le Isole Minori Settime a svelare il finale del caso durante la serata al Cellar Theory.  Nel videoclip, concepito pensando al brano come alla sigla di una vecchia serie TV, le colorazioni sono energiche ma un po’ impolverate, gli attori si spostano in spazi disegnati ed ampie stanze di colore. Lo storyboard segue la narrazione del testo attraverso il crescere dell’arrangiamento e il susseguirsi di particolari accostamenti cromatici. Il trailer di anticipazione presenta un uomo in miniatura vestito di nero che siede, con aria trasognata, sul suo nome. Un’anteprima che accentua la curiosità di conoscere l’esito dell’avventura del nostro eroe dei timidi. Nell’attesa è possibile inviare una propria foto alla pagina facebook delle Isole Minori Settime, la più divertente ed originale sarà premiata, durante la presentazione, con una gadget della band. #machenovità è l’hashtag che accompagna da diverse settimane l’arrivo del nuovo singolo, iniziativa che ne conferma l’originalità. Durante la serata, oltre alla formazione completa delle Isole Minori Settime composta da Marco Maiolino  (basso elettrico), Alberto Savarese (chitarra elettrica), Alessandro Bellomo (batteria acustica e percussioni), Enzo Colursi (voce, diamonica, tastiera) Lorenzo Campese (voce, tastiera, diamonica) e Alessandro Freschi (voce, chitarra acustica, ingegno), saranno presenti tre ospiti d’eccezione: Luciano Labrano, Tommaso Primo e Gnut. “Abbiamo letto da qualche parte che un timido si riconosce subito, perché si guarda intorno come per cercare un posto dove lasciare il proprio corpo e andarsene. Goffredo è quel genere di persona, vorrebbe essere uno qualunque, ma semplicemente non ci riesce”, raccontano le Isole Minori Settime accrescendo l’interesse per il nostro nuovo eroe. Dinamismo, passione e entusiasmo sono d’altronde parti costitutive delle Isole Minori Settime […]

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Musica

Malmö: il viaggio aerostatico della musica

Play. La musica ha dato inizio al suo viaggio: atmosfere trasognate, vortici in attesa, gioie labili, ricordi fugaci, sogni persistenti e un’estatica percezione (quasi cromatica) del reale. Questo è il viaggio della musica dei Malmö, una band che nasce a Caserta e sorprende per autenticità e originalità d’idee. I Malmö sono Daniele Ruotolo (chitarra e voce), Vincenzo De Lucia (piano e chitarra), Marco Normando (basso) e Vincenzo Del Vecchio (batteria e glockenspiel). “Debuttano con un Ep post rock nelle intenzioni e pop intelligente nelle linee vocali intrise di malinconia per ciò che non è più”, debuttano con Palloni Aerostatici, un titolo che evoca immagini e accostamenti cromatici, un’immagine che meraviglia e trova conferma in ogni traccia, arrangiamento dopo arrangiamento, parola dopo parola. Diamo la parola ai Malmö nella seguente intervista, parola che d’altronde conferma la passione di cui è intriso il percorso artistico di questa band. I Malmö e il viaggio sconfinato della musica Malmö è il nome di un comune svedese e della vostra band. Si tratta di un caso? Vincenzo Del Vecchio: No, assolutamente non è un caso. Non è facile sintetizzare in una parola un’identità, un approccio, una sensazione che per di più all’inizio di questo fantastico percorso non era ancora delineata, soltanto vista come una proiezione lontana. A più di un anno dall’inizio di questo viaggio possiamo dire di essere proprio sulla strada che volevamo percorrere, stiamo diventando ciò che volevamo essere, circondati dai paesaggi musicali che volevamo dipingere; e questo nome ormai ci calza a pennello. Malmö non è un comune o una squadra di calcio, Malmö è un luogo lontano, una meta; e la nostra musica vuole essere il viaggio, non un viaggio in aereo dove tra la partenza e l’arrivo c’è un buco spazio temporale, bensì un viaggio lento, lento, lento…in nave o magari in mongolfiera per godere al massimo di ogni istante, di ogni singolo panorama che ti separa dalla tua meta, cosicché ci sia più gusto anche nell’approdo.   È facile sognare ad occhi aperti ascoltando la vostra musica. Quando avete cominciato a sognare insieme e come vi siete incontrati? Marco: Ancora ricordo quando chiesi per la prima volta a Daniele (voce e chitarra): “Vogliamo suonare insieme?” eravamo seduti ad un bar mentre si fantasticava sulla musica e sui sogni ad occhi aperti che questa ci produceva. Con gli altri membri del gruppo, già allora, ci legava un bel rapporto d’amicizia e stima artistica, ed è così che l’intesa è stata quasi naturale. Dopo poco i sogni di viaggi lontani, di posti affascinanti da vedere e da sentire, trascinandosi dietro le nostre forti radici, hanno iniziato a prendere forma in sala prove. Pur provenendo da contesti musicali diversi, ognuno di noi riesce a mettere un po’ di se stesso in modo molto naturale ed è questo che ci rende quello che siamo.  Il vostro debutto con “Palloni Aerostatici” ha una sorprendente e delicata nota di malinconia. Il titolo dell’Ep suggerisce un percorso verso l’alto: da dove viene questa ispirazione? Vincenzo De Lucia: Ci serviva un’immagine che comunicasse l’idea di ampiezza e rarefazione contenuta […]

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Culturalmente

Newton Compton: l’editoria italiana vola a Londra

L’editoria italiana incontra il mercato in lingua inglese e, con un volo strategico e versatile, atterra a Londra. La Newton Compton annuncia la partnership con la casa editrice Head of Zeus, un accordo che consentirà agli autori italiani del catalogo Newton Compton la distribuzione in lingua inglese. Una mossa che non stupisce se si considera l’attenzione al digitale che la casa editrice ha mostrato negli ultimi anni. A partire dal 2016 i romanzi saranno commercializzati in formato ebook, print on demand e audio. Un catalogo che porterà in un imparagonabile mercato diversi autori: tra i primi ad essere tradotti comparirà il nome di Anna Premoli, che nel 2012 con Ti prego lasciati odiare ha esordito e venduto cinquecentomila copie, Sara Tessa con L’uragano di un batter d’ali (2013) e diversi titoli di Andrea Frediani, scrittore di romanzi storici da 1 milione di copie. Volano a Londra i bestseller della Newton Compton L’intento di ampliare il proprio mercato segue, seppur in maniera molto diversa, i passi dell’incredibile successo ottenuto all’estero dai libri pubblicati da Europa editions, la casa editrice con sede a New York dell’italiana E/O, che in questi anni ha presentato al pubblico inglese autori come Elena Ferrante, Domenico Starnone, Alessandro Piperno e Amélie Nothomb. Newton Compton, fondata da Vittorio Avanzini e attualmente guidata dal figlio Raffaello, sceglie di non aprire una nuova base in terra inglese ma di affiancarsi, nella commercializzazione, ad una casa editrice fondata nel 2012 e concentrata nelle pubblicazioni digitali, l’Head of Zeus per l’appunto. Raffaello Avanzini ha spiegato questa nuova strategia dichiarando: “La nostra casa editrice ha creduto dall’inizio nelle potenzialità dei libri digitali e ha conquistato, negli anni, un ruolo di primo piano nell’ambito degli ebook”. I romanzi che verranno tradotti appartengono alla collana Originals e sono, in effetti, i più venduti in digitale. Di fatto la Newton Compton si contraddistingue per una politica editoriale impetuosa e spesso additata, una tendenza commercialistica manifestata attraverso blurb dal gusto discutibile e prezzi eccessivamente ridotti. Si tratta di un percorso che da un lato potrebbe definirsi al passo con le politiche commerciali del nostro tempo, dall’altro potrebbe infastidire quei lettori che ancora si entusiasmano di fronte ad una carta di guardia marmorizzata o sorridono al cospetto d’un frontespizio ingiallito. Nicolas Cheetham, responsabile del digitale per la Head of Zeus, ha dichiarato: “Non vediamo l’ora di lavorare con Newton Compton per portare i loro autori bestseller a una leadership globale nel settore degli ebook. Un buon libro è un buon libro a prescindere dalla lingua”. Il volo direzione Londra è decollato, insieme ad aspettative e traiettorie nuove, e non resta dunque che attendere il nuovo anno volgendo lo sguardo, con un sorriso un po’ ironico, verso questo nuovo atterraggio dell’editoria italiana.  

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Teatro

La musica provata, Erri De Luca al Bellini

“Ci sono versi che hanno una musica dentro“: parole e note sono sul palco e, nel loro incontro, si completano. L’innata tensione verso la parola e il suo senso, l’assoluta dedizione volta al racconto e la placida armonia della scena, impreziosita dalla musica, tendono alla nobiltà delle cose e descrivono momenti e luoghi di un discorso che sembra non avere fine. Erri De Luca fa della parola la sua stessa vita, ne disamina il pieno senso in ogni conversazione, intervista, testo o chiacchierata e continua a dimostrarlo da autore e protagonista de La musica provata, in scena al Teatro Bellini da martedì 3 a domenica 8 novembre. Nessuno strumento nelle mani dello scrittore; Erri De Luca sul palco è narratore, direttore d’orchestra e, attraverso l’intensità delle immagini che erompono dalla scena, spettatore di se stesso. Titolo dell’ultimo libro dello scrittore, La musica provata muta in realtà e, illuminata dalle luci del palco, irradia l’intensità del suono prodotto dall’arte magistrale della band: la vigorosa e travolgente voce di Nicky Nicolai, la maestria di Roberto Pistolesi (batteria), di Andrea Rea (pianoforte), di Daniele Sorrentino (basso) e l’ardente esecuzione al sax di Stefano Di Battista, accompagnano ogni momento della rappresentazione di cui sono parte integrante ed essenziale.  La musica provata nasce dalla canzone Essere di Medit e giunge al suo compimento nello scantinato di Stefano Di Battista, un luogo a cui De Luca è chiaramente legato, un rifugio che ha prestato le sue pareti ai versi mutati in canzoni e alle immagini toccanti che da esse derivano. L’autobiografia musicale, nel suo continuo intrecciarsi con le parole, spiana la strada lungo un viaggio di pensieri e ricordi, che sembrano rincorrersi attraverso il tempo dello spettacolo. La pièce teatrale oltrepassa la scena e s’insinua tra i volti affascinati degli spettatori: il pubblico è coinvolto nello spazio d’uno straordinario scrigno della memoria. In questa “chiacchierata musicale”, come è stata definita dallo scrittore, ritornano argomenti del passato e del presente. La parola di Erri De Luca intona l’amore per Napoli, l’amarezza per l’orrore della guerra, il rimando a Sarajevo, il sentimento del sacro, l’acuto riferimento alle accuse che gli sono state sollevate e volge un pensiero, recitando la sua laica preghiera Mare nostro, ai viaggiatori del Mediterraneo: quei “viaggiatori della malasorte“. Inequivocabile e preciso il connubio tra la parola e il suo diretto significato, una relazione che svela l’anatomia del pensiero e dell’esperienza di Erri De Luca e del suo turbinante esistere. Particolare è la metamorfosi di I’ te vurria vasà, classico della canzone napoletana, che grazie ai versi dello scrittore diviene un superlativo esempio del risultato de La musica provata: “Io te vurria abbasta’, Io te vurria vasà, insiste la canzone, ma un po’ meno di questo io ti vorrei mancare”. Ne La musica provata, Erri De Luca recita poesie senza tempo, cristallizza le parole di Izet Sarajlić e Nazim Hikmet; si rende spettatore dei suoi versi trasferiti in musica e, nel mezzo dello spettacolo, aggiunge: “sono nato stonato”, ma prende la sua chitarra del 1964 e canta, con il sostegno della nipote […]

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Libri

Il tredicesimo giorno: fiction e realtà

Nella coinvolgente atmosfera della fiera Ricomincio dai libri, è in programma la presentazione de “Il tredicesimo giorno”, edito da Milena Edizioni, di Fabio Ceraulo. L’autore, ancora una volta, ha voluto mostrare al lettore un altro volto della sua città. Palermo, una città di bellezza e di dolore che, attraverso le parole de “Il tredicesimo giorno”, rende omaggio a Joe Petrosino ritornando nel passato del primo Novecento e scontrandosi con l’amaro segno della criminalità. Di seguito, ringraziando per la disponibilità, l’intervista a Fabio Ceraulo che ci racconta delle origini de “Il tredicesimo giorno” e del suo legame con Palermo. Come nascono l’idea e il titolo de “Il tredicesimo giorno”? Il tredicesimo giorno nasce dall’idea di un racconto breve, la testimonianza dell’antenato di una persona che conosco e che abitava nella zona in cui ci fu il delitto di Joe Petrosino. Da lì è nata l’idea di scrivere qualcosa a tale proposito. Pensando bene a quello che il delitto, uno dei tanti delitti irrisolti nella storia della criminalità organizzata, ha provocato nell’immaginario della mia città fino ad oggi, ho voluto dilatare questo racconto sino a farlo diventare un romanzo legandogli una storia di fantasia. Ho immaginato che qualcuno potrebbe aver visto qualcosa, ho immaginato un giovane cameriere del caffè in cui il detective italo-americano andava a cenare quando era ospite nella nostra città. Questo incontro casuale darà una svolta totale alla sua vita, una vita dapprima molto misera in una Palermo del primo Novecento, città molto umile ma anche fervente di attività commerciali. Dal momento in cui assiste all’assassinio tutto cambia e la sua vita prende una svolta totale. Il titolo è il tredicesimo giorno perché Joe Petrosino è arrivato a Palermo il  28 febbraio del 1909 ed è stato ucciso il 12 marzo, se facciamo la somma sono tredici giorni. Intrecciare ne “Il tredicesimo giorno” un dato storico ad una vicenda in parte immaginaria non deve essere stato semplice. Come si sono svolte le sue ricerche? Non è stato difficile fare delle ricerche in biblioteca, sfogliare i quotidiani dell’epoca che in quel periodo scrivevano ogni due giorni. I giornali diedero, devo dire, non grandissimo risalto alla vicenda. Abbinare una fiction è stata la parte più difficile perchè bisognava costruire una storia parallela. Non è stato semplice inventare un personaggio che all’inizio del romanzo racconta in prima persona la sua vita, dalla fanciullezza fino alla sua età avanzata, ad un interlocutore. Personaggio che farà delle riflessioni e trarrà delle conclusioni. Mi auguro che le persone, leggendole, possano trarre le proprie conclusioni: si tratta in fondo del racconto di una vita che potrebbe essere la vita di chiunque si trova a dover affrontare episodi legati alla criminalità o alla legalità in generale. Facciamo parte di una città, io a Palermo, voi a Napoli, dove purtroppo certi episodi sono accaduti. Ho voluto creare qualcosa di coinvolgente, ironico in diversi momenti, ma anche qualcosa che faccia riflettere. Saprebbe definire il legame con la sua città? Il legame con la propria città è un qualcosa che ti porti dentro per tutta la vita anche se […]

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Attualità

Ricomincio dai libri: cultura in fiera

Un terreno fertile per la cultura e l’etica umana, per un confronto di immagini e significati che si identificano o rompono con l’esistenza stessa è, senza dubbio, il libro. Così in un momento di disagio editoriale (e non solo), in cui si sente come necessario il bisogno di valorizzare e supportare la cultura, appare significativo il nome della fiera che si terrà a San Giorgio a Cremano da venerdì 25 a domenica 27 settembre: Ricomincio dai libri. Nata dalla sinergia di tre associazioni culturali – Librincircolo, Arenadina, Bottega delle Parole – la fiera volge lo sguardo verso quelle realtà che contribuiscono a sostenere la cultura del nostro territorio facendo da tramite con gli amanti della letteratura e delle arti. Villa Falanga, sede di Ricomincio dai libri, sarà animata dalla presenza di diverse case editrici, autori singoli, scrittori di fama nazionale e svariate associazioni culturali che con esperienza e passione condurranno presentazioni, laboratori, workshop ed eventi che saranno un’occasione d’incontro tra scrittori e lettori. Sarà Antonella Cilento, più volte finalista al “Premio Strega”, a dare inizio alla manifestazione con la presentazione de “La Madonna dei mandarini” sotto gli occhi di tanti appassionati della lettura e di ragazzi iscritti a diverse scuole del territorio invitate alla kermesse. Figurano, tra gli ospiti dell prima giornata, Marco Masullo, autore de “I miei genitori non hanno figli (Einaudi), Beatrice Fazi, autrice de “Un cuore nuovo” (Edizioni Piemme), e Lorenzo Marone, autore de “La tentazione di essere felici” (Longanesi). La seconda giornata vedrà la partecipazione, attraverso insolite vesti, del comico Alessandro Bolide, autore di “Ma che ce ne fotte?” (Sperling & Kupfer). Interverranno Pino Imperatore autore di “Questa scuola non è un albergo” (Giunti), Isabella Pedicini autrice di “Ricette umorali, il bis” (Fazi Editore) e Amleto De Silva autore di “Stronzology” (LiberAria Edizioni). L’ultima giornata di Ricomincio dai libri darà grande spazio agli scrittori emergenti che potranno, nell’arco di mezz’ora ciascuno, presentare le loro opere. Un’importante possibilità per gli autori che, nonostante l’entusiasmo e il desiderio di emergere, non riescono a mostrare le proprie capacità a causa di un mercato spesso brutale e selettivo. Il pubblico di Ricomincio dai libri potrà partecipare in maniera attiva alla premiazione del contest “In vacanza con il nano” per ricompensare il miglior raccontino trascritto sul retro di una cartolina inviata dai luoghi di vacanza dei partecipati. Saranno presenti durante l’ultimo appuntamento di Ricomincio dai libri Stefano Piedimonte, autore di “Miracolo in libreria (Guanda), Luigi Romano Carrino autore de “La buona legge di Mariasole” (E/O Edizioni) e Bruno Galluccio autore de “La misura dello zero” (Einaudi). La serata di domenica si concluderà con il premio Idea Bellezza “Tacco Matto” per il  miglior testo inedito di un genere che tratta con ironia temi sentimentali e spesso spiccatamente femminili: il chick lit. Ricomincio dai libri si propone, dunque, di essere un momento d’aggregazione e di scambio, un’occasione per adulti e bambini di stare a stretto contatto con la cultura e con chi la sostiene e genera. Attraverso un programma (consultabile qui) affascinante e variegato, la fiera, ad ingresso gratuito, assume in questa seconda edizione le vesti di […]

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Viaggi e Miraggi

Salento, tocco d’intimità e colore

Ogni vacanza ha una sua storia e come tutte le storie il suo bagaglio da riportare a casa. Del Salento, tacco d’Italia, manca soprattutto l’allegria. Il caos della Gallipoli giovane è solo il dettaglio irrisorio che, di tanto in tanto, stonta con la restante bellezza. Il Salento è un’immensa scogliera che, piegandosi verso il mare, lascia nei ricordi sfumature di tramonti interminabili e melodie che riportano alla mente ricordi e emozioni di notti insonni. La mattina, fin dai primi giorni, ci si sveglia più forti: è il risultato del cambiamento dell’aria e dei primi bagni o, con maggiore probabilità, il prodotto naturale della spensieratezza. Si passaggia, con l’auto, per sentieri e terreni avallati che permettono, quasi sempre, di scorgere ultivi persi nella volta infinita della natura e del cielo. Le spiagge in Salento non si estendono a perdita d’occhio, tranne che in pochissimi luoghi; le rocce s’ingrandiscono ad ogni passo e l’allegro disordine dei bagnanti d’Agosto ricorda l’innata confusione che gli italiani portano con sè persino in vacanza. Il Salento tra chiese, momumenti e ulivi secolari è un luogo di vero incanto: Galatina, nell’entroterra leccese, è un museo a cielo aperto. Portali decorati, palazzi (Palazzo del Sedile, Palazzo Orsini, Palazzo Ducale, Palazzo Baldi) e la spettacolare Basilica di Santa Caterina D’Alessandria, dichiarata monumento nazionale nel 1870, sono espressione incantevole dell’arte romanica e gotica. Gallipoli, ormai meta famosissima in particolare tra i giovani, è divisa in due parti dal borgo e dal centro storico; viene non a caso definita La Perla dello Ionio. Il castello è pronto a dare il suo benvenuto, preparando al successivo intreccio di stradine dove storia e bellezza fioriscono ad ogni cantuccio. Baia verde, che parte da Gallipoli e termina a Torre del Pizzo, offre una spiaggia di sabbia sottile, dunette e qualche pineta, si tratta di una spiaggia giovane per chi cerca una vacanza “affollata” soprattutto nei mesi di Luglio e Agosto. Altrettanto incantevole è la costa adriatica: Otranto, il comune più orientale d’Italia, si sviluppa intorno al castello aragonese e alla cattedrale normanna. Un borgo tra i più belli del nostro Paese che, diramandosi tra vicoli e stradine, stupisce riportando il visitatore indietro nel tempo; ogni angolo nasconde un dettaglio, una scalinata, uno scorcio di paradiso. Spostandosi sulla litoranea verso nord, è possibile in pochissimi chilometri scoprire l’approdo storico dei soldati turchi, l’ambientazione a dir poco meraviglioso de La Baia dei Turchi sfoggia infatti acque cristalline e panorami indimenticabili. Nella parte più alta di Torre Sant’Andrea e Torre dell’Orso le insenature si presentano come ampie baie di rocce levigate, scolpite, mitigate. La vera bellezza di questi luoghi, e di tanti altri negli immediati dintorni, è nelle insenature, nei luoghi incontaminati come il parco naturale di Porto Selvaggio che ospita calette inviolate tra le più incantevoli del versante ionico. Questi splendidi spazi nelle Notti della Taranta diventano l’accogliente scenografia di balli che spesso a piedi nudi riempiono le stelate notti col ritmo coinvolgente della pizzica. Del resto proprio la pizzica è una vera esplosione, un rincorrersi […]

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Attualità

Silvia Ruotolo: la verità illumina la giustizia

“Comprendere cosa significa l’atroce, non negarne l’esistenza, affrontare spregiudicatamente la realtà”  – Hannah Arendt Era l’11 giugno del 1997, un mercoledì di inizio estate. Silvia era nel quartiere Arenella, tornava dalla scuola materna insieme al figlio Francesco che di anni ne aveva solo cinque. Alessandra li guardava dal balcone forse sorridendo nell’attesa che rincasassero, forse salutando con la manina, forse immaginando un gioco nuovo da fare insieme. Alessandra aveva soltanto 10 anni e a 10 anni la morte è un pensiero ancora lontano, un peso ancora sconosciuto. Non è stato così per Francesco e per Alessandra Clemente. Non è stato così per il loro papà, Lorenzo. Non è stato così per Silvia. La miserabile faida ha inizio: quaranta spari, quaranta colpi di terrore. Quaranta proiettili che oltre ad uccidere Salvatore Raimondi e ferire Luigi Filippini, due affiliati del clan Caiazzo – Cimmino, ferirono Riccardo Valle, giovane studente, e portarono Silvia ad una tragica morte. Silvia era nel posto sbagliato, nel momento sbagliato di un mercoledì che la violenza della camorra ha trasformato in un giorno d’agonia e dolore. Accanto al figlio Francesco e davanti allo sguardo innocente di Alessandra, Silvia è stata colpita da un proiettile e la sua vita strappata d’improvviso alla famiglia che avrebbe dovuto accoglierla di ritorno dalla scuola materna, all’infanzia di Francesco e all’adolescenza di Alessandra, all’amore del marito Lorenzo e alla vita di donna, moglie e madre che ancora l’attendeva. L’11 febbraio 2001 la Corte d’Assise di Napoli ha condannato all’ergastolo i responsabili: Giovanni Alfano, Vincenzo Cacace, Mario Cerbone, Raffaele Rescigno e Rosario Privato. Quella di Silvia come sappiamo non è stata, purtroppo, l’ultima strage che la camorra ha messo in atto sporcando di sangue l’anima della città di Napoli. Per onorare la memoria e custodire il ricordo di Silvia, in occasione del 18° anniversario della sua morte, la “Fondazione Silvia Ruotolo” ha promosso per l’11 giugno 2015, presso i giardinetti “Silvia Ruotolo” in Piazza Medaglie d’Oro, l’iniziativa “tutto ciò che libera e tutto ciò che unisce”. La deposizione dei fiori, il contributo musicale, poetico e teatrale del Plesso scolastico Nuvolo e della scuola Pisciscelli, il coro giovanile de “i San Carlini” del Teatro San Carlo diretto dal maestro Carlo Morelli e, infine, la celebrazione della messa presso la chiesa dell’Immacolata hanno contribuito a mantenere vivo il ricordo di una donna innocente, vittima della barbarie umana. La speranza è che le tante vittime della criminalità, da Giancarlo Siani a don Peppe Diana, da Annalisa Durante a Silvia Ruotolo possano essere un simbolo, possano servire da monito per il futuro, come icona che spinga Napoli e i suoi cittadini alla volontà sacrosanta di riscatto. “La verità illumina la giustizia”, è forse questo il senso primo che spinge la Fondazione Silvia Ruotolo a proporre percorsi di impegno quotidiano contro la realtà criminale e camorristica. La camorra è un male evidente e diviene perciò un dovere morale non stancarsi mai di ricordare, di denunciare; si avrà altrimenti l’impressione che giustizia non sarà fatta mai. La camorra è oggi […]

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Eventi/Mostre/Convegni

Napoli Bike Festival 2015: tutta n’ata storia!

Tutta n’ata storia quella del Napoli Bike Festival che, giunto alla IV edizione, farà della Mostra d’Oltremare un grande spazio dedicato alla cultura della bicicletta. Dopo la scorsa edizione che richiamò circa 12.000 visitatori, il Napoli Bike Festival, parte del programma di Giugno Giovani con il patrocinio del Comune di Napoli e della Regione Campania, celebrerà le due ruote dal 5 al 7 giugno. Tutta n’ata storia, tema di questa edizione che rende dovuto omaggio a Pino Daniele, metterà a disposizione un’area per presentazioni, dibattiti e concerti, un’area per acrobazie e competizioni (XC, BMX, Trial, Pump Track), un’area commerciale, un’area prove (sterrato e asfalto) e un’area food. Evento di apertura sarà la pedalata inaugurale di venerdi 5 giugno, un corteo colorato di bici si sposterà da piazza Municipio a partire dalle 18 e attraverserà la città fino alla Mostra d’Oltremare. Il #pedaloper di ogni partecipante contribuirà a cercare di battere il Guinness World Record attraverso la realizzazione della più grande bici umana mai realizzata prima. L’attuale record è di 130 persone, Napoli tenterà di superarlo. Nel video spot del Napoli Bike Festival le due ruote attraversano la città, dal grigio centro direzionale al colorato centro storico, viaggiano in metropolitana e funicolare, e contemplano in movimento i colori di una Napoli incantevole. Non mancheranno gare sportive, bike tour, laboratori di manutenzione della bicicletta, trial show, dibattiti, presentazioni di musica e libri. Un’area sarà dedicata ai bambini con “Storie a due ruote” a cura di Nati per leggere, si terranno percorsi d’abilità in bici, una ludoteca itinerante e la caccia al tesoro (bicaccia). Le opere di land art, risultato del concorso per Bicycle designers rivolto ai giovani che esporranno le proprie opere, e diverse istallazioni artistiche adorneranno il parco della Mostra d’Oltremare. Lo spazio rinnovato del Padiglione Libia sarà organizzato per ospitare il Bike Cinema attraverso proiezioni di film e documentari. Momenti entusiasmanti saranno dedicati al primo trofeo NBF XC Eliminator e alla pump track Challenge, i partecipanti si sfideranno in esibizioni senza dubbio spettacolari. Dieci itinerari per percorsi di 400 km permetteranno ai partecipanti del Napoli Bike Festival di scoprire le suggestive aree paesaggistiche del territorio e sarà inoltre possibile partecipare al contest “Io e la mia bici” che raccoglierà racconti ed immagini contrassegnate dagli hashtag #pedaloper e #nbf015. L’ingresso (dalle 10 alle 20) avrà il costo di 1 euro, tutte le informazioni sono consultabili attraverso il sito e la pagina facebook. Non resta che rispolverare la passione per la bicicletta e scoprire le bellezze di una Napoli tutta da…pedalare! – Napoli Bike Festival 2015: tutta n’ata storia! – -Napoli Bike Festival 2015: tutta n’ata storia!-

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Libri

Calabria ti odio: l’altra faccia dell’amore secondo Francesco Cirillo

“Da quando sono innamorato ho capito che si riesce a sopravvivere in Calabria solo se si è innamorati”. Francesco Cirillo ama la sua terra eppure inscena una sottile coscienza d’odio perché, lungo il viaggio che viviamo attraverso le sue parole, è l’unico modo per non tradirla. Calabria ti odio è una dichiarazione al limite tra amore e odio, cinquanta storie di verità e dolore; cinquanta preghiere che conducono il lettore alla riflessione e a bisogno urgente di verità. Cinquanta storie di sopravvivenza, dimenticanza, abbandono. Cinquanta storie che raccontano l’altra faccia, quella sporca e dolorosa, di una terra piegata dal peso degli inquinamenti, dai traffici illeciti, dalle speculazioni edilizie e dalla noncuranza. Le parole decise e taglienti di Francesco Cirillo sembrano gridare giustizia; si pongono dalla parte dei vinti, di quei cittadini sconfitti da un sistema barbaro e distruttivo che logora, giorno dopo giorno, una terra che chiede pietà. Calabria ti odio è un viaggio attraverso la Calabria ma, come ci suggerisce l’autore, non è “il solito viaggio da turista, di quelli che si fermano per un caffè o che fanno il bagno in spiaggia, mangiano e poi se ne vanno”: è il viaggio di chi resta. Volti, battaglie, storie di disperazione e di coraggio che evidenziano verità difficili da accettare e da comprendere oltre la facciata di una terra che ci viene continuamente mostrata celando gli interessi della ‘ndrangheta e della politica. Da protagonista e senza nascondersi Francesco Cirillo, come del resto ha sempre fatto in una vita di lotte instancabili contro le ingiustizie e i danni provocati sia dalle istituzioni che dalla criminalità, può denunciare e raccontare storie reali, storie quotidiane di uomini comuni. In Calabria ti odio l’autore partecipa e conosce i protagonisti delle vicende che, minuziosamente, descrive nel tentativo di smuovere la coscienza dei calabresi spesso imprigionata in mentalità coatte e ingiustificata omertà. Un appello dunque a quei cittadini che non fanno nulla per cambiare la propria situazione e la accettano solo perchè parte di un destino che in realtà non esiste, come sembra gridare l’autore in alcuni momenti di una scrittura spesso struggente. Toccante di verità, di ecomostri, di inceneri­tori, di elettrodot­ti, di tombe ad attendere il prossimo operaio. Antonella Politano, Angelo Ponzi, Francesco De Palma, Natale De Grazia, Giorgio Galli e altri innumerevoli nomi scandiscono il tempo di una narrazione che infervora gli animi nell’invito a non dimenticare e soprattutto a reagire in una realtà, in particolare quella dei più deboli, che subisce senza ricevere protezione, talvolta a discapito della dignità e della vita stessa. In Calabria ti odio, edito da Coessenza, Francesco Cirillo rivela le cose per come sono e senza accorgimenti, rendendo ancora onore all’azione politica che lo ha visto impegnato più volte nel corso della sua esistenza, testimoniando la ferma intenzione di non arrendersi nonostante il percorso sia ancora tortuoso e lungo. Calabria ti odio è, attraverso territori (Praia a mare, Diamante, Montalto, Rossano, Sibari) e volti, una dichiarazione d’ amore verso la propria terra che trova compimento solo nella denuncia, nella consapevolezza […]

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Voli Pindarici

Guernica. Cosa abbiamo fatto?

Quando il maggiore dei miei nipoti guardò quel quadro, la Guernica, con gli occhi di un uomo erano passati più di settantacinque anni. È andata così. All’epoca ero un ragazzetto tutto fare. La strada era la mia casa e il figlio del panettiere l’unico amico che ho avuto nella vita. Me ne andavo in giro con la borsa a tracolla marrone che una volta era stata di mio padre, la stessa che mia mamma aveva più volte rattoppato per me. Mia moglie, la donna che mi ha reso felice per 56 anni, l’avrei incontrata di lì a poco seguendola, per le strade della città ogni domenica prima della messa e tutte le mattine dal fornaio, con la ridicola scusa di parlare con Andres, quell’amico che da grande sognava di fare il panettiere e guardava con occhi sognanti farina e briciole. “Vorrei una moglie e sette figli” – mi diceva – “solo che nessuna mi piglia se non mi imparo il mestiere”. Aveva abbandonato la scuola da un po’, non parlava benissimo. Non parlava benissimo neanche mia mamma ma, come diceva sempre il mio vecchio, l’importante è farsi capire. Mio padre, come mio nonno e come il padre del padre di mio nonno, aveva un pezzetto di terreno fuori città. La sua sveglia suonava sempre all’alba e col carretto e il cavallo andava a guadagnarsi il sollievo della fatica che per lui era il solo scopo di stare al mondo. “Non fare il mio mestiere, figlio” – aveva sussurrato qualche volta quando aveva la faccia più invecchiata del solito – “tu devi far credere agli altri che sei il migliore anche se non lo sei”. Caro padre, ci ho provato tutta la vita e se non sarò stato il migliore di tutti forse qualcuno lo avrà creduto. Lo avrà creduto quell’americano che giocava a carte con quei signori barbuti della cantina a est di Guernica pensando che un giorno, imparando da loro, li avrei superati nel gioco. Non ho mai vinto una partita eppure quei soldatini che conoscevano la guerra più di me dovevano averne perse così tante che forse il gioco era l’unica vittoria che non faceva male. “It’s very tragic” mi ripetevano sarcasticamente quando cercavo di imitare inutili strategie di gioco, quando Guernica era l’unico posto che conoscevo e la mia vita era ancora prosieguo d’infanzia. Ho un ricordo sfocato di quegli anni, scolorito è stato il peso della sopravvivenza. Andres era in via Arbola il 26 aprile, in via Arbola morì. Non ci fu mai un panettiere in via Arbola, non ci fu mai altro amico. “Nonno, ho visto questo quadro sul libro di storia.” “L’ha fatto, per Guernica, Picasso. Sarà del ’37 o forse del ’38, sono vecchio per ricordare le date.” “Questo pittore, ci hanno raccontato stamattina a scuola, ha detto che siamo stati noi a fare questo. Che abbiamo fatto, nonno?” “Il terribile errore di doverci per sempre ricordare che da certi luoghi del passato non si torna indietro mai, figlio mio”. [Un racconto per […]

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Teatro

Una famiglia quasi perfetta al Teatro Cilea

Non esiste la famiglia perfetta siccome è proprio nell’imperfezione che ogni famiglia è perfetta a suo modo. La soglia che divide l’amore disinteressato dall’amore presunto, i limiti e le incongruenze della legge contro l’etica degli affetti, l’incapacità dell’egotismo umano di accogliere l’altro e l’intreccio delle dinamiche e degli affetti familiari affollano la scena in “Una famiglia quasi perfetta”. Carlo Buccirosso questa volta veste i panni di Salvatore Troianiello, un personaggio insolito, rabbioso, uxoricida che dopo aver scontato in prigione una pena di 24 anni pretende di riavere l’affidamento del figlio Pinuccio, interpretato da un eccezionale Davide Marotta. Due schieramenti contrapposti, una famiglia adottiva ed un’irriverente protagonista legato ad una presunta compagna (Fiorella Zullo), rivendicano la custodia, più volte dichiarata legittima, del ragazzo affetto da una sindrome che ne ha bloccato la crescita. Rosalia Porcaro, ideale nel ruolo di madre protettiva, e Peppe Miale interpretano magistralmente il ruolo di genitori premurosi che, con l’aiuto di Tilde De Spirito nel ruolo di governante, proteggono e si prendono cura di un ragazzo che ragiona come un adulto e gioca come un bambino. L’avvocato vigliacco e farsesco, magistralmente interpretato da Gino Monteleone, e il suo assistente (Giordano Bassetti) si fanno spesso rappresentanti di una legge che non sempre viene rispettata. “L’Italia è un paese giuridicamente imprevedibile”, afferma l’avvocato in una scena comica e allo stesso tempo tagliente, ed imprevedibili sono i risvolti di una trama che percorre il filo degli intricati rapporti familiari tramite un disordine legislativo, un buon senso continuamente superato e una mancata difesa del cittadino che condurranno gli eventi ad una, ormai quotidiana, tragedia familiare. “Una famiglia quasi perfetta”, in scena al Teatro Cilea dal 9 al 12 Aprile, non smentisce la penna attraente ed ironica di Buccirosso che, “in un paese dove non esistono più i buoni e i cattivi”, riesce ad evidenziare, con ironia e comicità, l’importanza di essere una famiglia contro e a dispetto dell’insensatezza di pretenderla con la violenza e l’inganno. Pretesa di genitorialità che viene sopraffatta dall’amore poiché, sebbene esistano differenze tra adozione e procreazione, la famiglia supera i legami visibili per consolidare invece gli affetti disinteressati e, pertanto, eterni. La minuziosa scenografia, dall’elegante libreria dell’avvocato alla dettagliata cucina dei coniugi, è cornice perfetta di un’ incredibile esecuzione che, caratterizzata da scene tanto inattese quanto esilaranti, stupisce il pubblico ricevendo lunghi e meritati applausi. La commedia, tra soldi da occultare e recriminazioni d’amore, sorprende e entusiasma gli spettatori che, accogliendo il susseguirsi di momenti drammatici e ironici che intrinsecamente si susseguono, colgono la lezione e il bagliore dell’amore, non corrotto e non preteso, di una famiglia quasi perfetta. -Una famiglia quasi perfetta al Teatro Cilea-

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Musica

Non cambiare traccia con le Isole Minori Settime

Insolita e coinvolgente è la voce delle Isole Minori Settime, una band giovane e dinamica che all’interno della scatola verde, simbolo del gruppo, sembra conservare la passione per la musica e una dozzina di sogni in attesa. Le voci di Enzo Colursi (piano), Lorenzo Campese (tastiera), Alessandro Freschi (chitarra) accompagnate dalla musica di Alberto Savarese (chitarra elettrica/acustica), Enrico Buono (Basso/contrabbasso) e Alessandro Bellomo (Batteria) raccontano le loro storie che, incontrandosi in un gruppo che non manca di entusiasmo e simpatia, diventano un arcipelago di narrazioni e evoluzioni sempre nuove e sorprendenti. Li avevamo già intervistati quando ancora non avevano dato uno spartito a “Non cambiare traccia”, un singolo che racchiude nel titolo stesso la vitalità della loro passione artistica. Talento e simpatia che trovano spazio, attraversano e superano i confini di questa intervista.  “Isole Minori Settime è un incontro” si legge sulla vostra pagina facebook. Come vi siete conosciuti e cosa avete in comune? Al Cellar Theory, noto locale dell’underground vomerese che detto così sembra un ossimoro, e invece è un enorme punto di riferimento per tanti ragazzi che ascoltano e fanno musica. Ci siamo ascoltati a vicenda e ci siamo piaciuti a vicenda. Tra le cose in comune, ad esempio, c’erano sicuramente parecchie canzoni scritte per fanciulle che non ce la davano, o ce la davano relativamente poco. Così abbiamo deciso di unire le nostre forze e triplicare il nostro fascino di bellissimi e perdenti. Non cambiare traccia è il titolo del vostro primo singolo. Perché non dovremmo? Perché “Non cambiare traccia” è una richiesta di ascolto, formulata in un tono così gentile, così tenero e timido che se non altro bisognerebbe accoglierla anche solo per educazione! “Non cambiare traccia” è un po’ il nostro manifesto, la nostra piccola dichiarazione di intenti. Se mai vi venisse l’idea di cambiare traccia, provate a leggere i commenti che abbiamo accompagnato alle condivisioni del brano sulle nostre pagine Facebook personali: vedrete che vi passerà subito la voglia di abbandonare la scatolina verde, anzi penserete “ma come mi era venuto in mente?” Ascoltare Non cambiare traccia e immaginare tre giovani cantautori che decidono di combinare le loro storie è quasi poetico. Oggi cosa significa fare il cantautore? Leva il quasi, è proprio poetico assai! Fare il cantautore oggi significa fare la fame ma in maniera romantica e interessante. Quelli forti – forti riescono a dettare le mode, quelli bravi le intercettano e le rielaborano per bene, o ne inventano di nuove ma senza un seguito vastissimo. Quelli pieni di soldi familiari fanno uscire qualche disco in più, e prima degli altri, ma alla fine siamo tutti più o meno sulla stessa barca. Napoli è culla, piazza e respiro della vostra musica. Che rapporto avete con la vostra città? Il solito. Il solito rapporto conflittuale che c’è tra Napoli e chi ci vive. Però è da questo tipo di storie irrisolte e romantiche che nasce la maggior parte delle canzoni pop, no? Le nostre canzoni non parlano quasi mai direttamente di Napoli, ma di […]

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Attualità

Diversamente mamme: Laura, Valeria e Milo

Prima di essere “diversamente mamme” che combattono per urlare e difendere i propri diritti, Laura e Valeria sono due donne innamorate. Due donne esempio di un grande coraggio che trova pienezza nell’amore che le ha portate a formare una famiglia e all’immensa gioia per la nascita di Milo. Due donne che raccontano e soprattutto difendono la loro storia attraverso il blog diversamente mamme. “Lei da quale parte vuole stare?“, è questa la domanda che nel maggio 2014, a poche settimane dalla nascita del loro bambino, Laura e Valeria hanno rivolto in una lettera a Matteo Renzi. Si sente nella forza delle loro parole la speranza ancora una volta vana e mal riposta, la preghiera che finalmente possano essere riconosciuti a tutti gli stessi diritti. C’è da dire che il nostro paese non può più aspettare, è il momento delle risposte, del cambiamento, della concretezza ed è tempo che l’Italia abbandoni il triste abito della noncuranza. Di seguito l’intervista a Laura e Valeria: due donne innamorate e coraggiose, due diversamente mamme. Chi è Laura? Chi è Valeria? Chi sono Laura e Valeria unite e innamorate? Laura ha 34 anni. Nata e cresciuta a Firenze, segno zodiacale Vergine, lavora dal 2005 nel campo delle agenzie fotografiche. Valeria ha 39 anni. Nata a Livorno si trasferisce per lavoro prima a Milano e poi a Firenze. Dal 2006 lavora presso una fondazione che si occupa di fotografia. Laura e Valeria insieme sono una coppia innamorata che nel momento in cui decide di formare una famiglia prende coscienza di quanta strada ci sia ancora da fare in Italia in tema di diritti civili e informazione, relativamente alle tematiche LGBT e che di conseguenza decide di fare la propria parte per rendere le cose un pochino migliori. Com’è nata la vostra splendida famiglia? La nostra famiglia nasce in primis dal nostro amore e dalla volontà di stare insieme e condividere con impegno il futuro. In pratica Milo è stato concepito presso la Stork Klinik di Copenhagen grazie ad un procedimento di inseminazione artificiale eterologa. La nostra esperienza è stata estremamente positiva e facilmente sostenibile sia in termini di costi che di procedure. “I diritti se non sono di tutti si chiamano PRIVILEGI”, si legge su “diversamente mamme”. Qual è stato il momento più difficile? Il momento più difficile è ogni giorno che passa senza che nel nostro paese i nostri diritti vengano riconosciuti. In Italia io e Valeria non siamo una coppia, in Italia Milo non è figlio di entrambe, in Italia la nostra famiglia legalmente NON ESISTE e questo è semplicemente inaccettabile. Com’è fiorito “Diversamente mamme”? Scrivere e confrontarsi ha cambiato, in qualche modo, la vostra vita? Il nostro blog “diversamente mamme” nasce fondamentalmente con tre obiettivi. Il primo è sicuramente quello di fare una corretta informazione sul tema dell’omogenitorialià, al fine di contrastare quel “mare magnum” di sciocchezze e falsità intrise di pregiudizio che troppo spesso si leggono o si ascoltano. Il secondo obiettivo è quello di rendere fruibili informazioni tecniche e consigli pratici […]

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