Guida al finanziamento auto: tutte le cose da sapere nella guida di automobile.it

Come si orientano gli italiani tra automobili e finanziamenti? Spesso districarsi tra le varie formule e i requisiti necessari può essere complicato. Per questo motivo automobile.it, piattaforma di annunci di auto usate, nuove, Km 0 e a noleggio, ha realizzato una guida online ai finanziamenti auto, scaricabile gratuitamente.

Finanziamento auto: quello che c’è da sapere

Un’indagine condotta da automobile.it in collaborazione con Imen Boulahrajane (@Imenjane su Instagram), divulgatrice e fondatrice di Will_ita, ha evidenziato alcune incertezze sul tema dei finanziamenti auto. Ad esempio, il 38% degli intervistati conosce una sola forma di finanziamento, il leasing (75% delle risposte), mentre la cessione del quinto è indicata solo dal 35%. Inoltre, l’82% ha dichiarato di non avere chiara la differenza tra prestiti finalizzati e personali, e solo il 22% sa di poter richiedere un finanziamento direttamente al concessionario.

Tipologie di finanziamento auto: quale scegliere?

Il finanziamento auto è un metodo di pagamento che consente di acquistare un’auto rimborsando la cifra (più gli interessi) attraverso rate mensili. Le principali tipologie sono:

  • Prestito finalizzato: è un finanziamento erogato direttamente dal concessionario o da una società finanziaria convenzionata, ed è legato all’acquisto specifico dell’auto.
  • Prestito personale: è un finanziamento erogato da una banca o da una società finanziaria, che può essere utilizzato per qualsiasi scopo, incluso l’acquisto dell’auto.
  • Leasing: è un contratto di locazione finanziaria, che prevede il pagamento di un canone mensile per l’utilizzo dell’auto, con la possibilità di riscattarla al termine del contratto.
  • Cessione del quinto: è un prestito riservato a dipendenti e pensionati, che prevede il rimborso attraverso una trattenuta diretta sullo stipendio o sulla pensione (fino a un massimo di un quinto).

Tassi di interesse (TAN e TAEG): come funzionano?

I tassi di interesse sono un elemento fondamentale da valutare in un finanziamento auto. È importante conoscere la differenza tra:

  • TAN (Tasso Annuo Nominale): indica il tasso di interesse puro applicato al finanziamento.
  • TAEG (Tasso Annuo Effettivo Globale): indica il costo totale del finanziamento, comprensivo di interessi, spese di istruttoria, spese di incasso rata e altre eventuali spese accessorie.

Un finanziamento a “Tasso Zero” può sembrare conveniente, ma in realtà si riferisce solo all’annullamento del TAN, non del TAEG e delle altre spese.

La guida di automobile.it: risposte a tutte le tue domande

Per aiutare gli utenti a orientarsi nel mondo dei finanziamenti auto, automobile.it offre una guida online completa e gratuita. La guida fornisce informazioni dettagliate su:

  • Le diverse tipologie di finanziamento.
  • I requisiti necessari per accedere a un finanziamento.
  • Come confrontare le offerte e scegliere quella più vantaggiosa.
  • Come avviare le pratiche in banca o in concessionaria.
  • Come leggere e interpretare i tassi di interesse.

Finanziamento auto: un modo semplice per acquistare l’auto

In conclusione, il finanziamento auto può essere un’ottima soluzione per acquistare un’auto senza disporre dell’intero budget. Tuttavia, è fondamentale informarsi e scegliere la formula più adatta alle proprie esigenze, prestando attenzione ai tassi di interesse e alle condizioni contrattuali.

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Il dipartimento delle Finanze ha diffuso i dati sulla diffusione dei regimi agevolati scelti dalle persone fisiche nel corso del 2017, da cui si nota un forte incremento di aperture di regime forfettario al posto di quello ordinario. Il "popolo" delle partite Iva in Italia ha deciso: il regime forfettario è il sistema migliore per la gestione delle propria (piccola) attività. È questo il messaggio più chiaro che arriva dal puntuale aggiornamento realizzato dall’Osservatorio insediato presso il dipartimento delle Finanze, che ha diffuso un report con le informazioni definitive sulle decisioni assunte nel corso dello scorso anno. Le adesioni al regime forfettario I numeri parlano chiaro: più di 182 mila soggetti, su un totale di 512 mila nuove aperture in proprio sia a livello imprenditoriale che professionale registrate nel Paese, hanno optato per il sistema "forfettario", vale a dire più del 35 per cento del totale, a conferma di come il metodo abbia un appeal crescente. Per fare un paragone, nel 2016 questa tipologia rappresentava "solo" il 27 per cento delle nuove posizioni, con un dato quantitativo stimato in 165 mila soggetti. I requisiti L'analisi si sposta dal piano quantitativo a quello qualitativo quando prova a chiarire le motivazioni del successo di questo regime, individuate innanzitutto nelle imposte ridotte di cui beneficia chi è in possesso dei requisiti per beneficiare del sistema agevolato. Come spiega anche l'approfondimento del blog di Danea, tra i requisiti per il regime forfettario 2018, validi dunque anche per questo anno fiscale, c'è innanzitutto il vincolo dei ricavi e compensi, che a seconda della attività esercitata può andare da una soglia di 25 mila fino ai 50 mila euro. Vantaggi e semplificazione In termini pratici, poi, il grande vantaggio principale che funge da calamita per accedere al regime agevolato sono le imposte ridotte, ma non bisogna trascurare gli aspetti legati alla semplificazione degli adempimenti fiscali e burocratici: giusto come citazione veloce, si deve ricordare che i professionisti rientranti in minimi e forfettari non devono compilare gli studi di settore né inviare lo spesometro, né tanto meno sono soggetti allo split payment. Niente obbligo di fatturazione elettronica Proprio nelle ultime settimane, inoltre, durante l'evento Telefisco (organizzato dal Gruppo 24 Ore) è stato possibile appurare che i sistemi agevolati saranno esclusi anche dall’obbligo di fatturazione elettronica tra privati che prende il via nel 2019, anche se invece sono sottoposti regolarmente alle norme che regolano l’e-fattura verso le Pa (e, allo stesso modo, sono obbligati a ricevere il documento digitale in scambi tra privati in qualità di fornitori). Una flat tax Insomma, il sistema si poggia su leve che attraggono i soggetti con Partita Iva, al punto che nei giorni scorsi Il Sole 24 Ore si è spinto a parlare di "flat tax sui redditi delle persone fisiche", descrivendo i risultati del regime forfettario e, soprattutto, mettendo in relazione il sistema con la sua caratteristica di base, ovvero la presenza di un’imposta sostitutiva del 15 per cento. Un appeal crescente Sempre nello stesso articolo, poi, si invita a non misurare l’appeal del regime forfettario soltanto con le nuove aperture, segnalando le distinzioni con il vecchio regime dei minimi (in quest'ultima tipologia la flat tax è ancora più bassa, fissata al 5 per cento, ma le adesioni sono terminate nel 2016): con il forfettario è infatti possibile anche il "cambio in corsa", ovvero il passaggio durante l'anno da un regime ordinario e semplificato, "in cui comunque si applica l’Irpef ad aliquota progressiva con tanto di addizionali locali, ma anche l’Irap (se c’è il requisito dell’autonoma organizzazione) e l’Iva".

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