Bizantini, la nuova mostra al Museo Archeologico di Napoli

Bizantini

Bizantini: il Museo Archeologico nazionale di Napoli ha inaugurato una nuova mostra dedicata alla Campania e Napoli bizantina

Bizantini è il nome della nuova mostra al Museo Archeologico nazionale di Napoli, inaugurata il giorno mercoledì 21 dicembre. L’obiettivo della mostra (in programma fino al 13 febbraio 2023) è quello di raccontare Napoli e la Campania durante la dominazione bizantina, in seguito alla guerra greco-gotica ( combattuta tra il 535 e il 553 d.C. tra i Bizantini e gli Ostrogoti).

Questo conflitto, voluto dall’imperatore di Costantinopoli Giustiniano I (e dal suo fedele generale Belisario) per riconquistare gli antichi territori di Roma, portò alla riconquista bizantina dell’Italia. Purtroppo, le conseguenze furono catastrofiche: la carestia si aggiunse alla guerra e arrivò un’epidemia di peste dall’Oriente. Tutti questi avvenimenti decretarono la crisi economica e la riduzione degli abitanti nella penisola italica nell’Alto Medioevo. 

Bizantini: la mostra dedicata alla città di Napoli durante la dominazione dei Costantinopolitani

Perché proprio Napoli ospita una mostra su Bisanzio? Perché un lungo tratto della storia di Napoli si accompagnò a quella di Bisanzio: dal 536, anno in cui la città fu conquistata dalle armate dell’Impero Romano d’Oriente”, sino al 1137 quando, dopo la morte dell’ultimo duca, Sergio VII, si consegnò al re di Sicilia, il normanno Ruggiero II. L’intreccio dei destini di Napoli e di Bisanzio coprì quindi un lasso temporale che si estese esattamente per sei secoli in cui la città e il suo territorio vissero un duraturo periodo di autogoverno e di indiscussa autonomia da dominazioni straniere. [..] La città, grazie a un porto ben accessibile e a efficienti collegamenti diretti con l’entroterra, accrebbe sempre di più la sua importanza e divenne una base logistica per i traffici commerciali che si estendevano sino a Roma e al Tirreno settentrionale. [..] Attraverso queste vicende, Napoli costituisce una sorta di stargate per accedere al mondo di Bisanzio: un immaginario collegamento tra il mondo occidentale e quello dell’Impero di Bisanzio cui Napoli, pur nella sua autonomia, restò fedele più di chiunque altro. [..]

Queste sono le parole che il visitatore può leggere non appena entra nel Salone della Meridiana, dove è possibile visitare la mostra. 

Invece, il direttore del polo museale, Paolo Giulierini, ha commentato la mostra organizzata da Federico Marazzi, docente di Archeologica cristiana e medievale presso l’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli, con le seguenti parole:

Esiste una Campania archeologica dopo la caduta di Roma e raccontare in una grande mostra i mille anni di questo impero è per il MANN una nuova tappa del percorso, partito dai Longobardi, verso una più completa identità del nostro stesso museo. Napoli bizantina è un tema cruciale e per molti sarà una sorpresa, alla scoperta di un intreccio di destini tra la città e l’impero lungo sei secoli, dopo la sottomissione a Roma, il tratto più lungo della sua storia. E anche quando il dominio bizantino di Napoli evaporò, questo legame con l’Impero non fu mai rinnegato e si trasformò in volano per tenere vivi i contatti con il Mediterraneo, la tensione verso altri mondi. Il MANN è quindi il luogo ideale in Italia per raccontare questa storia.

I temi affrontati da questa interessante mostra sono diversi: il rapporto tra Stato e religione a Bisanzio, come i Costantinopolitani aristocratici vivevano, il rapporto tra l’imperatore (che affermava di essere l’emissario di Dio sulla terra) e i suoi sudditi, i commerci che univano Costantinopoli al Mediterraneo, al Medio Oriente e al Nord Europa, quanto era stata forte l’influenza bizantina a Napoli e provincia (in località come la Catacombe di San Gennaro oppure la Basilica di San Felice a Cimitile), la cura del corpo, la letteratura e le lingue parlate nei territori imperiali. 

Bizantini
Foto di Salvatore Iaconis per Eroica Fenice

Alcuni reperti eccezionali scoperti durante gli scavi per la fermata Duomo della Linea 1 della Metropolitana

In questa mostra c’è spazio anche per nuovi ritrovamenti avvenuti a Napoli negli ultimi anni. Il caso più celebre è quello delle due anfore a enchutrismòs e una bottiglia di vetro, ritrovate durante gli scavi per la realizzazione della fermata Duomo della Linea 1 della Metropolitana:

In epoca tardoantica, [..], sulle strutture dei principali complessi pubblici, oramai defunzionalizzati, si insediano nuclei di sepolture. Il fenomeno è ben attestato nell’area occupata in età imperiale dal Santuario dei Giochi Isolimpici, corrispondente all’odierna pizzetta Nicola Amore, attualmente in corso di scavo per la realizzazione della fermata “Duomo” della linea 1 della Metropolitana di Napoli. L’area era attraversata in epoca bizantina dal muro di cinta della città, che correva parallelo alla linea di costa con andamento est-ovest. A sud del muro di cinta si impiantò a partire dall’ultimo quarto del VI secolo, forse in corrispondenza di un edificio di culto, una necropoli che rimase in uso fino almeno alla prima metà del IX secolo. [..] Più a est lungo la linea di costa si sviluppa in epoca tardoantica, in un’area già caratterizzata da vocazione funeraria, la necropoli di via Egiziaca a Forcella, da cui proviene la bottiglia in vetro con decorazione a filamento esposta nella vetrina. 

Fonte immagine di copertina: fotografia di Salvatore Iaconis per Eroica Fenice 

A proposito di Salvatore Iaconis

Laureato in Lettere Moderne presso l'Universitá Federico II di Napoli il 23 febbraio 2022 e giornalista iscritto all'ordine regionale dal 26 gennaio 2021. Grande amante della lettura dai classici della tradizione fino ai best-sellers più recenti, appassionato di cinema in tutte le sue forme nonché di teatro, storia, arte e filosofia.

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